IX Cappella – Salita di Cristo al Calvario

IX Cappella

Proseguendo lungo un tratto rettilineo di viale inserito fra terrazzamenti coltivati ad ulivo si raggiunge la nona cappella. L’edificio, dall’impianto semplice e regolare, ha un pianta ottagonale allungata ed è preceduto da un pronao su pilastri. Il prospetto principale è scandito da due lesene e presenta al centro una finestra tripartita con cornice in serizzo, sotto la finestra vi è una piccola apertura quadrangolare da cui si può accedere all’interno.
La cappella fu edificata tra il 1663 e il 1665. I lavori per la sua realizzazione furono pagati da Andrea Cetti di Lenno, uno dei più celebri zecchieri dell’imperatore Leopoldo di Germania. La cappella, dunque, testimonia l’importanza e la portata dell’immigrazione lombarda seicentesca e i forti legami che gli immigrati mantenevano con i luoghi di provenienza.

Andrea Cetti, infatti, fece edificare al Sacro Monte di Ossuccio ben tre cappelle, e di lui permangono ancora oggi numerose testimonianze archivistiche e artistiche. A lui, ad esempio, è dedicato il ritratto seicentesco che lo raffigura a mezzo busto, conservato all’interno del Santuario, probabile segno evidente della riconoscenza dei frati nei suoi confronti. A lui, comunque, fu riconosciuto il permesso di inserire sopra l’ingresso della cappella il proprio stemma nobiliare, caratterizzato da un cimiero piumato nella parte sommitale, un’aquila nella parte superiore dello scudo e un leone rampante con un’accetta nel registro inferiore.

Lo stemma in pietra fu scolpito, come gli altri due elementi araldici di Andrea Cetti, da Giovanni Battista Bianchi, che nel 1665 dichiarò di aver ricevuto per il lavoro 154 lire e 15 soldi.

La salita di Cristo al Calvario
Dalle grate della finestra tripartita in facciata si possono osservare diciannove personaggi, più due cavalli e un cane, eseguiti dalla bottega di Agostino Silva, e raffiguranti la salita di Cristo al Calvario.
Al centro è posto Gesù, in ginocchio, incoronato di spine, sofferente sotto il peso della croce. Vestito di rosso appoggia una mano su un sasso e con l’altra si aggrappa alla croce. Alle sue spalle un soldato lo percuote con un’alabarda per farlo rialzare, mentre un altro con un gozzo tira con entrambe le mani le corde che lo legano.

Al gruppo centrale appartiene anche la Veronica inginocchiata che stringe tra le mani il telo con cui ha asciugato il volto di Cristo. Dietro di lei si vedono le tre pie donne straziate dal dolore e il giovane Giovanni. Sulla parete di fondo si stagliano due personaggi a cavallo, elegantemente vestiti. Un ulteriore gruppo scultoreo è costituito dai due ladroni condannati a morte con Gesù, legati con le mani dietro la schiena e sospinti da un aguzzino che li minaccia con alcune verghe cosparse di spine.

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Li segue un giovane con un cane dall’aspetto feroce al guinzaglio. La scena si conclude con un soldato che fa l’elemosina ad un mendicante. A destra vi sono diverse figure: una donna con un bambino, un soldato e due uomini a cavallo, il primo indossa un’armatura e il secondo è invece abbigliato con vesti orientali. Interessante notare che le statue dei cavalli sono in buona parte cave e non sono state completate sul lato nascosto alla vista. La folla che si muove all’interno della cappella è ben indagata dallo scultore, che ne enfatizza gli stati d’animo esasperandone la mimica. I personaggi ritratti sulle pareti si mescolano a quelli plasmati nella terracotta, aumentandone in modo illusionistico il numero, mentre sulla volta sono dipinti angeli che assistono al supplizio.

Per realizzare le decorazioni e le sculture interne alla cappella fu chiamato, ancora una volta, Agostino Silva, che il primo agosto 1665 ricevette un acconto per “diverse fatiche” eseguite nel cantiere di Ossuccio. Le affinità stilistiche degli affreschi di questa cappella con gli altri presenti nel Sacro Monte e le datazioni certe riguardanti la sua architettura e le sculture ivi conservate, suggeriscono che ad operare con la tecnica dell’affresco sia stato nella nona cappella Carlo Gaffuri, che quindi vi avrebbe operato intorno alla seconda metà degli anni sessanta del XVII secolo.
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Ultimo aggiornamento: 28 giugno 2017 [cm]