Ricerca personale e sperimentazione

Tutto il suo lavoro è permeato da una forte sensibilità per l’astratto, il surreale, il metafisico, culminante nella maturità con due lavori diversissimi per occasione, uno frutto di ricerca personale e l’altro di committenza privata, tuttavia uguali per tecniche ed esiti formali: da un lato Klaustrofobia (1990), una serie di articolati autoritratti. Dall’altro lato il lavoro sugli orologi Swatch, dove l’oggetto si trasforma e deforma nell’analisi del rapporto uomo/tempo, e confluito nella mostra L’ora di Zaugg (1992).