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Brescia Aree industriali dismesse nella zona sud – occidentale della città.  Aree comprese fra le vie Togni, Tempini, Industriale, Milano e Ugoni. Epoca di costruzione dal 1880 al 1960

 

L’area è compresa tra la stazione ferroviaria, il cimitero e gli assi viari costituiti da via Milano e via F.lli Ugoni. Sono riscontrabili elementi delle prime periferie industriali: vie costeggiate dai muri di cinta degli stabilimenti e percorse da binari di raccordo; accavallarsi di architetture industriali diverse per concezione e materiali impiegati; coesistenza di funzioni produttive e abitative.

Avviatasi in comuni suburbani come S. Bartolomeo e S. Eufemia, l’industrializzazione della città investì, attorno al 1880, la zona occidentale di essa: la disponibilità di forza motrice offerta da alcuni corsi d’acqua (come il canale detto “Fiume Grande”) ma ancor più la vicinanza alla linea ferroviaria orientarono la localizzazione delle prime grandi industrie. Alla Tempini (1887), seguì nei primi anni del secolo il Tubificio Togni, produttore delle condotte forzate che il contemporaneo sviluppo dell’industria idroelettrica stimolava. Giacomo Togni non limitò la sua iniziativa al campo industriale, ma la estese al campo urbanistico, ridisegnando – in accordo con il comune – il tracciato viario della zona. Le industrie che sono poi succedute (ATB, Bisider, Tubi Italia) hanno progressivamente ristretto la loro attività e sono state rilocalizzate. La dismissione interessa 400.000 mq.

Su una parte dell’area la Fondazione Micheletti ha presentato la proposta del Museo dell’Industria e del Lavoro (Musil), che dovrebbe essere terminato nel 2023.


Brescia Conceria da pellami Gavezzoli Fraz. San Bartolomeo, Via del Manestro 51-53. Epoca di costruzione primi anni del ‘900 da ristrutturazione edificio rurale

 

Il complesso sorge sul greto del canale Bova, costituito da due corpi in cui si svolgevano le fasi di lavorazione, e di un terzo corpo attiguo adibito ad abitazione. Al piano terra del corpo di fabbrica principale a tre piani si svolgeva l’operazione di concia negli appositi bottali; al primo piano veniva effettuata la stiratura e l’essiccazione delle pelli, al secondo piano la lucidatura e la lisciatura. Anche un secondo corpo era destinato all’essicazione.

La conceria si trova nel sobborgo di S. Bartolomeo, un tempo comune autonomo, e da un secolo integrato nel comune capoluogo. S. Bartolomeo ha antiche tradizioni industriali: la lavorazione del ferro e del rame, macinazione dei cereali e concia delle pelli, sono state per secoli le attività in cui erano occupati gli abitanti del paese. Le concerie, un tempo presenti nelle zone limitrofe di Concesio e Stocchetta, erano in passato numerose e si mantennero in funzione fino alla prima metà del Novecento. Intorno al 1850 a S. Bartolomeo si concentrava la maggior parte dell’attività conciaria della provincia. A poca distanza dalla Gavezzoli si trovavano altre concerie (in via Arsenale, in via S. Bartolomeo, in via Stretta, in via Triumplina e all’interno del villaggio Prealpino), chiuse nel secondo dopoguerra. Della Gavezzoli è visibile una ruota idraulica che muoveva i bottali.


Brescia Ditta legnami Pasotti poi supermercato Via M. D’Azeglio. Stabilimento destinato alla lavorazione legnami, fino al 1930 circa, poi supermercato 1879

 

Il complesso è caratterizzato dal corpo centrale con tetto a capanna e facciata ripartita da cornicioni e lesene in cotto. A questo corpo si affiancano una vasta tettoia in ferro e altri due corpi a un piano: uno si conclude con la palazzina uffici (alla quale è collegato attraverso un cortile), l’altro è formato da capannoni disposti perpendicolarmente rispetto al corpo centrale.
L’”industria meccanica del legno” Pasotti passò negli ultimi anni del secolo scorso dalla dimensione artigianale a quella della fabbrica all’inizio del Novecento, dotata di un moderno macchinario (seghe circolari, piallatrici, trafilatrici, trance) azionato da un motore idraulico di 20 HP. Un motore elettrico di 4 HP muoveva inoltre sette torni. La produzione, sviluppatasi negli anni seguenti soprattutto nel campo della carpenteria, si sarebbe estesa nel secondo dopoguerra a quelli di esportazione nel settore prefabbricati. Trasferita fuori città all’inizio degli anni Sessanta, la Ditta affittò lo stabile, che per un periodo divenne una sede del Consorzio Agrario. Successivamente, il corpo centrale fu adibito a vendita all’ingrosso di alimentari, e dalla fine degli anni Settanta a supermercato.


Brescia “Fabbrica cannoni”, poi Mulino Campestrini, poi cotonificio Zopfi, poi Hefty , Viale Sant’Eufemia 173  Caionvico. Epoca di costruzione 1807

 

L’opificio si presenta con l’aspetto di un palazzotto signorile. Il corpo principale, a due piani e a pianta rettangolare, è caratterizzato da un ampio portone centrale e da un tetto spiovente con abbaini. Dai due lati del corpo principale si prolungano perpendicolarmente due lunghi porticati che si aprono sull’ampio cortile: i due portici, che terminano con due piccoli edifici con funzioni abitative, sono sostenuti da colonne in cotto.
Il grande opificio viene costruito nel periodo della dominazione napoleonica in Italia, per conto del Ministero della Difesa, per produrre cannoni. A seguito delle vicende di quegli anni, il progetto non andò in porto e l’edificio rimase inutilizzato per decenni.
Nel 1885 Ferdinando Campostrini lo trasforma (senza modificare le strutture essenziali) nel primo mulino a cilindri della provincia di Brescia. Tale tecnologia permetteva una produzione di farine più raffinate, adeguate ai nuovi gusti del tempo.
Il mulino era mosso dall’energia idraulica di un canale derivato dalle acque del Naviglio Grande Bresciano che scorre davanti al complesso. In seguito viene introdotto un motore elettrico complementare al primo. Tra Otto e Novecento il mulino viene diventa della ditta Zopfi (che aveva una fabbrica di mulini a cilindro a Monza), che verrà seguita da altre proprietà (Hefty, Boeniger & C., Soc anonima Molini di S. Eufemia, Soc. Rigo Scalvi Ziliani) fino agli anni Quaranta. In seguito è subentrata un’azienda meccanica.


Brescia Fabbrica del ghiaccio, poi giardino pubblico, Via Spalto San Marco. Epoca di costruzione 1898

 

Complesso demolito.
L’ex Fabbrica del Ghiaccio sorgeva su un’area attigua a quella dell’ex macello comunale, tra via Spalto S, Marco e il torrente Garza. Fu collegata da un porticato al mattatoio quando questo, nel 1902, venne ampliato. Diversamente dagli edifici del macello, caratterizzato da un’architettura puramente funzionale, quelli dell’ex area Fabbrica presentavano fasce in cotto e cornici con capitelli in pietra attorno alle finestre. Il complesso produceva 10.000 quintali di ghiaccio all’anno.
Le celle frigorifere erano in parte a disposizione del mattatoio, e in parte per la conservazione del ghiaccio che, fino ai primi anni Cinquanta veniva distribuito in città da venditori ambulanti dotati di carretti zincati.
Gestita inizialmente dal Comune, la Fabbrica viene Affidata nel 1908 all’Azienda dei Servizi Municipalizzati. Il complesso è stato demolito alla fine degli anni Ottanta.


Salò Officina del Gas, Via Pietro da Salò, 168. Officina del Gas, poi deposito. Epoca di costruzione 1907

 

Il complesso è formato da tre corpi principali: una palazzina con uffici al piano terreno e abitazione del direttore al primo piano (A); due corpi componenti la vera officina del gas (B e C) e il gasometro (D).
I corpi dell’officina hanno tetto a capanna con aperture di sfiato che li percorrono in tutta la loro lunghezza lungo la linea di colmo; sul retro del corpo principale una ciminiera in mattoni. Tutte le aperture sono contornate da larghe cornici in cotto. Al gasometro, coperto da lastre metalliche chiodate, è accostata una scala a chiocciola.
La costruzione dell’officina, ad opera della Società Anonima per l’industria del gas di Augusta (Baviera) che dal 1858 al 1894 aveva gestito analogo servizio a Brescia, s’inserisce in un contesto economico e sociale caratterizzato dallo sviluppo e dal rinnovamento dei principali centri gardesani: il decollo turistico, legato in gran parte all’afflusso di stranieri, tedeschi in particolare, imponeva alle cittadine della Riviera nuove iniziative che garantissero i servizi essenziali. Il gas prodotto a Salò avrebbe illuminato e riscaldato anche le ville e gli alberghi di Gardone Riviera e sarebbe stato distribuito fino a Maderno e Toscolano.
L’impianto è stato in funzione ancora per parecchi anni nel secondo dopoguerra.

Ultimo aggiornamento: 14 maggio 2021 [cm]