Il Seicento: Groane e Brianza

I miglioramenti di carattere economico che si verificano a partire dalla fine del Seicento aprono una nuova stagione per l'evoluzione della villa milanese, che assumerà la sua conformazione definitiva e quei caratteri di grandiosità e magnificenza propri di un linguaggio formale maturo. La nobiltà milanese si spinge sempre più a nord, alla ricerca di spazi più ampi nei quali poter collocare le nuove residenze, ormai dal carattere maestoso e monumentale, che richiedono contesti ambientali più estesi, aperti e integri nei quali intervenire con libertà compositiva ed estro, e per le quali la fascia a diretto contatto con la città di Milano, ormai compromessa, era diventata inadatta. Il miglioramento della condizione della rete viaria rendeva inoltre meno disagevoli spostamenti anche più lunghi. L'espansione insediativa si dirige verso la Brianza e le Groane, in zone relativamente prossime alla città, dal clima salubre, dove preesistono importanti feudi di grandi famiglie aristocratiche; quindi in prossimità delle vie navigabili, verso il naviglio Martesana, da una parte, il naviglio Grande dall'altra; e lungo le sponde dell'Olona. Le numerose ville che vengono edificate in prossimità delle Groane già a partire dalla metà del Cinquecento sfruttano qualità paesaggistiche particolarmente apprezzate, costituite dalla morfologia di questo vasto altipiano argilloso coperto da aree boschive, già frequentato all'epoca viscontea come zona di caccia, e ritenuto tra le zone più salubri del milanese grazie alla presenza dei boschi di pini, di olmi, di betulle, di querce (qui pare si rifugiasse il duca di Milano in occasione della grande peste del 1374). Per questi motivi sorgono complessi di notevole rilievo, in particolare sul lato orientale, come a Cesano Maderno, Senago, Limbiate e Mombello, Lentate sul Seveso e sul lato occidentale a Castellazzo di Bollate. I caratteri monumentali che la villa assume a partire dalla seconda metà del Seicento, la necessità di rendere evidente il valore rappresentativo della dimora signorile, porta anche a far sì che l'edificio della villa sia marcatamente propenso a interagire con l'ambiente circostante, e a imporre il senso delle proprie assialità sull'assetto del paesaggio. "Palazzo Arese Borromeo":http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI100-02219/ (Cesano Maderno) è il primo e fondamentale esempio di dimora gentilizia che impronta di sé il territorio con un assetto di forte carattere urbano. Nonostante sia impostata ancora attorno ad una corte quadrangolare chiusa, l'edificio dialoga con l'esterno e secondo un disegno di respiro autenticamente territoriale. Verso l'abitato, la sequenza dei segni determinati dalla villa prevede la fissazione di un asse che, dal bosco delle Groane, attraversa l'abitato formando un viale di accesso che culmina con una scenografica esedra antistante al fronte principale dell'edificio. L'esedra ha la funzione di dare risalto al prospetto e di qualificarsi come sorta di piazza. Proseguendo, la medesima direttrice assume il valore di asse di simmetria dell'edificio, per prolungarsi poi nel giardino, attraverso l'aerea loggia aperta del primo piano, che con esso stabilisce un rapporto di immediatezza percettiva. Oltre il giardino l'asse si prolungava per connettersi finalmente con l'area del serraglio (non più esistente). Tale imponente disegno territoriale era originariamente segnalato dalla presenza di pilastri ad obelisco e fondali architettonici. Va sottolineato che il muro di cinta attorno al giardino fu sempre presente. h3. Download