Duomo di Como

Como (CO)

Indirizzo: Piazza del Duomo (Nel centro abitato, distinguibile dal contesto) - Como (CO)

Tipologia generale: architettura religiosa e rituale

Tipologia specifica: chiesa

Configurazione strutturale: Presenta un impianto a croce latina con tre navate con transtetto sormontato da un'imponente cupola.

Epoca di costruzione: primo quarto sec. XV - primo quarto sec. XVI

Autori: Degli Spazzi, Lorenzo, inizio lavori; Rodari, Tommaso, decorazione, direttore lavori e costruzione coro; Juvarra, Filippo, sopraelevazione cupola

Descrizione

Como (Co), Duomo

Il Duomo si affaccia sul lato orientale della stretta piazza omonima, vincolato sulla parte sinistra al Palazzo del Broletto agganciato alla facciata, mentre sugli altri lati svetta isolato con la sua mole, imponendosi come fulcro urbanistico e simbolico della città murata. La facciata si sviluppa in altezza oltre la quota effettiva della chiesa, suddivisa in tre campi verticali, il centrale più ampio, da contrafforti che prefigurano la scansione interna delle navate, sormontati da gugliotti. Il prospetto è impreziosito da una ricca decorazione scultorea quattrocentesca, opera dei Rodari. Elemento distintivo della veste esterna del Duomo è la zona del coro: articolata in forma di croce latina da tre absidi poligonali chiuse da cupole semicircolari, si distingue dal resto della struttura per la chiarezza geometrica e gli elementi ornamentali tipicamente rinascimentali. All'interno l'edificio si sviluppa su tre navate di carattere gotico, scandite da dodici piloni a fascio con capitelli fogliati che reggono archi a sesto acuto. Il tipico slancio verticale del gotico è sensibilmente ridotto dalla notevole ampiezza delle campate e scompare nell'area del coro, costruito secondo proporzioni e linguaggi rinascimentali. Esso è costituito da un'ampia tribuna dominata dalla cupola e aperta su tre lati da absidi identiche per dimensioni e forma, suddivise in due piani ornati da colonne e aperte da loggiati, quello superiore caratterizzato da eleganti finestre a trifora. Il sistema di absidi determina uno spazio detto triconco che, distinto dal resto della chiesa, conferisce alla tribuna l'aspetto di una struttura a pianta centrale, affine alla tribuna bramantesca di Santa Maria delle Grazie di Milano.

Como, Duomo

L'impianto strutturale interno dell'edificio è distribuito in tre navate, scandite da dodici piloni a fascio terminanti in capitelli fogliati; le campate sono coperte da volte ogivali costolonate; la tripartizione dello spazio interno è visualizzata, in facciata, dal profilo a salienti spezzati sottolineato dal fine apparato decorativo di sculture e rilievi - in particolare nelle quattro lesene coronate da guglie - e ribadita dalla presenza dei tre portali d'accesso e dei quattro, allungati finestroni a lancetta che fiancheggiano il rosone. Secondo l'interpretazione lombarda e, più latamente, italiana del gotico, la tensione verticale dell'edificio è ampiamente mitigata dal dilatarsi degli spazi orizzontali, e l'effetto culmina, nell'area del coro, nella misura razionale degli innesti di epoca rinascimentale. Qui avviene il passaggio tra la sensibilità e spiritualità costruttiva del gotico e la ratio architettonica del Rinascimento: il transetto fu ampliato e furono create le due absidi laterali, di ampiezza pari alla maggiore e sporgenti all'esterno, dando origine a una terminazione triconca di respiro bramantesco, che avvicina l'impianto planimetrico del tempio alla struttura centrale. Una griglia modulare basata sul quadrato, impostata sulla distanza dell'interasse dei piloni della navata centrale, regge infatti la struttura gotica tanto in pianta quanto in alzato.
Con finezza gli architetti successivi della fabbrica rispettarono questo impianto armonico proporzionale, a partire dal Solari e fino a Filippo Juvarra, che dal 1730 attese alla soluzione del problema della copertura progettando l'imponente cupola emisferica con lanterna, impostata su un alto tamburo ottagonale.
Ed è proprio qui, nel grandioso prospetto, che la rigorosa impalcatura geometrica e proporzionale dell'edificio trova la sua più alta espressione, contribuendo sensibilmente a definire ed enfatizzare il vasto programma iconografico della decorazione scolpita fra Quattro e Cinquecento, e in larga parte assegnabile a Tommaso Rodari e alla sua bottega. La gran mole della facciata vive del contrasto tra le ampie, distese superfici di marmi lisci e gli eleganti inserti scolpiti, lucidamente distribuiti.
Alla dialettica interno-esterno se ne affianca un'altra, non meno importante, alto-basso. Nelle lunette dei portali si susseguono scene narrative legate al tema dell'Incarnazione. Nella zona bassa della facciata numerosi elementi alludono poi al mondo classico precristiano. Sopra la porta maggiore la Vergine, dedicataria della Chiesa, veglia tra i santi Giovanni Battista e Abbondio, Proto e Giacinto, collocati in nicchie cuspidate a formare un vero e proprio polittico scolpito. Fitte sequenze di santi e sante entro nicchie cuspidate salgono lungo i contrafforti e percorrono le cornici delle monofore centrali. Nella zona mediana, proprio sotto il rosone, una figura di giovane entro un tondo rappresenta lo Spirito Santo, collegamento tra cielo e terra. Alla dimensione divina è infine dedicata la parte alta della facciata, quasi come solenne cimasa del grandioso polittico.
E sempre attraverso i codici alto-basso e interno-esterno va letta la decorazione della porta laterale nord, detta 'della Rana', rivolta verso la sede vescovile e il Broletto, alla quale lavorano, intorno al 1505, Tommaso e Giacomo Rodari. Una struttura affine a quella della porta 'della Rana' si ritrova nell'ingresso laterale sud (1491-1509), pure opera di Tommaso Rodari, che nella maggiore staticità delle figure scolpite esibisce un linguaggio più arcaico della sontuosa porta settentrionale.
Né la ricchezza dell'apparato scultoreo del Duomo si esaurisce con la decorazione della facciata e dei portali. Tommaso Rodari è responsabile, spesso affiancato dal fratello Giacomo, dell'esecuzione di alcuni altari marmorei interni, attraverso i quali è possibile seguire la vicenda evolutiva del suo linguaggio.

Notizie storiche

Como (Co), Duomo

L'edificio sorge sui resti di una chiesa preesistente, intitolata a S. Maria Maggiore, già sede vescovile all'inizio dell'XI secolo. La decisione del rifacimento fu dei Visconti, insediatisi a Como nel 1335. La fondazione dell'attuale Duomo di Como viene fatta risalire al 1396, come recita una lapide murata all'esterno dell'abside maggiore, significativamente contemporanea ai cantieri viscontei del duomo di Milano e della Certosa di Pavia. L'effettivo inizio dei lavori è però da collocare verosimilmente nel primo ventennio del Quattrocento. Il primo progetto, in forme tardogotiche, è attribuito a Lorenzo degli Spazzi. In una prima fase di cantiere conclusa nel 1486 si costruirono le navate e la facciata. Nel 1487 l'ingegnere della fabbrica Tommaso Rodari, già autore delle sculture in facciata, fu incaricato di predisporre un nuovo modello per la zona terminale della cattedrale. Il progetto, in forme rinascimentali, fu approvato con il parere di Antonio Amadeo nel 1510 e realizzato con continue interruzioni e parziali modifiche nel corso del Cinquecento, sotto la direzione di Giovanni Antonio Piotti. Ad eccezione della cupola, la cattedrale fu terminata nel corso del Seicento con la costruzione delle absidi laterali meridionale e settentrionale, rispettivamente eseguite da Francesco Maria Richino (1627-1633) e da Carlo Buzzi (1669). La cupola, già prevista dal progetto del Rodari, fu riprogettata nel 1668 da Carlo Fontana e tra il 1730 e il 1734 da Filippo Juvarra che ne disegnò la versione definitiva. Conclusa nel 1738, a causa d'infiltrazioni d'acqua, fu restaurata nel 1769-1773 da Giulio Galliori, il quale la coprì con un guscio, poi tolto nel 1935 durante una campagna di restauro.

Como, Duomo

Prima dell'attuale Duomo, romanico di fondazione, profondamente rinnovato nel Quattrocento e portato a compimento solo nel Settecento inoltrato, almeno altre due chiese ebbero a Como il titolo di cattedrale, S. Abondio e l'antica S. Eufemia, oggi S. Fedele. Un'iscrizione collocata all'esterno dell'abside maggiore nel 1513, in occasione dell'inizio dei lavori in questa parte dell'edificio, ricorda che la cattedrale romanica intitolata a S. Maria Maggiore fu rifondata nell'anno 1396, e c'è da notare la significativa coincidenza con i lavori di rinnovamento dei due principali cantieri viscontei dell'epoca, a Milano il Duomo, a Pavia la Certosa. Il nuovo Duomo comasco viene a esprimere una tensione di rinnovamento materiale e spirituale che scaturisce dal nuovo slancio economico e politico della città, seguito alla morte dell'ultimo Visconti, Filippo Maria, e alla proclamazione della Repubblica Ambrosiana (1447), mescolandovi un profondo impulso alla riforma ecclesiale e anche le ansie apocalittiche tipiche della fine di un secolo. Va tuttavia ricordato che non c'è certezza, né accordo degli studi, sui modi, i tempi e le responsabilità del primo ampliamento dell'antica cattedrale; né è ancora chiarito quale ruolo debba essere assegnato a Lorenzo degli Spazzi, primo architetto documentato nella fabbrica, dal 1396 al 1402. È possibile che le prime opere del nuovo Duomo non fossero compiute prima degli anni Venti del Quattrocento (Della Torre, 1998 e 2002); per incontrare date certe si deve arrivare al 1452 (questa indicazione si trova incisa sul primo pilone a destra entrando dalla porta cosiddetta 'della Rana'), mentre la facciata doveva già essere compiuta nel 1486, anno della posa in opera del rosone. Si incontra a questo punto il nome di Tommaso Rodari, architetto e scultore ticinese, la cui attività nel cantiere del Duomo si estende a lungo fra Quattro e Cinquecento: vi entra come scultore, nel 1484, impegnato nella grande impresa della decorazione della facciata nel ruolo di fabricator figurarum al fianco di altri artisti della sua famiglia; più tardi, nel 1487, riceve la nomina ad architetto e ingegnere generale della fabbrica e l'incarico di predisporre un modello per la capella magna, vale a dire per il coro; il progetto, approvato nel 1510 alla presenza dell'Amadeo, parte solo nel 1513 e nel 1519 è messo in discussione con la richiesta di un parere da parte di Cristoforo Solari, probabilmente il più accreditato architetto lombardo del momento. È ancora oggi ampiamente aperta, dunque, la questione relativa al ruolo del Rodari, che rimarrà al servizio nel cantiere fino al 1526: se sia stato cioè, il suo, ruolo anche di progettazione ovvero soltanto di direzione dei lavori o addirittura di mera esecuzione di progetti altrui (Soldini, 1993).
Con grande slancio costruttivo, l'aula dell'antica S. Maria Maggiore venne dunque prolungata a creare il nuovo, vasto spazio della cattedrale, gotica nel disegno della planimetria, ma cresciuta poi nell'ampio respiro dei volumi rinascimentali, eppure dando luogo a un insieme armonioso e grandiosamente unitario.

Uso attuale: intero bene: chiesa

Uso storico: intero bene: chiesa

Condizione giuridica: proprietà Ente religioso cattolico

Accessibilità: Apertura:
Annuale

Come raggiungerci
Treno: Como
Autostrada: A9 uscita Como

Percorsi tematici:

Credits

Compilazione: Catalano, Michela (2004)

Aggiornamento: Ribaudo, Robert (2009); Galli, Maria (2010); Margutti, Stefano (2014)

Descrizione e notizie storiche: Balzarini, Maria Grazia; Margutti, Stefano

Fotografie: Margutti, Stefano

  Scheda completa SIRBeC (formato PDF)

NOTA BENE: qualsiasi richiesta di consultazione, informazioni, ricerche, studi (nonché documentazione fotografica in alta risoluzione) relativa ai beni culturali di interesse descritti in Lombardia Beni Culturali deve essere inoltrata direttamente ai soggetti pubblici o privati che li detengono e/o gestiscono (soggetto o istituto di conservazione).