Lombardia Beni Culturali
26

<Diploma> (privilegium, edicti pagina, carta) Frederici I imperatoris

1185 maggio 4, Milano.

Federico I assume il monastero di S. Ambrogio sotto la propria protezione e conferma all'abate Ambrogio beni e possedimenti: il monastero con gli edifici e terreni annessi fino alle mura cittadine, la chiesa di S. Michele con la parrocchia e l'ospedale <di S. Ambrogio> , la chiesa di S. Satiro con la parrocchia e i beni; il monastero di Aurona con quanto fu elargito dall'imperatrice Engelberga; la curtis di Paciliano con le tre chiese e una a Castagneto in quella curia, con servi e pertinenze; i beni di Terruggia, con la chiesa e la terza parte della decima; ogni diritto che ha a Lignana; la curtis di Monte con le due chiese, servi e pertinenze; la curtis di Felizzano e pertinenze (queste ultime due curtes lasciate in eredità dai re Lotario e Ugo); i beni a Sarmazia; la curtis di Cereseto <nell'episcopato di Piacenza> con ottantatré mansi, pertinenze e chiesa di S. Ambrogio; nell'episcopato di Vercelli la chiesa di Quinto con i suoi beni e la chiesa di S. Pietro nello stesso castrum con decime, primizie e beni; nella città di Pavia la chiesa di S. Siro e quella di S. Pietro, pertinenze, terra e case; a Gnignano beni e pertinenze; a Badile quattro mansi; a Civesio quattro mansi; i beni di Bareggio e Domenegasco; la cella di Casterno e pertinenze; la cella di S. Sepolcro e pertinenze; beni a Sumirago; otto mansi a Lesa; la curtis di Campione con le tre chiese; una chiesa a Canobbio, con pertinenze; la curtis di Dubino con una cella e i mansi della Valtellina spettanti alla curtis e pertinenze; la curtis di Limonta con una cella e pertinenze e ogni diritto che ha nella pescharia di Pescallo; il districtus di Capiate e i beni di quella curtis; la cella di San Damiano, beni e pertinenze; Cologno e pertinenze; Inzago e pertinenze; la terra in Pasquirolo; la chiesa di S. Pietro in Sala con terre, parrocchia e decime; la cella di S. Siro alla Vepra con parrocchia, decime, beni e pertinenze; Origgio con le due chiese e pertinenze; Vialba con beni e pertinenze.

Inserto in doc. del 28 gennaio 1311, da c.a. del 25 gennaio, ASMi, AD, pergg., cart. 313, n. 227 [C]; inserto in doc. del 23 febbraio 1319, ibidem, n. 229 [B]. Regesto del 1738 in Giorgi, Registro, c. 347; del 1739 in Giorgi, Rubrica, c. 28v. Trascrizione: Della Croce, I, 10, c. 153r.
Nel verso di B, di mano diversa coeva, Denuntiationis privilegii facte Mullo de Corpello. Di mano del XVI secolo Privillegium domini Federici imperatoris pro confirmatione bonorum monasterii Sancti Ambrosii mayoris Mediolani de anno .MCLXXXV. actum, di altra mano moderna G; annotazioni sei, sette e ottocentesche di oggetto, data e segnature n. 25; riferimenti all'Exemplaria Diplomatum del Giorgi; data di mano del Bonomi MCCCXIX e MCLXXXV; segnatura a matita 210. 3.
Nel verso di C, di mano del redattore, Publicacio privilegii facta in loco Udrugio. Di mano moderna F; annotazioni sei, sette e ottocentesche di oggetto, data e segnature n. 25, dupplicato n. 25 e n. 592; riferimenti all'Exemplaria Diplomatum del Giorgi; data di mano del Bonomi MCCCXI e MCLXXXV; segnatura a matita 210 secundo.

Edizione: PURICELLI, p. 1038 (GRAEVIUS, IV/1, col. 452); ARESI, Privilegiorum, p. 70; MORBIO, III, p. 172, n. 15; MGH, Diplomata, X, n. 903.
Regesto: GIULINI, VII, p. 142; BÖHMER, Regesta, n. 2677; STUMPF, II, n. 4417.

B è in buono stato di conservazione. Sottolineature di epoca moderna a penna e a matita. Tracce di rigatura.
B è inserto in un doc. del 23 febbraio 1319 che consiste nella presentazione del medesimo privilegio di Federico I a Gufredo detto Mullo de Corpello (Mulo de Gropello), che sostiene il comune e gli uomini di Inzago nel loro rifiuto di pagare fitti e decime al monastero di S. Ambrogio (su Mulo, signore di Cassano d'Adda, fedelissimo di Matteo Visconti e acerrimo nemico dell'arcivescovo Cassone della Torre, cfr. CORIO, I, p. 761, sub anno 1314; GIULINI, V, pp. 49-50, che attribuisce gli eventi a tre anni prima; v. anche COGNASSO, p. 69).
B è così introdotto: In nomine Domini. Anno a nativitate eiusdem millesimo trecentesimo decimo nono, indictione secunda, die veneris vigesimo tertio mensis februarii. Guilielmus Cagalanzia civitatis Mediolani, sindicus et sindicario nomine dominorum .. abbatis, monachorum, capitulli et conventus monasterii Sancti Ambrosii Mediolani, presentavit domino Gufredo de Corpello, qui dicitur Mullus, privilegium bone memorie domini Federici, divina favente clementia olim Romanorum imperatoris augusti, cuius privilegii tenor talis est: (segue il privilegio del 1185) e così sottoscritto: Et ipsum privilegium legere et ad inteligendum dare voluit ipsi Gufredo et ei denuntiare quod contra ipsum privilegium atemptavit atemptat, fecit et facit in preiuditium, iniuriam et dampnum dicti cenobii seu monasterii, videllicet dando conscillium, auxillium et favorem omnibus burgi de Inziago, opere, dicto et (e- corretta su f erasa) facto, ad denegandum et ut denegent ipsi domino .. abbati et monachis et capitulo dicti cenobii seu monasterii facere prestare et solvere illa ficta et decimas que et quas ipsi domini abbas et monachi et capitulum dicti cenobii seu monasterii habere debent a comuni et hominibus et singullaribus personis dicti burgi et ne ipse dominus abbas et capitulum consequatur ius suum et dicti cenobii seu monasterii contra eos comune et homines et singullares dicti burgi. Actum in broleto novo comunis Mediolani penes banchum domini Arderici de Alzate, presentibus Fillipino Citadino, filio domini Mayni, porte Vercelline, parochie Sancti Petri intus Vineam, et Algixius de Arluno pristinario, filio condam -------, et Steffanino Bonfilio, filio condam Guilielmi, ambobus porte Vercelline foris, et Stephanino de Novate, filio condam Paxii, porte Horientalis notarii (noti senza segno abbreviativo) et Francischollo de Gallatiis, filio domini Raymondi, porte Romane, testibus ad hoc vocatis et rogatis. (SN) Ego Beltraminus Mazallis, filius condam domini Leonardi, civitatis Mediolani, qui modo habito in porta Ticinensi, publicus auctoritate imperialis notarius, tradidi et subscripsi. (SN) Ego Gasparollus Verrubius, filius condam Stephani c(ivitatis) M(ediolani), porte Cumane, notarius, iussu suprascripti notarii scripsi.
Della controversia tra Inzago e il monastero, vertente a Scotto 'domini Gentilis de Sancto Geminiano', 'legum doctor' nonché 'iudex et defensor societatis iusticie Mediolani', abbiamo notizia tra il 1315 e il 1318. Nel 1315 Scotto invia un servitore del comune per citare gli uomini di Inzago nella controversia in materia di decima sui terreni di Inzago che li oppone a Bertrame Mazalis, procuratore del monastero (che sarà poi il rogatario della presentazione a Mullo del privilegio federiciano): tra il 6 e il 17 maggio alcuni uomini compaiono davanti al giudice negando ogni ostilità e dichiarandosi pronti a pagare quanto dovuto (ASMi, AD, pergg., cart. 329, n. 36). Il 12 settembre 1318 compare davanti al medesimo Scotto il procuratore del comune e degli uomini di Inzago, di nuovo in merito alla decima dei frutti nei terreni siti nel borgo e nel territorio di Inzago: secondo le consuetudini locali, che vengono qui parzialmente inserte, è previsto che l'abate invii i propri messi e un notaio per effettuare la stima ed eleggere due uomini del luogo quali estimatori (che restano in carica un anno e agiscono insieme ai nunzi e al gastoldo del monastero), mentre non è previsto che alcun giudice possa inviare un servitore del comune per interferire in queste operazioni; dopo avere riconosciuto di avere agito contro le consuetudini, Scotto revoca infine il precetto conferito al servitore (ibidem, n. 37). La questione pare risolta ora del 1322, quando verso la metà di ottobre (il 17 o 18, il giorno della settimana non corrisponde) il procuratore del comune e degli uomini di Inzago dichiara ai due procuratori del monastero nominati a questo scopo di essere pronto a effettuare tutti i pagamenti richiesti dal monastero per le decime di vino, granaglie e legumi di quell'anno, oltre agli arretrati e a quant'altro dovuto (ASMi, AD, pergg., cart. 329, n. 20).
C è in mediocre stato di conservazione, qualche lacerazione e alcune macchie: la membrana è stata consolidata su supporto cartaceo in alcuni punti lungo la piegatura. Sottolineature di epoca moderna a penna e in matita rossa. Tracce di rigatura.
C è inserto in un doc. del 28 gennaio 1311 che consiste nella pubblicazione e successiva lettura pubblica in Origgio del medesimo privilegio di Federico I; la presente pubblicazione non avviene sulla base dell'originale bensì attraverso un documento redatto tre giorni prima (25 gennaio) che a sua volta consiste nella autenticazione e pubblicazione dello stesso privilegio per autorità di un giudice del vicario imperiale a Milano.
C è così introdotto: (SN) In nomine Domini. Anno a nativitate eiusdem millesimo trecentesimo undecimo, de iovis vigesimo octavo die ianuarii, indictione nona. Cum domini donus Protaxius Kaymus, monachus monasterii Sancti Ambroxii Mediol(ani), et Beltramus Platus dictus Maydus, vicarius constitutus per reverendum virum dominum donum Astulfum, Dei gratia abbatem monasterii Sancti Ambroxii Mediolan(i), et monachos et capitulum ipsius monasterii, ac sindici et procuratores ipsius domini abbatis et monasterii Sancti Ambroxii, monachorum et capituli seu conventus [dict]i monasterii, ad quem dominum abbatem et monasterium pertinet et spectat honor et districtus loci de Udrugio, sindicario et procuratorio nomine predicto fecissent citari hostiatim omnes et singullos qui sunt capita domorum loci de Udrugio et etiam fecissent clam[a]ri alta voce ad carubia et ad loca consueta in predicto loco ut omnes et singulli qui sunt capita domorum dicti loci venire deberent in vicinantia ad audiendum legi et publicari privillegium ipsius .. domini abbatis et monasterii seu exemplum autenticatum ipsius privillegii et in ipsa vicinantia se congregassent et convenissent quamplures ex vicinis dicte vicinantie occasione predicti privillegii, predicti donus Protaxius et Beltramus imposuerunt michi notario ut legerem et darem ad intelligendum predictum privilegium seu exemplum autenticatum ipsius privilegii; et ego notarius, in presentia et volluntate et consensu predictorum doni Protaxii et Beltrami et in presentia vicinorum dicte vicinantie (vicinantia nel testo) ibi in dicta vicinantia existentium, legi et ad intelligendum dedi alta voce predictum privillegium seu exemplum autenticatum ipsius privilegii, cuius privilegii seu exempli autenticati tenor tallis est. In nomine Domini. Anno a nativitate eiusdem millesimo trecentesimo undecimo, indictione nona, die lune vigesimo quinto mensis ianuarii, in pallatio novo comunis Mediolani, ad banchum infrascripti iudicis ubi reddit iura. Presentibus Pagano filio quondam ser Mirani Bogie, Cabriollo filio quondam ------ Gellii, Beltramo dicto Maydo Plato filio quondam ser Florii, omnibus civibus Mediolan(i), porte Ticinensis, ad infrascripta vocatis spetialiter et rogatis, dominus Paulus de Puteo, iudex domini Nicolay de Bonsegnioribus de Senis, sacri Imperii in Mediolan(o) vicarii generallis, ad peticionem et requisitionem Astulfi Cotte civitatis Mediolani, sindici sindicario nomine abbatis, monachorum et capitulli monasterii Sancti Ambrosii Mediolan(i), presentis et petentis infrascripta deberi (così) fieri, precepit michi Herasmino Bogie, notario Mediolanen(si) publico, quatinus autenticarem et insinuarem et in publicam formam redigerem infrascriptum privillegium ipsi monasterio concessum et datum per condam dominum Federichum, divina favente clementia Romanorum imperatorem augustum, sigillatum sigillo cereo in fillo syte rubee pendente ipsius sacri imperatoris, in quo sigillo sculpta erat figura ipsius sacri imperatoris sedentis in cathedra, tenentis in dextra manu septrum et in sinistra manu pomum unum retondum cum una cruce supra ipsum pomum, et in circuitu ipsius sigilli sculpe (così) erant litere huius tenoris: 'Federichus, Dei gratia Romanorum imperator augustus', non vitiatum, non canzellatum, non abolitum nec in aliqua sui parte corruptum, huius tenoris: (segue il privilegio del 1185) e così sottoscritto: § Ego Herasiminus filius Pagani Bogie, Mediol(anensis) publicus imperialli auctoritate notarius, predictum privillegium vidi et legi et in publicam formam redegi de precepto [dicti iudic]is et me subscripsi. § Ego Ambroxinus de Prata, Mediolanensis notarius, iussu suprascripti notarii, scripsi. Actum in predicta vicinantia loci de Udrugio. Interfuerunt ibi testes dominus Anrichus, filius quondam domini Guarnerii de Cayrate, de predicto loco Udrugio not(arius), [[..........]]s, filius quondam domini Iacobi Crivelli, et Georgius, filius quondam domini Ardici Cri[v]elli, ambo de loco Uboldo, omnes ad hoc vocati et rogati. Ibique incontinenti, suprascriptis anno, die et indictione et presentibus suprascriptis testibus in predicta vicinantia, perlecto predicto privillegio [ut in exem]plo ipsius autenticato per me notarium et dato ad intelligendum in ipsa [vicin]antia, predicti donus Protaxius et Beltramus Platus, vicarius et sindicario nomine predicto ut supra, dixerunt et denuntiaverunt quod attenderent et observarent predictum privillegium et ea omnia et singulla que in predicto privillegio continentur et offerebant et paratos facere copiam de predicto privillegio autentico in civitate Mediolan(i) quotienscumque eis placeret. (SN) EGO Beltraminus qui dicor Garbuxius, filius Iacobi Canioli, civitatis Mediolan(i), porte Ticinensis, de contrata Sancti Georgii in Palatio, notarius, tradidi et scripsi. (SN) EGO Mainfredinus filius Iacobi de Turre, civitatis Mediolanensis, porte Vercelline, parochie Sancte Marie ad Portam, notarius, iussu suprascripti notarii scripsi.
La pubblicazione del 1319, relativa a C, viene effettuata in un momento di particolare tensione tra gli abitanti di Origgio e il monastero di S. Ambrogio (si veda l'analisi contenuta in ROMEO, pp. 65-67). Nel 1305 era stato eletto podestà di Origgio Franceschino, figlio di Guido della Torre: Romeo vede in questa vicenda un tentativo di ottenere l'appoggio della parte popolare di Milano e di sottrarsi alla signoria dell'abate santambrosiano, almeno fino alla caduta dei della Torre, avvenuta appunto nel 1311 (ROMEO, p. 83). La pubblicazione del privilegio federiciano va dunque ricondotto alla volontà da parte dell'abate di restaurare i propri diritti a seguito della concordia imposta da Enrico VII ai Visconti e ai della Torre tra il dicembre 1310 e il gennaio 1311: questo del 1185, peraltro, è il primo documento pervenuto in cui si menzionino 'honor et districtus' di S. Ambrogio su Origgio (ROMEO, p. 18). Attorno a questa pubblicazione ruota una vera e propria sollevazione degli uomini di Origgio contro il proprio signore (cfr. ROMEO, pp. 66-67). Il 25 gennaio viene redatta la copia autentica dall'originale: il 27, cioè il giorno precedente la pubblicazione in loco, i procuratori del monastero ordinano ai due campari di Origgio di ingiungere a ogni capo famiglia, 'sub pena et banno' di sessanta soldi di terzoli ciascuno, di presentarsi nella 'vicinantia' l'indomani mattina, al suono della campana, per ascoltare la lettura e la pubblicazione della copia autentica del privilegio; il 28 i campari riferiscono di aver provveduto a convocare i capi famiglia e i due procuratori assegnano poi un termine di tre giorni a una settantina di uomini che non si sono presentati, nominativamente indicati (ASMi, AD, pergg., cart. 328, n. 15). Il 2 marzo un incaricato del vicario concede un'altra possibilità e il giorno successivo gli stessi due procuratori del monastero che il 28 gennaio avevano disposto la pubblicazione del privilegio di Federico I condannano di nuovo gli assenti, assegnando loro un ulteriore termine di tre giorni per difendersi (Ibidem, nn. 15 e 16). A questo punto interviene il comune di Milano, che l'8 novembre 1312 sentenzia infine a favore del monastero (gli uomini di Origgio avevano non solo mancato di riconoscere la giurisdizione dell'abate, ma anche tagliato numerosi alberi in un terreno di sua proprietà), attestando che all'abate spetta il 'districtus' su Origgio (Ibidem, n. 36). Tra la primavera e l'estate del 1313 si susseguono vari tentativi di sequestrare i beni dei colpevoli, che non ottengono alcuna collaborazione dai locali (cfr. ROMEO, pp. 66-67) e preludono anzi a scontri armati.
Va infine segnalato che nella redazione C l'elenco dei beni confermati al monastero reca traccia di un intervento che si deve a una mano coeva o di non molto successiva e che consiste in una sorta di aggiornamento: il privilegio federiciano risaliva infatti a più di un secolo prima e la situazione patrimoniale si era nel frattempo modificata. I passi riguardanti i possedimenti di Badile, di Bareggio e Domenegasco, la cella di Casterno con relativi beni, la 'curtis' di Limonta, la peschiera di Pescallo e Capiate sono segnalati mediante le sillabe di 'va'-'cat', poste all'inizio e alla fine di ciascuna frase. Il monastero, infatti, non possedeva più i beni di Badile, alienati all'inizio degli anni Trenta del XIII secolo (cfr. le 'positiones' nella causa vertente innanzi a Gregorio de Montelongo, legato apostolico, tra il monastero e tale Enrico de Camenago in relazione all'investitura dei beni di San Sepolcro di Ternate, ove viene ricordata la vendita dei possedimenti santambrosiani di Badile da parte dall'allora abate Ardengo Visconti nel 1231 o 1232: 'Item quod in anno curente .MCCXXXI. vel .MCCXXXII. vel circa id vendidit dictus quondam Ardengus abbas podere et honorem et districtum et ecclesiam quod habebat dictum monasterium in loco et territorio de Badilli', cfr. ASMi, AD, pergg., cart. 316, n. 62); lo stesso vale per i beni di Bareggio, alienati nel 1300 (cfr. autorizzazione del 29 luglio 1300 da parte dell'arcivescovo ad alienare i beni, ASMi, AD, pergg., cart. 341, n. 21, cfr. BARONI, Francesco da Parma, n. 111). Quanto ai beni di Casterno e a Domenegasco possiamo solo notare che essi non ricorrono più nella documentazione santambrosiana dopo il privilegio dell'arcivescovo Milone del 1193, e possiamo quindi presumere che abbiano subìto una sorte analoga a quelli di Badile e Bareggio. I beni di Capiate potrebbero verosimilmente essere stati alienati tra il XIII e il XIV secolo: la giurisdizione santambrosiana sul luogo di Capiate viene ribadita nel 1279 innanzi al podestà Loterio Rusca in relazione alla questione della nomina dei podestà locali (doc. del 4 dicembre 1279, oggi perduto, cfr. GIULINI, IV, p. 661; dell'elenco fanno parte diverse altre località, tra cui Bareggio, i cui beni, come abbiamo visto, saranno alienati nel 1300), mentre in un documento analogo risalente al 1311, in cui si tratta di nuovo dei luoghi soggetti all'abate per la nomina del podestà - in gran parte gli stessi menzionati nel 1279 - , Capiate non compare più (doc. del 17 settembre 1311, estratto il 31 gennaio 1312, oggi perduto, ed. OSIO, Documenti diplomatici, n. 45). Infine, il 'vacat' riferito alla 'curtis' di Limonta (e a Pescallo, presso Bellagio, che faceva parte della stessa) sembra doversi alla vendita dei territori di Civenna e Limonta: qualche anno dopo il 1311, precisamente nel 1320, l'abate Astolfo de Lampugnano vende tali beni ai comaschi de Ruschonibus e de Pino e in tale occasione ottiene dall'arcivescovo Aicardo la copia autentica di undici documenti riguardanti quei beni, tra cui alcuni privilegi regi e imperiali (di Lotario I 24 gennaio e dell'8 maggio 835, ed. MGH, Karolinorum, III, nn. 23 e 27; di Carlo III del 21 marzo 880, ed. MGH, Diplomata Karolinorum, II, n. 21; di Ottone I del 10 ottobre 951, ed. MGH, Diplomata, I, n. 138; di Ottone III del 5 gennaio 998, ed. MGH, Diplomata, II/2, n. 265; infine il falso di Enrico V del 12 ottobre 1110, sul quale v., tra gli altri, STUMPF, II, n. 3043 e MENANT, Entre Milan et Bergame, pp. 440-443 e 484).
Sia B che C presentano alcuni errori di trascrizione e tradiscono qualche difficoltà di lettura da parte dei redattori delle copie.
Diamo l'edizione di B.

In nomine sancte et individue Trinitatis. | Federichus, divina favente clementia Romanorum imperator augustus. Circumspectio sane deliberationis imperatorie maiestatis nostre, inter varia christiane professionis vota et opera, ex offitio a Deo nobis (a) credito, potissimum proficere iudicat ad salutem animarum ecclesiarum Dei reverentiam bonorumque | suorum dilligentem observantiam et prosperitatem utrorumque felici statu iuris sui liberaliter promulgatam, quatenus dum ad pedes Domini vitam eternam Maria contemplatur, Martha exteriorum administratione valeat illam opulentius adiuvare (1). Eapropter cognoscat tam presens etas | fidellium Imperii quam sucessura posteritas quod nos, prudenter et pie considerantes honestatem, modestiam atque religionem cenobii beati confessoris et doctoris Ambrosii beatorumque martirum Gervaxii et Protaxii ac intuitu divine retributionis, pro salute anime nostre, diva predecessorum | nostrorum regum et imperatorum vestigia directo tramite sequentes et autenticis eorum largitionibus auctoritatem maiestatis nostre perhemniter (b) adhibentes, .. Ambrosium, venerabilem .. abbatem eiusdem loci, et personas ibidem divino cultu mancipatas et in futurum mancipandas | et ipsum monasterium Mediolan(ense), iuxta murum situm, cum claustro, pallatiis, domibus, officinis et cum omnibus casiis et terris usque ad muros civitatis, sicut murorum ambitu circumdatum esse videtur, et ecclesiam Sancti Michaellis cum parochia et hospitali et insuper | omnia que prefatum monasterium ad iura nostre donationis pertinentia nunc et antea de nostre largitione liberalitatis obtinuit vel aliunde iuxte et rationabiliter aquisivit vel in posterum quibuscunque locis mobillia et inmobillia iusto ademptionis titullo obtinere poterit, | sub (c) protectione imperatorie mayestatis nostre sucepimus et tantummodo ad usum atque sumptum (d) Deo servientium ibi inviolabiliter coroborando confirmamus que ad lucidioris evidentie certitudinem suis censuimus exprimenda vocabullis: ecclesiam videllicet Sancti | Satiri intus civitate cum parochia et posessionibus suis; item monasterium Aurone cum omni providentia et regimine quod Engelberga, olim inperatrix, devotissime obtullit in ipsum monasterium (2); curtem quoque de Pasiliano cum suis pertinentiis, cum tribus ecclesiis in ipso loco et | una in Casteneto de ipsa curia cum omni honore, cum districtis et tholloneo et fodro, cum servis et ancillis ac famullis, cum regressibus et ingressibus, silvis, pascuis, vineis, pratis, rippis, rippaticis, omnia inintegrum cum omni subiectione; item possessiones de Turigla cum | ecclesia et tertia parte decime et quicquid iuris habet in villa de Ledegniano; curtem de Monte cum duabus ecclesiis, cum servis, ancillis, vineis, pratis, campis, silvis, aquis, molandinis, pischationibus, ripis et ripaticis, paludibus, montibus, collibus, valibus, planitiebus et omnia | inintegrum cum districto et fodro et cum omni subiectione; curtem de Felitiano cum omnibus ad se pertinentibus, quas duas curtes predecessores nostri felicis memorie Lotarius et Ugo reges de propria hereditate sua, pro anima matris eorum Berte, eidem monasterio contulerunt (3); | item posessiones in Sarmaza; curtem de Cirixolla cum octuaginta tribus mansis, cum omni honore, silvis, pratis (e), pascuis, cum ecclesia una in honore sancti Ambrosii, cultis et incultis, ingressibus et egressibus, aquis aquarumque conductibus, omnia inintegrum; in episcopatu Vercellarum | ecclesiam de Quinto cum suis possessionibus et in castro illius loci ecclesiam Sancti Petri cum decimis, primitiis, possessionibus suis; in civitate Papie duas ecclesias, unam in honore sancti Siri, alteram in honore sancti Petri, cum omni providentia et regimine, terram quoque et casas in ipsa civitate; item in | Ignianum cum omni honore et districto, cum ripis et mollandinis; in Badello mansos quatuor cum quarta parte honoris de castro, villa, territorio; in Claveis mansos quatuor; item possessiones in Baradeglo et Dominicascho; cellam de Casterno cum possessionibus suis, districto et mollandinis; | cellam Sancti Sepulcri cum omni honore, cum servis, ancillis, famullis, cum possessionibus, pischationibus, districto et cum omnibus ad eam pertinentibus; item posessiones in Samarago cum honore, districto; in Lexia mansos octo; curtem de Campilione cum tribus ecclesiis et una | in Canobio cum omni honore, cum servis, ancillis, famullis, ripibus (f), alpibus, pischationibus, districtis, albergariis, precaria et omnibus ad se pertinentibus inintegrum; curtem de Dubino cum cella et cum mansis de Valtellino qui ad eandem curtem pertinere dino|scuntur cum omni honore, cum servis, ancillis, famullis, possessionibus, pischariis, venationibus, cum districto et albergariis; curtem de Lemonta cum cella una cum omni honore, servis, ancillis, pascuis et pischationibus, albergariis, cum districto, fodro et omnibus ad eam | pertinentibus inintegrum et quicquid iuris habet in pischalo Pischalli; districtum etiam de Capiate et quicquid iuste possident in ea curte; item cellam Sancti Demiani cum posessionibus suis, mollandinis, rippis, insullis; item Colloniam cum omni honore, | districto, fodro, albergariis, mollandinis; item Antizago cum omni honore, servis (g), ancillis, famullis, districto, fodro, albergariis, cum ecclesia et decimis; item terram de Pascariollo; ecclesiam Sancti Petri ad Sallam cum terris, parochia et decima; cellam | Sancti Syri ad Veperam cum parochia, decimis ac posessionibus sive mollandinis, ripis, pratis, paschuis, aquis aquarumque decursibus et cum omnibus ad se pertinentibus; Oleoductum cum ecclesiis duabus, cum omni honore, servis, ancillis, famullis, cum fodro, districto, tertia | parte decime; item Villam Albam cum posessionibus suis, cum districto et cum omni (h) honore. Statuimus quoque et imperialli auctoritate sancimus ut nullus omnino im posterum .. abbas vel prior vel etiam totum eiusdem cenobii, conventus aut aliquis publice seu | private functionis missus (i) vel quecumque (j) extranea seu domestica persona ex predicti cenobii posessionibus mobilibus aut inmobilibus fictum, censum seu feudum parvum vel magnum aliqua (k) occaxione alicui dare, prestare vel solvere (l) aut aliquo modo | a fratrum et pauperum usibus aliquod alienare presumat; et quicquid de iam dictis incomoditatibus ante nostra tempora introductum fuerat, nostra imperialli auctoritate, tamquam rem que contra omnem honestatem irrepserat, execramur (m) et in irritum (n) revocamus et perpetuo interdicto (o) | condempnamus, sed liceat .. abbati ac Dei servis sub ipso degentibus ad suam et pauperum substentationem omnibus inintegrum eiusdem cenobii iustis posessionibus (p) libere frui et quiete sine omnium hominum contradictione, ita quod nullus preter nostram imperialem | mayestatem, magna vel parva seu mediocris persona, episcopus aut archiepiscopus, dux sive marchio, comes vel vicecomes, gastaldio seu advocatus vel civitas seu quilibet publice vel private functionis missus, fodrum vel datium sive viaticum, censum vel aliquod sine | imperialli auctoritate ius albergarie vel convivii vel cuiuslibet servitutis vel aliquod omnium que ad eius cenobii gravam(en) et iniurias aliquo modo spectare videantur, in ipso cenobio eiusve posessionibus parvis vel magnis, mobilibus sive inmobilibus, intrinsecis (q) | seu extrinsecis de cetero requirere, petere aut exigere vel etiam ullam in ipsis parvam seu magnam ulla occaxione aliquid constituendi, ordinandi, disponendive potestatem usurpare presumat. Nos enim ipsum cenobium cum eius cenobiis ac posessionibus universis | quas de nostre concessionis largitate nunc habet aut in posterum aquiret nostre tantummodo serenitatis regimini nostreque clementie dispositioni per omnia subiacere decernimus, ut noster tantummodo misus ad hoc specialiter directus in quibuslibet | sibi a nobis iniunctis nostra ibi vice fungatur. Abbati vero fratribusque religiosis sub ipso degentibus omnino religiose (r) ibi sub nostre protectionis munimine (s) vivere et posessiones, remoto omni alienationis modo, ad usus Deo ibi servientium et egenorum substenta|mentum utilliter ordinare et disponere concessimus, confirmantes predicto cenobio quicquid per emptionem vel donationem seu commutationem (t) per libellum alodii legaliter possidere videntur. Si quis itaque, quod absit, temerario ausu contra huius nostri (u) imperiallis | edicti paginam aliquid agere aut quod semel a nobis statutum est et coroboratum infringere (v) atemptaverit, mille libras auri puri pro pena componat, quarum medietatem camere nostre et medietatem iniuriam passis. Ceterum supradicta omnia que venerabillis ecclesia Sancti | Ambrosii impresentiarum tenet vel de cetero per sucessiones temporum liberalitate imperatorum et regum, largitione pontificum, oblatione fidellium iuste et rationabiliter poterit adipisci (w), presentis privilegii auctoritate confirmamus, salva in omnibus imperialli | iustitia quam (x) nos solo modo et Romani imperatores in imperialli (y) cenobio Sancti Ambrosii perhempni iure tenere vel possidere debemus. Quod ut verius credatur et perpetua stabillitate ab omnibus observetur (z), presentem inde car(tam) conscribi et sigilli nostri impressione (aa) iussimus | insigniri. Huius rei testes sunt Martinus Misnensis (bb) episcopus, Vuilielmus Astensis episcopus, Albrugunus Reginus episcopus, Hildebrandinus Volteranus episcopus, Ubertus (cc) archipresbiter Mod(oeti)e, Lupoldus dux Austrie, comes Girardus de Lon, comes Symon de | Spanhein, Albertus .. abbas Sancti Benedicti super Padum, Umfredus abbas (dd) Sancti Salvatoris, Martinus de Castello, Diepoldus comes de Lecsgenunde. Signum domini Federici Romanorum imperatoris invictissimi (ee). Ego Gottefredus, imperiallis aulle canzellarius, | vice Phillipi Choloniensis (ff) archiepiscopi et Ytallie archicanzellarii (gg), recognovi. Acta sunt hec anno dominice incarnationis millesimo centesimo octuagesimo quinto, indictione tertia, regnante domino Federicho Romanorum imperatore gloriosisimo (hh), anno regni eius | trigesimo quarto, imperii vero trigesimo primo. Dat(um) Mediolani apud (ii) idem (jj) monasterium, quarto nonas maii, feliciter, amen.


(a) -s corretta da e
(b) prehemniter in B.
(c) obtinere, sub in B.
(d) suptum in B.
(e) p(ra) corretto da p(er)
(f) Così B, segno abbreviativo di incerto significato sulla p; rippibus in C.
(g) Corretto su precedente scrittura erasa.
(h) -i corretta su e erasa.
(i) Segue depennata q
(j) Segno abbreviativo superfluo su quecum-
(k) alia in B.
(l) solverere in B.
(m) extrahamus in B.
(n) irrutum in B.
(o) Nel margine destro.
(p) Segue i
(q) intnsecis in B.
(r) -o- corretta su s erasa.
(s) minime in B.
(t) co(mun)icationem in B.
(u) Aggiunto dalla stessa mano nello spazio tra huius e imperiallis
(v) insignire in B.
(w) ad premissa in B.
(x) -a- corretta da precedente lettera erasa.
(y) imperatores imperialli in B.
(z) observentur in B.
(aa) im premissione in B.
(bb) Millenensis in B.
(cc) Volteranus, Ubertus in B.
(dd) Umfredus Sancti in B.
(ee) invinctissimi in B.
(ff) Tholomensis in B.
(gg) archicazelerii in B.
(hh) -is- corretto da m
(ii) -p- su rasura in B.
(jj) inde in B.

(1) Cfr. Lc. 10, 39-42.
(2) Doc. non reperito: deve trattarsi dello stesso documento citato nella 'pagina precepti' di Carlo III del 21 marzo 880, ed. MGH, Diplomata Karolinorum, II, n. 21, e al quale si riferisce anche il diploma di Enrico IV del 14 aprile 1081, reg. STUMPF BRENTANO, n. 2829.
(3) Cfr. il 'preceptum Hugonis et Lotharii regum' del 15 agosto 942, cfr. SCHIAPARELLI, I diplomi di Ugo e di Lotario e di Berengario II e Adalberto, n. 64.

Edizione a cura di Ada Grossi
Codifica a cura di Ada Grossi

Informazioni sul sito | Contatti