Archivio del Comune di Bormio, Quaterni inquisitionum sorte invernale 1611-12 30 31 dicembre 1611; 9 febbraio 15 marzo 13 maggio 1612

Persone
Pellegrina di Uzza
Procedimento giudiziario
Maddalena Glaza di Uzza contro Pellegrina di Uzza e suo figlio Domenico, per minacce e aggressione (30 dicembre 1611 - 13 maggio 1612)

Querela di Maddalena Glaza di Uzza contro certa Pellegrina e suo figlio Domenico che l'ha percossa e minacciata. Replica Domenico che Maddalena ha ingiuriato sua madre dicendole "strega" e altro, insinuando inoltre che Pietro Nesa l'ha salvata dalla forca, non Ŕ chiaro per quale reato, e che l'ha protetta quando partoriva figli fuori dal matrimonio. Domenico aggiunge di aver asserito nel corso della lite che Maddalena commetteva adulterio e si beffava del marito.

1611. Die lune 30 decembris.

Coram ut ante comparuit Magdalena, filia Joannis Glaze (1) et uxor Petri del Borma de Uza, (2) tota polluta sanguine super faciem, et querelando notificavit qualiter: Contrastando et garbogliando (3) mi con Pelegrina de Uza, essa Pelegrina mi disse che io era una vacca vituperosa et altre parole et io, in diffensione dell'honor mio, dissi che mentiva per la gola come una trista et una betezera. (4) Tutt'a un tempo mi fu adosso Domenigo suo figliolo con li pugni, et m'ha trattata nel modo che le Vostre Signorie ponno vedere. Anci di pi¨, cacci˛ mano ad un cortello (5) et fece furia grandissima di darmi, dicendo che voleva scanarme, ma fu trattenuto da essa Pelegrina, da mio marito Pedro et da Jacom de Colet de Lisabet, affermando et cignando (6) col cortello, che voleva che io morissi alle sue mani, onde fu di necessitÓ retirarme per la gran furia che faceva. Et quando disse che era una vacca sfazada fu presente Col˛ de Canareglia. (7)

Qua Magdalena dedit securitatem manutenendi pacem etc. secundum Statutum, ac manutenendi dictam querelam per eam datam contra dictam Pelegrinam et Dominicum eius filium.

Fideiussor pro ea fuit Antonius del menestrale (8) de Uza, obligando omnia sua bona etc.

1611. Die martis ultimo decembris.

Coram ut ante cittatus comparuit Dominicus filius antescripte Peligrine, qui in oppositione antescripte querele contra eum date, deposuit et dixit: ╚ vero che, contrastando la mia madre con la soprascritta Madalena, essa disse che mia madre era una stria, una ladra, che noi paghiamo quel fitto a quelli de Pedro Nesa, (9) perchÚ esso Pedro ci haveva scossi gi¨ dalle forche, affermando et replicando che questo lo haveva inteso dire da Salvatore figliolo dil soprascritto Pedro Nesa; soggiongendo ancora che esso Pedro Nesa teneva placÓ (10) mia madre sotto la cappa, quando lei faceva li bastardi. Onde io, sentendo queste cose, dissi che mentiva per la gola et che non parlava quello che deve parlare una donna da bene. Anci dissi che lei parlava da una puttana, che haveva fatto li corni a suo marito. Et questo l'ho ditto perchÚ pi¨ e pi¨ volte ho visto et sentito essa Madalena, qual contrastando con suo marito et mettendo duoi diti sopra il capo, cosý V, (11) diceva: Guarda, Pedro, se tu sei homo da bene! Et questo disse pi¨ et pi¨ volte. Finalmente essa Madalena disse: Ho ditto da spasso. (12) Et io sogionsi, dissi che ancor io haveva ditto da spasso. Et a questo furno presenti li soprascritti et Col˛ de Canareglia.

Interrogatus etc.

R. etc., ╚ vero che li volsi dar uno schiaffo, ma non mi fu permesso, nÚ tampoco gl'ho datto fastidio alcuno etc.

Fideiussor fuit ser Joannes Petrus Raymondus, obligando etc. de parendo juri et judicato solvendo si erraverit etc.

1612. Die dominico 9 mensis februarii.

Coram ut ante cittatus comparuit Jacobus Coleti de Lisabet, testis nominatus in antedicta rixa, et interrogatus etc.

R. Non so altro, se non che una volta, essendo in strada, sentii cridar dentro in casa di mia sosera Pelegrina, et sentii la detta Madalena che ingiuriava essa mia sosera dicendo che era una trista, una forfante, una ladra et una puttana, che pagava quelle lire 100 et 200 a Pedro Nesa perchÚ l'haveva scossa dalla forcha, et che esso Pedro Nesa teneva coperta essa Pelegrina sotto la cappa, intanto che la faceva li bastardi. Et sentii mio cugnato Domenigo che disse che la mentiva per la gola. Et poi venne in strada per chiamar testimonii, et disse se la voleva mantener quel che l'haveva ditto. Essa Madalena rispose che non, [che] lei non haveva ditto niente, et che se ne mentiva per la gola. Et allhora altro non seguý. Un'altra volta poi, ritornando essa Madalena a cridare con mia sosera, la ingiuriava. M'imbatei che Domenigo, mio cognato, volse darli de pugni, ma mi et altri riparassimo, (13) et pu˛ esser che nel ripararsi essa Madalena desse del capo in un armario (14) che era ivi. Et ci˛ Ŕ quanto io so.

Et obtulit se jurare, tamen non juravit.

Ad generalia interrogatus, respodit: Io ho una sorella dil detto Domenigo per moglie. (15)

1612. Die dominico 15 mensis martii.

Coram ut ante citatus comparuit Nicolaus de Canareglia uti testis in dicta causa datus, et interrogatus super premissis.

R. Non so altro, se non che un giorno, essendo in casa mia, venne Pelegrina suprascritta et mi chiam˛ con frezza (16) ch'io dovessi andar a casa sua, che erano in gran rumore. Et cosý andai, et viddi che la figliola del Glaza, ditta Madalena, contrastava con la detta Pelegrina, et essa Pelegrina diceva che essa Madalena li haveva datto della ladra et che Pedro Nesa li haveva liberati della forcha et che era una puttana, ma non ho sentito essa Madalena dir cosa alcuna. Vero Ŕ che il figliolo di essa Pelegrina li volse dare, ma io non lo lassai, nÚ li dette fastidio per allhora. Che essa Madalena fosse insanguinata sopra la faccia non lo so, nÚ mi ricordo, nÚ tampoco li feci mentione, (17) perchÚ eravamo in un loco scuro.

Et questo Ŕ quanto io so etc. Et juravit etc.

Ad generalia, recte etc.

1612. die 13 maii, facta est condemnatio etc. (18)

(1) Soprannome. In dialetto liv. la glŔcia "il ghiaccio" (Longa 81), com. giÓza (Monti 98), it. ant. la ghiaccia.

(2) Uza contrada all'inizio della Valfurva, negli Statuti boschivi Uza (Longa 302), dal lat. *acutia per la conformazione a punta della terra sulla quale sorge, tra i due corsi d'acqua (Bracchi, BSSV 49, 65-6).

(3) Voce dialettale antica, uscita dall'uso in questa accezione. Borm. garb¨i "viluppo, garbuglio", piatt., forb. garb¨gl, sem. garbˇgl, cep. garb÷gl (Longa 78), ant. garboglia "lite", garbigliÓs, garbogliÓs "litigare" (Monti 93; Rini 34-5), com. garb˘i "faccenda imbrogliata e pericolosa", garb¨i "garbuglio, confusione, turbolenza", da una base onomatopeica *brb-, dissimilata in *grb- (LEI 7, 280).

(4) Borm. beteciÓr "parlare a vanvera, chiacchierare senza fine", anche "balbettare, parlare in modo incomprensibile", forse da un lat. tardo *balbeticulare "balbettare" (REW 898; cf. anche SB057), ma le voci com. batagiÓ "chiacchierare ad alta voce", batÓgia "chiacchierona" sembrano accostarsi per la fonetica e per il significato a batÓc' "battaglio" e "chiacchierone" (Monti 16). Piatt. betŔcera "chiacchierona", anno 1657: li sentii a gridare et osservai che esso Nicol˛ disse ad essa Anna della betezeira, nÚ altro sentii… io sentii che li disse della betezeira et l'haveva fatta mentire… sarÓ che io li dissi della betezeira; disse: Tasi, tasi, bettezera, nÚ ho sentito altro (Rini 27).

(5) Dial. curtŔl "coltello" (Longa 121), com. cortŔl (Monti 57).

(6) Dial. cignÓr "far cenno, accennare, ammiccare con l'occhio" (Longa 47), dal lat. *cinnus "cenno" (REW 1933 e REWS 1933). Gros. sign "ammiccamento che costituiva il primo approccio amoroso" (DEG 806), tart. a cinch "di sbieco".

(7) Lo stesso personaggio, protagonista di un processo precedente (cf. SB053).

(8) Rimane incerto se si tratta di funzione pubblica esercitata nella comunitÓ ancora in questo momento, oppure di un soprannome cristallizzato, dal momento che il titolo restava come memoria della carica anche a chi aveva professato la funzione nel passato. L'appellativo di menestral era normalmente assegnato al luogotenente del podestÓ di Livigno oppure al corrispondente del podestÓ in Val Monastero. In questo caso Ŕ riferito all'anziano d'uomini della vicinanza (cf. anche SB051).

(9) Ipocoristico di Agnese, matronimico che sta alla base del cognome Nesina, Nesini (cf. SB018).

(10) Borm. placÓ "coperto, nascosto". Il participio non concorda col femminile al quale Ŕ riferito. Dial. al tegnýa placÓ(da) la mia mÓma (cf. SB051).

(11) CioŔ in forma di corna.

(12) Dial. dir de sc'pas "dire per scherzo, non seriamente", qui "senza intenzioni cattive".

(13) Dial. reparÓr, piatt. riparÓr in senso di "impedire" (Longa 211; cf. anche SB049 e SB062).

(14) Borm. armÓri, liv. ermÓri, forb., cep. armÓria "armadio" (Longa 22), in origine "ripostiglio di armi" (REW 652).

(15) Non era obbligatorio giurare contro un imputato che fosse legato da parentela.

(16) "Con urgenza, in gran fretta" (cf. SB051).

(17) In questo contesto specifico far menziˇn vale "fare attenzione, fare caso".

(18) Non Ŕ conservato il verbale di consiglio della sorte invernale 1611-12 con la sentenza.