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Garage delle Nazioni
Milano (MI)

Indirizzo: Via privata Pietro Calderon de la Barca 2 - Milano (MI) (vedi mappa)

Tipologia: architettura per la residenza, il terziario e i servizi; autorimessa

Caratteri costruttivi:

  • strutture: travi e pilastri in cemento armato a vista; fondazioni continue a travi rovesce in cemento armato
  • facciata: mattonelle di litoceramica color marrone chiaro; tessere di mosaico vetrificato; lastre di ceppo (basamento)
  • coperture: piana a parcheggio
  • serramenti: in ferrofinestra

Cronologia:

  • progettazione: 1953 - 1956
  • esecuzione: 1953 - 1956
  • data di riferimento: 1953 - 1956

Committenza: Ambrogio e Aldo Meroni

Autori:

Uso: autorimessa

Condizione giuridica: proprietà privata

Descrizione

Per le sue qualità estetico-rappresentative e per la riuscita sintesi tra le esigenze formali e quelle funzionali il Garage delle Nazioni, realizzato su progetto di Antonio Cassi Ramelli tra il 1953 e il 1956, rappresenta ancora oggi un'architettura insuperata, in cui il linguaggio essenziale e dichiarato riassume in chiave espressiva il tema dell'edificio per autorimesse. Percorrendo gli spazi del garage si ha la percezione di come gli aspetti tecnici del progetto abbiano contribuito a nobilitare la composizione architettonica dell'insieme: l'esibizione della pura struttura, l'elegante sinuosità delle forme, l'apertura verso il cielo e il rapporto tra il vuoto centrale e l'involucro edilizio sono gli elementi chiave che definiscono l'immagine e il significato dell'edificio. Il cuore del progetto è lo spazio centrale, un vuoto disegnato dal sistema di rampe continue sorrette da esili pilastri binati che costituisce il percorso di salita e discesa delle automobili. Ai lati delle rampe, per ciascuno dei quattro piani del garage, si dispongono i parcheggi, in uno spazio continuo e indiviso, non interrotto da pilastri; questa lettura in sezione dell'edificio (vuoto centrale a giorno-sistema delle rampe-parcheggi) sta alla base dell'idea progettuale di Cassi Ramelli e consente di ottenere un corpo di fabbrica perfettamente simmetrico in pianta e una disposizione razionale e ordinata dei percorsi interni, con maggior spazio per i posteggi delle auto; la pavimentazione in "durokret" differenzia la salita, di colore blu, dalla discesa, di colore rosso. I sistemi di risalita per i pedoni sono invece situati in corrispondenza dei lati corti dell'invaso centrale e sono formati da un ascensore e una scala con pareti rivestite in tessere di mosaico vetrificato e corrimano continuo in tubolare d'acciaio. Altre due scale di sicurezza sono poste agli angoli ovest e sud dell'edificio. L'ultimo piano di parcheggi, sul tetto, è raggiungibile soltanto attraverso gli ascensori e consente una straordinaria vista sulla Torre Velasca, situata a poche centinaia di metri di distanza oltre il corso di Porta Romana. Una leggera pensilina che segue le forme curvilinee dello spazio centrale protegge le ultime rampe dalle intemperie dirette e costituisce il coronamento della struttura a pilastri binati del vano sottostante. Al piano interrato, inizialmente adibito ai servizi interni (lavaggio, officina-elettrauto), il parcheggio è collegato all'ingresso da un'unica e scenografica rampa posta al centro dello spazio vuoto. I parcheggi sono illuminati da vetrate continue scandite dai pilastri perimetrali, con serramenti in ferrofinestra che su via Calderon de la Barca, nei primi due livelli, sono inclinati verso l'alto per ricevere maggior luce. Questa particolare disposizione diagonale delle vetrate caratterizza tutto il fronte principale, connotato da forti linee d'ombra ad accentuare - insieme agli esili marcapiani continui - l'orizzontalità del partito architettonico di facciata. Il grande involucro edilizio è interamente rivestito in mattonelle di litoceramica marrone chiaro; la facciata principale, oltre che dai due ordini di vetrate orizzontali inclinate inserite in una sottile cornice muraria rivestita in ceppo, è contraddistinta dall'ampia pensilina d'ingresso e da una progressiva rastremazione della superficie verso l'alto. I prospetti laterali presentano sobrie e regolari aperture rettangolari, mentre il basamento a pilastri che costituisce l'attacco a terra dell'edificio è rivestito in lastre di ceppo. Il contrasto tra la stereometricità del volume all'esterno e la plasticità dell'interno si configura come un ulteriore elemento distintivo che rimanda a numerosi esempi di architetture degli anni Trenta. Il garage, che può ospitare 800 automobili, si trova in uno stato di conservazione eccellente e, pur con gli inevitabili adeguamenti normativi, risponde fedelmente nella funzionalità e nell'immagine complessiva al progetto degli anni Cinquanta.

Notizie storiche

Situato in una piccola via privata parallela al Corso di Porta Romana, il Garage delle Nazioni è, insieme all'autorimessa di via De Amicis (1948-1949) di Tito Bassanesi Varisco e Mario Guerci e alla stazione di servizio Agip di piazzale Accursio - costruita su progetto di Mario Bacciocchi tra il 1951 e il 1953 - uno dei più raffinati esempi di architettura dei servizi per l'automobile. Uno dei riferimenti principali per la costruzione del garage è senza dubbio la rampa elicoidale sud che porta alla pista sul tetto dello stabilimento del Lingotto di Torino, progettata negli anni Venti da Giacomo Mattè Trucco e divenuta un punto di riferimento per l'eleganza formale delle soluzioni adottate; tramite le due rampe poste alle estremità del lunghissimo corpo di fabbrica, le automobili FIAT, appena prodotte, potevano accedere dal piano terra direttamente alla pista di collaudo, che si sviluppa su due rettilinei di oltre quattrocento metri di lunghezza collegati da due curve sopraelevate. A partire da questo celebre esempio si fa strada negli anni successivi la necessità di esprimere attraverso le forme dell'architettura il dinamismo dell'industria dell'automobile e, nel dopoguerra, della ripresa economica. L'elemento tecnologico in architettura inizia ad assumere un sempre più elevato valore culturale e all'esibizione della struttura è spesso demandato il compito di esplicitare le valenze estetiche dell'architettura stessa, consentendo la realizzazione - come nel caso del Garage delle Nazioni - di edifici oggi irripetibili nei loro tratti formali e nella loro esatta rispondenza alle esigenze funzionali.

Documentazione allegata

Fonti archivistiche

Fondo Antonio Cassi Ramelli. Associazione Cassi Ramelli, Milano - scheda fondo vedi »

Bibliografia

Il Garage della Vostra Automobile. Garage delle Nazioni, Milano 1956

Ferrari G., Il Giornale dei Costruttori, Nuove costruzioni a Milano. L'autorimessa delle Nazioni, Milano 1956, n. 33, 30 novembre, XI, pp. 1-2

Cassi Ramelli A., Logica e realtà degli edifici. Case di abitazione, case ed edifici per la vita collettiva, edifici per il culto e la pietà, per gli uffici, il commercio e l'industria, lo sport, gli spettacoli, l'assistenza ospedaliera, ecc., Milano 1958, pp. 627-639

Bassi C./ Berlanda F./ Boschetti B., Documenti di Architettura, Autorimesse, Milano 1959, n. 29, pp. 21-22

Calderara G., Il problema delle Autorimesse, Milano 1962, p.13, 23

Rodella D., Città di Milano, La strada è fatta per la circolazione, Milano 1963, n. 5, maggio, pp. 232-237

Impresa Gadola 1878 Milano opere pubbliche, civili, industriali, Milano 1973, pp. 36-37, 43, 48, 50, 98

Renzi E./ Beltrami Gadola E./ Brusasca F. (a cura di), Impresa Gadola, Milano 1991, p. 23

Credits

Compilatore: Suriano, Stefano (2017)
Responsabile scientifico testi: Costa, Andrea