I Cappella – Annunciazione

I Cappella

I Cappella
Al percorso devozionale del Santuario della Beata Vergine del Soccorso si accede dal ponte sul torrente Perlana, attraverso una gradinata.
Un tempo il luogo era caratterizzato da mulini e frantoi, come riporta una guida del lago di Como del 1877, mentre oggi è circondato da abitazioni. Questa significativa trasformazione, tuttavia, non ha alterato completamente la scenografica sequenza delle cappelle del Sacro Monte.
Salendo si apprezza il volume ottagonale della cappella della Annunciazione, dedicata al primo mistero gaudioso del Rosario, e probabilmente una delle prime cappelle realizzate entro la metà del Seicento.

La cappella è preceduta da un portico, aggiunto in epoca successiva, sotto il quale vi è una finta grotta con la statua di S. Giuseppe col Bambino.

Illuminato dalle due piccole finestre e da un’ulteriore apertura posta nella parte superiore della parete destra, il volume architettonico misura solamente sei metri per sei, ed ospita le sculture in terracotta a grandezza naturale della Vergine e dell’arcangelo Gabriele.

La scena rappresentata nella cappella può essere osservata da due finestre quadrate con cornice in pietra e inferriata oppure da due fori circolari ricavati nelle ante della porta d’ingresso.

L’edificio fu finanziato dal canonico Giovanni Battista Salici di Campo ma non è nota la data precisa di edificazione. L’unica informazione di carattere documentario riguarda un conto relativo alle spese di legna per la cottura delle statue, disposte all’interno, eseguita in data imprecisata fra il 1641 e il 1662.

L’edificio è stato oggetto di un accurato restauro nel 2002 seguito da una significativa pubblicazione.

L’Annunciazione
La postura e la gestualità delle figure esprime un fitto dialogo, che sintetizza l’annuncio da parte dell’angelo Gabriele a Maria. La narrazione dell’episodio è stata scenograficamente trattata come un evento intimo e privato, quasi l’episodio riguardasse unicamente i due personaggi che si muovono all’interno delle mura domestiche della casa di Maria.

Vestita con un semplice abito dai colori desunti dalla tradizione mariana, la Madonna appare assorta in preghiera e genuflessa dietro un inginocchiatoio. L’arcangelo Gabriele nell’atto di avanzare verso la Vergine, indica con la mano destra il cielo, a simboleggiare che egli è il messaggero di Dio.
La stanza presenta un semplice ma efficace apparato decorativo e sulle pareti l’artista dipinge gli arredi tipici di un’abitazione lombarda del Seicento: una credenza che mostra, ad esempio, otto piatti, sei ciotole, tre paioli e alcuni mestoli e cucchiai. Anche l’umanità di Maria trova riscontro nella semplicità didascalica di questi oggetti di vita semplice: il pittore raffigura una sedia impagliata con sopra una cesta con un cuscino ricamato al tombolo, una delle lavorazioni artigianali tipiche del territorio. Sotto la sedia un gatto assiste alla scena senza scomporsi.
In questo modo chi osserva la scena diviene parte integrante della narrazione, trovandovi corrispondenza tra ciò che osserva all’interno della cappella di Ossuccio e la propria quotidianità.

Nella parete di fondo Dio Padre e lo Spirito Santo appaiono tra le nuvole in un tripudio di angeli, proponendo una originale trattazione della Trinità.
Alcuni elementi stilistici uniti alla presenza al Sacro Monte di Ossuccio della famiglia ticinese dei Silva, hanno indotto la critica a ritenere ascrivibili alla bottega di Francesco entrambe le statue che sarebbero dunque state realizzate nella prima fase edificatoria del complesso, entro gli anni trenta del Seicento.
Un’altra ipotesi attributiva è stata avanzata, sulla base di confronti stilistici, sul coinvolgimento di Cristoforo Prestinari, abile scultore attivo in differenti Sacri Monti lombardo-piemontesi, come quelli di Varese e di Orta, che però morì nel 1623. Gli affreschi che riproducono l’interno della stanza di Maria, invece, sono stati recentemente attribuiti a Salvatore Pozzi, artista seicentesco formatosi a Milano e attivo anche presso il Santuario di Ossuccio. Riferimenti stilistici, dunque, si possono avanzare con le decorazioni pittoriche che egli eseguì in Piemonte e in Svizzera.

430-00016_04 430-00016_01

Ultimo aggiornamento: 13 gennaio 2016 [cm]