Palazzo Figliodoni

Meleti (LO)

Indirizzo: Via Cavetta (Nel centro abitato, in posizione dominante) - Meleti (LO)

Tipologia generale: architettura fortificata

Tipologia specifica: castello

Configurazione strutturale: Edificio a pianta semplice, pressoché quadrata, murature in elevazione in laterizio, solai a struttura portante in legno, copertura a capriate lignee e manto in coppi.

Epoca di costruzione: sec. XIII - ante 1207

Descrizione

Il percorso di attraversamento del Basso Lodigiano è ampiamente caratterizzato dalle forme costituitesi in epoca storica in stretto rapporto con l'andamento sinuoso dell'Adda e del Po, confluenti nella cosiddetta "mezza luna", ubertosa campagna originata dalle cicliche esondazioni fluviali.
Qui si trova Meleti, piccolo comune che annovera nel minuto tessuto edificato il decaduto Palazzo Figliodoni, posto al margine nord all'incrocio di due assi ortogonali coincidenti l'uno con la principale strada del paese, via Garibaldi, sulla quale prospettano basse cortine edilizie a corte, l'altro con la strada che conduce a Cornovecchio.
Sul sistema degli assi prospettici così generati sono aperti gli ingressi: monumentale quello principale a sud, aveva al centro una cancellata in ferro battuto - oggi rimossa - tra pilastri sormontati da vasi in arenaria e due portali minori ai lati, anch'essi con cancello, con cimasa superiore arricchita dallo stemma visconteo e da vasi; più semplice l'ingresso contrapposto, ad ovest, verso Cornovecchio.
L'edificio ha pianta quadrata sviluppata su tre piani, cui si aggiungono il piano cantinato e una massiccia elevazione centrale in copertura, con funzione di torretta belvedere. La banderuola forgiata in ferro a forma di cicogna che ornava la sommità del tetto è stata rimossa e, restaurata, ora è collocata nel giardino della vicina villa Gattoni, residenza degli attuali proprietari del palazzo.
Le facciate presentano una semplice composizione ordinata di finestre, con un ingresso centrale verso est sormontato da un balconcino con un'elaborata ringhiera in ferro battuto.
All'interno lo stato di degrado non impedisce di cogliere la memoria dell'originaria maestosità degli spazi. Dapprima è la sala grande a suscitare emozioni per il rilievo architettonico, con un loggiato con volta ribassata su colonne tuscaniche posto sopra l'ingresso, rafforzato da un ricco apparato decorativo a trompe-l'oeil di colonne, porte-finestre, balaustre e cornici. Ad un angolo della sala è lo scalone che conduce al piano nobile, la cui balaustra in pietra molera è oggi priva dei balaustrini, asportati durante gli anni di deprecabile abbandono.
Al piano nobile vi è una sala detta "il Teatrino" che presenta un ricco decoro di archi e colonne e scenografici paesaggi di rocce, laghi e borghi.
La bellezza decaduta delle sale si misura oggi con l'inarrestabile degrado: l'edificio, il giardino, i percorsi, la muratura di cinta, tutto si trova da tempo in stato di abbandono. Solo in anni recenti la proprietà ha potuto far fronte ad un parziale recupero strutturale con il rifacimento della copertura, delicato intervento messo in opera salvaguardando quanto possibile della struttura lignea di catene, monaci e puntoni. Dell'originario parco annesso rimane lo schema distributivo sottolineato dall'addensarsi di macchie alberate, fra le quali emergono due farnie secolari (Quercus Robur L.), censite nell'elenco degli alberi monumentali della Provincia.

Notizie storiche

L'edificio deriva da un intervento avviato nel 1630 dal feudatario del luogo Dionisio Figliodoni sull'antico castello Bevilacqua, poi Bossi, sito fortificato menzionato già alla fine del X secolo.
Nel 1385 il feudo di Meleti fu concesso da Bernabò Visconti a Guglielmo Bevilacqua e, unitamente ad altre possessioni, entrò a far parte della contea di Maccastorna. Dai Bevilacqua passò per dote alla famiglia Bossi, milanese; furono i consorti Matteo Bossi e Polissena Bossi-Visconti che nel 1495 avviarono il restauro del castello rafforzandone le torri, assieme ad opere di ripristino del fossato e di miglioramento della rete di irrigazione del fondo agricolo di proprietà.
Dai Bossi, scomparsi senza eredi, il feudo passò nel 1569 alla famiglia Figliodoni. Il castello, molto cadente, fu nella prima metà del Seicento riformato in gran parte.
Sotto il governo austriaco la monumentale ricognizione sul territorio promossa dall'imperatore Carlo VI portò alla perfetta conoscenza dello stato dei luoghi del Ducato di Milano. Nelle settecentesche mappe di campagna il sito è rilevato con precisione nelle forme riconducibili allo stato attuale: l'edificio è circondato dal fossato e l'impianto è comprensivo dell'ampia area circostante a giardino - oggi del tutto scomparso - riprodotta con grande rilievo di forme all'italiana e affacciato al Lago Boyton, prosciugato nella prima metà del Novecento.
Alla metà del Settecento il castello fu trasformato in palazzo. Dell'originario fortilizio è mantenuto ancora il fossato, ma all'interno gli ambienti rinnovati annunciano il cambiamento con la loggia aperta sul salone, lo scalone monumentale, la galleria affrescata chiamata "teatrino".
L'edificio non è più baluardo di difesa entro cui rinchiudersi ma una fastosa dimora per governare la vasta proprietà terriera, offrendo spazi di celebrata stagione agreste per dedicarsi ora alle arti, alla lettura e alla musica, ora all'ozio e al riposo.
Palazzo Figliodoni ha acquisito il carattere tipico di villa settecentesca e dal belvedere si può dominare la fertile campagna circostante.
Col secolo successivo molte residenze nobiliari di campagna passarono di proprietà andando incontro a sostanziali modifiche. Dell'evoluzione non resta immune anche il palazzo di Meleti, acquisito all'inizio dell'Ottocento da Antonio Bozzi. Col tempo la famiglia non fu più in grado di mantenere in buono stato gli ampi spazi della dimora che si avviò ad un nuovo declino. Dai Bozzi passerà ad Angela Cazzaniga che la manterrà sino ai primi del Novecento, per poi essere abbandonata definitivamente.
Con l'ultimo passaggio di proprietà alla famiglia Gattoni l'inarrestabile degrado è stato forse fermato, ma ciò non è bastato a restituire onore e dignità alla storica dimora.
All'inizio degli anni Ottanta dello scorso secolo Meleti ha visto avviarsi un dibattito sulle sorti del palazzo; nonostante i propositi di recupero condivisi tra proprietà, istituzioni pubbliche e personalità della cultura, non sono seguiti i necessari finanziamenti ed i progetti sono rimasti sulla carta.

Uso attuale: intero bene: in disuso

Uso storico: intero bene: abitazione; intero bene (preesistenze): difensivo

Condizione giuridica: proprietà privata

Riferimenti bibliografici

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Langè S., Ville della provincia di Milano : Lombardia 4, Milano 1972, v. IV p. 398

Zambarbieri A., La traccia dell'uomo. Meleti: territorio e lavoro, Cassa Rurale ed Artigiana del Basso Lodigiano. Meleti, Guardamiglio, Maleo 1983

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Marubbi M., Monumenti e opere d'arte nel Basso Lodigiano, Cassa Rurale ed Artigiana del Basso Lodigiano. Meleti, Guardamiglio, Maleo 1987, pp. 153-161

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Pallavera F., Enciclopedia del Lodigiano, 1996, v. XVI

Cerri M., Archivio Storico Lodigiano, Palazzo Figliodoni in Meleti. Una rilettura alla luce delle fonti, Lodi 2000, Anni CXVII-CXVIII 1998-1999

Conti F./ Hybsch V./ Vincenti A., I castelli della Lombardia : Province di Milano e Pavia, Novara 1990, v. I p. 69

Fonti e Documenti

Catasto Teresiano, Mappe Piane o Carlo VI, Territorio di Meleti, Vescovato Inferiore, Contado di Lodi, 1723 (ASM, cart. 3117, bob. 4, progr. 175).

Catasto Teresiano, Tavola del Nuovo Estimo del Comune di Meletto, Vescovato Inferiore, Contado di Lodi, 1726/1757 (ASM, fondo Registri Catastali, cart. 3096, bob. 60, progr. 1/72).

Catasto Lombardo Veneto, Mappe Piane, Comune Censuario di Meleti, 1867/1887 (cart. 2441, bob. 3, progr.3/22 ).

Catasto Lombardo Veneto, Rubrica dei possessori..., Comune Censuario di Meleti, 1887 (ASM, fondo Registri Catastali, cart. 1735, bob. 46, prog. 345/362).

Catasto Lombardo Veneto, Tariffa d'estimo, Comune censuario di Meleti, 1887 (ASM, fondo Registri Catastali, cart.1206, bob. 29, progr. 134/173).

Cessato Catasto, Mappe Piane, Comune Amministrativo di Meleti, 1897/1902 (cart. 277, bob. 7, progr. 277).

Facoltà d'Architettura, Università degli Studi di Genova. Titolo: Museo della civiltà contadina nel Castello di Meleti. Studente C. Bignami Relatore Chiar.mo Prof. G. De Fiore, Correlatore Chiar.mo Prof. F. Marmori.

Credits

Compilazione: Garnerone, Daniele (2001)

Aggiornamento: Vergani, Cristina (2007)

Descrizione e notizie storiche: Garnerone, Daniele

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