La Villa e i Giardini reali durante la dominazione francese

Il primo periodo di dominazione francese e gli interventi del Canonica

Dopo una prima fase, di disinteresse e abbandono ad ogni manomissione, il governo francese dimostrò una discreta sensibilità per l’edificio piermariniano e per gli annessi giardini. Nel 1797 la Villa Reale, rinominata Palazzo Nazionale, divenne dimora del Vicepresidente della Repubblica Cisalpina. Con il nuovo governo si ebbero mutamenti anche nella scelta degli architetti preposti alla conservazione e all’ampliamento degli edifici. Luigi Canonica, nominato architetto nazionale e subentrato al Piermarini, stese un nuovo progetto di sistemazione del parco. Il primo intervento riguardò il carattere simbolico dei giardini e lo spostamento del loro asse prospettico principale, ruotato di 90° rispetto all’impostazione piermariniana per collegare idealmente Monza con Parigi. Canonica modificò anche gli accessi al parco e alla villa, costruendo due nuovi ponti per l’attraversamento del Lambro (Ponte del Dosso e Ponte delle Catene) e progettando Porta del Serraglio dei Cervi. Ideò un viale principale, con orientamento nord-sud, con la finalità di collegare tra loro differenti architetture e settori scenografico-paesaggistici del parco. Realizzò, inoltre, un nuovo andamento del terreno nelle adiacenze del Lambro, nuovi viali di accesso al Rondò della Stella e alla Villa Mirabello, unita alla Villa Reale e connessa al Bosco Bello attraverso il Viale del Gernetto. Tuttavia il contributo più significativo del Canonica alla costituzione del parco fu la sostanziale trasformazione all’inglese dei giardini piermariniani, accompagnata da completa revisione dei contesti e dei volumi architettonici ivi presenti.


Monza, Porta del Serraglio


Monza, Ponte delle catene

Ulteriori lavori del Canonica

Pur mantenendo la collina artificiale, voluta dal suo predecessore, Canonica fece realizzare un imponente piano inclinato coperto da boschetti pre-romantici, scenografici monumenti e piantagioni eterogenee, apparentemente regolamentate da leggi spontanee della natura. Questa era percezione attentamente ricercata dal Canonica, il cui successo riecheggia negli scritti del fisico Giovanni Antonio Mezzotti che, nel 1830, asseriva: “seguitando la strada che conduce al viale delle roveri ed ai cancelli s’ha innanzi agli occhi una continua successione di vedute e di scene ridenti. Il terreno ora s’abbassa con dolce pendio, ed ora si avvalla con mosse tanto piacevoli che è d’uopo confessare d’essere qui giunta l’arte ad imitare perfettamente la natura” (cfr. G. A. Mezzotti, L’I. R. Parco presso Monza, per Antonio Fontana, Milano, 1830).
L’architetto nazionale realizzò anche importanti interventi sulle cascine e sulle ville interne al vasto territorio del parco. Egli operò direttamente sulla Casalta, sulla Cascina Bastia, sulla Cascina del Forno, sulla Casina Monzina (non più esistente), sulla cascina Caima, sulla Villa Mirabello e sulla Villa Mirabellino. Demolì alcune cascine, il cui stato di conservazione non era stato giudicato idoneo agli scopi che il governo francese si era prefissato, tra queste la Cascina Rossa, la Cascina Piotta, il Mulino del Salice e la Cascina Cernuschi.