Allegoria del Parnaso

Maestro di Traona (attribuito)

Allegoria del Parnaso

Descrizione

Denominazione: camera picta di Traona

Autore: Maestro di Traona (attribuito) (notizie 1534), pittore

Ambito culturale: ambito lombardo

Cronologia: post 1534

Tipologia: pertinenze decorative

Materia e tecnica: intonaco/ pittura a fresco

Misure: 200 cm x 200 cm (riquadro figurato)

Descrizione: La "camera picta di Traona", allestita al secondo piano di palazzo Besta di Teglio, è composta da affreschi strappati da una casa patrizia di Traona e trasferiti su tela. La decorazione si articola in 12 riquadri figurati a monocromo, delimitati da lesene decorate da grottesche anch'esse monocrome, solo le basi e i capitelli sfoggiano una tinta dorata; analoga soluzione a contrasto cromatico si riscontra sui cornicioni percorsi da una sottile modanatura dorata.
Sopra le scene trattate a monocromo corre una trabeazione perimetrale continua che funge da elemento di raccordo, qui il pittore introduce però il colore: sul giallo di fondo si stagliano medaglioni con stemmi e ritratti di scrittori latini e imperatori romani, cartigli con scritte inneggianti all'umiltà e minuti decori di ascendenza classica (racemi, animali fantastici, anfore) sui toni dell'azzurro e di un bel color vinaccia. Il pittore ha poi inserito commenti e motti moraleggianti lungo i bordi dei medaglioni oppure entro cartigli che paiono affrancati al bordo superiore del cornicione. A partire dalla finestra e in senso orario, le sette scene meglio conservate rappresentano: Il Parnaso, San Gerolamo, Orazio, Santa Caterina d'Alessandria, Il potere temporale e religioso, La Pietà, La parabola del ricco Epulone.

Notizie storico-critiche: La "camera picta di Traona", riferita al 1534 dagli studiosi, proviene da una stanza di una casa signorile di Traona appartenuta alla famiglia Dell'Oro e forse in precedenza ai Vertemate. Lo strappo è avvenuto nel 1958 ad opera del restauratore Giuseppe Arrigoni di Bergamo e l'anno successivo i dipinti murali, impoveriti dall'operazione, sono stati trasferiti su pannelli di tela e portati a palazzo Besta di Teglio. Il ciclo sembra figlio di una mano unitaria e il pittore, al quale per ora non sono stati ricondotti altri episodi, è stato convenzionalmente battezzato "Maestro di Traona".
Ne tratta per primo Roberto Togni che, nel rilevare il contenuto fortemente allegorico di pitture così ricche di scritte, suppone contengano riferimenti al dibattito religioso tra Cattolici e Riformati. Sempre secondo il Togni, le scene mostrano derivazioni dai repertori a stampa di ambito ferrarese e centro-italico, ma non mancano rimandi alla cultura nordica, penetrata nelle valli alpine soprattutto con il diffondersi delle incisioni del Dürer. Il ciclo è denso di stemmi, cartigli, iscrizioni varie, distribuite dentro e fuori le scene figurate; Roberto Togni ne trascrive alcune, chi dopo di lui si è occupato della "camera picta" riporta solo pochissime scritte, a motivo probabilmente delle difficoltà di lettura e di interpretazione. Di recente Marco Foppoli ha però riconosciuto alcuni degli stemmi familiari rappresentati nel "fregio araldico" e precisato come gli stessi intervengano a corredo di un tema figurativo più ampio, come spesso avveniva nel Cinquecento (Foppoli 2008).
Il ciclo è espressione del favore accordato dal Rinascimento maturo ad una cultura di stampo umanistico-cristiano, imbevuta di richiami alla classicità e connotata in senso allegorico e moraleggiante. In ambito locale l'episodio si apparenta ad altri (affreschi di palazzo Vertemate, gli stessi affreschi di palazzo Besta, solo per citare i più studiati) che ugualmente si richiamano ad una cultura figurativa colta ed elaborata fuori dai confini della Valtellina.

Collocazione

Teglio (SO), Palazzo Besta

Credits

Compilazione: Bormetti, Francesca (2014)

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