Diario di Gibellina 15/1/1970

Treccani Ernesto

Diario di Gibellina 15/1/1970

Descrizione

Identificazione: paesaggio

Autore: Treccani Ernesto (1920/), autore

Cronologia: 1970

Tipologia: pittura

Materia e tecnica: acquerello/ china su tela

Misure: 33,5 cm x 12 cm

Descrizione: Paesaggio realizzato in modo da risultare quasi una composizione astratta ed informale, con poche macchie di colore acquoso (giallo, grigio-verde e nero) su una rada tela bianca lasciata in evidenza senza strato di preparazione.

Notizie storico-critiche: Come specificato nel titolo indicato dall'artista, il disegno è la testimonianza di un viaggio a Gibellina, in Sicilia, fino a dove, secondo quanto raccontato da Angela Candiani, Treccani aveva fatto una marcia della fame (2000, Candiani Angela, comunicazione orale).
L'artista infatti non ha smesso negli anni '60 e '70 di partecipare a manifestazioni pubbliche mosse da ideali politici ed umanitari, nei quali del resto affondano ancora le loro radici cicli di lavori quali "Sicilia si muove", "Ragazzo fiore", "Verso nuova pace", "Un popolo di volti".
Scrive Lajolo nel 1972: "(...) Treccani è tutta la vita che è insieme a chi lotta. Si uccidono i lavoratori nel Sud ed eccolo partire per Melissa e starci a lavorare, (...), e poi nel Delta con gli alluvionati del Po e poi con Dolci in Sicilia, e poi con gli operai dell'Alfa, della Pirelli, a sfilare per le strade d'Italia nelle lunghissime marce della pace." (Lajolo, 1972).
L'interesse e la partecipazione di Treccani ai problemi e alla vita degli uomini, espliciti nella fase della pittura realista, cessano però, soprattutto in seguito ai fatti d'Ungheria del 1956, di plasmare in maniera preponderante i soggetti della sua pittura, in favore di temi legati al mondo della natura e delle piccole cose, come dimostra anche questo stesso acquarello che, nonostante l'occasione in cui fu eseguito, ritrae la bellezza del paesaggio.
Secondo De Micheli, l'emergere della sua sensibilità verso la realtà naturale non avrebbe cancellato l'impegno: essa infatti "non è per lui un puro e innocente luogo d'evasione, in cui cercare riparo dalla brutalità della storia. Al contrario: nella natura egli ritrova l'uomo e ne avverte l'aspirazione a un'esistenza non minacciata, a una condizione non oppressiva." (De Micheli 1989).
Scrive Lajolo in un articolo dedicato a Treccani, comparso su "Il Mondo" nel 1975: "Soprattutto i disegni e i dipinti portati dal viaggio a Cuba. Qualcuno si attendeva di vedere dipinto il corrusco della rivoluzione. Treccani aveva portato soltanto visi di fanciulle e soprattutto fiori. Aveva ragione Mario Alicata a scrivere: anche la poesia fa parte della rivoluzione." (Lajolo 1975).
Treccani stesso sostiene: "Vorrei che un giorno si potesse dire del mio lavoro: era in un tempo che andava verso la felicità malgrado le nubi e i flagelli. Di questi aveva coscienza, eppure ha dipinto un giardino splendente. Soltanto chi ha il cuore aperto alle sofferenze del mondo, chi conosce il significato di sfruttamento e servitù, chi risponde con la lotta, può aspirare ad esprimere la bellezza." (Treccani, 1966).
Le tecniche più utilizzate da Treccani per esprimere il suo lirico sentimento della natura sono quelle, rapide, del disegno dell'acquerello.
L'acquerello in particolare, secondo Raffaele De Grada è stato rilanciato da Treccani in un periodo in cui quasi tutti se ne erano allontanati: negli artisti migliori del '900 "l'acquarello si è accompagnato a una intenzione culturale, è un mezzo per studiare con la resa totale immediata il rapporto tra stato d'animo e visione, con la rapidità che non ammette pentimenti ma nel contempo la fluidità che trova un ordine inaspettato, poco consono alla fatica dell'elaborazione dell'olio e alla acidità del colore acrilico. Treccani acquarellista si colloca perfettamente in questa tradizione (...)." (De Grada 1989).
Tutto questo con un segno che "detesta la linea retta, ricama, insegue ellissi o labirinti (...) nel suo andamento appare spesso malcerto, ambiguo, elude le distinzioni nette, tradisce l'interno tremore di "un'invariazione simbolica", quasi un ritegno della mano nel prendere partito di fronte al reale." (De Santi 1989).

Collocazione

Milano (MI), Fondazione Davide Lajolo

Credits

Compilazione: Ciottoli Sollazzo, Nora (2004)

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