Basilica di S. Bassiano
Lodi Vecchio (LO)
Indirizzo: Via Basilica San Bassiano (Fuori dal centro abitato, in posizione dominante) - San Bassano, Lodi Vecchio (LO)
Tipologia generale: architettura religiosa e rituale
Tipologia specifica: chiesa
Configurazione strutturale: La basilica, a pianta rettangolare è suddivisa in tre navate con quella centrale di altezza superiore alle navate laterali. Entrambe le navate sono coperte da volte a crociera. La struttura perimetrale è in muratura portante, con contrafforti esterni, mentre la suddivisione interna in navate è realizzata con colonne polilobate a doppio ordine: minore per le navate laterali, gigante per la navata centrale. Tutte le navate terminano con un'abside estradossata; quella centrale è di maggiori dimensioni. La copertura a doppia falda inclinata, a livelli discontinui è sostenuta da un sistema di capriate lignee sormontate dall'apposito assitto e da manti di coppi in cotto. E' presente un campanile, modesto nelle dimensioni e nelle forme, nella parte posteriore destra del tetto. Questo è realizzato in muratura portante e termina con quattro pilastri angolari che sorreggono il tetto a due falde inclinate
Epoca di costruzione: 1320 - 1323
Autori: Bassiano, costruzione originaria; Vescovo Andrea, rifacimento; Paratici (cerchia), sopraelevazione; Degani, Alessandro, trasformazioni
Descrizione
Lodivecchio, Basilica di S. Bassiano
San Bassiano, uno tra gli esempi più significativi dell'architettura medievale lombarda, si erge isolata ad oriente di Lodivecchio, vicino all'antico bivio tra Cremona e Piacenza. Il colore del cotto, rosato, le dà al tramonto una tonalità calda, che dialoga con il verde dei prati attorno.
La facciata è tripartita da sottili lesene che ritmano lo slancio verticale. Nella parte centrale si apre un portale, con una progressione di ghiere; lo sovrasta un rosone, in marmo bianco, ricostruito ad inizio '900; una monofora a sesto acuto con edicola conclude in senso longitudinale il corpo di mezzo. Due bifore del tipo "a cielo" si aprono, come in S. Francesco a Lodi e nel Duomo di Crema, alla vista del cielo nelle due porzioni laterali, speculari. Il timpano è a frontone spezzato. Leggiadria è conferita alla facciata dai pinnacoli superiori. Un'incorniciatura ad archetti pensili in laterizio corre tutt'intorno la sommità della chiesa.
La parte orientale si sviluppa in tre absidi estradossate, la maggiore tripartita da lesene e decorata da monofore cieche. Segni dell'antica decorazione ad affresco, con motivi geometrici colorati, sono presente all'esterno dell'abside meridionale.
L'interno si articola in una navata maggiore, più alta, e due laterali con quattro campate, voltate a crociera, contrassegnate esternamente da contrafforti che sporgono, alti, dal tetto delle navate laterali.
Verso il presbiterio, nella volta della prima campata, una sfilata di carri trainati da buoi documenta la gran fatica per la costruzione dell'edificio sacro. Il tetramorfo evangelico decora la seconda volta, mentre i dottori della chiesa sono affrescati nella terza. Stelle e rosette costellano la volta dell'ultima campata. San Bassiano, venerato Deus loci, è rappresentato nel presbiterio.
La schematicità ancora bizantina degli affreschi della zona absidale si lega al ciclo coevo della Rocca di Angera ed è indice della cultura figurativa lombarda prima dell'arrivo di Giotto a Milano. Più avanzato invece lo stile degli affreschi delle pareti e della controfacciata, per l'uso del chiaroscuro e alcuni accenni di prospettiva.
Le origini
Calata in un ameno scenario agricolo, la basilica si impone da lontano con la splendida facciata laterizia, frutto della ristrutturazione dell'edificio condotta nel terzo decennio del secolo XIV (Romanini 1964).
Nel paramento esterno i lacerti di tessitura romanica sono riconoscibili per i laterizi variamente dimensionati e di colore rosso saturo con finitura grezza, per la malta di giuntura quasi bianca e per gli inserti in opus spicatum: nella prima campata sud ciò si accompagna ad una monofora gradonata con modanatura torica e all'originario sottogronda a dente di sega e archetti su peducci, mentre nella quarta campata l'apertura è a oculo e degli archetti resta la sola impronta. Altri corsi in opus spicatum si conservano nello spiovente absidale sud e nello zoccolo della prima campata nord. Romanica è l'intera abside centrale, nonostante le perplessità indotte dalla tessitura molto più regolare e dai mattoni di maggior formato (come consueto per l'abside, quale elemento staticamente più sensibile e simbolicamente più pregiato), nonché dai ripristini e dalla sabbiatura. Alla base della semicalotta in ognuna delle tre specchiature si aprono quattro fornici; tuttavia non si tratta né delle basse nicchie ribadite da archetti pensili d'uso milanese (da S. Ambrogio in poi), né dei beccatelli di tipo cremonese, bensì di vere e proprie monofore a profilo doppio o triplo con modanatura torica. Presumibile è che l'attuale fregio gotico ad archetti intrecciati abbia sostituito un giro di archetti pensili a raccordo delle lesene. Da notare il frammento di epigrafe romana inserita fra secondo e terzo fornice da sinistra. Lo spazio interno conserva l'articolazione romanica, inadeguata per fondazioni e dimensionamento alle spinte laterali delle volte gotiche, responsabili dei critici fuori piombo dei pilastri e dei perimetrali, nonostante la contraffortatura incrementata a più riprese. Due file di quattro pilastri laterizi a sezione quadrilobata (come in S. Maria Gualtieri a Pavia e S. Marcello in Montalino a Stradella), impostati su possenti plinti lapidei quadrati, sostengono le arcate a pieno centro dei setti longitudinali e dei diaframmi trasversali, ora inglobati nelle volte ma già funzionali a scandire le quattro campate (come nel duomo di Cremona, a differenza del sistema alternato di Lomello) e a sostenere il soffitto ligneo (così Porter 1915-17 e Arslan 1954, ma resta da compiere un'indagine nel sottotetto). Eccetto l'imbotte absidale, l'edificio romanico sembra aver previsto un'unica volta, quella a crociera con rilevanti costoloni a sezione rettangolare (a differenza di quelli torici delle altre volte) dell'ultima campata sud, su cui grava la torre campanaria.
Ricco è il corredo lapideo dei capitelli, tutti romanici eccetto alcune sostituzioni gotiche, come i rilievi dei paratici dei ciabattini e dei bovari della prima e dell'ultima campata nord. Dai pilastri alle semicolonne, comprese quelle dei setti, a prevalere è la forma parallelepipeda schiacciata con angoli scavati e ornato fitomorfo e simbolico, inciso o a basso rilievo. Non mancano tuttavia inserti antropo e zoomorfi: due oranti nel primo pilastro lato sud; una serpe tra foglie d'acanto (sud) e leoni con il muso angolare in comune (nord), analoghi a quelli di S. Colombano a Vaprio d'Adda, sulla seconda coppia di pilastri; aquile su entrambi i lati ovest della terza coppia, a marcare il presumibile accesso al coro protetto da recinzione. I caratteri formali dei capitelli, delle aperture (monofora, oculo, fornici) e del fregio ad archetti sembrano escludere la datazione precoce proposta da Porter (1050 ca.); d'altro canto la tessitura laterizia irregolare, non graffiata e con corsi di taglio a spinapesce è difficilmente collocabile oltre l'inizio del secolo XII, mentre successive sono le lastre dell'Ultima Cena e di un vescovo e un santo murate in cattedrale, ma secondo tradizione provenienti da S. Bassiano.
periodo gotico
La facciata in cotto (come l'intera struttura), riconducibile al rifacimento sopra ricordato, è divisa in tre parti da due imponenti semicolonne che terminano con un semplice spiovente. Lo scomparto centrale ripropone la medesima scansione grazie a due esili cordonature che, originandosi ai lati del portale centrale, lo inquadrano con la sequenza verticale delle altre aperture costituite dal rosone (ricostruito nel 1902-1908), da una monofora strombata e dall'edicola contenente la statua del patrono, copia dell'originale ora nel duomo di Lodi. Gli scomparti laterali, con addossati massicci semipilastri, sono caratterizzati dallo stesso andamento simmetrico. Le sottili semicolonnine racchiudono la monofora e l'oculo per fermarsi a livello del parapetto delle bifore "a vento".
Sotto il frontone centrale e gli spioventi laterali, coronati da pinnacoli, corre una fascia di archetti che prosegue anche lungo le navate e l'abside. Se questa cifra decorativa, unita al tipo particolare di finestre, ha innegabili riferimenti con il S. Francesco e il duomo di Lodi o con il duomo di Crema, qui è la decorazione nel suo complesso che raggiunge esiti più raffinati nelle strombature o nelle ghiere, con motivi cordonati, a dentelli o a tralci vegetali, creando una vera e propria modulazione pittorica.
La muratura della prima campata meridionale conserva chiare tracce dell'edificio romanico nella particolare tecnica costruttiva ad opus spicatum, nelle monofore e nella fascia di archetti a pieno centro. Il livello di questi ultimi testimonia l'innalzamento, riconducibile all'intervento trecentesco, della navata centrale e di quelle laterali sul cui tetto, poggianti sugli antichi contrafforti, se ne innalzarono dei nuovi a controbilanciare la spinta interna delle volte anch'esse rifatte. Nella zona orientale, tra l'absidiola meridionale e quella centrale, si eleva la torre campanaria tozza e priva di qualsiasi elemento decorativo. L'abside maggiore tripartita da due lesene, presenta in ogni settore una semplice finestra, sormontata da quattro piccole monofore cieche. Caratteristiche architettoniche simili ha anche l'abside meridionale che è arricchita da decorazioni policrome ad affresco; la speculare a nord presenta invece delle vistose integrazioni in cemento dovute ai restauri del secolo scorso.
L'interno, a tre navate con volte costolonate, conserva diversi elementi riferibili all'edificio romanico: i massicci pilastri polistili, i semicapitelli con decorazione vegetale, ad intreccio, o con animali mostruosi e fantastici. Agli interventi trecenteschi risale invece la campagna decorativa, iniziata alla fine del secondo decennio e proseguita fino al quarto, da riferire ad un unico maestro (detto appunto "di S. Bassiano"), e alla sua bottega. La grande impresa, che prese il via probabilmente dalla zona absidale, ora è leggibile chiaramente solo in quella centrale. Nel presbiterio si susseguono una serie di riquadri. La decorazione, riferibile alla metà degli anni Venti, prosegue lungo le pareti della navata centrale.
L'opera del Maestro di S. Bassiano si completa con la decorazione delle volte, eseguita negli anni immediatamente successivi alla loro costruzione avvenuta nel 1323, secondo quanto attesta l'iscrizione posta nella prima campata della navata settentrionale. Il soggetto, tipicamente agreste della volta "dei bovari", sottolinea l'importante ruolo assunto dalle corporazioni negli interventi architettonici e pittorici effettuati sull'edificio. Questo ruolo è testimoniato anche da due formelle poste l'una sul pilastro della terza volta e l'altra presso la porta d'ingresso, raffiguranti un uomo al tavolo da ciabattino.
Lodi Vecchio (LO), Basilica di S. Bassiano
La Basilica di San Bassiano, detta dei Dodici Apostoli, è situata subito fuori il centro di Lodi Vecchio, non lontano dall'area archeologica di Laus Pompeia. Si tratta di una preziosa testimonianza di architettura romanico-lombarda di origini paleocristiane e impreziosita al proprio interno da affreschi del XIV secolo. La copertura è a due falde, a livelli discontinui tra la parte centrale e le due laterali, ricoperta in coppi. E' presente un campanile, modesto nelle dimensioni e nelle forme, nella parte posteriore destra del tetto. La struttura, a pianta rettangolare suddivisa in tre navate, è coperta da volte a crociera e scandita da colonne polilobate a doppio ordine: minore per le navate laterali, gigante per la navata centrale. Tutte e tre le navate terminano con absidi estradossate, coperte di affreschi come la gran parte della superficie muraria interna; il ciclo pittorico, caratterizzato da ampie aree a tinta chiara e motivi stellati, culmina con la figura del Cristo Pantocratore nell'abside centrale; lo precedono nella navata una volta con simboli degli Evangelisti e una successiva campata con bovari alla guida di carri, testimonianza dello stretto legame della Basilica con le antiche corporazioni cittadine
Notizie storiche
Lodivecchio, Basilica di S. Bassiano
La basilica, dedicata originariamente ai XXII apostoli di cui furono infatti deposte alcune reliquie, risale al 380, anno in cui si lavorò all'erezione di una chiesa, fuori dalla mura della antica Laus Pompeia. Consacrata nel 387 da Sergio Bassiano, primo vescovo, restò l'unico luogo di culto fin verso il V secolo, quando venne costruita, nella cinta muraria, la chiesa di S. Maria.
Il tempio risale, nelle sue forme attuali, ad età romanica (aveva probabilmente copertura lignea), con sostanziali modifiche, in senso gotico, avvenute nei primi decenni del Trecento, tra cui spicca l'edificazione della slanciata facciata. In quel periodo la chiesa venne anche sopraelevata e furono aggiunte le cappelle laterali. I resti dell'edificio romano si scorgono nell'opus spicatum (con mattoni disposti a spina di pesce) intorno alla monofora della prima campata sud. Tracce romaniche si hanno invece nei pilastri polilobati della navata maggiore, con capitelli decorati da animali mostruosi, aquile, foglie e fiori stilizzati, che risalgono alla fine dell'XI secolo. Anche i possenti e alti muri traversi testimoniano lo stile romanico.
I primi decenni del XIV secolo sono decisivi per la decorazione interna: il lavoro iniziò probabilmente dalle absidi. Nel catino absidale maggiore è dipinto un Cristo benedicente seduto entro una mandorla e circondato dai simboli degli Evangelisti; sotto si svolge una teoria di apostoli: gli affreschi sono stati restaurati nel 1985.
La fase centrale della campagna decorativa, importante documento della civiltà medievale, avvenne tuttavia attorno alla metà del terzo decennio del XIV secolo: a sostenere l'iniziativa furono le corporazioni, come testimonia l'iscrizione latina posta su un pilastro nella prima campata presso l'abside centrale: "il paratico dei bovari ha fatto fare questa volta", con la data 1323.
Al termine dell'attività da frescante dell'anonimo maestro di S. Bassiano si pongono gli affreschi della controfacciata con una teoria di Santi. Sul finire del XIX secolo il tempio venne chiuso al culto per ragioni di sicurezza. Nei primi decenni del XX secolo furono sopraelevati i contrafforti esterni. Un restauro architettonico, eseguito negli anni '50, ha reso nuovamente praticabile la chiesa: sono state infatti consolidate le fondazioni, riparate le coperture e riaperte le originali finestre romaniche.
Le origini
Nulla è finora riemerso della chiesa dei Ss. Apostoli fondata attorno al 380 da Bassiano vescovo e consacrata in presenza di Ambrogio e di Felice vescovo di Como: è addirittura lecito dubitare che sorgesse sul sito dell'attuale edificio, poiché i sondaggi nel sottosuolo condotti nel 1829 e nel 1958 non hanno restituito preesistenze, ma solo innumerevoli sepolture (Magni 1904, Consoli 1967). Della basilica romanica si conserva altresì l'impianto a tre navate con presbiterio triabsidato e consistenti strutture, già individuate da Porter (1915-1917) e tuttavia marginalizzate dagli studi sul romanico lombardo. Restauri condotti a più riprese (1825-30, 1903-04, 1923-24, 1958-68 ca.) hanno via via consolidato l'assai precaria statica dell'edificio, eliminato le sovrastrutture barocche e agricole (porcili addossati al fianco sud), recuperato il decoro pittorico. Il risultato, complici i ripristini mimetici e la sistematica sabbiatura dei paramenti laterizi interni, con sigillatura dei giunti mediante malta cementizia, è una chiesa di sapore neoromanico e di non facile lettura stratigrafica.
A parte la dotazione concessa nel 994 dal vescovo Andrea per il sostentamento di quattro presbiteri residenziali, le fonti edite non aiutano a ricostruire la vicenda istituzionale di S. Bassiano, che pare aver svolto funzioni di cattedrale dal 1111, anno della prima distruzione di Lodi da parte dei Milanesi, con rovina della cattedrale di S. Maria (di cui sono ora visibili le fondazioni), al 1163, anno della traslazione delle reliquie di san Bassiano dall'omonima basilica alla cattedrale di Lodi Nuova.
periodo gotico
La basilica, fondata dal vescovo Bassiano nel 380 e consacrata sette anni dopo, era in origine dedicata agli Apostoli. Assunse l'attuale intitolazione a partire dal 413, anno della morte del santo che vi fu deposto fino al 1163, quando il corpo fu traslato nel duomo di Lodi Nuova. Della struttura primitiva non si sa nulla, mentre le forme attuali sono da riferirsi all'XI-XII secolo, con sostanziali interventi eseguiti a partire dal 1320, quando la chiesa venne affidata ai frati ospitalieri. Ad esclusione di alcune campagne di restauro tra Otto (1829-30) e Novecento (1902-1908;1923-24;1963-68), l'edificio non ha conosciuto significativi interventi edilizi, mantenendo così inalterate le sue caratteristiche trecentesche.
Lodi Vecchio (LO), Basilica di S. Bassiano
La Basilica di S. Bassiano, o dei Dodici Apostoli, viene consacrata l'1 gennaio 378 da San Bassiano, primo vescovo e patrono della Diocesi di Lodi; alla consacrazione erano presenti Sant'Ambrogio, vescovo di Milano e San Felice, vescovo di Como. A seguito delle due distruzioni dell'antico nucleo della città, ad opera dei Milanesi, la prima del 1111 e la seconda avvenuta cinquant'anni dopo, la Basilica rimane miracolosamente intatta; con la fondazione della nuova Lodi, a 6 Km di distanza, le spoglie di San Bassiano sono trasferite nella cattedrale della neonata città. La rinascita, grazie all'intervento del Consiglio Generale di Lodi, con il consenso del vescovo frà Leone Palatino e dei signori di Lodi Giacomo e Sozzo Vistarini, ha inizio nel quattordicesimo secolo, periodo a cui si può ascrivere lo stile con il quale viene realizzata la facciata del tempio. Nei secoli la Basilica visse alti e bassi continui: a venti anni di distanza dal decreto ministeriale del 1875, con cui fu registrata fra i monumenti nazionali, le autorità decisero di chiuderla al pubblico. Ad esclusione di alcune campagne di restauro tra Otto e Novecento l'edificio non ha conosciuto significativi interventi edilizi, mantenendo così inalterate le sue caratteristiche trecentesche. Solo dopo un profondo restauro che ne ha reso possibile la rivalutazione, è oggi giustamente considerata preziosa testimonianza dell'architettura romanico-lombarda del lodigiano.
Uso attuale: intero bene: chiesa
Uso storico: intero bene: chiesa
Condizione giuridica: proprietà Ente religioso cattolico
Accessibilità: La basilica di San Bassiano è aperta di norma al pomeriggio, dalle ore 15 alle 17. Per ulteriori informazioni si può contattare il parroco (tel. 0371.752900).
Come arrivare:
Lodi Vecchio sorge a circa sette chilometri dalla nuova Lodi.
Da Milano: imboccare la Via Emilia fino a Lodi.
Percorsi tematici:
Credits
Compilazione: D'Alessio, L. (2000)
Aggiornamento: Proietti, Alberto (2002); Vergani, Cristina (2007); Caspani, Pietro (2015)
Descrizione e notizie storiche: Caspani, Pietro; Caspani, Tommaso; Piccolo, Olga; Rurali, Elisabetta; Scirea, Fabio
Fotografie: BAMS photo Rodella/ Jaca Book; Bonelli, Daniele
Scheda completa SIRBeC (formato PDF)
Link risorsa: https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/LO620-00040/
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