Genesi dei Giardini reali

Il primo progetto

Monza, Parco Reale, "Veduta della Villa Augusta nel recinto del Real Parco di Monza dedicata a S. A. I. LA Ser.ma Principessa Augusta Amalia di Baviera Vice Regina d'Italia" incisa nel 1808 da Francesco Baleno su disegno di Gasparo Galliari. Il primo progetto di un grande parco nel circondario monzese risale all’ultimo quarto del XVIII secolo, allorquando l’imperatrice Maria Teresa d’Austria, dopo aver soggiornato per lunghi periodi presso la tenuta di campagna dei conti Alari a Cernusco sul Naviglio, diede ordine di costruire una regale residenza di campagna per il figlio. Si prestò molta attenzione alla scelta del luogo; il territorio monzese venne preferito per “salubrità dell’aria” e “amenità del paese circonvicino”. Con Regio decreto del 17 aprile 1777 si dette ufficialmente inizio alla realizzazione del progetto piermariniano della reale dimora e dell’annesso giardino. Vennero stanziati settantamila zecchini per l’acquisto dei terreni e per la costruzione della Villa Reale. I primi progetti che Piermarini inviò alla corte austriaca, risalgono tuttavia all’anno precedente. Essi ottennero l’approvazione definitiva dopo numerosi sopralluoghi e attente analisi, oltreché il superamento delle iniziali obiezioni sollevate da Giuseppe II d’Austria, fratello dall’arciduca Ferdinando d’Asburgo al quale era destinata la Villa.

I lavori nel 1779

Nel 1779 ebbero inizio ufficialmente i lavori per i giardini reali, che Piermarini disegnò dopo aver visitato personalmente numerose ville e regge europee. L’impianto originario da lui proposto presentava forte valenza geometrica: assi di simmetria e linee rette accentuavano le fughe prospettiche e svolgevano il ruolo di capisaldi del sistema piermariniano, che doveva rappresentare, nella semplicità delle forme, l’autorevolezza e la raffinatezza estetica della corte austriaca. Per raggiungere i propri intenti l’architetto camerale inserì, nelle immediate vicinanze della villa, un caratteristico giardino “alla francese” vagamente baroccheggiante, contraddistinto da ordinati filari di alberi a medio fusto, scenografici vasi in terracotta e allegoriche statue ornamentali. Accanto ad esso, nell’area prospiciente alla villa, inserì due parterres, disegnati da aiuole geometriche con motivi ornamentali.
Nel rispetto della tradizione europea, nella parte centrale del giardino introdusse uno scenografico ninfeo, con una sobria balaustra marmorea, dal quale si poteva osservare l’imponente vastità del parco e il viale centrale che sfociava in una “rotonda”, nodo di sviluppo di assi prospettici culminanti in ulteriori giardini tematici.

Monza, Villa Reale (Fototeca ISAL, fotografie di R. Bresil) Accanto al giardino “alla francese” ne venne inserito uno “all’inglese”, per il quale Piermarini si avvalse della collaborazione di Engel e Schiller, due progettisti già noti alla corte viennese. La regolarità geometrica e la simmetria degli elementi topiari lasciarono qui il posto a visioni asimmetriche, a linee curve e ad elementi vegetali solo apparentemente naturali. Una collina artificiale venne collocata al termine di un percorso sinuoso e curvilineo; sulla sua sommità fu collocato un tempietto ionico con piccolo lago artificiale. L’idea piermariniana dei tracciati “all’inglese” fece scuola e fu ripresa in Italia da numerosi trattatisti che si occuparono di giardini e da storici che si interessarono della traduzione di manuali anglosassoni. Questi trattati, editi da Hirschfeld (1799), Mabil (1801) e Silva (1801 e 1813), come giustamente ha osservato Virgilio Vercelloni, di fatto si limitarono a ratificare a posteriori l’opera del Piermarini, definendola organica e in linea con l’idea del giardino “all’inglese” da loro stessi propugnata. La diffusa condivisione degli ideali scenografici del giardino piermariniano, riscontrabili ancora oggi in alcune zone del Parco Reale di Monza, è confermata anche dalla mancanza di concrete alternative, pratiche e teoriche. Queste maturarono solamente intorno alla metà dell’Ottocento, con l’emergere della poetica del giardino pittoresco.

La morte di Maria Teresa d’Austria e le successive scelte sul parco

Durante la costruzione della villa e dei giardini reali Maria Teresa d’Austria morì (1780), lasciando la reggenza a Giuseppe II, che li troncò. Con la salita al trono di Leopoldo d’Austria (1790), i lavori trovarono rinnovato fulgore e vennero portati a termine. L’ultimo decennio del XVIII secolo fu periodo controverso per la storia del parco. In questi anni, infatti, furono conclusi i primi lavori al complesso architettonico della villa e al parco, ma a questi seguirono trasformazioni d’uso e abbandono, connesse anche all’occupazione della villa da parte dell’esercito napoleonico.