Virtù e Vizi

bottega lombarda

Virtù e Vizi

Descrizione

Denominazione: Sala dei Vizi e delle Virtù

Ambito culturale: bottega lombarda

Cronologia: post 1447 - ante 1450

Tipologia: pertinenze decorative

Materia e tecnica: intonaco/ pittura a fresco

Descrizione: La Sala dei Vizi e delle Virtù è collocata al piano superiore del Castello di Masnago e conserva al suo interno un importante ciclo di affreschi quattrocenteschi dal singolare soggetto. Le pareti sono scandite da sottili colonnine che corrispondono alle travi in legno del soffitto e sostengono un fregio a motivi floreali; negli spazi così creati vengono collocate le personificazioni incoronate delle Virtù, ognuna delle quali accompagnata da due Vizi, in piedi su un prato fiorito a contrasto con il colore rosso intenso del fondale. Nella zona inferiore della parete orientale è affrescata l'immagine di una finta panca, mentre nelle altre pareti la pittura originale è andata perduta e dunque non è possibile determinare se vi fosse dipinto il medesimo soggetto.

Notizie storico-critiche: La decorazione ad affresco della Sala dei Vizi e delle Virtù si presenta diametralmente opposta a quella realizzata al piano inferiore del Castello di Masnago: se infatti nella Sala degli Svaghi i personaggi erano raffigurati senza soluzione di continuità, su uno sfondo naturalistico, qui s'impone invece uno spiccato gusto per la scansione architettonica delle pareti, da cui l'ordine rigoroso delle figure accostate a gruppi di tre (due Vizi e una Virtù).
La parete orientale, di fronte alla porta d'ingresso, è occupata da più triadi: al centro è raffigurata la "Liberalità" tra i due vizi dell'"Avarizia" e della "Prodigalità", che sperpera le sue monete; a destra si trovano la "Castità", circondata dalla "Lussuria" e dalla "Vanità" che si guarda allo specchio, e l'"Ira", probabilmente in rapporto con le due adiacenti figure della parete meridionale; sulla sinistra sono invece dipinte l'"Umiltà", circondata da "Superbia" e "Arroganza", e una singola figura incoronata interrotta dalla porta, che potrebbe rappresentare la "Sapienza" o la "Prudenza".
Sulla parete meridionale sono raffigurate, a destra la "Giustizia" e a sinistra una virtù frammentaria, forse la "Pazienza", affiancata dalla "Disperazione" e completata dalla figura dell'"Ira" prima citata. Altre tre triadi sono presenti sulla parete settentrionale: la "Carità", tra l'"Ipocrisita" e l'"Invidia"; la "Sollecitudine", stretta tra la "Pigrizia" e l'"Accidia"; infine la "Temperanza", tra "Gola" e "Maldicenza". La parete occidentale, interrotta dalla presenza di un camino, conserva solo due immagini singole di virtù sulla destra: accanto ad un albero che sormonta la porta d'ingresso si trova la "Fede", con il calice in mano, mentre nello scomparto a fianco è dipinta la "Speranza" che regge un'ancora.
Sotto il profilo compositivo sarebbe possibile avvicinare questi dipinti alla decorazione realizzata all'interno delle sale di Palazzo Branda a Castiglione Olona, nelle quali il cardinale Branda Castiglioni fece affrescare una sequenza di alberi, accompagnati ciascuno da una coppia di putti, che grazie ad un apposito cartiglio che ne avvolge il tronco, rappresentano ciascuno una Virtù. Anche a Masnago le iscrizioni che accompagnano le figure ne permettono, eccezion fatta per i lacerti perduti, un'esatta ricostruzione, che la critica ritiene ispirata al testo l'"Acerba", un trattato scientifico scritto dal poeta, medico e filosofo Cecco d'Ascoli nel 1476.
Rimane comunque da chiarire pienamente il significato dell'intero ciclo, la cui articolata costruzione presenta molti richiami alla cultura dell'epoca: la scelta di rappresentare le virtù al centro tra da due vizi riflette, ad esempio, la concezione aristotelica della "medietas", ovvero dell'ottimale moderazione che dovrebbe caratterizzare la vita dell'uomo saggio, in linea con la massima "virtus consistit in medio" ("la virtù sta nel mezzo"). Tuttavia la successione delle triadi qui dipinte non rispetta l'ordine canonico delle virtù teologali e cardinali, sebbene a ciascuna di esse sia associato uno dei sette vizi capitali.
Per quanto riguarda l'autografia dei dipinti, non è escluso che alla realizzazione degli affreschi abbia partecipato qualche artista lombardo attivo anche nella bottega che realizzò la Sala degli Svaghi, per via della coincidenza tra alcuni dettagli dei volti e delle vesti dei personaggi, tuttavia in linea generale quest'opera presenta un segno diverso, più grafico e nervoso rispetto a quelli della sala sottostante. Medesimi sono invece i problemi di datazione, così come incerta la committenza, da alcuni studiosi attribuita a Maria Lampugnani, vedova di Giovanni Castiglioni e proprietaria del Castello di Masnago dal 1443 al 1453. Rispetto alla Sala degli Svaghi però, qui si potrebbe ritrovare un'indicazione utile per la datazione nella presenza all'interno del ciclo, della raffigurazione del cosiddetto "Grosso", una moneta coniata solo durante il periodo di governo della Repubblica Ambrosiana, tra il 1447 e il 1450.

Collezione: Collezione del Civico Museo d'Arte Moderna e Contemporanea - Castello di Masnago

Collocazione

Varese (VA), Museo d'Arte Moderna e Contemporanea

Credits

Compilazione: Uva, Cristina (2015)

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