L'eredità intellettuale di un uomo di cultura

La sedimentazione del lascito materiale può essere considerato un altro aspetto dell’elaborazione della eredità  intellettuale e spirituale di un uomo di cultura, ma nel concreto si esplica in una serie di operazioni pratiche: selezioni, spostamenti, dispersioni determinate dalle più varie situazioni storiche e esistenziali. Se questo è il destino comune a molti archivi, nel caso di documenti e manoscritti raccolti da uno scrittore ci si trova in una situazione particolare, in quanto la figura del produttore non è in alcun modo riconducibile a un profilo istituzionale, e l’assetto del suo archivio può essere di conseguenza il più vario. Quando l’autore stesso provvede per tempo a selezionare e ordinare i propri materiali (e a volte anche a deciderne sorte e destinazione future) ci si trova in una situazione abbastanza fortunata, ma è più spesso il caso a regolare le trasformazioni che precedono l’approdo delle carte in una biblioteca o in un archivio.

In questa fase grigia, che può essere più o meno prolungata, e a volte anche in quella successiva all’ingresso in un istituto di conservazione, l’apparente indeterminatezza dell’assetto delle carte o l’effettivo disordine in cui queste versano inducono a operazioni di riordino. La necessità  di facilitare conservazione e accessi, e la mancanza di un profilo stabile del produttore, a cui si accennava, spingono però spesso ad assumerne l’immagine conosciuta – storicamente e bibliograficamente definita nel tempo – come riferimento principale per il nuovo assetto. Pur essendo questa la scelta che, in gran parte dei casi, gli autori stessi compiono quando decidono di provvedere per tempo a un riordino dei propri materiali, è evidente che la proiezione dell’immagine pubblica e bibliografica su documenti e manoscritti che hanno seguito una vicenda privata può portare a forzature o a vere e proprie distorsioni.

Non solo il «contenuto» delle carte e dei documenti, infatti, ma anche il loro assetto trasmette notizie utili e magari inaspettate per una rinnovata conoscenza dello scrittore, e non è detto che l’immagine già  nota di un uomo di cultura debba corrispondere con quella che le carte possono testimoniare. Ciò di cui si vorrebbe disporre, e che quasi mai esiste, è una sorta di istantanea in grado di restituire fedelmente la situazione al momento della morte: in quella fotografia sarebbe forse riconoscibile, a volte al di sotto di un’apparente disordine, quello che potremmo considerare il principio di autodeterminazione dell’assetto di un archivio letterario.

Testo a cura di Simone Albonico