Palazzo Rho
Lodi Vecchio (LO)
Indirizzo: Via Papa Giovanni XXIII, 1 (Nel centro abitato, in posizione dominante) - Lodi Vecchio (LO)
Tipologia generale: architettura per la residenza, il terziario e i servizi
Tipologia specifica: palazzo
Configurazione strutturale: L'edificio ha pianta rettangolare, muratura portante, tre piani fuori terra, solai in legno a doppia orditura, capriate, quattro falde, coppi. L'androne d'ingresso ha la volta a botte e si affaccia sul giardino con una serliana stilizzata.
Descrizione
Il palazzo si trova nel centro abitato di Lodivecchio, di cui rappresenta uno degli edifici di maggior rilevanza storico artistica. E' ubicato in fondo a via della Pace, all'incrocio con via Giovanni XXII. Un tempo il luogo era in aperta campagna, ora lo contornano moderni edifici. Alcune singolarità, nello schema della pianta, lo rendono un esempio notevole di architettura settecentesca lombarda.
Il palazzo si sviluppa su due piani, con mezzanino intermedio più basso degli altri due livelli, un solaio alto oltre due metri e una cantina voltata a crociera lungo tutta l'area; analogo è all'esterno il trattamento delle facciate, in muratura portante, intonacata bianco avorio. Una fascia marcapiano separa i due piani inferiori dal piano nobile, destinato alla residenza signorile. La pianta è a blocco rettangolare con ingresso decentrato, posto quasi all'estremità est, formato da un arco con un timpano dalla inconsueta forma trapezoidale.
Dall'ingresso si accede ad un androne molto alto, con volta a botte decorata da motivi geometrici a rilievo, in pietra. Verso il giardino l'androne si allarga in un atrio, rettangolare, risolto in un arco centrale a tutto tondo, pilastroni bugnati e intercolumni minori laterali, architravati, a formare una sorta di serliana stilizzata. Lo scalone d'onore, dalla rara forma a rampe ellittiche, si sviluppa sulla sinistra dell'androne: un affresco, con l'allegoria della musica ne decora la volta ovale.
Cornici mistilinee in rilievo contornano le finestre e mensole aggettanti, a voluta, coronano la sommità del palazzo. Due balconi in farro battuto, speculari nelle due facciate verso strada e verso il giardino, completano l'esterno. Porte e scuri sono originali in legno.
Ai due lati della facciata verso il giardino si sviluppano due edifici rettangolari per i rustici; di fronte si estende la cascina della villa: S. Maria.
Il piano nobile presenta alcuni ambienti affrescati (non tutti leggibili per il precario stato di conservazione) nel fregio sopra le pareti, con vasi e oggetti allegorici, alcuni dei quali pendono da finte mensole, una donna con un amorino e scene di putti con cavalli. I soffitti sono a cassettoni lignei dipinti con rosette, alcune con le ombre riportate. Il pavimento in mattonelle presenta una decorazione a meandri lungo il perimetro. Anche le pareti del mezzanino sono affrescate con scene di putti.
Notizie storiche
Nota con il nome colloquiale di "Palazzone", la costruzione risale ai primi decenni del Settecento: come attesta la sua esistenza nel catasto teresiano. Al XVII secolo risale anche la decorazione ad affresco della volta dello scalone e degli ambienti interni. Dagli anni '30 proprietaria fu la contessa Emilia Bignami, originaria di Lodivecchio, aveva sposato un inglese. Il nipote, Edomondo, era un tenente di vascello, morto in guerra. Proprietaria terriera, dopo il trasferimento a Milano, aveva dato il bene in affitto, fino agli anni '90. Ultimo erede è il figlio, Duca Don Luigi Maria Hardouin di Gallese che, nato a Milano, vive ora in un castello a Viterbo e ha affidato il palazzo alle cure di una custode che vi risiede da oltre trenta anni.
Il nome del palazzo è tradizionalmente legato anche ai Rho una famiglia cremonese, feudataria di Borghetto Lodigiano dal XV secolo, forse per le analogie con villa Rho a Borghetto Lodigiano, residenza di villeggiatura. Analoga è infatti la soluzione dello scalone ellittico, nel caso di Borghetto seicentesco. Se però in quest'ultimo esempio la forma sembra motivata da esigenze di adattamento al vano preesistente, stretto, nel caso di Palazzo Bignami-Rho a Lodivecchio la soluzione è invece da correlarsi ad una precisa volontà architettonica. Uno scalone simile si trova anche nella villa Annoni ad Abiategrasso, attribuita ad un architetto della scuola di Richini, ma scaloni ellittici furono adottati più spesso in palazzi milanesi e pavesi.
Nel corso del XX secolo gli interni subirono modifiche: furono frazionati ed adibiti ad abitazioni private e alcuni soffitti furono abbassati come protezione dal freddo. A sud si estendeva un giardino, ora perduto, di cui resta solo il recinto originale.
Una famiglia porta ancora avanti l'antica attività della cascina e la villa aspetta di essere restaurata.
Alla fine degli anni '90 è stata rifatta solo la copertura, ma lo stato di conservazione attuale del bene non è buono: ampie cadute di intonaco scoprono la struttura in mattoni e gli interni sono in stato di abbandono.
Uso attuale: intero bene: in disuso
Uso storico: intero bene: abitazione
Condizione giuridica: proprietà privata
Riferimenti bibliografici
Langè S., Ville della provincia di Milano : Lombardia 4, Milano 1972, p. 385
Credits
Compilazione: Proietti, Alberto (2002)
Descrizione e notizie storiche: Piccolo, Olga
Scheda completa SIRBeC (formato PDF)
Link risorsa: https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/LO520-00040/
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