Ospedale Soave (ex)
Codogno (LO)
Indirizzo: Viale Gandolfi, 6(P),2 (Nel centro abitato, isolato) - Codogno (LO)
Tipologia generale: architettura per la residenza, il terziario e i servizi
Tipologia specifica: ospedale
Configurazione strutturale: Edificio con pianta a E, risultato di numerosi ampliamenti successivi. Il corpo principale, costituito da due elementi linearmente simmetrici rispetto ad una cappella-atrio a pianta centrale ottagonale dedicata ai SS. Giuseppe e Carlo, è preceduto da un avancorpo ribassato di un piano, interrotto al centro da un monumentale ingresso con facciata esastila su podio conclusa da un timpano classico che immette nell'atrio. Sul retro il piccolo corpo centrale è affiancato da due loggiati che immettono nel giardino. Struttura in mattoni pieni, due piani fuori terra e piano seminterrato con tetto a padiglione e rivestimento in coppi; l'ex cappella presenta una cupola con rivestimento in lastre di rame.
Epoca di costruzione: 1779 - 1781
Autori: Soave Felice, progetto; Bignami, progetto ali laterali
Descrizione
Forme sobrie ed eleganti delineano l'edificio, una delle prime manifestazioni del Neoclassicismo in provincia, di cui si ammira la bellezza del simmetrico disegno, opera dell'architetto Carlo Felice Soave (1749-1803).
Il "palazzo" Soave, tale può dirsi visto che ha poco l'aspetto di un ospedale, si connota per l'ordinata precisione dei profili. Il "bello", per il secolo dei Lumi, consiste nella regolarità delle forme, nell'ordine e nella proporzione. Con la ragione si sorprende l'animo dello spettatore.
Sembra che la scelta del mattone rosso, che riveste le facciate, sia stata fatta in sintonia con il vicino Santuario della Beata Vergine di Caravaggio. L'ospedale Soave si innalza infatti, in posizione speculare, in fondo al viale che giunge al santuario.
L'architettura si articola in un lungo corpo di fabbrica (le corsie), con un avancorpo ribassato di un piano per dare luce al corpo delle corsie. Al centro, in posizione simmetrica, è posto un monumentale ingresso con facciata a sei colonne su alto podio conclusa da un timpano. Percorso questo atrio, che simula un tempio classico, si accede ad una sala a pianta ottagona, in origine una cappella dedicata ai SS. Giuseppe e Carlo. La rotonda, con portico e frontespizio triangolare, è indizio dello studio, proprio dell'architettura neoclassica, del supremo modello del Pantheon romano.
Internamente, alte lesene con capitelli corinzi reggono il tamburo cilindrico e la cupola è decorata a spicchi con rilievi in stucco dai motivi fitomorfi. Una licenza decorativa, rispetto al moderato uso degli ornati proprio del purismo neoclassico, che si spiega con gli studi compiuti da Soave a Genova, dove si esercitò nel "disegno d'ornato e plastica", sperimentando un gusto incline ad una compiacenza disegnativa.
La cupola non appare "gravata" da una lanterna, ma è affiancata da due pinnacoli con obelischi.
Sul retro, l'edificio si affaccia su un giardino.
Notizie storiche
L'ospedale fu realizzato tra il 1779 e il 1781 su progetto dell'architetto Carlo Felice Soave: nativo di Lugano e attivo a Milano, allievo di Ennemond Alexandre Petitot, all'Accademia di Parma.
Il suo maestro Petitot, nato a Lione, era infatti stato chiamato a Parma nel 1753 e fu autore di opere razionalmente ordinate e realizzate adoperando rapporti armonici.
La critica ottocentesca relegò Soave in secondo piano affidandogli un ruolo subalterno rispetto a Giuseppe Piermarini, architetto dell'Ottocento milanese autore della Scala. La sua attività viene, solo da metà del secolo scorso, riconosciuta invece come fondamentale per gli orientamenti del primo neoclassicismo. Egli studiò e ripropose i modelli francesi, ma tentò impostazioni nuove: rispetto al Petitot eliminò i residui rococò e barocchi.
Soave fu Architetto del Duomo di Milano dal 1795 al 1803 e fu colui che lasciò la maggior impronta al disegno definitivo della facciata del Duomo: vinse infatti il concorso ma la realizzazione fu affidata a Carlo Amati che si attenne, tuttavia, al suo progetto. A Milano ebbe modo di insegnare e trasmise ai suoi allievi un interesse per un classicismo rinnovato, non dogmatico e pedante che lasciasse margine alle maniere individuali.
L'edificio di Codogno rientra nel clima culturale della Lombardia austriaca e nei provvedimenti di Giuseppe II, tesi alla riorganizzazione delle opere di carità.
Si ispira alla Ca' Granda, l'Ospedale Maggiore di Milano progettato da Filarete nel 1456, la posizione della cappella centrale, tra le due corsie, quasi a voler rendere tangibile la presenza divina in un luogo di sofferenza.
L'ospedale è il risultato di ampliamenti successivi tra cui l'aggiunta, realizzata - seguendo il progetto iniziale di Soave - da Francesco Quattrini negli anni venti dell'Ottocento, di due ali terminali perpendicolari al prospetto che gli conferiscono una pianta con sviluppo ad "E".
Nel 1942 il "palazzo" cessò di essere ospedale e fu utilizzato da un'industria di produzione alimentare che ne alterò notevolmente gli ambienti interni. Nel 1972, quando il Comune lo acquisì, venne destinato in parte a scuola elementare, in parte a magazzino.
Con un restauro, iniziato nel 1993, si è cercato di valorizzare gli elementi architettonici originali e l'ospedale è oggi sede di eventi culturali, della biblioteca civica e dell'ufficio tecnico del Comune.
La cappella è ritornata agli antichi splendori con un restauro terminato lo scorso anno.
Uso attuale: intero bene: biblioteca/ uffici
Uso storico: intero bene: ospedale
Condizione giuridica: proprietà Ente pubblico territoriale
Riferimenti bibliografici
Susani Terzaghi E., Codogno e Lodi un ottimo recupero e un buon esempio, Lodi 1994, pp. 39-40
Codogno Guida, Codogno Guida della città, 1983, pp. 6-7
Lombardia paese, La Lombardia paese per paese, Firenze 1984, p. 1172
Palazzina D., Cenni storici di Codogno, Milano 1964, pp. 241-242
Comune Codogno, Comune di Codogno, Reggio Emilia 1998, p. 11
Credits
Compilazione: Dell'Orto, Micol (2000)
Descrizione e notizie storiche: Piccolo, Olga
Scheda completa SIRBeC (formato PDF)
Link risorsa: https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/LO370-00053/
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