Palazzo Rusconi
Como (CO)
Indirizzo: Via Rusconi, 27 - Como (CO)
Tipologia generale: architettura per la residenza, il terziario e i servizi
Tipologia specifica: casa
Epoca di costruzione: 1514
Descrizione
Il palazzo, ubicato in pieno centro storico lungo la via Rusconi, rappresenta un significativo esempio di residenza rinascimentale. L'edificio, sviluppato su tre piani, presenta un impianto planimetrico a "C" organizzato attorno ad un cortile quadrangolare. Il prospetto principale appare particolarmente austero e testimonia il precedente utilizzo come edilizia fortificata. L'aspetto medievale è sottolineato dal paramento lapideo bicolore, in marmo bianco di Musso e nero di Varenna, dal portale e dai finestroni ad archi acuti. Dall'androne si accede al cortile caratterizzato da un raffinato disegno rinascimentale. Tre lati presentano cinque campate di portico su colonne che dissimulano le differenze di impianto con diverse altezze di imposta, sul quarto lato una serie di cinque arcature cieche che ripete la stessa scansione. Sopra le arcate corre una iscrizione in lettere capitali latine che ricorda il rinnovamento del palazzo eseguito da Giovanni Giacomo Rusca nel 1514. Il piano nobile, sottolineato da una fascia marcapiano, è scandito da finestre incorniciate da lesene e ornate con cimase decorate con soggetti diversi. Il prospetto sui cortili termina con un coronamento di gronda caratterizzato da una profonda guscia unghiata con oculi. Sotto le arcate del portico eleganti peducci con gli stemmi dei Rusconi e dei Porro. Dal lato est del portico si accede allo scalone d'onore con un'elegante balaustra marmorea che raffigura trofei di guerra. L'atrio al primo piano presenta sul soffitto un affresco che rappresenta il Trionfo di Marte attribuito a Pietro Bianchi. Segue il salone principale con un affresco che celebra la figura di Innocenzo XI, papa Odescalchi, attribuito allo stesso Bianchi. In un altro locale al piano nobile la cappella gentilizia a pianta ellittica decorata da stucchi e affreschi nella volta assegnati a Pietro Bianchi. Gli otto riquadri rappresentano storie della Vergine: l'Assunzione, la Nascita, la Presentazione al tempio, lo Sposalizio, l'Annunciazione, la Visitazione, la Nascita del Bambino, l'Adorazione dei Magi e la Fuga in Egitto.
Notizie storiche
Il palazzo, appartenuto ai Rusconi una delle più importanti famiglie comasche, nasce probabilmente come residenza fortificata in epoca medievale quando i Rusconi erano in lotta con la fazione dei Torriani per il controllo della città. La collocazione dell'edificio in un punto strategico sul percorso fra la Cattedrale e la chiesa di S. Fedele e l'aspetto austero della facciata sono probabilmente il frutto di una precisa strategia di potere. Una volta concluse le lotte civili l'edificio perse la sua funzione difensiva e fu quindi oggetto di un ampio intervento di rinnovamento. Nel 1513 Giovanni Giacomo Rusca, a seguito del matrimonio con Clara Porro, diede via ad un progetto che trasformò il palazzo in una elegante residenza rinascimentale. I lavori furono conclusi probabilmente entro il 1514, come ricorda un'iscrizione in lettere capitali latine disposta lungo le quattro pareti del cortile. La qualità dell'intervento è testimoniata proprio dalla riforma del cortile composto da cinque arcate per lato arricchite da eleganti capitelli e peducci. In questa occasione furono realizzati probabilmente anche decorazioni degli interni testimoniate da un camino oggi al Victoria and Albert Museum di Londra e da un arazzo al Musée des Arts Décoratifs di Parigi. Pur in assenza di documenti per questo intervento sul palazzo è stato proposto il nome di Tommaso Rodari, impegnato in quegli anni nel cantiere del Duomo e documentato nell'edificio nel 1519 per una riunione legata ad una vertenza sulla tribuna absidale della Cattedrale. Nuovi lavori di decorazione furono eseguiti probabilmente nel corso del XVII secolo e sono documentati da alcuni affreschi nel piano nobile attribuiti alla bottega dei Recchi e ad Antonio Maria Crespi detto il Bustino. A questa fase risale anche la sistemazione dello scalone. Nel 1786 il ramo dei Rusca si estinse con la morte del canonico Alessandro e la proprietà passò in eredità al Marchese Innocenzo Odescalchi che affittò l'edificio per alcuni anni alle truppe francesi. Pochi anni dopo, nel 1822, il palazzo fu ceduto a Giovanni Battista Balzari e in seguito, nel 1825, passò a Giuseppe Valcamonica al quale si deve probabilmente la ristrutturazione della facciata, eseguita nel 1825 su progetto dell'architetto Melchiorre Nosetti, e la ricostruzione della Torrazza. Nel 1854 la proprietà fu ceduta a Serafina Arcellaschi e da questa passò nel 1866 a Teresa Orsenigo. Nel 1901 il palazzo fu acquistato da Giovanni Grandi che lo cedette nel 1920 ad Enrico Bernasconi. Fra la metà del XIX e l'inizio del XX secolo il palazzo subì un progressivo decadimento e fu interessato da interventi che comprendevano il tramezzamento dei locali interni, il tamponamento di alcune arcate del portico e la realizzazione di un nuovo corpo di fabbrica all'interno del cortile. Fra il 1926 ed il 1927 fu proposto un progetto di restauro dell'edificio realizzato dall'ingegnere Francesco Somaini che fu però respinto dalla Soprintendenza. Un ampio restauro dell'edificio fu realizzato alcuni anni più tardi fra il 1965 ed il 1966 su progetto dell'architetto Giuseppe Pierpaoli. In questa occasione fu eliminata la ristrutturazione ottocentesca della facciata, fu aggiunto un sopralzo leggermente arretrato rispetto alla gronda del cortile e quindi il palazzo fu adibito in gran parte ad uffici.
Condizione giuridica: proprietà privata
Credits
Compilazione: Catalano, Michela (2005)
Aggiornamento: Galli, Maria (2010)
Descrizione e notizie storiche: Leoni, Marco
Scheda completa SIRBeC (formato PDF)
Link risorsa: https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO180-00146/
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