ZEFIRO CONDUCE PSICHE NEL PALAZZO DI CUPIDO

Pippi Giulio detto Giulio Romano; Rinaldo Mantovano (attr.)

ZEFIRO CONDUCE PSICHE NEL PALAZZO DI CUPIDO

Descrizione

Autore: Pippi Giulio detto Giulio Romano (1499 ca./ 1546), disegnatore / pittore; Rinaldo Mantovano (attr.) (/ ante 1546), pittore

Cronologia: post 1526 - ca. 1528

Tipologia: pittura

Materia e tecnica: olio su intonaco

Misure: 175 cm x 168 cm

Notizie storico-critiche: Il secondo lacunare ottagonale prospiciente la parete settentrionale della camera di Psiche raffigura Psiche trasportata in volo da Zefiro (Apuleio, Metamorfosi, IV, cap. 35). In attuazione del nefasto responso oracolare di Apollo, i genitori, seguiti da una folla in lacrime, accompagnano Psiche "sulla roccia stabilita sul monte impervio", affinché possa aver luogo il predetto rapimento ad opera di un mostro sconosciuto: tuttavia, invece del temuto essere, compare Zefiro, che solleva dolcemente Psiche facendole "svolazzare da ogni parte i lembi della veste " e la trasporta "nel cuore di un parto fiorito nella valle sottostante". La scena mostra alcune libertà iconografiche rispetto al testo scritto: se, infatti, oltre alla naturale presenza di Zefiro tra le nubi, è rispettata la suggestione del soffio del vento che gonfia le morbide vesti della fanciulla, inaspettata è la comparsa in primo piano del dio del mare Nettuno, cavalcante una coppia di cavalli marini e accompagnato dai consueti attributi del tridente e dell'anfora da cui versa acqua. L'anomalia è spiegata da Signorini, in linea con la proposta avanzata da Hartt, come elemento di ambientazione dell'episodio: Nettuno, emblema dei mari, contribuisce ad esprimere l'ambiente ventoso rappresentato da Zefiro, come asserito da Cartari. Diversa l'interpretazione di Verheyen, secondo cui la presenza del dio sarebbe giustificata dal fatto che Venere, dato l'ordine a Cupido, se ne va in riva al mare ricevendo l'omaggio delle divinità marine (cfr. IV, cap. 31). Differente rispetto al testo anche l'ambiente in cui avviene l'episodio: Psiche, infatti, non è trasportata lungo il crinale di un monte ma è ritratta in volo tra le nubi e la vicina presenza di Nettuno lascia supporre che stia attraversando il mare. L'interessante assimilazione della veste scarlatta di Psiche alla vela di una nave è comune alle volgarizzazioni rinascimentali della favola di Niccolò da Correggio (per cui cfr. Cavicchioli) e di Matteo Maria Boiardo. L'ottagono è caratterizzato da un marcato plasticismo dei corpi e da profondi contrasti chiaroscurali; il forte scorcio della figura di Nettuno e dei cavalli marini, i cui zoccoli sembrano forare il piano dipinto, assimilano questa parte della composizione al carro del Sole nell'omonima camera di palazzo Te. Il dipinto è realizzato a olio su un intonaco di malta finissima, applicato a stuoie di canne intrecciate, a loro volta ancorate al telaio ligneo portante della volta. Ideazione e disegno spettano esclusivamente a Giulio Romano, cui Hartt, in questo caso, assegna anche l'esecuzione pittorica; Oberhuber esclude invece l'intervento del maestro attribuendo, piuttosto, il dipinto - giudicato di stile "piatto e mantegnesco" - a Rinaldo Mantovano. Come tutte le scene dipinte della volta, anche quella in esame presenta ridipinture, mappate durante le analisi preventive al restauro ICR del 1986. Si sottolinea, in particolare, che il dipinto è stato sottoposto a "saldatura del colore" e, quasi certamente, anche integrazione delle lacune da parte di Dante Berzuini nel secondo decennio del secolo scorso. Tutti i pannelli dipinti della volta presentavano, prima del restauro del 1986, cadute di colore, ridipinture più e meno estese e una patina superficiale bruna: la scelta metodologica attuata dai restauratori ICR è stata quella di rimuovere tale patina ma di conservare i ritocchi dei precedenti interventi, a meno che questi non fossero visibilmente alterati o che non fosse necessario sacrificarli per mettere in opera interventi conservativi. Prima dell'intervento ICR si osservava un esteso tassello di pulitura sul riquadro, attribuito in quella occasione alla mano del restauratore Nonfarmale (1968).

Collocazione

Mantova (MN), Museo Civico di Palazzo Te

Credits

Compilazione: Marocchi, Giulia (2011)

Aggiornamento: Pisani, Chiara (2011)

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