Archivio del Comune di Bormio, Quaterni inquisitionum sorte primaverile 1580 22 25 aprile 1580

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Oggetto
Accenno all'astrologo di Oga nell'ambito della querela di Vasino Cusini contro Giacomo Cavrini
Procedimento giudiziario
Vasino Cusini di Livigno contro Giacomo Cavrini, per diffamazione [per averlo ingiustamente accusato di furto] (22 - 25 aprile 1580)

Vasino Cusini di Livigno querela Giacomo Cavrini che lo accusa di avergli rubato varie cose in un suo maggengo in val Federia. Giacomo minaccia di consultare l'astrologo, il beneficiale di Oga, del quale si ignora il nome, che per poco non incontrò a Pedenosso dopo che aveva esorcizzato una fanciulla spiritata. La credenza popolare ritiene che chi è capace di benedire è capace anche di maledire. Da qui il senso di rispetto e di timore al tempo stesso nei confronti dei sacerdoti. Ad alcuni in particolare è attribuito il potere di "leggere addosso", ossia di intuire il responsabile del maleficio o del danno e di esorcizzare. Anche all'arciprete Pietro Stoppani di Mazzo sarà riconosciuta la stessa abilità. Giacomo dichiarerà al Tribunale di sospettare Vasino per aver seguito le orme e tracce di farina sul terreno.

Die veneris 22 mensis aprilis.

Coram magnifico et prudente domino pretore et domino Joanni Tells (1) offitiale etc. Vaxinus filius quondam Simonis Dominici del Cusino de Livigno de Burmio dedit securitatem manutenendi pacem etc. et solvendi si erraverit secundum Statutum etc. contra Jacobum filium Vitalis Caurini (2) de Livigno suprascripto. Fideiussor pro eo fuit Laurentius filius quondam Pedroti Viviani de Livigno suprascripto obligando etc.

Eo die.

Coram ut supra suprascriptus Vaxinus querelavit qualiter che mercordì proximo passato a octo giorni, ritrovandosi una matina a bon hora in Federia per voler tuor certo feno da Francesco de Pedrot de Viviano, viste (3) passar fuori Jacom de Vidal suprascripto con una spada, et lui disse: Dove voleti andar? Et esso Jacom disse che gli era statto robato robba per scudi duoi. Voglio andar a strologo (4) fuori al prete de Oga, (5) che me saperà dire. Et così andò via. Et il giorno sequente venne Nicolò fratello dil suprascripto Jacom circa hora di terza (6) et ciamò Vaxino che dovesse um pocho (a) venir giù in la strada et esso Vaxino, non havendo sua mogliere a casa, perché era andata a visitar una sua sorella che era amalata, disse: Non posso venire. Però, facendoge tanta instantia che venisse sino giù in la strada, andò con esso Nicolò et, come furno (7) giù in la strada, ritrovarno il suprascripto Jacom quali li aspettava, et esso Vaxino disse: Sei ben venuto da Bormo. Come è passato la tua facenda? Sei ritornato presto. Et esso Jacom gli rispose: Non sono rivato a Bormio. Ho ritrovato il prete di Oga a Pedenosso che medicava una putta, qual debbe essere inspiritata, et disse la mia robba, (8) e intré casa dal ponte in dentro. Se sapesse che fusse mio socero, voria tacere per honor mio. Lui non lo meritaria, ma voglio far per honor mio. Voria che venisti con mi in pe, stagando (9) a sentir leger questo scritto. Et esso Vaxino disse: Non sai dire quello che dice esso scritto? Et detto Jacom disse: Questo scritto mette che tu over tua brigata hano fatto quello furto. Et alhora esso Vaxino andò in colera et disse: Guarda ben quello che dici! Et disse: Andiamo. Et così andorno. Et come passavano giù dil Castello, (10) esso Jacom disse: Gudezo (11) Vaxino, voglio che si acordiamo un pocho, voglio perder mi et um pocho ancora voi. Et esso Vaxino gli disse: O Jacom, questo acordo non voglio che lo facia altri che la Ragion. (12) Et andando così, esso Vaxino passà dinanzi et li aspettò giù a Vasatio (13) et, pensando che venisse a far leger esso scritto, viste che passò via di l'aqua (14) de Federia et andò a far il fatto suo. Et esso Vaxino così vedendo, andò per voler ritrovar Gotardo di Gabriel, antiano de homeni, (15) per volerge dar la lamenta, et non lo ritrovò a casa, ma intese che era passato suso per il piano con Francesco di Baptista, et così gli corse drio (16) et lo gionse su apresso alla casa de Nicolò de Franceschino et gli disse la sua lamenta. Et alhora esso Gotardo disse: Ho termine 30 giorni di portar a Bormio. Potrite ben dar la sigurtà, ma ho poi esso termino. Et detto Vaxino disse: Ma non voglio questo mi, perché sono cose che inportano su in l'honor. Non voglio che l'honor mio resta così. Voglio andar fuori mi a Bormio, non voglio spettar tanto. Et alhora detto Gotardo disse: Per voler andar fuori voi, potrete portar fuori voi. (17) Et così esso è poi venuto. Supplica che siano interogati li infrascritti di quanto sanno d'esso fatto successo etc.: primo Nicolò, fratello dil suprascritto Jacom, Christoforo di Vasatio, Pedrot de Vasatio, Vasatio Rampo, Simona de Flocet moglier de Vaxino Rubrio, Gasper de Marta, Maria Grisa et Margarita sua figliola.

Die lune 25 mensis aprilis.

Coram dominis officialibus citatus comparuit Jacobus, filius Vitalis del Caurino de Livigno, qui prius dedit securitatem manutenendi pacem etc. et solvendi si erraverit contra Vaxinum, filium quondam Simonis del Cusino de Livigno, fideiussor pro eo fuit Joannes quondam Vitallis Colloii de Oga obligando etc.

Interrogatus suprascriptus Jacobus a presentis officialibus super querella contra eum data per suprascriptum Vaxinum. Qui dixit et deposuit che mercordì passato già otto giorni, di matina ritrovò il suo uscio de una canipella (18) over staletta in Federia rotto cioè la seratura et aperto l'uscio, et ritrovandosi manchare circa uno peso et mezzo di farina, 9 pani di segalla de soldi due l'uno vel circa, et circa libre 4 over 5 di buter, (19) una pezza di carne salata veggia, duoi tochei de altra carne salata, tutto carne de vacca et strope (20) due de luganege, et così, per volerne venir in ciarezza, si determinò di voler venir fuori a strologo. Hamen. (21) Intesi che il prete de Oga ne faceva professione, et così venne persino sopra il tabiato de Jacom de Malgerta, dove si dice il Zembro, et ritrovò Giovanni dil Zoppo, Giovanni de Urbano et uno altro. Et gli contai lì um pocho dil fatto, et loro gli dissero ch'il prete era andato via, et gli dissero che ritornasse a casa, et lui ritornò. Et il giorno sequente andette drio le pazze (22) et ritrovò le pazze da casa sua sino alla casa di esso Vaxino, et ritrovò um pocho di farina sotto alla nassa (23) di esso Vaxino in una palude et um pocho di farina sopra la casa dil Castelano, suo socero sopra la neve. Et la giobba (24) sequente, ritrovato esso Vaxino, et gli disse: Gudazo Vaxino, mi mancha certa robba et ho ritrovato il mio uscio aperto et la seratura rotta. Havaria (25) a piacere, (b) se ne sapesti qualche noticia, che me lo dicesti. Però non habiate a male, (26) che per questo non dico a voi! (c) Et esso Vaxino saltò in colera. Et alhora detto Jacom disse: Non andate in colera, perché non mi inimico voi, se ben vi dimando se ne sapite qualche cosa. Dimando come bon amico et vicino. Et così poi si partirno. Et [ho] inteso che esso Vaxino era venuto a Bormio et poi se intromisse Viviano locotenente (27) et, volendo ch'esso Jacobo redicesse et maxime che non havesse visto esse paze, et esso Jacom non volse. Li quali paze et farina sparse et fatte Jacobino figliolo de Vaxino de Rampo le ha viste persino alla casa di esso Vaxino, come da lui si potrà informarsi, et sono ancora viste per Vasatio et suo figliolo da casa loro persino alla casa dil suprascritto Jacom.

(a) Più volte in questo processo compare nell'originale il sintagma avverbiale un poc(h)o tanto in forma sciolta quanto in forma lessicalizzata umpoc(h)o. Si è preferito dividere il nesso, mantenendo tuttavia la pronuncia indicata um.

(b) Nell'originale tutto come termine unico apiacere, locuzione avverbiale parallela a quella che segue poco sotto amale.

(c) Nell'originale: amale.

(1) Se la lettura è esatta, il cognome richiama il toponimo semoghino Téls.

(2) In origine soprannome, che vale "capretto", forb. c(h)iaurìn, dimin. di c(h)iàura "capra", Santa Maria Maddalena càura, borm. càbra (Longa 96).

(3) Perfetto forte in -s-, allotropo di vidi. Verso la fine: non volse "non volle". Per altri esempi antichi cf. Rini 22; Rohlfs 2, 309-10 e 315-6.

(4) Ricalca la locuzione dial. ir a sc'tròlich "recarsi da qualcuno capace di riconoscere il colpevole di un sortilegio o di un delitto". Qui strologo conserva il proprio significato positivo di "conoscitore degli astri", e quindi anche "indagatore del destino, dell'occulto" (cf. SB024, nota). Anche all'arciprete Pietro Stoppani di Mazzo è riconosciuta la stessa abilità (cf. SB038). Più tardi si ricorrerà allo stroligo di Camoasco.

(5) Non si è ritrovato, finora, alcun documento con il nome del beneficiale di Oga in quell'anno.

(6) "Verso le nove del mattino".

(7) La terza persona pl. sincopata in -rno del perfetto è segnalata più volte in questo documento. Si veda in avanti: ritrovarno, andorno, si partirno (Rini 22; Rohlfs 2, 309 e 315).

(8) "Gli ho esposto il mio problema".

(9) Antica forma di gerundio, allotropo di stando (Rini 23; Rohlfs 2, 365).

(10) Località di Livigno allo sbocco della val Federia.

(11) Dial. gudàz, gudèz "padrino" (Longa 85), valt., com. gudàz "padrino, santolo" (Monti 110), dall'alto ted. ant. goto "padrino", segmento di un composto chi inizialmente valeva "padre in Dio" (REW 3826).

(12) Si tratta del Tribunale di Bormio. È da ricordare che Livigno aveva un proprio Tribunale che, per privilegio concesso dal duca di Milano il 26 gennaio 1480, era autorizzato a giudicare, originariamente, fino all'ammontare di tre lire imperiali.

(13) Nome di località non ancora cristallizzata in toponimo. Deriva dal nome del principale personaggio che abita il sito, come si deduce dalle ultime battute del documento: sono ancora viste per Vasatio et suo figliolo da casa loro. Il personale Vasatio, in dialetto Vasèc', rappresenta il peggiorativo di Vas "Gervaso".

(14) L'appellativo aqua vale anche, con accezione più specifica, "rigagnolo, torrente, fiume". Lo Sc'pöl, il torrente che percorre la valle di Livigno in tutta la sua lunghezza, è ancora chiamato popolarmente l'Aqua grànda (Longa 315; IT 6, 14).

(15) Ogni vicinia aveva due "anziani d'uomini", i quali erano i referenti delle magistrature di Bormio. Venivano eletti ogni anno dall'assemblea di tutti gli uomini della contrada e il loro incarico era quindi annuale. Cf. cap. 96 degli Statuti civili.

(16) In dial. dré "dietro" (Longa 55-6). Si può ancora sentire, scherzosamente, drio, ma in questa forma l'avverbio è inteso come un venetismo.

(17) "Se volete andare a Bormio, potreste portare voi stesso la questione davanti alla giustizia".

(18) Dial. forb. cané(e)l "baitello in montagna, talvolta isolato, rinfrescato dall'acqua corrente, dove si tiene il latte", nell'Inventario del 1553 canipello uno a lacte, canipello uno a kaseo (Longa 100 e 293; Longa, Usi 46). Si tratta della formazione diminutiva di cànua, cànoa "cantina" (Longa 101).

(19) Dial. butér "burro", forb. anche anche bedùl dal gr.-lat. butyrum "burro" (REW 1429; Longa 43; LEI 8, 467). A Como nel 1216: buturi, formagii et mascarparum (cit. in Monti 3, v. alp).

(20) Dial. sc'tròpa "fila, serie, cordone" dal gr.-lat. stroppus "legame" (REW 8321).

(21) Dial. àmen come formula conclusiva, con sfumatura di irrimediabilità.

(22) Dial. pècia "orma", gros. pèscia "orma di piede o di zampa sul terreno" dal lat. tardo *pecida per pedica "orma del piede" (REW 6348: DEG 622).

(23) Liv. nàsa "fienile senza la stalla sotto; fienile isolato in mezzo alla campagna" (Rini 48; Longa, Usi 42).

(24) Borm. ant. (s)giöbia "giovedì", gros. giöbia (Longa 81; DEG 415-6) dal lat. tardo *iovia (dies) "giorno dedicato a Giove, giovedì" (REW 4591 e 4594; cf. anche SB072).

(25) Formazione parallela a un antico condizionale sopravvissuto nelle valli fino al secolo scorso, ancora conosciuto dagli anziani, ma non più usato, mi arài, liv. aròi (Longa 343; Rini 21). Attualmente arési "avrei".

(26) "Per il fatto di chiedervi notizie, non intendo accusare voi del furto".

(27) Luogotenente del podestà, che presiedeva il Tribunale di Livigno.