Convento dei SS. Pietro e Paolo (ex)

Abbadia Cerreto (LO)

Indirizzo: Piazza della Vittoria, 2 (Nel centro abitato, distinguibile dal contesto) - Abbadia Cerreto (LO)

Tipologia generale: architettura religiosa e rituale

Tipologia specifica: convento

Configurazione strutturale: Il bene si presenta composto da cinque corpi di fabbrica. Edificio d'ingresso (A): in muratura continua con solai e tetto a quattro falde su travatura lignea e capriate. L'ingresso ad arco è sormontato da una copertura a tetto continua a livello del p. 1 del resto dell'edificio. Edifici (D) e (E): in muratura continua con solai e tetto a quattro falde su travatura lignea e capriate. Edificio principale (C): edificio a due piani con pareti in muratura continua con solai e tetto a quattro falde su travatura lignea e capriate. Stalle e fienile (B): edificio in muratura continua al p. t., con contrafforti e a pilastri alla quota del fienile; copertura a tetto a due falde su travatura lignea e capriate.

Epoca di costruzione: sec. XII

Descrizione

Del grandioso complesso monasteriale oggi rimangono solo la chiesa e pochi resti del primo cortile e del chiostro. Ed è proprio su questi resti che venne costruita l'attuale cascina. Già nella mappa catastale del 1867, risultano sostanziali modifiche rispetto alla planimetria leggibile nel catasto Teresiano del 1723.
Il corpo di fabbrica affacciato sul prospetto ovest, fiancheggiato dall'attuale via Adda si allunga fino a chiudere la corte congiungendosi con la porzione di fabbricato che si affaccia su Piazza Vittoria sul lato destro dell'abbazia. Sono stati inoltre demoliti gli edifici del secondo cortile a sud di cui rimane solo memoria nelle dimensioni allungate. Quanto al chiostro restano alcune tracce degli archi a muro a tutto sesto, mentre rimangono oggi solo alcune rovine del piccolo calefactorium, posto sul lato meridionale del chiostro. Si trattava di un piccolo ambiente riscaldato, dove i monaci andavano a meditare e a leggere nei giorni particolarmente freddi e dove gli amanuensi preparavano gli inchiostri, le pergamene e i colori per le miniature. Sono andati del tutto perduti i deliziosi affreschi settecenteschi, opera delle maestranze locali che ricoprivano interamente le pareti interne, di cui rimangono solo alcuni lacerti, così come i maestosi soffitti con volte a vela multipla. L'edificio si riduce nei secoli di dimensioni per far spazio all'ala di servizio comprendente le stalle che si sviluppano occupando sia una parte della corte sia la zona precedentemente occupata dagli orti dell'abbazia. Dopo il 1940 l'intero bene viene completamente ricostruito, conservando solo la volumetria e parte dell'impianto planimetrico. Tutti gli edifici vengono sostituiti con un caseggiato di dubbio gusto e liceità costruito ex novo nel 1956 per conto dell'Opera Pia Brignole Sale di Genova. Attualmente la cascina è utilizzata come abitazione privata, appartenente ancora all'Opera Pia e si presenta composta da cinque corpi di fabbrica in muratura continua con solai e tetto a quattro falde su travatura lignea e capriate. Gli esterni sono completamente intonacati e nulla più lascia immaginare la presenza del convento benedettino-cistercense.

Notizie storiche

Il terreno su cui sorgono oggi la chiesa e l'ex convento fu donato dal conte di Cassino, Benno, figlio di Alberico, e da Meliora sua moglie, figlia di Pagano dei Trasseni, ai preti Vitale ed Oldone al fine di edificarvi un monastero in onore dei Beati Pietro e Paolo, della Beata Vergine Maria e di San Nicolò, il 6 giugno dell'anno 1084, data ufficiale della fondazione del convento del Cerreto, secondo la storiografia più autorevole. I donatori ricevettero dai sopra citati sacerdoti, a titolo di "launechild" (risarcimento) una crosinam, secondo l'antica tradizione longobarda, protrattasi per tutto il medioevo, secondo la quale risultava inaccettabile la concessione a titolo gratuito di beni o diritti senza in cambio una controprestazione, anche simbolica.
I monaci, nelle continue lotte intestine fra Papi e Antipapi si schierarono, come già avevano fatto nel passato, dalla parte "sbagliata"; e quando nel 1439 papa Eugenio IV ebbe la meglio nei confronti dell'Antipapa Felice V, regalò il monastero ai cardinali della sua curia, i quali divennero i nuovi padroni del convento. Il monastero restò in mano ai cardinali fino al 1571, anno in cui Pier Donato Cesi restituì Chiesa e convento ai cistercensi. Nel 1773 al Cerreto vivevano quattordici frati, che grazie alla loro opera offrivano sostentamento alla popolazione, non chiedevano l'elemosina e da soli portavano avanti una fiorente attività agricola utilissima per la zona. La prosperosa vita del Cerreto vide il tramonto il 19 giugno 1798, quando un decreto voluto da Napoleone Bonaparte soppresse l'ordine cistercense. I monaci dovettero così abbandonare il terreno e l'ultimo abate di cui si ha notizia fu padre Pio D'Adda, professore all'Accademia di Brera. Da allora i Parroci di Abbadia Cerreto appartengono tutti alla Diocesi. Il convento venne adibito ad abitazione del fittabile locale e la sala capitolare utilizzata come stalla. I beni del monastero furono venduti al marchese Giorgio Teodoro dei principi Trivulzio, che a sua volta li cedette al duca di Galliera. Il duca fondò l'Opera Pia De Ferrari Brignole Sale che, alla sua morte, passò all'Ospedale "Duchessa di Galliera" di Genova, che ancora porta il suo nome.

Uso attuale: edificio d'ingresso (A): abitazione; edificio principale (B): abitazione; stalla e fienile (C): magazzino

Uso storico: intero bene: convento

Condizione giuridica: proprietà privata

Riferimenti bibliografici

Sacconi A., Beni architettonici e ambientali della Provincia di Milano, Milano 1985

Cerreto Abbazia, Il Cerreto e la sua Abbazia : 1084-1984 (a cura del Consorzio del Lodigiano), 1984

Soldati V., Brevi cenni storico-artistici del Cerreto, Abbadia Cerreto 1997

Sacconi A., Beni architettonici e ambientali della Provincia di Milano, Milano 1985

Credits

Compilazione: Gnocchi, Marina (2000)

Descrizione e notizie storiche: D'Ascola, Simona

  Scheda completa SIRBeC (formato PDF)

NOTA BENE: qualsiasi richiesta di consultazione, informazioni, ricerche, studi (nonché documentazione fotografica in alta risoluzione) relativa ai beni culturali di interesse descritti in Lombardia Beni Culturali deve essere inoltrata direttamente ai soggetti pubblici o privati che li detengono e/o gestiscono (soggetto o istituto di conservazione).