La strada Varesina

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La strada che mette capo a Varese e al confine svizzero, esce dalla porta Tenaglia, ed attraversa il popoloso sobborgo degli Ortolani, ne’ cui dintorni trovansi alcune graziose villette e il palazzo della Simonetta, a cui diè grido un eco maraviglioso. Vi conduce una strada, che incontrasi a destra pochi passi fuor della porta, sulla quale a un miglio circa è un oratorio con un portico ornato di affreschi del Luini. Il tempo e l’umidità li hanno guasti; ma in un San Sebastiano e in due angioletti è agevole ravvisare quella cara maniera luinesca. Sorge solitario l’anzidetto palazzo, che fu prima d’un Gualtiero Bescapè ond’ebbe nome di Gualtera; poi di Ferrante Gonzaga, per cui venne rifabbricato e denominato la Gonzaga, poi dei conti Simonetta. Passò in appresso ai Clerici ed ai Castelbarco; servì a pubblici usi ed in ispecie a spedale pei morbi contagiosi, ed ora è ridotto a fabbrica di candele steariche. La fronte presenta tre portici l’un sovra l’altro, con archi e colonnette e pitture nello stile del 500. L’interno, non ha guari, offriva allo sguardo ampie sale, ove la popolare leggenda metteva la scena dell’orge di una contessa Simonetta da lei creata, e resa famosa per drudi travolti in trabocchetti e spenti in altri barbari modi; ma di recente fu cangiata assai la disposizione di tutto l’edifizio. La facciata verso il giardino n’era emersa costrutta con sì artificiosa disposizione d’angoli, che da una finestra a sinistra del secondo piano s’aveva un eco polifono dei più rinomati d’Europa. Uno sparo di pistola ripetevasi per ben 50 volte, morendone a poco a poco il suono: un batter di palma vi faceva l’effetto dell’applaudire d’un intiera platea; e via dicendo. Narrasi d’un inglese, che provossi a fabbricare nelle sue terre un palazzo con le proporzioni precise di questo, affine d’averne il prodigioso fenomeno, e che, fallitagli l’impresa, con britannica improntitudine s’ammazzò. Alcuni innovamenti fatti nella fabbrica hanno scemato d’assai la polifonia di quest’eco; ma esso rimane tuttora de’ più singolari d’Italia.

Dal borgo degli Ortolani procede la via in mezzo a campi coltivati, senza offrir nulla di notevole per oltre a sei miglia sino a Castellazzo, ov‘è una splendida villa edificata nel secolo XVII, già degli Arconati, ora dei Busca. Il palazzo, del più pretenzioso stile barocco, è cinto da un vasto giardino e da un parco, ed ha un museo ricca di buoni quadri, di preziose anticaglie e d’alquanti bassorilievi, che son parte del famoso monumento di Gastone di Foix.

Seguono i villaggi di Garbagnate, e di Caronno, nella cui parrocchiale veggonsi degli affreschi attribuiti ad Ambrogio o ad Aurelio, fratello e figliuolo di Bernardino Luini, dalla cui maniera ritraggono massime nell’arie dei volti. Presso alla stazione postale incontrasi il santuario della Vergine di Saronno, che va tra le chiese più magnifiche di Lombardia, e vuol essere singolarmente visitato da chi si piace della scuola pittorica lombarda.

Cesare Cantù, Milano e il suo territorio, tip. Pirola, Milano 1844 (ed. consultata, Maestri Arti Grafiche, Milano, novembre 1960, pp. 858-860)

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