Compreso in: Villa Biancardi - complesso, Codogno (LO)
Villa Biancardi - complesso
Codogno (LO)
Indirizzo: Viale Risorgimento, 11(P),19,21 (Nel centro abitato, distinguibile dal contesto) - Codogno (LO)
Tipologia generale: architettura per la residenza, il terziario e i servizi
Tipologia specifica: villa
Configurazione strutturale: Edificio a pianta irregolare, struttura in mattoni pieni a corsi regolari, tetti a padiglione con rivestimento in tegole portoghesi. Il corpo principale dell'edificio, di due piani fuori terra e piano seminterrato, è mosso dalla presenza di una torretta posta in posizione angolare sul lato posteriore della fabbrica, e da due rialzi posti ai lati della facciata principale, a evocare una struttura castellana con torri angolari. Il partito decorativo dell'edificio è tutto articolato sull'alternanza dei colori rosso, il mattone, e bianco, la pietra, e sulla presenza di decorazioni a graffito policromo. La facciata principale presenta un'alta zoccolatura in pietra lavorata a bugnato rustico che comprende lo scalone d'accesso a due rampe che conduce alla loggia a tre campate posta al centro del piano nobile. Finestre quadrifore, trifore e bifore muovono la facciata. La proprietà comprende, oltre alla villa padronale (A), l'edificio della portineria (B) un edificio con funzioni di servizio.
Autori: Coppedè Gino, progetto
Descrizione
La villa appare come un castello incantato immerso nella cornice di un rigoglioso giardino. Accenti romanticamente visionari la connotano: fu realizzata con sfrenata fantasia dall'architetto Gino Coppedè.
L'uso delle categorie stilistiche è in questa architettura "disinvolto". Vi sono citazioni dal romanico lombardo, nell'accostamento del bianco e del rosso e nelle quadrifore. Affinità con il linguaggio gotico mostra la scelta dell'arco a sesto acuto. Ascendenze rinascimentali si notano negli archi a tutto sesto e nelle decorazioni a rombo.
L'estrosa architettura si estende su due piani e presenta un prospetto principale con una grande scalinata di accesso a due rampe.
La fronte si articola in tre corpi diversificati. Quello centrale, dominato dalla scalinata, si sviluppa su un portico tripartito con capitelli reinventati su modello dell'ordine corinzio, una loggia coperta - di ispirazione orientale - al primo piano e una terrazza leggermente arretrata al secondo.
Il corpo di sinistra, con tetto a pagoda, è coronato da una loggia che si estende su quattro lati, mentre il corpo a destra, meno alto e con tetto a spioventi, assume le forme di uno châlet inglese con elaborate decorazioni ad affresco nel sottotetto.
In posizione angolare, sul lato posteriore della facciata, sono collocate una scala su cinque arcate con tetto praticabile e una torretta che rievoca il tema medievale del castello ed è simile a quella del Castello di Mackenzie a Genova, una delle opere più ambiziose dell'architetto.
Effetti di pittoricismo si hanno nella grande varietà dei materiali scelti: l'edificio è rivestito in mattoni "fosco vermiglio", l'alto basamento - su modello dei palazzi rinascimentali - è in bugnato rustico, mentre le scale di accesso sono in pietra bianca levigata.
L'attitudine da scultore dell'architetto è ereditata dal padre, artigiano fiorentino con una bottega, "La casa artistica", di scultura in legno e mobili d'arte: l'insieme ha un effetto plastico "alleggerito" dal grande lavorio di "intaglio" delle facciate.
Anche negli interni l'atmosfera è da castello incantato: gli arredi sono in stile neorinascimentale, con il motivo delle candelabre, soffitti a cassettoni lignei dipinti e carta da parati con gigli araldici.
Notizie storiche
Il disinteresse da parte della storiografia architettonica per la figura dell'architetto Gino Coppedè, che progettò la villa tra il 1910 e il 1913, indica che il suo stile fu visto come un fenomeno "aberrante", da relegare ai margini della storia.
Nato a Prato, Coppedè respira l'antica arte che ha segnato la sua terra.
Abile disegnatore, si inserisce nel filone del Neoeclettismo europeo, caratterizzato dal recupero degli stili storici diffuso nei primi 30 anni del Novecento. Il suo modo di concepire l'architettura è connotato da una spensierata inclinazione ludica che, con compiacevole malizia, tenta il connubio di tutti gli stili e le epoche. La sua arte tuttavia è talmente originale da non rientrare in un'unica categoria storiografica e andrà conformandosi come "stile Coppedè". Un modo di progettare che presuppone il gigantismo, l'esagerazione, il paradosso e un passionale desiderio di cogliere l'emozione del visitatore e destarne lo stupore.
Coppedè progettò architetture di lusso, come la villa Biancardi, ideata per una famiglia di proprietari fondiari di Codogno. Lungo il fianco del portale di ingresso si estende un cottage adibito a portineria: un piccolo fortilizio medievale con terrazza di legno e intonaco ad affresco per oltre metà della parete con motivi geometrici, chiavi e campane, fasci di fiori ed elementi floreali ispirati alla pittura di Gustav Klimt. Oltre al repertorio italiano degli stili passati, Coppedè padroneggiava infatti anche gli stili decorativi in voga in Europa, come il Liberty e l'Art Déco.
Marmorini, vetrai, ceramisti sotto la sua guida "ritentano gli usi e risognano i sogni dei loro antenati", scrisse Mario Labò nel 1914, in Castelli e ville in carattere quattrocentesco di Gino Coppedè.
Il neomedievale castello di Palazzo Viviani Cova, in via Carducci, a Milano - a pochi passi dalla chiesa di S. Ambrogio - progettato dal fratello Adolfo, ha affinità con la villa Biancardi per il tema della torretta e come la villa di Codogno è un'architettura singolare che proietta lo spettatore in un'atmosfera da fiaba medievale.
Uso attuale: corpo (A): abitazione
Uso storico: corpo (A): abitazione
Condizione giuridica: proprietà privata
Riferimenti bibliografici
Lombardia paese, La Lombardia paese per paese, Firenze 1984, p. 1173
Codogno paese, Codogno : un paese, la sua storia, la sua anima, Milano 1993, p. 93
Credits
Compilazione: Dell'Orto, Micol (2000)
Descrizione e notizie storiche: Piccolo, Olga
Scheda completa SIRBeC (formato PDF)
Link risorsa: https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/LO370-00039/
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