Modello del Duomo di Pavia

Fugazza, Giovan Pietro (attribuito); Rocchi, Cristoforo

Modello del Duomo di Pavia

Descrizione

Autore: Fugazza, Giovan Pietro (attribuito) (notizie 1485-1526 [periodo di attività noto]), esecutore; Rocchi, Cristoforo (m. 1497), esecutore

Ambito culturale: ambito lombardo

Cronologia: post 1497 - ante 1583

Tipologia: scultura

Materia e tecnica: legno; legno di cipresso; legno di rovere; legno di frassino; legno di noce

Misure: 3,64 m x 5,05 m x 3,64 m

Descrizione: Il gigantesco manufatto che riproduce in scala la Cattedrale di Pavia, è realizzato in legni vari (prevalentemente cipresso, frassino, rovere, noce), costituito da circa 500 elementi, di diverse misure, connessi ad incastro. A croce latina con terminazione absidale, compresa tra due sacrestie. E' sormontato dall'imponente cupola su tamburo, conclusa da un lanternino apicale. Oculi, volute, contrafforti, gallerie, timpani, pinnacoli, pilastri polistili, lesene completano il raffinato modello che risulta sapientemente rifinito in ogni dettaglio e particolare decorativo (salvo che nelle ultime 4 campate attigue alla facciata). Preceduta da una breve scalinata, la facciata a frontone spezzato, raccordato da due ampie volute istoriate, presenta il portale maggiore centinato preceduto da un protiro su colonne binate (vicino a quello della Certosa), compreso tra i due ingressi laterali timpanati e sovrastati da oculi. L'ordine inferiore scandito da coppie di lesene decorate a grottesche, è separato dal superiore da una fitta galleria, quest'ultimo vivacizzato dalla presenza di un grande rosone che rimanda a S.Maria del Carmine. Nel fastigio una formella rettangolare a rilievo, compresa tra due nicchie, con un'insolita Assunzione della Vergine, con gli Apostoli che guardano verso l'alto.

Notizie storico-critiche: Si tratta di un pezzo eccezionale, uno dei più grandiosi, per mole e qualità, modelli lignei di età Rinascimentale tra quelli ancora conservati. Legato alla fabbrica della nuova cattedrale di Pavia, iniziata nel 1488, più volte interrotta e ultimata solo nel 1933 (con la distruzione di quanto ancora in essere delle due cattedrali gemine medievali di S. Stefano e S. Maria del Popolo), è sicuramente l'unica utile e significativa testimonianza delle varie fasi di progettazione dell'edificio chiesastico, anche se non è del tutto chiaro il complesso rapporto tra il modello conservato e la cattedrale reale, la cui vicenda costruttiva risulta molto intricata. La complessa storia dell'edificazione della cattedrale di Pavia vede impegnati in un primo progetto, tra il 1487 e 1488, l'architetto pavese Giovanni Antonio Amadeo e il concittadino maestro carpentiere Cristoforo Rocchi. Il cardinale Ascanio Sforza, Vescovo di Pavia e fratello di Ludovico il Moro, già dalla posa della prima pietra (29 giugno 1488), impone però l'intervento di uno dei massimi architetti del tempo, Donato Bramante che redige un secondo progetto con impianto a croce greca e cupola centrale. Tale iniziativa comporta l'allontanamento dell'Amadeo e il passaggio della direzione lavori al Rocchi che costruisce la cripta e le fondamenta delle due sacrestie, fedeli al progetto Bramantesco. Alla morte del Rocchi (8 febbraio 1497) gli subentrano, in qualità di nuovi ingegneri deputati alla fabbrica, Amadeo e Gian Giacomo Dolcebuono e, secondo la critica recente, il maestro d'intaglio, intarsio e carpenteria Giovan Pietro Fugazza viene incaricato di realizzare un nuovo grande modello ligneo per mettere in pratica il progetto di Giovanni Antonio Amadeo, tenendo conto anche dello stato della fabbrica. I documenti riguardanti la fabbrica della cattedrale attestano l'esecuzione di almeno altri quattro modelli (oggetti modesti, forse in cartone) del Duomo, realizzati in tempi diversi, precedenti a quello attualmente conservato. Lo stesso Rocchi crea, come riferisce un documento del 22 agosto 1988, un modello essenziale, privo di qualsiasi elemento decorativo, mentre si procede allo scavo delle fondamenta del Duomo. Numerose testimonianze ricordano tale modello: il 23 dicembre 1488 sono citati disegni e il modello in connessione all'arrivo in città di Bramante e di Dolcebuono; nel giugno 1490 Francesco di Giorgio Martini e Leonardo da Vinci sono chiamati a Pavia per un giudizio tecnico sulla fabbrica e sul modello; nel 1494 il "modellum magnum" è trasferito in un ambiente più ampio in Vescovado vecchio, sino al 1497 quando il Cristoforo Rocchi muore. Nel luglio 1497 Fugazza riceve il primo pagamento per il nuovo modello che viene collocato in un ambiente vicino alla Cancelleria del Duomo, in prossimità delle prigioni. Nel 1501 sono chiamati due intagliatori pavesi, Giacomo del Maino e Agostino Bigarelli, come periti per stimare il modello, che era limitato alla base, alla zona absidale e ad una parte del presbiterio. E' probabile che a quella data Fugazza, responsabile del cantiere, avesse realizzato solo la porzione di modello utile al compimento dei lavori in corso: si intuisce che manufatto ligneo e fabbrica reale procedono quasi in parallelo, naturalmente con una breve anticipazione del modello. Non risulta perfettamente chiaro il rapporto tra il modello, cui lavorò il Fugazza a partire dal 1497, quelli precedenti e quello documentato a opera del Rocchi a partire dal 1493. Il manufatto attuale iniziato a partire dal 1497 è l'unica utile testimonianza dei due momenti di ideazione di Bramante e di Amadeo: bramantesca è l'idea del grande vano di cupola collegato alle navate e del perimetro con grandi absidi e nicchie semicircolari, mentre all'Amadeo spettano la fitta sequenza di contrafforti esterni, le edicole, rampanti a voluta o a arco rovescio, i timpani mistilinei delle coperture e della cupola, oltre al mutamento della pianta da centrale a longitudinale ben rappresentato dal modello. Alcune diversità di lavorazione, stilistiche e dell'apparato decorativo nel modello hanno portato la critica a supporre che nel manufatto di Fugazza, siano state montate alcune parti del precedente modellino di Rocchi, in particolare le due sacrestie, che poggiano per altro su basamenti indipendenti, evidenziano una cura del dettaglio, una raffinata lavorazione del legno ed una impronta bramantesca più netta di quella dell'intero modello. L'articolazione interna delle sacrestie appare infatti come una variante semplificata della bramantesca sacrestia di S. Maria presso S. Satiro di Milano. La critica risulta meno concorde sulla possibilità che anche l'alzato dell'emiciclo absidale del Rocchi sia stato riutilizzato nel grande modello di Fugazza. Il modello, inoltre, non prevede la cripta, di impronta nettamente bramantesca, già conclusa nel 1492.

Collezione: Sezioni Medievale e Rinascimentale

Collocazione

Pavia (PV), Musei Civici di Pavia. Pinacoteca Malaspina

Credits

Compilazione: Manara, Roberta (2014)

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