Dura lex sed lex

Mazzacurati Marino

Dura lex sed lex

Descrizione

Identificazione: allegoria della Giustizia

Autore: Mazzacurati Marino (1907/ 1969), autore

Cronologia: ca. 1942 - ca. 1954

Tipologia: scultura

Materia e tecnica: bronzo a fusione

Misure: 14 cm x 57 cm

Descrizione: figura maschile nuda, in piedi, con una mano appoggiata sul ventre gonfio e l'altra dietro la schiena; testa calva e volto lungo dai tratti scavati

Notizie storico-critiche: La scultura rientra nella serie dei cosidetti "Imperatori" (1942-1954) che Mazzacurati espone prima alla Biennale di Venezia nel 1956 e poi alla mostra antologica organizzata nell'ambito del Premio Nazionale di scultura all'Accademia di San Luca di Roma nel 1966.
Si tratta di sculture raffiguranti nudi maschili, spesso caricature del Duce o di alti gerarchi fascisti oppure di pittori famosi: in esse il nudo, normalmente concepito come rappresentazione dell'ideale classico di bellezza, viene reso grottesco attraverso la grassezza dei corpi e la sproporzione delle membra, in contrasto con le pose impettite e l'atteggiamento severo dei personaggi.
La scritta segnata sul basamento ("dura lex sed lex") avvicina, in particolare, la figura della collezione Lajolo alla scultura intolata "Il Giudice" (sempre rientrante nella serie degli "Imperatori"), presente nel corpus di opere di proprietà della compagna di Mazzacurati, Carla Marzi, donato nel 1974 al Museo Renato Marino Mazzacurati di Reggio Emilia (De Luca/ Mazzarella, 1995, fig. 53).
Le due figure hanno la stessa corporatura magra con il ventre gonfio, ma sono dissimili nel volto. La posa delle braccia, con la mano destra appoggiata sulla pancia e l'indice teso verso il basso, è invece la stessa che troviamo nel ritratto di Savinio (1946-1954), esposto alla Biennale di Venezia del 1956 con il titolo "Imperatore" (De Luca/ Mazzarella, 1995, fig. 55).
Rispetto ai due esemplari simili sopra ricordati, la scultura della collezione Lajolo è realizzata con un taglio delle superfici più netto e meno naturalistico, di sapore quasi astratto/cubista (l'ombelico ad esempio è di forma quadrata), simile a quello delle statuette africane intagliate nel legno e riconducibile dunque alla scultura negra portata in auge da Picasso.
L'opera, se realizzata come le altre della serie "Imperatori" tra gli anni quaranta e la prima metà degli anni cinquanta, può essere stata donata a Lajolo solo nel dopoguerra, e, presumibilmente, dopo la metà degli anni '50, quando sembra avere inizio la frequentazione tra i due.

Collocazione

Milano (MI), Fondazione Davide Lajolo

Credits

Compilazione: Mattio, Fiorella (2007)

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