Il XIX secolo

Il XIX secolo vide il susseguirsi di vari stili, lo stile Impero, il Biedermeier, i Revivals, l’Art Nouveau anche nel settore vetrario, con alterne fortune delle varie tradizioni vetrarie europee. Nel periodo Neoclassico e Impero fu l’Inghilterra, indenne dalle devastanti guerre e dalle crisi sociali dell’epoca e all’apice della sua potenza economica, a costituire un modello per lo stile di vita e per gli arredi delle sue eleganti dimore. Il pesante e brillante cristallo al piombo inglese, esaltato da sfaccettate molature, che si fecero via via più
fitte e complesse ricoprendo l’intera superficie dei manufatti. Nel resto del continente europeo i servizi da tavola omogenei per forme, decorazioni e dimensioni si erano diffusi nel continente nel XVIII secolo, mentre in Inghilterra furono adottati più tardi per poi costituire un prodotto normale, spesso realizzato su commissione, dall’inizio del XIX secolo.

Coppette, Musei Civici del Castello Visconteo - Pavia

Coppette, Musei Civici del Castello Visconteo - Pavia.

I servizi più ricchi comprendevano numerosi tipi: calici per varie qualità di vino, bicchieri per acqua e birra, ciotole, brocche e decanter. La molatura a faccette passò di moda verso la fine del secolo ma ritornò negli anni settanta del XIX secolo con il ‘Brilliant style’. I lampadari dal 1800 circa e soprattutto nel periodo Regency cambiarono stile arricchendosi di velari di gocce molate di vetro saldate al centro e ad un cerchio metallico esterno, che mascheravano le fonti di luce.
Dopo la caduta di Napoleone, con l’affermarsi dello stile Biedermeier, derivato dallo stile Impero ma più lieve ed adatto alle abitazioni borghesi, trionfò nuovamente la vetraria boema. A differenza del passato, la vetraria boema Biedermeier esaltò il colore, frutto di sperimentazioni in vetreria. Si ottennero rossi rubino al rame o all’oro, blu al cobalto, verdi al rame o al cromo e particolarissimi gialli e verdi fluorescenti all’uranio.

Flacone, Musei Civici del Castello Visconteo - Pavia

Flacone, Musei Civici del Castello Visconteo - Pavia. La produzione del vetro blu lapislazzuli in Boemia dovette avere un certo successo commerciale non solo il patria, ma anche in altri paesi europei. I motivi decorativi "à rocaille", dipinti a smalto, presenti sul nostro pezzo, diventano di moda nei vetri di questo periodo e sono legati al revival rococò a partire dal 1840.

Flacone, Musei Civici del Castello Visconteo - Pavia

Flacone, Musei Civici del Castello Visconteo - Pavia.

Un surrogato della incamiciatura fu la cementazione, ottenuta ricoprendo la superficie del vetro già raffreddato con un pigmento a base di sali d’argento per colorare di giallo ambra e di sali di rame per colorare di rosso. Il composto veniva applicato con un pennello. Successivamente l’oggetto era posto in un forno in modo tale che il composto penetrasse profondamente nel vetro. Lo strato che si veniva a creare sopra il vetro, di colore giallo o rosso, poteva poi essere facilmente inciso. La produzione di oggetti realizzati con la tecnica della cementazione al rame e poi incisi, spesso con vedute di città, fu piuttosto ampia tra gli anni Trenta e Quaranta del XIX secolo. Accanto a questa produzione ne esisteva un’altra di carattere più popolare, caratterizzata dalla presenza di motivi decorativi, tra i quali tralci di vite e grappoli d’uva, foglie e ovali, arricchiti da motivi incisi ed emblemi, tutti dipinti con il pennello. Talvolta erano i nuovi mezzi di trasporto ad essere raffigurati, come la locomotiva.

Calice, Museo Civico Ala Ponzone - Cremona

Calice, Museo Civico Ala Ponzone - Cremona.

Flacone, Musei Civici del Castello Visconteo - Pavia

Flacone, Musei Civici del Castello Visconteo - Pavia. La presenza del numero 14, dipinto sul fondo del tappo e all'interno dell'imboccatura del nostro pezzo, indica che si trattava probabilmente di una produzione in serie. Vetri da toilette, flaconi da profumo e bottigliette per l'acqua di Colonia, talvolta nel formato da tasca, caratterizzavano la produzione delle vetrerie boeme.

I cristalli e i vetri colorati venivano per lo più soffiati a stampo eventualmente trattati con la cementazione o con i Lazuren poi molati o incisi o dipinti a smalto e oro o sottoposti a tutte queste pratiche decorative.

Flacone, Musei Civici Castello Visconteo - Pavia

Flacone, Musei Civici Castello Visconteo - Pavia. Le vetrerie boeme si distinsero nella produzione di vetri colorati, ottenuti giungendo al composto di cristallo, ancora da lavorare, differenti ossidi metallici per ottenere diverse tonalità di colore, tra questi anche il cobalto per produrre un vetro di colore blu intenso. I vetri colorati boemi riscossero ampio successo in Europa. Diversi flaconi da toilette prodotti tra gli anni Trenta e Quaranta dell'Ottocento sono decorati con motivi molati a forma di rombi e a diamante.

Flacone, Musei Civici del Castello Visconteo - Pavia

Flacone, Musei Civici del Castello Visconteo - Pavia. Lo smalto utilizzato per decorare il pezzo è molto tenue, tanto da intravedere la pennellata con cui viene steso. È denominato "lazur". Può essere di diverse tonalità: rosa, viola, verde chiaro, azzurro, viola. La diffusione di questa tecnica sui vetri boemi, a partire dagli anni Trenta dell'Ottocento, è influenzata dalla moda e dall'amore per i colori delicati e soffusi proveniente dalla Francia. Il "lazur" nei diversi toni di colore, veniva utilizzato anche per decorare bicchieri. Tra i soggetti floreali amati nel periodo Biedermeier, che compaiono anche sul nostro flacone, vi sono i mughetti, talvolta raffigurati accanto alla rosa e al non-ti-scordar-di-me, che erano più di moda, e che spesso scompaiono come motivi decorativi nelle arti applicate dell'epoca.

Si affermò ovunque la moda di eleganti servizi da tavola.

Bottiglia, piatto, bicchiere, Musei Civici del Castello Visconteo - Pavia
Bottiglia, piatto, bicchiere, Musei Civici del Castello Visconteo - Pavia

Bottiglia, piatto, bicchiere, Musei Civici del Castello Visconteo - Pavia. Questo servizio da tavola o da comode, è una tipologia più semplificata dei "verrei d'eau", che avevano lo stesso uso, ma erano più ricchi, in quanto, oltre alla caraffa e al bicchiere, erano composti da una bottiglietta più piccola, che conteneva del profumo di fiori d'arancio, da una zuccheriera e da un vero e proprio vassoio. Oggetti di questo tipo erano prodotti a partire dagli anni Quaranta-Cinquanta sia in Francia che in Boemia.

La richiesta di cristalli stimolò la produzione di importanti vetrerie in Francia, Belgio, nei paesi scandinavi e in Russia. La Compagnie des Cristalleries de Baccarat in Lorena, fondata nel 1764, propose forme neoclassiche fino agli anni trenta, poi straordinari cristalli e cristalli incamiciati di cristallo colorato, molati e incisi, di stile boemo, vetri smaltati, opalini, fermacarte a millefiori, millefiori e ‘sulphidi’

Vasetto, Museo Civico del Castello Visconteo - Pavia

Vasetto, Museo Civico del Castello Visconteo - Pavia. Il motivo a vilucchio o a foglie di vite decora alcuni vasi prodotti dalle Vetrerie e Cristallerie di Baccarat. Questa decorazione è denominata "a ghuirlande en spirale".

A Venezia le vetrerie versavano in condizioni penose e non erano in grado di affrontare innovazioni tecniche e la dominazione austriaca sul Veneto scoraggiava l’industria locale, mirando a riversarvi i prodotti di paesi tradizionalmente legati alla dinastia degli Asburgo, come la Boemia e lSlesia nel settore vetrario. Nella prima metà del XIX secolo la vetraria muranese sopravvisse soltanto grazie alla produzione di conterie, perline ottenute tagliando una sottile canna forata, destinate ai paesi coloniali. Minore rilievo economico ebbero la fabbricazione di vetri d’uso e, nel settore artistico, la lavorazione di perle a lume e, già, in epoca napoleonica, di tessere policrome per preziosi intarsi di mobili. Questi lavori ebbero successo anche nella seconda metà del secolo.
Alcuni timidi segni di ripresa per lo stile vetrario veneziano si ebbero negli anni trenta del XIX secolo, quando iniziò il collezionismo di vetri veneziani antichi e le vetrerie straniere, soprattutto francesi e boeme, e quelle veneziane, provarono a proporre prodotti moderni decorati con millefiori e filigrane.
Nel 1854 venne fondata la vetreria Fratelli Toso, che dalla iniziale produzione di vetri d’uso comune passò presto alla produzione di soffiati decorati di stile antico veneziano. Nel 1859 Antonio Salviati fondò un laboratorio di arte musiva, che attirò l’attenzione internazionale su Murano. Nel 1866 fondò poi la vetreria Salviati & C. (dal 1872 Venice and Murano Glass and Mosaic Company) che promosse ovunque la vetraria veneziana con i suoi prodotti di alto livello artigianale, basati su tecniche antiche veneziane ma anche archeologiche via via recuperate. Al risorgimento vetrario veneziano contribuirono in misura determinante la creazione del Museo Vetrario muranese nel 1861 e di una annessa scuola di disegno per vetrai nel 1862. Le vetrerie muranesi si arricchirono di una gamma cromatica eccezionale, con predilezione per i colori brillanti e per l’avventurina, ed i vetrai toccarono i vertici dell’abilità nella lavorazione a caldo nell’ultimo quarto del XIX secolo.

Verso la fine del secolo mentre decollava la vetraria Art Nouveau francese, sviluppo originalissimo dell’orientalismo e del japonisme, il vetro di Murano non cambiava il suo stile se non per l’inserimento di dragoni di matrice orientale negli steli dei calici. Le murrine o vetro mosaico, i vetri a fondo d’oro copia di originali paleocristiani, le imitazioni dei vetri a gabbia tardoromani, lavorati a caldo invece che molati, i miniaturistici vasi ‘Corinto’ nelle forme della ceramica greca e i vetri cammeo furono proposti a partire dal 1878 ed erano la conseguenza dello stile archeologico trionfante dagli anni settanta dell’Ottocento.

Pendente in mosaico, Musei Civici del Castello Visconteo - Pavia
Pendente in mosaico, Musei Civici del Castello Visconteo - Pavia

Pendente in mosaico, Musei Civici del Castello Visconteo - Pavia. Manufatti realizzati con questa particolare tecnica, ideata a Roma da Giacomo Raffaelli nel 1775, furono esposti alla prima importante esposizione delle industrie nazionali artistiche e industriali, tenutasi a Milano nel 1805. Raffaelli realizzadegli smalti filati, bacchette sottilissime di vetro di un millimetro di lato, che vengono poi tagliati per ottenere tessere molto minute. Nella prima metà dell'Ottocento i mosaici minuti con vedute archiettoniche della città di Roma sono introdotti anche nella gioielleria

Medaglione con Madonna e Gesù Bambino, Musei Civici del Castello Visconteo - Pavia

Medaglione con Madonna e Gesù Bambino, Musei Civici del Castello Visconteo - Pavia. La tecnica prevede l'inclusione entro il vetro di figure intere o ritratti di profilo in ceramica e vede la sua nascita in Francia con le opere e i brevetti ottenuti per questo particolare tipo di lavorazione. In Francia tale tecnica è denominata "sulfure". I cammei sono in pasta ceramica con l'aggiunta di silicato di potassio, in modo tale che la loro composizione abbia la medesima densità del cristallo, necessaria quando le due componenti in ceramica e in vetro vengono messe in fusione per ottenere il manufatto finale. I cammei, che spesso erano ricavati da calchi di monete o medaglie, a contatto con il vetro cristallo in fusione, assumevano una brillantezza simile al solfuro d'argento dal quale deriva appunto il termine "sulfure". L'esemplare pavese appartiene alla produzione francese del secondo decennio dell’Ottocento.

Nell’ultimo quarto del XIX secolo si valorizzarono gli stili nazionali: i cristalli inglesi tagliati e incisi i cristalli francesi, quelli boemi e i vetri veneziani, soprattutto lavorati a caldo.
Mentre Venezia rimase fedele allo storicismo fino ed oltre la fine del XIX secolo, negli anni Ottanta dell’Ottocento si sviluppò in altri paesi, soprattutto in Francia, l’ Art Nouveau, che sconvolse il mondo delle arti decorative.