Monastero Maggiore - complesso

Milano (MI)

Indirizzo: Corso Magenta, 15 - Milano (MI)

Tipologia generale: architettura religiosa e rituale

Tipologia specifica: monastero

Configurazione strutturale: Il complesso parecchio articolato ed esteso poichè frutto di superfetazioni che arrivano dalla tarda antichità fu diviso in due dall'attuale Via Luini

Epoca di costruzione: sec. X

Comprende

Descrizione

Il complesso, parecchio articolato ed esteso poiché frutto di superfetazioni che arrivano dalla tarda antichità, subì grandi modifiche in seguito alle demolizioni del 1864-72 per l'apertura delle vie Ansperto e Luini.
Oggi fanno parte del complesso la Chiesa di S. Maurizio, la Torre di Ansperto e il Campanile della chiesa.
Negli spazi dell'ex convento è ospitato il Museo Archeologico di Milano. Superato il primo chiostro (decorazione architettonica di provenienza milanese) si trovano le sezioni dedicate a Milano Antica e Abitare a Mediolanum.
Nel piano interrato sono presenti la sezione di arte del Gandhara e di Cesarea Marittima (Israele).
Il percorso di visita continua nel chiostro interno ("la società milanese attraverso le epigrafi") dove è visitabile la Torre di Ansperto, edificio poligonale di 24 lati del III-IV sec. con affreschi altomedioevali (XIII sec.), dove è esposta una scultura di Mimmo Paladino.
Dal chiostro interno, percorrendo la passerella che attraversa le mura romane si raggiunge l'edificio di via Nirone, nuovo ampliamento del museo che ospita le sezioni altomedioevale, etrusca e greca.
Nei sotterranei si possono ammirare le mura imperiali, in passato lambite dal Seveso, ben conservate e in tutta la loro magnificenza.
La chiesa (inizio sec. XVI), dalla facciata rivestita in pietra grigia di Ornavasso, presenta una navata unica coperta a volta di grande purezza geometrica, divisa in dieci campate da contrafforti angolari. All'altezza della quarta campata, una parete trasversale, con un singolare pontile ad arco ellittico, separa la zona riservata alle monache, che assistevano alla messa da una grata, da quella pubblica, divenendo un modello per le chiese controriformistiche dei conventi femminili. Nella chiesa conventuale il livello del pavimento è più alto di circa mezzo metro rispetto all'aula pubblica allo scopo di agevolare le monache.
Con identica raffinatezza sono pensate le pareti, scandite dal doppio ordine di lesene doriche sottilmente architravate da cornicioni continui. Entro questa griglia rigorosa si svolgono tre registri sovrapposti: le cappelle con volta a botte e arco d'ingresso a tutto sesto, prima di tutto; sopra, il matroneo a serliane in sequenza continua, un motivo che andava meditando, in quegli anni, Bramante a Roma e inedito, fino ad allora, per Milano; infine, il registro terminale, con le lunette concluse, nella parte superiore, da un rosone.
Chiude la struttura la grande volta a botte, segnata da costoloni puramente decorativi, intrecciati a fingere crociere.
La cripta Sottostante la chiesa è oggi dedicata a mostre temporanee e inserita nel percorso di visita del Museo.
Lungo tutto il perimetro dell'ambiente interno si distende una sequenza di affreschi realizzati nel corso del Cinquecento, con i santi sotto l'arcata alternati a scene di maggiore complessità: una Crocefissione, San Michele all'interno di un'incorniciatura particolarmente solenne, San Francesco che riceve le stimmate, Tre santi in prigione. Il limite superiore è segnato ora da una greca ora da una serie di finti mensoloni prospettici; quello inferiore da una larga raffinata fascia a morbidi girali vegetali.
Fra questi, si segnalano i celebri affreschi di Bernardino Luini che decorano la parete divisoria e la Cappella di Santa Caterina di Alessandria (terza a destra).
Situato dietro la chiesa, il Campanile (VIII-IX sec.) faceva parte del sistema di fortificazioni che in questo punto insisteva tra le mura massimianee e le carceres del circo romano di epoca tetrarchica. Oggi, dopo le manomissioni romaniche, appare come una torre campanaria, che originariamente doveva presentare agli angoli delle colonne, di cui rimangono le basi ai quattro lati.

Notizie storiche

Collocato sulle rovine del circo romano, il monastero è documentato già dall'823. Il nome completo gli fu attribuito dopo il 964 quando l'imperatore Ottone I, dona al complesso monastico una reliquia di S. Maurizio.
Nel 1447, le monache del Monastero Maggiore, accusate di inosservanza delle regole, scelgono la clausura sotto la guida degli Agostiniani riformati.
La costruzione della chiesa, attribuita senza alcun riscontro documentario all'architetto e scultore Gian Giacomo Dolcebuono, viene avviata nel 1503, sul luogo dell'altra e più antica, di cui però non conosciamo né la forma né l'esatta posizione, e completati nel 1509 come ci informa una lapide sepolcrale.
La prima campagna decorativa, nell'aula claustrale, inizia forse poco dopo la fine dei lavori per la costruzione della chiesa, attorno al 1510-11. Gli affreschi appaiono tutti anonimi e di mani diverse: di cultura arcaizzante è l'autore degli affreschi della parte interna del pontile; più aggiornato pare, invece, l'artista che ha dipinto i tondi del matroneo che, talvolta, sono stati attribuiti, almeno in parte, a Boltraffio.
Attorno al 1522 viene chiamato Bernardino Luini a completare la gran parte della decorazione della chiesa, con i ritratti di Ippolita Sforza, sposa di Alessandro Bentivoglio, proprietari dell'omonimo palazzo in Piazza S. Giovanni in Conca, che paiono i veri mecenati della decorazione della chiesa rinascimentale.
Con la morte di Luini nel 1532 i lavori s'interrompono fino a metà del secolo quando vengono ripresi per iniziativa delle famiglie milanesi titolari delle cappelle nell'aula pubblica.
La chiesa, che ai tempi di Luini era stata all'avanguardia per le proposte artistiche e per il netto orientamento verso la 'maniera moderna' e il nuovo classicismo del primo '500, diventa il cantiere della tradizione pittorica lombarda, riproposta, con qualche stanchezza e mediocre levatura artistica, soprattutto i figli di Luini.
La lunga storia della decorazione di S. Maurizio si conclude alla fine del secolo, con qualche segno di apertura verso le nuove tendenze artistiche, quando le monache benedettine chiamano Simone Peterzano e Antonio Campi.
Il convento, fra i più vasti e ricchi della città, viene soppresso per decreto della Repubblica Cisalpina nel 1798 e gli edifici e i terreni destinati ad altri usi.
Nel 1864 passa in proprietà al Comune che, allo scopo di sfruttare la vasta area, apre le vie Ansperto e Luini; il cenobio, tagliato in due, viene destinato da un lato a caserma dei Pompieri (dal 1885) e, per l'altro, a scuole comunali. All'interno del compromesso complesso, successivamente viene collocato il Museo patrio archeologico, fondato nel 1862.
Nel 1864-72 il monastero viene parzialmente demolito per l'apertura delle vie Ansperto e Luini e il fianco sinistro della chiesa conventuale viene rifatto dal Colla su incarico del Comune.
Tra il 1894 e il 1896, la Soprintendenza faceva restaurare la facciata, eseguiva ricerche pittoriche e ripuliture degli affreschi interni.
A seguito dei bombardamenti della II guerra mondiale fu abbattuto anche il secondo chiostro, e oggi dell'antico monastero sopravvivono la chiesa e il chiostro d'ingresso, oggi parte integrante del Museo Archeologico di Milano.
A partire dal 1964 notevoli interventi di restauro hanno interessato la chiesa e buona parte degli affreschi.

Uso attuale: corpo principale: museo

Uso storico: intero bene: monastero

Condizione giuridica: proprietà Ente pubblico territoriale

Accessibilità:

Percorsi tematici:

Credits

Compilazione: Ribaudo, Robert (2009)

Aggiornamento: Bianchini, Fabio (2015)

Descrizione e notizie storiche: Bianchini, Fabio

Fotografie: Bianchini, Fabio

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