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Introduzione (*)

(*) Introduzione comune a Le carte del monastero di S. Chiara Vecchia di Lodi (1149-1199).

L’archivio dell’antico monastero francescano femminile di S. Chiara Nuova, fondato verso il 1260, è stato inglobato in quello del più recente monastero detto di S. Chiara Vecchia, di fondazione quattrocentesca [1].

Di questo archivio conosciamo le vicende a partire dal XVI secolo: le carte oggi conservate in ASMi nel Fondo di Religione rispecchiano l’ordinamento di Giovanni Spino del 1768-69 (dodici pezzi del XII secolo: undici dal 1102 al 1198 e uno senza data), salvo la presenza di una pergamena dell’ospedale di S. Biagio in un fascicolo dell’Archivio Diplomatico – Pergamene erroneamente intitolato a S. Chiara. Inoltre, sono da attribuire a questo archivio altre sei pergamene, di cui cinque attualmente conservate presso l’archivio della Mensa vescovile e una perduta, citate nel repertorio di S. Chiara di fine XVI secolo, come vedremo.

I repertori superstiti registrano la situazione nel 1583, nel 1682, nel 1768-69: disponiamo infine del Catalogo di Cossa e Ferrario di metà Ottocento. A ciascuna di queste date corrisponde un differente assetto archivistico.

Il più antico è attestato dal Registro di tutte l’escriture et instrumenti et altre quale si ritrovano nel monasterio di Santa Clara Vechia di Lodi quali si ritrovano signati sotto di alfabeti et numeri come da basso si discrive et quale tutte scriture si ritrovano esere messe nelli carneri conforme alli boletini sopra essi posti come si contiene in esso registro [2].

Esso non segue né l’ordine tematico né quello cronologico, e rispecchia quindi molto probabilmente un ordinamento per consistenza. Cartaceo, composto di 45 carte non numerate, si deve ad una mano principale, che non supera i documenti dell’anno 1583, e ad un’altra che prosegue aggiungendo regesti che arrivano al 1603.

Il repertorio del XVI secolo non riguarda le pergamene di S. Chiara Nuova: esso si riferisce al solo archivio di S. Chiara Vecchia, considerato separatamente da quello del primo monastero, che pure vi era stato accorpato da tempo. Il criterio antico fu, evidentemente, quello di non fondere gli archivi: né si può escludere che lo stesso autore del repertorio di cui disponiamo per le carte del monastero nuovo ne avesse redatto uno anche per quelle del vecchio, poi perduto.

Quello oggi conservato registra la presenza di sei pezzi del XII secolo (dal 1148 al 1199) non più presenti nel fondo di provenienza, di cui uno effettivamente perduto e gli altri cinque versati nell’archivio della Mensa vescovile: si tratta di documenti relativi a beni del vescovo a Cavenago. Essi devono essere inizialmente confluiti in questo archivio monastico a seguito di acquisti, lasciti o donazioni successivi (il primo mazzo dell’archivio attuale di S. Chiara Vecchia si apre infatti con “Cavenago acquisti”, cfr. infra l’ordinamento Spino del 1768-69): le segnature riportate sul verso, corrispondenti all’inventario del XVI secolo, testimoniano che vennero collocate in AMVLo solo successivamente. Tale trasferimento avvenne quasi certamente ad opera del Porro, che nella seconda metà del secolo XVII curò l’ordinamento tanto dell’archivio di S. Chiara che di quello della Mensa: egli, evidentemente, credette opportuno estrapolare i pezzi riguardanti beni del vescovo dall’archivio monastico. Si fa inoltre presente che, con il medesimo criterio, Porro trasferì anche numerosi pezzi del secolo XIII: anche in quei casi, si tratta ancora di livelli concessi dal vescovo di Lodi nel territorio di Cavenago.

Nell’ordinamento di Giacomo Antonio Porro del 1682 l’archivio di S. Chiara Nuova è ormai confluito in quello di S. Chiara Vecchia ed ad esso fuso: da allora non ci sono state dispersioni, anzi, non tutte le pergamene oggi conservate risultano presenti in questa fase (il Porro ne censisce nove, oggi ne abbiamo tredici). Porro compilò l’Inventario delle scritture publiche e private, libri, privilegii, essentioni et ragioni che si ritrovano nel archivio del monastero delle monache minori conventuali di S. Chiara vecchia di Lodi descritto da Giacomo Antonio Porro rettore di S. Giacomo Maggiore della stessa città ad instanza del signor Antonio Vertuano protettore del monastero predetto l’anno 1682 [3].

Cartaceo, di 92 carte, esso riflette un ordinamento in cassetti contrassegnati dalle lettere dell’alfabeto. Nell’ambito dei singoli cassetti è prevista una partizione ulteriore a seconda delle diverse tipologie documentarie (sentenze, testamenti, donazioni, permute etc., con eventuali ulteriori suddivisioni interne a seconda del territorio interessato): ogni unità minima di classificazione secondo i criteri descritti elenca i documenti in ordine cronologico [4]. La numerazione delle carte è unica e riflette molto probabilmente un criterio di consistenza: essa risulta infatti indipendente sia dalla ratio tematica dei cassetti che da quella cronologica.

L’ordinamento successivo risale al 1768-69 per opera di Giovanni Spino [5]. Esso segue un criterio topografico-tematico a cui corrisponde una suddivisione in mazzi e fascetti contrassegnati con le lettere dell’alfabeto e al cui interno è rispettato l’ordine cronologico: ai singoli pezzi è stata poi attribuita una numerazione unica nuova, che procede attraverso i mazzi.

Le pergamene del secolo XII sono contenute nel mazzo A (fascetto Aa, relativo agli acquisti a Cavenago tra il 1191 e il 1255, n. 1) e nel mazzo Z (fascetto Za, relativo ad atti tra il 1102 e il 1198, ritenuti estranei in cui non è nominato il convento, nn. 1022-1032). Spino censisce dodici pergamene, tre in più del Porro: l’acquisizione di tali pezzi deve quindi essere avvenuta tra il 1682 e il 1768.

Il riordinamento del 1859, invece, che smembrò le pergamene dell’ASMi (allora Archivio di S. Fedele) nel Diplomatico e per materie, non produsse in questo caso alcuna alterazione, collocando semplicemente i mazzi costituiti nel secolo precedente nel Fondo di religione (attuali cartt. 5155 e 5165).

Un archivio complesso, quindi, o meglio due archivi: S. Chiara Nuova e S. Chiara Vecchia, entrambi contenenti carte del XII secolo, che devono essere mantenuti ben separati, come aveva del resto intuito il compilatore del repertorio della fine del Cinquecento, a differenza degli ordinatori più moderni.

Descritte le tappe della storia di questo archivio, è utile quindi richiamare e sviluppare alcuni punti per chiarirne le vicende.

Abbiamo visto che il repertorio più antico (1583) non contiene nessuna delle pergamene dell’archivio del primo monastero, cioè di S. Chiara Nuova. Si suppone quindi che questo non fosse stato ancora mescolato materialmente a quello del nuovo monastero, anche se vi era già stato unito: le cinque pergamene che secondo tale repertorio si trovavano in S. Chiara Vecchia (il monastero più recente), delle quali almeno quattro sono state poi trasferite nel XVII presso la Mensa vescovile, fanno parte dell’archivio del nuovo monastero.

In seguito, forse ad opera dello stesso Porro, forse prima, i due archivi di S. Chiara Nuova e di S. Chiara Vecchia vennero fusi (e confusi), rendendo impossibile distinguerli se non attraverso il prezioso strumento del secolo precedente. I sei pezzi (forse solo i cinque oggi conservati) del XII secolo di S. Chiara Vecchia vennero scorporati deliberatamente e trasferiti in blocco nella Mensa vescovile. I documenti dello stesso fondo dei secoli seguenti, invece, rimasero in S. Chiara. Il confronto degli inventari Porro e Spino e della consistenza attuale conferma l’ormai avvenuta commistione. Per i secoli dal XIII in avanti, dei documenti registrati nel XVI secolo, molti lo sono ancora dal Porro, poi dallo Spino, e sono tuttora presenti, mentre solo alcuni sono andati perduti [6].

Le pergamene che compaiono per la prima volta nell’inventario del Porro sono quelle del monastero più antico, cioè di S. Chiara Nuova.

Quanto alle tre comparse solo con lo Spino, esse fanno parte del nuovo archivio (S. Chiara Vecchia), al quale devono essere giunte attraverso acquisizioni di beni successive al 1682. Di quali acquisizioni si tratti e risalenti a quando è impossibile stabilire: lo stesso Spino, che ben conosceva l’archivio, collocò i tre documenti nel mazzo Z, cioè tra le pergamene ritenute estranee al monastero.

Infine, la pergamena del 1198 che compare improvvisamente nel fondo di S. Chiara Nuova secondo il Catalogo Cossa-Ferrario fa parte del gruppo di pergamene del monastero di Villanova finite nell’archivio di S. Chiara Nuova in tempi più recenti e proviene a sua volta, molto probabilmente, dall’archivio di S. Biagio.

Archivio di S. Chiara Nuova - Schema riassuntivo
XVI ex.Porro 1682Spino 1768Cossa-Ferrariooggi
1102 ott 21sign. 372M. Z n. 1023IV, 76ASMi relig. 5165, 2
1140 setsign. 248M. Z n. 1024IV, 76ASMi relig. 5165, 3
1164sign. 253M. Z n. 1026IV, 76ASMi relig. 5165, 5
1165 giusign. 311M. Z n. 1027IV, 76ASMi relig. 5165, 6
1182 nov 30sign. 312M. Z n. 1029IV, 76ASMi relig. 5165, 8
1191 giu 30sign. 16M. A n.1IV, 76ASMi relig. 5155, (1)
1196 nov 12sign. 249M. Z n. 1031IV, 76ASMi relig. 5165, 10
1197 mar 9sign. 250M. Z n. 1030IV, 76ASMi relig. 5165, 9
1198 mar 1sign. 373M. Z n. 1032IV, 76ASMi relig. 5165, 11
Archivio di S. Chiara Vecchia - Schema riassuntivo
XVI ex.Porro 1682Spino 1768Cossa-Ferrariooggi
XII sec. (metà)M. Z n. 1022ASMi relig. 5165, 1
1148 gensign. AAAAAmanca
1149 apr 23M. Z n. 1025IV, 76ASMi relig. 5165, 4
1173 mag 5M. Z n. 1028IV, 76ASMi relig. 5165, 7
1180 marsign. 74AMVLo tab. 2, n. 133
1184 apr 30sign. 70AMVLo tab. 2, n. 152
1191 lug 22sign. 76manca
1192 apr 21sign. 46AMVLo tab. 2, n. 193
1197 nov 15sign. 25AMVLo tab. 2, n. 219
1199 gen 31sign. 78AMVLo tab. 2, n. 224

NOTE

[1] Cfr. G. AGNELLI, Lodi e il suo territorio nella storia, nella geografia e nell’arte, Lodi 1917 [=Lodi 1990], p. 246. Sul monastero, cfr. Defendente LODI, Storia dei monasteri, conventi, collegi religiosi della città e diocesi di Lodi, BCLo, ms. XXIV A 33, f. 128 e segg., risalente alla metà del secolo XVII.

[2] ASMi, Fondo di religione, cart. 5166, mazzo Z, n. 1269.

[3] ASMi, Fondo di religione, cart. 5166.

[4] Nella fattispecie, le pergamene che ci interessano sono così collocate: Cass. a, Sententie pro variis particularibus (sign. 16); Cass. e, Venditiones et emptiones (sign. 248, 249, 250); Cass. e, Promissiones et obligationes (sign. 253); Cass. e, Confessiones (sign. 311, 312); Cass. e, Varia (sign. 372, 373).

[5] Si veda l’introduzione l’inventario ASMi compilato da Giovanni Vittani, “Fondo di religione, Lodi, S. Chiara Vecchia” (inventario CR7), che riporta quello di Spino; cfr. gli accenni in “Annuario del Regio Archivio di Stato per l’anno 1914”, Milano 1914, nei resoconti del riordinamento del Fondo di religione, e in particolare G. VITTANI, L’archivio del monastero di S. Chiara Vecchia in Lodi, in “Archivio Storico per la città e comuni del circondario di Lodi”, a. XXXII (1913), pp. 121-146.

[6] Sul repertorio del XVI secolo le date dei documenti più antichi ancora oggi presenti sono state marcate in matita rossa: è possibile che si tratti di un censimento effettuato dallo stesso Spino. Ciò è suggerito anche dal fatto che tale marcatura non compare accanto alla repertoriazione delle quattro pergamene trasferite nell’archivio della Mensa vescovile e di quella perduta.

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