Ippocastano

Galli, Federica

Ippocastano

Descrizione

Identificazione: albero

Autore: Galli, Federica (1932-2009)

Cronologia: post 1994

Oggetto: stampa

Soggetto: vegetali

Materia e tecnica: acquaforte

Misure: 12,8 cm x 22,8 cm

Notizie storico-critiche: Donna riservata, ma comunicativa, dal carattere forte capace di intrecciare amicizie solide e durature, ma anche di repentine e irrimediabili rotture, Federica Galli s'impone nel panorama dell'arte contemporanea con un linguaggio poetico e figurativo considerato in controtendenza, con una tecnica ostica come l'incisione all'acquaforte, che si esprime solo in bianco e nero e dà origine a multipli in un'epoca dove imperano altri generi artistici (astratto, metafisico, avanguardia etc.), il colore, e vige il credo dell'opera unica.
Federica Galli dimostra sin dall'infanzia una speciale predisposizione al disegno e un carattere molto determinato, tanto da convincere i genitori, benestanti, ad iscriverla (è il 1946) al liceo artistico a Milano. Proseguirà gli studi all'Accademia di Brera, conseguendo il diploma nel 1954.
Nell'osservarla si apprezzava soprattutto lo sguardo acuto e sorridente, e si apprezzava la capacità di stare in solitudine e in compagnia con la medesima disinvoltura. Così sicura di sé da non doverlo far pesare a nessuno.
La passione e la padronanza per il disegno puro, ma anche la scarsità di mezzi, che accompagnano gli anni giovanili di Federica, la spingono a dedicarsi a una tecnica particolare, quale è l'incisione. È, infatti, una forma d'arte che può essere realizzata in poco spazio - lo stesso che Federica condivide con delle compagne di studio - con materiali poco costosi e poco ingombranti e, soprattutto, non implica sostanze maleodoranti e nocive se non per limitate e isolate fasi di lavoro. Nei primi anni d'attività trova ispirazione negli scorci della Milano che mostra le ferite dei bombardamenti che hanno sfregiato parte degli edifici della città e nei paesaggi piani e lattiginosi della pianura padana dove ha vissuto una spensierata adolescenza, lontana dal conflitto che colpiva centri più abitati; negli alberi dove rifugia le sue fantasie giovanili e dei quali sa trasferire sulle tavole l'essenza poetica. Le prime piccole lastre sperimentali vengono notate e nel 1958, con acquerelli e dipinti, la galleria Prisma di Brera le dedica la prima delle innumerevoli mostre personali che verranno allestite in tutta Italia.
«In quegli anni capii che con l'incisione potevo lasciare un segno importante e unico mentre nella pittura ero un'artista come tanti» una riflessione per cui abbandona definitivamente la pittura, nel 1963, e che sottolinea un'altra caratteristica tipica dell'artista: la piena consapevolezza del proprio talento e dei propri limiti. La Galli è una delle rare artiste che si sia dedicata esclusivamente all'incisione realizzando oltre mille soggetti.
La biografia di Federica Galli è contrassegnata dai viaggi culturali in giro per l'Europa, dalle mostre personali e collettive - pubbliche e private -, dagli incontri fruttuosi con critici e letterati del tempo, ma anche dal succedersi degli acquisti dei torchi calcografici, dal più piccolo acquistato nel 1956 che le impone la realizzazione di opere di dimensione ridotta, all'ultimo - grande e professionale - comprato nel 1964 ancora oggi in uso nella fondazione voluta dall'artista per disposizione testamentaria. Il torchio è uno strumento indispensabile all'incisore a cui la Galli ha dato grande importanza, così come a tutto ciò che ha riguardato il suo mestiere. Sin da giovane gli amici e i collaboratori riferiscono un'attenzione maniacale verso i dettagli: per gli attrezzi e i materiali, così come per la fase inventiva. Quest'ultima consta di tre fasi di lavoro, quella creativa tipica del mestiere d'artista e quella tecnica che nell'incisione consiste di due momenti: l'incisione vera e propria della matrice e, successivamente, la stampa su foglio di ciò che si è inciso. La fase inventiva e creativa della Galli inizia con lunghe e meditate osservazioni della natura dove esegue le prime linee sulla matrice, en plein air; un metodo di lavoro considerato normalmente proibitivo per l'incisore all'acquaforte e nel passato praticato, si favoleggia, solo dal grande Giambattista Piranesi. Dopo alcuni giorni di lavoro dal vero la Galli si trasferisce nello studio dove rifinisce i dettagli, per giorni o settimane. Completata l'incisione della matrice questa viene immersa nell'acido (acqua forte) perché corroda i segni scalfiti nella vernice in modo che diano il risultato voluto. La tecnica dell'incisione ha in Rembrandt uno dei massimi maestri della nostra storia, la Galli ha modo di osservare i suoi capolavori nel 1956 in occasione della più imponente retrospettiva mai dedicata al maestro olandese nella serie di mostre organizzate fra Amsterdam, Rotterdam e Leyden, in un viaggio di studio che ne precederà molti altri e dal quale viene, a sua detta, folgorata.
L'intelligenza, la sensibilità e la disciplina ferrea della Galli la portano, nell'arco della sua vita, a conoscere critici, studiosi, galleristi e collezionisti competenti e generosi che la stimoleranno enormemente e contribuiranno alla sua crescita intellettuale e arti

Collocazione

Non specificata.

Credits

Compilazione: Boccaletti, Paola (2014)

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