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Case ad "Insulae" al quartiere Harar-Dessiè
Milano (MI)

Indirizzo: Via Harar - Milano (MI) (vedi mappa)

Tipologia: architettura per la residenza, il terziario e i servizi; edificio per abitazioni

Caratteri costruttivi:

  • strutture: struttura travi e pilastri in cemento armato
  • facciata: intonaco e mattoni
  • coperture: a falde uniche o doppie invertite con manto in coppi
  • serramenti: in legno con persiane

Cronologia:

  • progettazione: 1951 - 1955
  • esecuzione: 1951 - 1955
  • data di riferimento: 1951 - 1955

Committenza: INA-Casa

Autori:

Compreso in:

Uso: abitazione

Condizione giuridica: proprietà privata

Descrizione

Tra i più noti interventi milanesi promossi dal programma Ina Casa (1949-1963), il quartiere Harar-Dessiè (1951-1955) è considerato un'efficace testimonianza della vitalità della ricerca italiana sul tema dell'abitazione economica popolare nel secondo dopoguerra. L'insediamento è situato lungo l'asse radiale ovest dalla città - l'attuale via Novara, prosecuzione dei corsi Magenta e Vercelli - che passa nei pressi dello stadio di San Siro e lambisce l'area verde del Parco Aldo Aniasi, già Parco di Trenno. Tra i principali motivi di interesse del quartiere vi è la compresenza di due tipologie edilizie: da un lato i "grattacieli orizzontali", lunghi corpi in linea multipiano ad alta densità che con la loro mole delimitano e organizzano l'ambiente urbano; dall'altro le "insulae", case basse unifamiliari, che occupano gli spazi di risulta con il loro tessuto più minuto. Le diverse insulae presentano una notevole varietà di esiti formali: quelle progettate e realizzate da Luigi Figini e Gino Pollini, di due tipi e collocate alle estremità ovest e sud del quartiere, sono tra le più interessanti. La maggior parte è strutturata attorno alla generosa zona giorno passante a doppia altezza, dal quale si origina la peculiare soluzione del tetto a falda unica inclinata. Una piccola scala interna conduce al corridoio di distribuzione affacciato sul salotto-pranzo e consente di accedere alle camere, al bagno e alla loggia di servizio al livello superiore; una terza camera da letto è accessibile dal piano terra. Un secondo tipo di insulae tra quelle progettate da Figini e Pollini, meno frequente, è organizzato su un unico piano: l'accesso avviene da una piccola loggia dalla quale si accede alla zona giorno, soggiorno e cucina, e al corridoio che distribuisce le quattro camere con bagno. La peculiarità di queste abitazioni è costituita dai piccoli dislivelli e differenze di altezza tra le varie zone della casa, in grado di generare un singolare disegno del profilo della copertura che, da unica falda, si sdoppia in un'originale sistema a due falde invertite; questo gioco compositivo sulle diverse quote della casa consente, al livello seminterrato, di ricavare un locale di servizio al di sotto dell'area d'ingresso. Se le insulae del primo tipo sono affiancate tra loro secondo un disegno sfalsato che evita ogni introspezione visiva, quelle del secondo tipo sono indipendenti: tutte, in ogni caso, sono servite da aree verdi private, delimitate da muri in mattoni e cancellate in fregio alle vie del quartiere. La dimensione unifamiliare delle case ha facilitato nel tempo - come è accaduto in misura anche maggiore ad altri importanti quartieri popolari come ad esempio quello Ina di Cesate (1951-1958) - una parziale alterazione di alcuni aspetti architettonici originari dovuta ad interventi successivi da parte dei residenti: tra le modifiche più diffuse vi sono la chiusura delle logge al primo piano tramite piccole verande di vetro svettanti oltre la falda e la modifica delle cromie degli intonaci. Se l'abile articolazione distributiva delle case unifamiliari di Figini e Pollini manifesta l'adesione netta e sincera degli autori ai principi del razionalismo, intesi come modalità per migliorare gli standard abitativi e la vita delle persone attraverso la qualità del progetto, l'esito formale e i materiali utilizzati rimandano ad una più rassicurante immagine rurale. Le case unifamiliari sono infatti caratterizzate da coperture con coppi e setti laterali in mattoni - evocazione della tradizione costruttiva lombarda - e da superfici intonacate nelle quali si aprono le logge e le finestre con persiane. La qualità degli spazi domestici e del verde privato, ancor più rilevante se consideriamo il contesto di edilizia economica popolare in cui sorgono, conferisce alle insulae del quartiere Harar progettate da Figini e Pollini una specifica originalità, dove i riferimenti vernacolari trovano una singolare declinazione in un modello abitativo urbano.

Notizie storiche

Il quartiere Ina Casa Harar-Dessiè (1951-1955) viene costruito nel dopoguerra alla periferia ovest della città, assecondando la prassi, ricorrente in quegli anni e in seguito ampiamente confermata, di decentrare i quartieri di nuova costruzione. L'intervento pubblico diventa dunque il perno per orientare l'espansione urbana, che avviene lungo le principali direttrici di uscita dalla città, secondo un sistema radiale: nel caso del quartiere Harar-Dessiè, l'asse di riferimento è quello di via Novara. La varietà tipologica prevista dal piano urbanistico redatto da Figini, Pollini e Ponti - la contrapposizione tra edifici ad alta densità, i "grattacieli orizzontali", e le case basse unifamiliari, le "insulae" - unitamente all'intelligente disposizione dei corpi edilizi attorno ad un nucleo di verde e servizi sono stati considerati aspetti molto interessanti, che hanno consentito nel tempo di mantenere sufficientemente alto il livello di qualità abitativa e sociale del quartiere. Tuttavia, la collocazione in fregio ad assi di alta percorrenza - le vie Harar-Dessiè, Novara e San Giusto, che prosegue in trincea al di sotto del parcheggio dello Stadio di San Siro - ha parzialmente compromesso alcune delle parti più periferiche del quartiere: in particolare, i corpi in linea progettati da Bottoni e le case basse di Tito Varisco Bassanesi, al di là dell'evidente qualità progettuale riscontrabile alla scala architettonica, hanno subìto un più rapido degrado, dettato dalla contraddizione tra il loro carattere insediativo aperto, rivolto all'esterno, e la scarsa qualità ambientale dovuta alla vicinanza con gli assi di traffico. Riguardo al piano urbanistico generale esistono diverse versioni, precedenti a quella realizzata: una di queste, proposta da Piero Bottoni, prevedeva la collocazione di un unico grande edificio lungo via San Giusto orientato lungo l'asse eliotermico e indipendente dal rapporto con la strada.

Bibliografia

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Credits

Compilatore: Sartori, Alessandro (2016)
Responsabile scientifico testi: Costa, Andrea