I volontari nella prima guerra di indipendenza

Nel panorama del Risorgimento italiano dal 1848 fino all’unità d’Italia tra i combattenti e patrioti presenti sulla scena delle guerre d’indipendenza un gran numero di volontari, civili organizzati localmente, per lo più giovani e molti gli studenti, si costituirono in compagnie, battaglioni e perfino in piccole squadre, contraddistinte talvolta solo da un’insegna o da un motto e partirono in difesa della libertà della patria. Furono milizie improvvisate mancanti spesso del necessario con addestramento insufficiente e con rifornimenti inesistenti, ordinate talvolta senza alcun criterio militare, ma animate da un forte spirito patriottico, che vinse le resistenze degli eserciti regolari al loro inquadramento. I primi nuclei furono numerosissimi come molte erano le tendenze, le idee e la varietà di posizioni. Molti di questi reparti transiteranno poi nell’esercito regolare; i comandanti seguiranno tutta la carriera militare, molti fino al grado di generale. Alcuni rimasero in armi fino agli ultimi giorni del Quarantotto; quelli meglio guidati e organizzati continuarono fino alla difesa di Venezia e di Roma.

La breve storia di uno di loro è emersa dalle carte non ancora ordinate di un fondo privato conservato nell’Archivio storico comunale di Lodi grazie alla donazione del lodigiano Livio Migliorini. Tra i documenti sciolti che riportano, tra gli altri, atti ufficiali di nomine a cariche pubbliche, controversie per eredità e meticolosi elenchi di beni mobili e immobili, due quaderni con la copertina verde fittamente scritti. Uno di questi custodisce gli appunti di Genebardo Crociolani alla cui famiglia fa riferimento la maggior parte delle carte del fondo. Non è un diario di sentimenti privati né di un resoconto di battaglie. Sono le memorie, dal 23 aprile al 24 agosto, annotate sul campo, di un ragazzo di 21 anni e della sua esperienza di volontario al seguito del Battaglione degli studenti lombardi. Si tratta del racconto di quattro mesi di una giovinezza, non in un anno qualunque, ma nel “quarantotto”, un’esperienza passata dopo il primo slancio della partenza alle prese con i disagi, il cameratismo e talvolta anche la noia della vita militare, al seguito di truppe impegnate in lunghe ed estenuanti marce, in lunghe ed estenuanti attese di eroiche partenze, senza mai fronteggiare il nemico, sfiorando brevemente l’orrore della guerra e dei suoi caduti passandovi a lato alla periferia degli assi principali per poi ritirarsi prevedendo già nell’aria la sconfitta. Sulle ginocchia probabilmente il quaderno per gli appunti e i disegni, da bravo studente con un occhio ai paesaggi, alla storia dei borghi attraversati, alle opere d’arte, alle chiese, ai palazzi, quasi una Baedeker personale. Nelle lunghe attese ci scappa qualche gita nei borghi e nelle campagne per trovare un bicchiere di vino e qualche ragazza sorridente e ospitale. Comune alla generazione dei combattenti del Risorgimento l’ardore e la passione che hanno spinto quegli studenti, che da ogni parte, accorsero volontari dopo le Cinque giornate di Milano per partecipare ancora in molti, da lì in poi, alle guerre per l’indipendenza fino all’Unità. L’entusiasmo della partenza di Genebardo Crociolani lo riassume per tutti.