RITRATTO DI UOMO

Treccani Ernesto

RITRATTO DI UOMO

Descrizione

Autore: Treccani Ernesto (1920/), autore

Cronologia: ca. 1956 - ante 1968

Tipologia: disegno

Materia e tecnica: matita/ china/ acquerello su carta

Misure: 420 mm x 560 mm

Descrizione: Busto di uomo con cappello; tono rossastro e tocchi di colore blu

Notizie storico-critiche: Il disegno illustra la copertina del romanzo di Lajolo "Come e perchè" (1968, Palazzi Editore), in cui per la prima volta lo scrittore piemontese parla della sua terra, le Langhe, e della sua gente, tematiche comuni agli amici Augusto Monti, Beppe Fenoglio e Cesare Pavese.
Il disegno di Treccani potrebbe essere stato richiesto da Lajolo appositamente per la copertina del libro, ma è forse più probabile che esso sia stato scelto tra i lavori già realizzati dall'artista, forse all'interno di quel gruppo di disegni nati dalla suggestione della rilettura delle poesie di Pavese.
Racconta infatti Lajolo: "Ma l'incontro che ricordo più intimamente con Treccani è quello avvenuto nelle Langhe di Cesare Pavese. Dopo la pubblicazione del mio "Vizio assurdo", Treccani era tornato anche lui a rileggersi i racconti e le poesie del comune amico Cesare. Era stato assalito dalla febbre de "La luna e i falò". Santo Stefano, Canelli, Monticello, Mango erano diventati anche i suoi paesi. Decise di provare a ricavarne impressioni. Treccani è un pittore delicato, dal disegno facile. Tracciò un centinaio di disegni." (Lajolo, 1984). Si può dunque ipotizzare che questo "incontro" tra l'artista e Lajolo sui temi di Pavese e della sua terra abbia portato Treccani a regalare all'amico uno dei disegni realizzati in quell'occasione e che esso sia stato poi scelto da Lajolo per illustrare la copertina del suo libro.
Stilisticamente l'opera presenta le caratteristiche dei lavori eseguiti dopo i fatti d'Ungheria del 1956, che segnano nella sua evoluzione artistica il passaggio dai temi sociali e dai modi espressionistici ad un nuovo lirismo naturalista che si esprime con un linguaggio quasi informale, soprattutto attraverso le tecniche rapide del disegno e dell'acquerello.
L'acquerello in particolare, secondo Raffaele De Grada è stato rilanciato da Treccani in un periodo in cui quasi tutti se ne erano allontanati: negli artisti migliori del '900 "l'acquarello si è accompagnato a una intenzione culturale, è un mezzo per studiare con la resa totale immediata il rapporto tra stato d'animo e visione, con la rapidità che non ammette pentimenti ma nel contempo la fluidità che trova un ordine inaspettato, poco consono alla fatica dell'elaborazione dell'olio e alla acidità del colore acrilico. Treccani acquarellista si colloca perfettamente in questa tradizione (...)." (De Grada 1989).
Tutto questo con un segno che "detesta la linea retta, ricama, insegue ellissi o labirinti (...) nel suo andamento appare spesso malcerto, ambiguo, elude le distinzioni nette, tradisce l'interno tremore di "un'invariazione simbolica", quasi un ritegno della mano nel prendere partito di fronte al reale." (De Santi 1989).
Quanto al soggetto dei ritratti e dei volti, scrive Luciano Luisi: "E' il modo di Treccani (di quest'uomo che ha fatto della sua vita un impegno totale e coerente), di partecipare attivamente alla vita degli altri. Per questo i ritratti, i volti sono il motivo ricorrente (il riproporsi di una fedeltà spirituale) della sua opera fin dagli inizi; perchè così Treccani assolva la sua vocazione di essere dentro l'uomo, che è il modo più alto di essere dentro la pittura e dentro la società." (Luisi, 1975).
Si tratta di "quelle figure leggere", come scrive Lajolo, "che Treccani dipinge in modo inconfondibile dove non conta molto la somiglianza dei tratti ma conta la scoperta della loro tenerezza interiore." (Lajolo, 1972).
Su questo aspetto si sofferma anche Leonardo Capano, notando come i ritratti di Treccani non fissino in termini naturalistici i lineamenti del modello, la sua "singolarità", perchè eseguiti con alcune costanti che "mettono in rapporto": "Così in un volto si riflettono "più immagini" (...)". Dal punto di vista pittorico, si tratta quasi sempre di figure "che non sono mai semplicemente descrittive ma tendono piuttosto a dissolversi, fino al limite dell'astrazione." (Capano, 1989).

Collocazione

Milano (MI), Fondazione Davide Lajolo

Credits

Compilazione: Ciottoli Sollazzo, Nora (2004)

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