Gloria di san Bernardino da Siena con san Francesco d'Assisi, san Ludovico di Tolosa, santa Chiara e San'Antonio da Padova

Scipioni, Jacopino (attribuito)

Gloria di san Bernardino da Siena con san Francesco d'Assisi, san Ludovico di Tolosa, santa Chiara e San'Antonio da Padova

Descrizione

Autore: Scipioni, Jacopino (attribuito) (1470 ca.-1532)

Cronologia: ca. 1505 - ca. 1515

Tipologia: scultura

Materia e tecnica: legno/ intaglio; legno/ doratura; legno/ pittura

Misure: 87 cm x 33 cm x 241 cm

Notizie storico-critiche: Originariamente collocata nel convento bergamasco di San Francesco, in seguito alle soppressioni napoleoniche l'opera fu trasferita nel Duomo di Bergamo. Raffigura San Bernardino che è portato in gloria da tre angeli e tiene in mano il libro con l'antifona dell'Ascensione pronunciata prima di morire. L'angelo ai suoi piedi stringe tre mitrie, allusione ai vescovadi rifiutati (Siena, Ferrara e Urbino). San Bernardino è circondato da altri quattro santi francescani: Francesco d'Assisi, Ludovico di Tolosa, Chiara d'Assisi e Antonio di Padova, un tempo ben riconoscibili dai loro attributi che oggi per lo più risultano perduti. San Bernardino recava nella mano destra la tavoletta con il trigramma di Cristo; gli angeli in basso sostenevano dei pastorali, ancora in riferimento ai vescovadi rifiutati; San Francesco, che mostra la piaga sul costato, teneva una croce e aveva conficcati dei chiodi nelle stigmate delle mani; Santa Chiara reggeva con la destra un ostensorio e Sant'Antonio di Padova un giglio. San Ludovico di Tolosa, l'unico con la mitria in testa, mostra un libro aperto. In alto si trovano una serie di angioletti in preghiera. Già attribuita a Bongiovanni e a Giovanni Bassiano Lupi, scultori documentati a Milano e a Lodi nella seconda metà del Quattrocento, in base al confronto stilistico con il ciclo pittorico conservato in Santa Maria delle Grazie, databile al 1507, l'opera è stata recentemente riferita a Jacopino Scipioni, pittore ma anche scultore legato alla locale committenza francesca e appartenente alla famiglia degli Scipioni di Averara, e di collocarne la realizzazione tra il 1505 e il 1515. Alcuni particolari, come la spessa preparazione che modella le forme, confermerebbero l'ipotesi: l'autore era un artista non particolarmente abile nell'intaglio ma operante con competenze di plasticatore.
L'opera si trova in deposito presso il Museo Adriano Bernareggi di Bergamo (contratto di prestito del 2004/07/07 tra Cattedrale di Bergamo e Fondazione Adriano Bernareggi).

Collocazione

Bergamo (BG), Fondazione Adriano Bernareggi - Museo Adriano Bernareggi

Credits

Compilazione: Civai, Alessandra (2014); Fracassetti, Lisa (2014)

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