Ville e palazzi situati nella frazione di Oreno

Poco discosto dal nucleo storico urbano di Vimercate vi è Oreno, il cui ruolo dell’abitato è ampiamente documentato a partire dall’anno 853. Esso possiede un centro monumentale significativo, nel quale si riconosce l’ottocentesca "chiesa di San Michele":http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI100-09386/, opera di Giacomo Moraglia su un preesistente edificio del Cinquecento, con la quale hanno riferimento urbanistico il complesso di villa Gallarati Scotti, di poco arretrata e preceduta dal viale di accesso, villa Borromeo con il Casino di Caccia, il "convento di San Francesco":http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI100-00094/ e il vicino palazzo Foppa. *Palazzo Foppa* Vimercate, Palazzo Foppa (Fototeca ISAL, fotografia di D. Garnerone) Episodio significativo che emerge dal tessuto edificato del nucleo storico, fu edificato nel corso del XVIII secolo per il marchese Cesare Augusto Foppa che qui volle la propria sede di villeggiatura. Il "palazzo":http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI100-09372/ presenta elementi barocchetti, mantenuti nel successivo intervento di adattamento di metà Ottocento che conferì all’edificio l’impronta tardo neoclassica giunta sino a noi. A quel tempo, il marchese volle un sontuoso palazzo che prese forma con gli elementi tipici della stagione del barocchetto lombardo. L’impianto allungato in forma di L appena accennata si sviluppava con un triportico disassato sulla facciata principale, rivolta ad ovest, verso la piazza su cui si eleva la chiesa di San Michele, su colonne ad arco ribassato con 21 stanze d’abitazione di varia dimensione, con saloni di rappresentanza al piano terra e stanze per il riposo ai piani superiori. Il palazzo è delimitato ad ovest, verso lo spazio pubblico, da una muratura intonacata nella quale si aprono porzioni provviste di inferriata a punta di lancia. Accanto all’ingresso pedonale si apre il passo carraio, arretrato entro una muratura ad esedra, con un cancello in ferro battuto inquadrato da pilastri sormontati da vasi in pietra. All’interno di un lotto di forma trapezoidale l’edificio si allunga complessivamente con una pianta ad L appena pronunciata, con il corpo principale arretrato dal limite stradale su cui si allinea la muratura di bordo, piazzetta interna e cortile d’onore cui fa da fondale la facciata principale, alta su tre piani. Pur con elementi compositivi che sfuggono alla regola di simmetria, il prospetto presenta una equilibrata e coerente composizione nel rapporto tra pieni e vuoti. Decentrato a sinistra è un triportico su colonne con archi ribassati, atrio di ingresso al palazzo al quale si accede salendo una contenuta gradinata di pietra. Ai due livelli superiori si ripetono regolarmente finestre e porte finestre, incorniciate da fasce modanate con chiave di volta, lievemente sporgenti, che la finitura in contrasto cromatico rende nettamente evidenti. *Villa Borromeo* Vimercate, Villa Borromeo (Fototeca ISAL, fotografia di E. Vicini) La "villa":http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI100-00100/ fu edificata alla fine del XVI secolo e successivamente interessata da importanti sistemazioni tra il Seicento e il Settecento. Durante l’Ottocento, accanto alla riorganizzazione degli spazi interni, furono aggiunte decorazioni eclettiche. Modifiche e trasformazioni hanno coinvolto anche il vasto parco annesso, il cui originario disegno all’italiana di assi prospettici alberati e regolari comparti geometrici ha assunto nell’Ottocento l’immagine di un giardino all’inglese con macchie boschive e radure. Col contiguo parco della villa Gallarati Scotti, costituisce la notevole riserva ambientale attorno alla quale è organizzato il borgo di Oreno. Il semplice volume rettangolare è elevato su due piani, sormontato da un’altana. La semplice architettura è caratterizzata da decorazioni alle facciate, con finestre incorniciate e lo stemma dei Borromeo. La regolare sequenza di aperture corrisponde al piano terreno al salone d’onore, mentre le finestre verso il giardino, asimmetriche, derivano dalla ridistribuzione ottocentesca degli spazi interni. Accanto a più antiche decorazioni pittoriche a trompe l’oeil che incorniciano le finestre, rimangono tracce evidenti della stagione eclettica nelle cornici a doppio arco che inquadrano le finestre del salone principale e nella tettoia in ferro battuto e vetro che copre uno degli accessi al giardino. Gli ambienti interni, notevolmente trasformati nel XX secolo, presentano nelle sovrapporte e nei soffitti voltati a padiglione molteplici tracce delle decorazioni a motivi geometrici e a soggetti vegetali. *Casino di caccia Borromeo* Il "Casino di caccia Borromeo":http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI100-09374/ è parte integrante di un complesso tardo medioevale, dimora della casata Della Padella, di cui rimane testimonianza lo stemma riprodotto negli affreschi interni. Andando in sposa a Carlo Borromeo, nel 1612, Isabella D'Adda portò in dote le possessioni di Oreno, conducendo il proprio nome all’isola Bella delle isole Borromee sul Lago Maggiore. L’edificio quattrocentesco, costruito con muratura in laterizio alternato a regolari pietre di fiume, ha pianta ad L elevata su due piani, con portico al piede aperto sulla corte rurale. Nel corso degli interventi di ristrutturazione avviati nel 1927 da Giancarlo Borromeo furono rinvenuti i notevoli affreschi quattrocenteschi del salone al primo piano, celati sotto uno strato di calce steso nel XVIII secolo in seguito ad un’epidemia di peste. Il restauro condotto con Peppino Bagatti Valsecchi, portò il ciclo all’antico splendore, nella rappresentazione in una atmosfera cortese delle scene della quotidiana vita dei nobili, con dame a passeggio e cavalieri intenti alla caccia col falcone. Databili al 1460, sono opera di un maestro riconducibile alla pittura di Pisanello. L’alta qualità d’esecuzione rimanda ad analoghi cicli pittorici, come quello del milanese "palazzo Borromeo":http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/LMD80-00082/ attribuito al "Maestro dei Giochi Borromeo", o all’opera del Maestro del castello della Manta, così identificato il pittore italiano autore attorno al 1420 degli affreschi della Sala baronale nel castello della Manta, non lontano da Saluzzo. Per mezzo secolo la corte mantenne ancora l’originaria funzione agricola, poi specializzata in senso florovivaistico sino al 1985, quando l’antico luogo ha assunto l’attuale funzione turistico ricettiva. *Villa Gallarati Scotti* Vimercate, Villa Gallarati Scotti (Fototeca ISAL, fotografia di R. Bresil) Monumentale l’architettura di "villa Gallarati Scotti":http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI100-09369/, la cui impronta neoclassica si è sovrapposta all’originaria matrice barocca in seguito alla trasformazione avviata alla fine del XVIII secolo su progetto di Simone Cantoni. Il complesso presenta impianto ad U con fabbricati di servizio a lato a delimitare la corte d’onore, aperta verso sud sulla piazza di Oreno, dove si eleva un monumentale portale d’ingresso, edificato nel 1806 con tempietti in forme classiche, uno dei quali adibito a cappella. Notevoli le decorazioni degli ambienti interni, con scene a tema mitologico, cicli pittorici eseguiti nel terzo decennio del XVII secolo, e rappresentazioni architettoniche a trompe-l’oeil nel vano dello scalone a doppia rampa. La villa fu commissionata nell’ultimo quarto del XVII secolo da Giovanni Battista Scotti che volle una fastosa dimora di villeggiatura. Ebbe così origine, anche per sua stessa mano progettuale, un articolato complesso architettonico organizzato secondo una regola paesaggistica di assi prospettici e monumentali architetture esteso ad ampie porzioni di incolto, sino ad attestarsi all’edificato del nucleo storico di Oreno. Ai primi del Settecento risalgono le maggiori sistemazioni del parco, con la costruzione del Ninfeo di Nettuno a conclusione dell’asse di attraversamento. La villa di delizia celebrata da Marc'Antonio Dal Re, fu poi modificata da Simone Cantoni con una serie di interventi che, a partire dai principali ambienti interni, furono estesi all’intero complesso, coinvolgendo anche il parco in una unitaria visione progettuale. Alla metà dell’Ottocento risalgono gli interventi a granai e locali di servizio delle scuderie che il duca Tomaso Gallarati Scotti affidò a Gioacchino Crivelli, al quale subentrò l'ingegner Franco Ruggeri nei lavori di sistemazione dei giardini. Ampiamente rivisti furono gli impianti idrografici del parco con opere protratte anche nel Novecento, sino al prosciugamento dell’ottocentesco piccolo lago artificiale. *Palazzo di via Tomaso Gallarati Scotti 37* Vimercate, Palazzo di via Tomaso Gallarati Scotti 37 (Fototeca ISAL, fotografia di E. Vicini) Poco discosto dalla villa Gallarati Scotti è il "palazzo a corte":http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI100-09371/ –oggi sede di un centro socio assistenziale– innestato con un breve asse prospettico su un tratto della via Scotti. Oltre l’ingresso si sviluppa la corte delimitata dell’edificio con impianto ad U, elevato su due piani con portico su colonne di pietra in foggia dorica e loggiato soprastante. Un ballatoio collega il fabbricato principale ai corpi di servizio, dei quali quello più basso era originariamente destinato alle attività rurali.