Terzaghi Mario ([1933] - 1995)

fondo | livello: 1

Conservatore: Comune di Milano. Biblioteca archeologica - Biblioteca d'arte - Centro di alti studi sulle arti visive - CASVA (Milano, MI)

Produttore fondoTerzaghi Mario (Firenze, 1915 - Milano, 1998)Magnaghi Delfino Augusto (Milano, 1914 - Milano, 1963)Vettorello Rodolfo (Castelbaldo, 1937 - )

Progetto: Comune di Milano. Biblioteca d'arte - Biblioteca archeologica - Centro di alti studi sulle arti visive - CASVA: fondo Mario Terzaghi (2005 - 2006)

Consistenza: schede 628

Contenuto: L'ordinamento originario dei materiali di progetto è stato interamente perduto in seguito ai diversi spostamenti dello studio professionale e, soprattutto, dopo la chiusura dello stesso negli anni Novanta. Al momento della donazione al C.A.S.V.A. non esisteva un inventario formale che desse indicazioni precise della consistenza del fondo: vennero quindi consegnati disegni su carta da lucido, radex e copie eliografiche arrotolati in tubi di cartone e di plastica, oppure avvolti in sacchi di plastica; fotografie conservate in raccoglitori all'interno di buste di plastica; carteggi e riviste contenuti in scatoloni di cartone. Due elenchi, uno redatto dalla signora Rina Terzaghi e l'altro curato dall'architetto Rodolfo Vettorello, fornivano indicazioni di massima sull'oggetto e sulla datazione dei progetti contenuti nei rotoli di disegni e nelle stampe fotografiche. Tali elenchi, comparati tra loro coprivano due serie cronologiche diverse, in alcuni casi sovrapponibili, rendendo comunque evidente la differenza tra quanto conservato dalla stampe (dagli anni Trenta agli anni Settanta) e dai disegni (in prevalenza dalla fine degli anni Cinquanta in poi). In base a tali elenchi parziali si erano individuati 167 progetti; fortunatamente, invece, i lavori sopravvissuti agli scarti si sono rivelati assai più numerosi perché arrotolati sotto una unica voce oppure non citati affatto. Ne sono esempio gli svariati disegni di architettura di interni e di arredamento che, al momento della donazione, risultavano accorpati in riferimento ad un solo committente, così come le diverse commesse avute dagli autotrasporti Forese S.p.A., che univano gli elaborati degli edifici per uffici e dei capannoni a quelli della mensa sotto la dizione 'via Cosenz', pur costituendo unità differenti.

Tra i progetti privi di indicazioni sono emersi anche lavori appartenenti ad altri studi professionali e apparentemente sprovvisti di riferimenti diretti all'operato di Magnaghi e Terzaghi: si tratta delle fotografie dei plastici della casa sul lago per un artista (V Triennale di Milano, 1933) e del progetto di casa sul lago (1936) di Giuseppe Terragni, originariamente raccolte in una busta in plastica intitolata 'Varie' insieme a diverse opere in buona parte ora identificate.

Il corpus documentale costituente l'archivio di Mario Terzaghi è dunque ora composto complessivamente da 228 progetti, dei quali 174 opere più significative, come quello relativo all'edificazione del C.A.M.M. (Consorzio Autostazione Merci Milano; 1964 - 1971) a sua volta articolato in 12 singoli progetti, che corrispondono alla stesura della ripartizione urbanistica delle proprietà alla realizzazione delle singole sedi di autotrasporti e dei fabbricati comuni. Seguono 39 lavori minori, formati da un limitato corpus di progetti eseguiti per incarico di imprese di costruzioni o di piccoli committenti. Vi si aggiungono poi gli 8 progetti dei quali è stato possibile identificare l'autore - sia pur estraneo allo studio Magnaghi e Terzaghi - o perché indicato dal cartiglio apposto sui disegni oppure perché l'oggetto è un'opera di estrema importanza e immediatamente riconoscibile, come la Casa di vacanza realizzata da Terragni con il gruppo comasco per la V Triennale di Milano. Completano l'archivio altri 7 progetti dei quali sono state fornite indicazioni presunte dall'esame generale dei materiali e dall'analisi delle modalità espressive dei progettisti, ma prive di qualsiasi altro riscontro. Da ultimo sono stati conservati 11 tubi contenenti materiale cartografico di supporto all'attività progettuale.

I carteggi, purtroppo, sono decisamente incompleti a causa degli scarti compiuti in fasi successive dai loro stessi autori: la documentazione relativa a corrispondenza, contabilità, amministrazione e relazioni tecniche e copie eliografiche piegate è esigua e riguarda soltanto 41 progetti.

Rimane, invece, gran parte della biblioteca, composta da 237 numeri di varie annate di riviste specializzate - tra le quali 'L'Architettura, cronache e storia', 'Casabella', 'Chiesa e Quartiere', 'Domus', 'Stile Industria', 'Tecnica Ospedaliera' e 'Vitrum' - nonché 4 volumi, tra cui Ordine e destino della casa popolare di Diotallevi e Marescotti.

Complessivamente l'archivio è formato da 265 unità archivistiche per un totale di circa 5.000 unità documentarie.

Storia archivistica: Il fondo Mario Terzaghi viene donato all'Ufficio Progetto C.A.S.V.A. (Centro di Alti Studi sulle Arti Visive) del Comune di Milano nel maggio del 2004 dalla signora Rina Terzaghi, che intende rendere omaggio alla memoria del marito rendendo pubblica la fruizione del suo lavoro. Mario Terzaghi, infatti, insieme all'amico e collega Augusto Magnaghi, si è dedicato con passione all'attività professionale a partire dagli anni Trenta del Novecento, partecipando così alla trasformazione della Milano del secondo dopoguerra.

I materiali che costituiscono il fondo si sono formati a partire dagli ultimi anni universitari trascorsi dai due futuri architetti presso il Politecnico di Milano. La collaborazione tra Magnaghi e Terzaghi, infatti, nasce sui tecnigrafi dell'università ed è testimoniata dalle fotografie dei progetti elaborati per concorsi di progettazione aperti agli studenti, come quello promosso da Domus e Casabella per l'applicazione del cristallo Securit nel 1936. Gli esiti più che lusinghieri di tali esperienze preludono, una volta conseguita la laurea da parte dei due architetti, all'inaugurazione del loro primo studio professionale in viale di Porta Vercellina. Nel periodo che precede la formazione ufficiale del team Magnaghi-Terzaghi, i due giovani utilizzano come sede di lavoro le abitazioni familiari a Milano, site in corso Venezia n. 83 per Terzaghi e in via Ravizza n. 21 per Magnaghi. Essi, infatti, hanno l'abitudine di timbrare con i propri nominativi il verso delle stampe fotografiche scattate come copia degli elaborati di progetto e vi aggiungono i sopracitati indirizzi, a seconda, probabilmente, del luogo fisico dove si è svolta la progettazione. La produzione di documenti e disegni tecnici, avviata con gli anni universitari, va dunque accrescendosi parallelamente all'affermazione professionale dei due giovani. In viale di Porta Vercellina, infatti, Magnaghi e Terzaghi trascorrono circa un quinquennio della loro vita di liberi professionisti, per poi trasferirsi in via Montenapoleone 29. Il nuovo ufficio, con il cui indirizzo vengono timbrate tutte le successive stampe fotografiche, si rivela di grande rappresentatività grazie alla posizione centrale che lo rende meta di amici e artisti gravitanti nel cuore di Milano. Gli spostamenti della sede operativa impongono però un primo scarto di materiale documentario, eseguito in funzione del trasloco, cui ne seguirà un secondo di maggior entità, quando lo studio verrà portato nella sua sede definitiva, in via Boccaccio 29, vero la metà degli anni Cinquanta. In questa occasione molti materiali (corrispondenza, contabilità, disegni) vengono eliminati dagli architetti stessi, che decidono in base a personali criteri di selezione: con estrema razionalità conservano solo ciò che può ancora servire per ulteriori studi progettuali o riguarda lavori in fieri, dimostrando un fiducioso interesse per un futuro tutto da progettare e un coraggioso disinteresse per il passato. Quanto comporta soltanto occupazione di spazio e si presenta come un 'lavoro concluso', agli occhi dei due tecnici non ha dunque ragione di essere mantenuto. Salvano, però, la memoria di ciò che costituisce un piacevole ricordo, come i progetti dei primi anni di carriera, sia pure in formato fotografico e non cartaceo, proprio per ottimizzare l'occupazione dei locali del nuovo studio. Dei progetti compresi tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta, quindi, rimangono solamente le stampe fotografiche.

La prematura morte di Augusto Magnaghi, nel 1963, interrompe la costituzione del fondo, di cui rimane unico depositario Mario Terzaghi che, solo, prosegue con il consueto impegno l'attività professionale. Terminata così la prima fase di formazione del fondo, ne segue una seconda che vede l'architetto Terzaghi lavorare instancabilmente fino al 1995 e, dal 1967, costituire una libera associazione con Rodolfo Vettorello per specifiche commesse progettuali. Il materiale documentario viene, quindi, arricchito di nuovi apporti che completano una stagione operativa durata circa sessanta anni. La successiva chiusura dello studio determina il trasferimento dei disegni di progetto, della biblioteca e di alcune pratiche documentarie nella casa di campagna della famiglia, a Ranzanico, in provincia di Bergamo; le stampe fotografiche, invece, vengono lasciate nell'appartamento milanese di via Caboto, residenza abituale dei Terzaghi. Anche in questa occasione si verifica una ulteriore decurtazione dei documenti, dai quali vengono eliminati i carteggi, annullando quasi completamente la presenza di corrispondenza, contabilità e relazioni tecniche.

Criteri di ordinamento

Sono pervenuti al C.A.S.V.A. parte dei disegni di progetto (dagli anni Cinquanta agli Novanta del Novecento), le stampe fotografiche (dagli anni Trenta agli anni Settanta), alcune buste estrapolate dal carteggio contenenti anche copie eliografiche piegate, un modello e la biblioteca tecnica, costituita da numerose riviste e alcuni libri. La suddivisione della documentazione per tipologia costituisce un dato documentario essa stessa perché, nonostante le vicissitudini subite dall'archivio, riflette il metodo di raccolta dei materiali da parte dell'architetto Terzaghi. Questo, a sua volta, rispecchia ancora l'ordinamento scelto per gestire l'organizzazione dello studio di architettura e come tale è stata mantenuto. Sono, quindi, state individuate cinque serie di materiali: disegni, fotografie, modelli, carteggio e pubblicazioni a stampa, che, solo virtualmente, sono state ricollegate alla descrizione generale del progetto architettonico, urbanistico o di design, ordinato in senso cronologico.

La datazione dei progetti è mutuata dalla datazione riportata dal cartiglio dei disegni tecnici; in sua assenza si è riportata la data indicata sul verso delle stampe fotografiche oppure sul fronte, quando questo raffigurasse un disegno con cartiglio, oppure dai documenti scritti, quando questi fossero presenti. In assenza di tali informazioni la data è stata ricavata mediante ricerca bibliografica oppure sulla base dell'elenco manoscritto redatto dall'architetto Vettorello e accluso alle stampe fotografiche. In questi ultimi casi la data è stata indicata tra parentesi quadre per indicare che il documento originario ne è privo. Quando la datazione è comunque risultata incerta, ma chiaramente riferibile ad un determinato arco cronologico o circoscrivibile intorno ad un dato anno, se ne è fornita indicazione accompagnando la data con i termini ante, post, ca. (circa).

Tutti i titoli dei progetti sono stati desunti dal cartiglio dei disegni tecnici oppure dall'elenco di Rodolfo Vettorello e completati per rendere più chiaro il contenuto del lavoro.

L'inventario è stato eseguito mediante il software Sesamo versione 4.1, scelto su suggerimento del C.A.S.V.A. che ne ha già sperimentato l'efficacia sul fondo Gnocchi - Ruscone. Si tratta di un applicativo di supporto nelle attività di schedatura, riordino e inventariazione degli archivi storici adottato dalla Regione Lombardia, conforme agli standard ISAAR (CPF) e ISAD (G) e approvato dalla Soprintendenza Archivistica della Lombardia.

Sesamo permette la costruzione di una struttura gerarchica verticale che descrive i materiali componenti l'archivio dal generale al particolare: ogni singolo progetto, quindi, coerentemente con le impostazioni del software viene fatto coincidere con la scheda unità archivistica, mentre gli elementi appartenenti al progetto stesso e afferenti alle serie disegni, fotografie, carteggio vengono analiticamente rappresentati da una scheda sottounità archivistica collegata alla scheda progetto.

Ad ogni singolo progetto è stata assegnata una sigla di riconoscimento riportata nel campo segnatura definitiva nella scheda unità archivistica di Sesamo e costituita dalla forma abbreviata TER (ricavata dalla denominazione dell'archivio Terzaghi) e seguita da un numero progressivo corrispondente all'ordinamento cronologico dei progetti:

TER.1 - Concorso Nazionale per l'applicazione del cristallo 'Securit', [1936].

TER.2 - Littoriali della cultura e dell'arte dell'anno XIV - Progetto di caserma di artiglieria divisionale per città di 500.000 abitanti, [1936].

TER.3 - Littoriali della cultura e dell'arte dell'anno XV. Progetto di Chiesa in Africa Orientale, [1937].

TER. 20 - INA - Casa. Edifici per abitazioni - Cassano Magnago (VA), [1951].

TER.134 - Centro Scolastico Nord - Desio (MI), 1973 - 1976.

Nel caso un progetto si articoli in più parti distinte, come il Centro Scolastico Nord a Desio, costituito dai singoli progetti di asilo, scuola elementare, scuola media e palestra, anche la sigla del progetto segnala le corrispondenti sottoarticolazioni facendo seguire al numero progressivo (in questo caso 134) una seconda numerazione progressiva (134. 1) e la specifica denominazione della parte di progetto (scuola elementare, etc.):

TER.134 - Centro Scolastico Nord - Desio (MI), 1973 - 76.

TER.134.1 - Centro scolastico Nord - Scuola Elementare - Desio (MI)

TER.134.2 - Centro scolastico Nord - Asilo nido - Desio (MI)

TER.134.3 - Centro scolastico Nord - Scuola Media - Desio (MI)

TER.134.4 - Centro scolastico Nord - Palestra - Desio (MI)

La scheda progetto (scheda unità archivistica) descrive i dati essenziali per lo studio del progetto riportando, oltre all'intitolazione del progetto stesso e la sua datazione, l'indicazione del soggetto o dei soggetti produttori (cioè il progettista o i progettisti) ed una breve descrizione del suo contenuto con ulteriori informazioni, quali l'avvenuta realizzazione e, ove possibile, l'indicazione dell'impresa costruttrice e del committente. Da ultimo viene indicato il numero complessivo di unità documentarie formanti il corpus del progetto.

Il campo collocazione precisa dove si trovano i materiali documentari relativi ad ogni progetto, ovvero indica a quale serie appartengano: disegni, stampe fotografiche, carteggi, modelli.

Le schede riferite alle sottounità archivistiche, nel caso della serie disegni, comprendono: l'intitolazione del progetto seguita dalla specifica "disegni", la datazione (ottenuta indicando gli estremi cronologici iniziali e finali riportati sui disegni), una breve descrizione del corpus e dello stato di conservazione dei disegni afferenti al singolo progetto (informazioni sulla tecnica, sul supporto, danneggiamenti, etc.) e la trascrizione del contenuto del cartiglio. Seguono poi tutte le singole unità documentarie, ovvero l'inventario analitico di tutti i disegni, che riportano le seguenti indicazioni: sigla attribuita dal catalogatore secondo un'indicizzazione omogenea e progressiva (TER. numero del progetto/ 1 - x.DIS), numerazione originaria (a volte lacunosa e comunque non omogenea), forma di rappresentazione (pianta, prospetto, sezione, etc.), scala grafica, dimensioni espresse in cm (base x altezza).

La scheda sottounità riporta poi il numero complessivo delle unità documentarie descritte, le collocazioni fisiche (i disegni sono conservati in tubi con numerazione progressiva) e la segnatura sintetica, formata dalla sigla del progetto seguita dalla specifica indicazione della serie disegni: TER. numero del progetto.DIS.

Le segnature attribuite dal catalogatore potranno essere usate in sede di scansione digitale dei singoli disegni: rispetto alle vecchie segnature (numerazione originaria) hanno il vantaggio di essere omogenee e progressive, facilmente riconoscibili e gestibili con maggior velocità.

Le schede riferite alle sottounità archivistiche, nel caso della serie materiale fotografico, comprendono: l'intitolazione del progetto seguita dalla specifica "materiale fotografico", la datazione (ottenuta indicando gli estremi cronologici iniziali e finali riportati sul verso delle stampe fotografiche), una breve descrizione dei materiali afferenti al singolo progetto (stampe fotografiche, diapositive, B/N, colore, etc.) e dimensioni espresse in cm (base x altezza). Sono poi indicate ulteriori informazioni: lo studio fotografico o il fotografo autore degli scatti, ove possibile, la presenza di timbri dello studio Terzaghi e la trascrizione delle eventuali scritte sul verso delle stampe. La scheda sottounità riporta poi il numero complessivo delle unità documentarie descritte, le collocazioni fisiche (stampe e diapositive sono conservate in fascicoli numerati progressivamente all'interno di buste, anch'esse numerate progressivamente) e la segnatura sintetica, formata dalla sigla del progetto seguita dalla specifica indicazione della serie: TER. numero del progetto.FOTO.

Le schede riferite alle sottounità archivistiche, nel caso della serie documenti, comprendono: l'intitolazione del progetto seguita dalla specifica "documenti", la datazione (ottenuta indicando gli estremi cronologici iniziali e finali riportati dai carteggi), una breve descrizione dei materiali afferenti al singolo progetto (corrispondenza, relazioni tecniche, opuscoli a stampa, capitolati, etc.). Sono poi indicate ulteriori informazioni: la presenza di disegni tecnici in copia eliografica, schizzi, modelli. La scheda sottounità riporta poi il numero complessivo delle unità documentarie descritte, le collocazioni fisiche (i documenti sono conservati in fascicoli numerati progressivamente all'interno di buste, anch'esse numerate progressivamente) e la segnatura sintetica, formata dalla sigla del progetto seguita dalla specifica indicazione della serie: TER. numero del progetto.DT.

Le schede riferite alle sottounità archivistiche, nel caso della serie modelli, comprendono: l'intitolazione del progetto seguita dalla specifica "modelli", la datazione, una breve descrizione della tipologia e dei materiali impiegati nel modello. Si tratta, infatti, di un unico caso nell'archivio Terzaghi, di un piccolo plastico in cartone e legno conservato insieme al carteggio. La scheda sottounità riporta quindi il numero complessivo delle unità documentarie descritte, le collocazioni fisiche (il modello è conservato con il carteggio in fascicoli numerati progressivamente all'interno di buste, anch'esse numerate progressivamente) e la segnatura sintetica, formata dalla sigla del progetto seguita dalla specifica indicazione della serie: TER. numero del progetto.MOD.

Analogo criterio è stato seguito per compilare le schede progetto catalogate nella sezione Materiali diversi dell'inventario alle partizioni Progetti di altri autori e Progetti senza indicazioni, introducendo apposite sigle sintetiche. I progetti contenuti nella partizione Progetti di altri autori sono individuati dalla sigla TER.A.A.numero del progetto, mentre quelli nella partizione Progetti senza indicazioni sono individuati dalla sigla TER.S.I.numero del progetto. Le schede riferite alle sottounità archivistiche riportano le informazioni specifiche per le serie di materiali presenti, e la sigla di riconoscimento è completata con l'estensione .DIS (disegni) o .FOTO (materiale fotografico).

La partizione Cartografia, pur adeguandosi alla precedente metodologia, è composta da sole schede unità archivistica ed è individuata dalla sigla TER.CART. numero della carta. La scheda indica l'intitolazione della carta, la datazione, la scala grafica, il supporto e una breve descrizione delle eventuali annotazioni manoscritte dall'architetto su tali supporti di lavoro. La scheda riporta poi il numero complessivo delle unità documentarie descritte.

La sezione Biblioteca, composta dalle partizioni Volumi e Riviste, è composta da sole schede unità archivistica ed è individuata dalla sigle TER.VOL. numero del volume e TER.RIV. numero del volume.

Ogni scheda Volumi indica l'autore, l'intitolazione del libro, la data, la casa editrice e il luogo di pubblicazione, oltre ad una breve descrizione del contenuto. La scheda riporta poi il numero complessivo delle unità documentarie descritte.

Ogni scheda Riviste indica l'intitolazione della rivista e il suo campo di interesse (architettura, interni, design, urbanistica, ecc.), e, a seguire, tutte le singole unità documentarie, ovvero l'inventario analitico di tutti i numeri di rivista presenti, che riportano le seguenti indicazioni: datazione e numerazione originaria (lacunosa e comunque non omogenea), sigla attribuita dal catalogatore secondo un'indicizzazione omogenea e progressiva (TER.RIV. numero della rivista/ 1 - x), e eventuale di indicazione della presenza di articoli riferiti all'operato dell'architetto Terzaghi.

La struttura gerarchica dell'inventario nel software Sesamo

E' stata creata una struttura ad 'albero' in cui inserire la schedatura dei singoli progetti inizialmente ordinata in due sezioni - Studio di Architettura Magnaghi - Terzaghi, 1936 - 1963 e Studio di Architettura Mario Terzaghi 1964 - 1991 - che rispecchiassero le principali fasi cronologiche vissute dallo studio. Tale struttura è stata, poi, sostituita da un'unica sezione Progetti 1936 - 1991 dettata dall'impossibilità di scindere tutti i lavori avviati insieme dai due architetti e portati avanti dal solo Terzaghi dopo la morte dell'amico. Ogni scheda progetto riporta comunque i nomi dei singoli autori secondo l'ordine alfabetico adottato da loro stessi e riportato dai timbri usati nello studio.

All'interno della sezione Progetti 1936 - 1991 è stata ricavata una partizione, Progetti minori 1978 - 1987, relativa ad incarichi di minor entità e significato, frutto di una pratica professionale consolidata e della risoluzione di adempimenti legislativi.

E' stato necessario formulare una ulteriore sezione denominata Materiali diversi e articolata in tre partizioni: Cartografia, Progetti di altri autori, Progetti senza indicazioni. L'archivio comprende, infatti, un piccolo nucleo di planimetrie a stampa o copie radex di disegni catastali, di IGM, di carte tecniche regionali che erano arrotolate insieme separatamente dai progetti per cui sono, in alcuni casi, servite come spunto. Sono perciò state conservate creando un'apposita partizione, così come sono state rinvenute.

Otto progetti non sono ascrivibili alla mano degli architetti Magnaghi e Terzaghi, e sette di essi non sono riconducibili direttamente a lavori svolti da loro: due sono costituiti da disegni su carta da lucido con cartiglio intestato a Vito e Gustavo Latis e da stampe fotografiche di lavori molto noti di Giuseppe Terragni. Uno è studiato da Arrigo Arrighetti e Mario Terzaghi vi partecipa in qualità di direttore di lavori apportando migliorie al progetto stesso. Tre sono opera di Rodolfo Vettorello, durante la sua attività dirigenziale presso la Provincia di Milano. Per questi lavori è stata creata la partizione Progetti di altri autori.

Sette progetti, infine, tratti dalla busta 'varie' sono totalmente privi di indicazioni che li definiscano con esattezza: dall'esame del generale fondo sono progetti collocabili in larga parte durante il periodo universitario o di poco successivo. Sono comunque stati inventariati nella partizione Progetti senza indicazioni.

La Biblioteca tecnica costituisce una sezione a se stante, suddivisa in due partizioni - Riviste, Volumi - che evidenziano la forte presenza di pubblicistica periodica aggiornata all'interno dello studio di architettura.

L'archivio dell'architetto Mario Terzaghi è quindi articolato nella seguente struttura:

1.1 - Progetti

1.1.1 - Progetti minori

1.2 - Materiali diversi

1.2.1 - Cartografia

1.2.2 - Progetti di altri autori

1.2.3 - Progetti senza indicazioni

1.3 - Biblioteca

1.3.1 - Riviste

1.3.2 - Volumi

In sintesi le partizioni Progetti e Progetti minori comprendono disegni, materiale fotografico, modelli e carteggi; la partizione Cartografia comprende materiale cartografico già pubblicato, in alcuni casi recante annotazioni dell'architetto Terzaghi; le partizioni Progetti di altri autori e Progetti senza indicazioni comprendono esclusivamente disegni o materiale fotografico.

Apparati

L'inventario è dotato di alcune appendici costituite dagli indici e dal regesto delle opere suddivise per tipologie. Sono state indicizzate le seguenti informazioni, quando presenti: le persone fisiche, i luoghi, i fotografi, i committenti e le imprese edili, queste ultime elencate a parte quando non compaiano come committenti.

La voce persone fisiche collega il progetto a collaboratori e corrispondenti.

La voce "luoghi" unisce i progetti alle località in cui sono realizzati oppure per le quali sono stati studiati (vengono solitamente indicati il Comune di appartenenza, la Provincia e lo Stato).

La voce fotografi indica il professionista o lo studio fotografico a cui gli architetti si sono affidati per ritrarre i propri lavori dal cantiere all'opera conclusa.

La voce committenti collega il progetto all'ente o alla persona che lo ha commissionato.

La voce imprese edili, quando non siano esse stesse la committenza, indica la ditta che ha eseguito i lavori di costruzione dell'opera.

Collocazione fisica dei documenti: condizionatura e cartellinatura

L'archivio di Mario Terzaghi è attualmente custodito in un apposito magazzino presso il C.A.S.V.A. nei sotterranei del Castello Sforzesco.

I disegni, afferenti ai diversi progetti organizzati in ordine cronologico, sono di piccolo e grande formato, e caratterizzati da precedenti piegature, spesso di tale entità da non essere eliminate senza compromettere il supporto. Per preservarne l'integrità, quindi, i disegni sono stati archiviati in tubi di cartone di adeguate dimensioni, mentre nei casi più gravi - laddove il materiale è risultato gravemente danneggiato e non condizionabile nella sezione del tubo - si è preferito avvolgerlo in fogli di carta velina e successivamente in carta da pacco.

I progetti a cui i disegni afferiscono sono riconoscibili e riconducibili alle schede dell'inventario grazie ai dati riportati sul coperchio del tubo e all'etichetta di carta incollata sulla sezione dello stesso.

Sul coperchio sono indicati il numero progressivo del tubo (corrispondente al campo collocazione nella scheda unità di Sesamo) e la sigla del progetto (corrispondente al campo segnatura definitiva nella scheda unità di Sesamo). La sigla è anch'essa progressiva in base alla sequenza cronologica dei progetti.

L'etichetta di carta automaticamente elaborata dal software Sesamo 4.1 è incollata sulla sezione del tubo; essa riporta il titolo del progetto, il numero del tubo (corrispondente al campo collocazione nella scheda unità di Sesamo) e la sigla del progetto (corrispondente al campo segnatura definitiva nella scheda unità di Sesamo).

Il materiale fotografico, se non è altrimenti segnalato, è sempre conservato in buste ad anelli numerate progressivamente che, a loro volta, contengono i progetti, corrispondenti alle singole unità archivistica, articolati in fascicoli. Questi sono ordinati entro buste di carta che riportano i seguenti dati: numero di busta e numero di fascicolo (corrispondenti al campo collocazione nella scheda unità di Sesamo) e la sigla del progetto (corrispondente al campo segnatura definitiva nella scheda unità di Sesamo).

Il carteggio conservato è stato raccolto in nuove buste di cartone pesante, numerate progressivamente. Al loro interno ogni progetto, corrispondente ad una specifica unità archivistica, è suddiviso in fascicoli ordinati entro cartellette di cartone leggero. Tale camicia riporta indicati i seguenti dati: numero di busta e numero di fascicolo (corrispondenti al campo collocazione nella scheda unità di Sesamo) e la sigla del progetto (corrispondente al campo segnatura definitiva nella scheda unità di Sesamo).

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Compilatori
Maria Teresa Feraboli, Archivista

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