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Rocchetta di Campomorto

Siziano (PV)

Indirizzo: Via Campomorto - Siziano (PV)

Tipologia generale: architettura fortificata

Tipologia specifica: castello

Configurazione strutturale: Sul luogo già di una sanguinosa battaglia svoltasi nel 1061 tra pavesi e milanesi, complici le truppe imperiali del Barbarossa si ha il toponimo di Campomorto. Parte di un antico fortilizio visconteo la Rocchetta doveva essere il rivellino a guardia della stessa, e poi avamposto fortificato dell'abbazia.

Epoca di costruzione: seconda metà sec. XIV

Descrizione

Adiacenti al fianco sud della chiesa abbaziale di S. Maria a Campomorto, si elevano due corpi di fabbrica disposti ortogonalmente, in evidente rapporto con l'antico fossato difensivo. Oggi di proprietà privata, l'edificio conserva in più punti tracce di aperture di epoca gotica, ma risulta ormai snaturato rispetto alla sua funzione originaria, verosimilmente di carattere difensivo; il corpo di fabbrica verso oriente, in particolare, aveva funzione di torretta d'ingresso alla corte del complesso abbaziale.
In una sala a pianta irregolarmente quadrata nell'angolo sud-ovest dell'edificio è stato rinvenuto alla fine degli anni Ottanta del Novecento un ciclo di affreschi di straordinaria importanza storica e artistica. Unanimemente attribuito dalla critica a Giovannino de Grassi, esso viene infatti a testimoniare, unico esempio finora noto, l'attività di frescante dell'artista, documentato come architetto e progettista di sculture nel duomo di Milano e testimoniato come raffinato miniatore soprattutto in ambito pavese, in relazione allo scriptorium e alla biblioteca ducale. La Rocchetta era nel secondo Trecento di proprietà della famiglia Mantegazza, il cui stemma compare, accanto al biscione dei Visconti, negli affreschi. Tale circostanza ha indotto gli studiosi a pensare che il ciclo fosse eseguito in un periodo caratterizzato da legami particolarmente saldi tra le due famiglie e a circoscriverne ipoteticamente la committenza a personaggi come Boschino ("famigliare e camerario" di Gian Galeazzo Visconti dal 1389), Agnese (dalla quale Gian Galeazzo ebbe un figlio, Gabriele) o Leone Mantegazza, canonico regolare dell'abbazia di Campomorto dal 1380 e priore dal 1388 al 1420 quando, coinvolto nell'attentato a Giovanni Maria Visconti, fu allontanato insieme con tutta la famiglia dalla Rocchetta.
Gli affreschi si trovano appena sotto il soffitto della sala, di cui dovevano percorrere originariamente tutto il perimetro. Il ciclo è costituito da una serie di rappresentazioni di tema naturalistico, inserite entro finte scansie prospettiche in marmi policromi comunicanti fra loro e inquadrate da teorie di mensoline aggettanti; la fascia sottostante era occupata in origine da una successione di specchiature marmoree dipinte. Lo spiccato valore illusionistico della decorazione, che probabilmente intendeva sovrapporsi alla struttura architettonica reale della sala, è oggi solo in parte percepibile a causa delle mutate dimensioni di questa. In ogni caso questo tipo di decorazione prospettica si inquadra perfettamente in una tradizione lombarda che, certo memore della lezione giottesca, presenta interessanti precedenti, dalle frammentarie Storie di san Giovanni Evangelista provenienti dalla distrutta chiesa milanese di S. Giovanni in Conca alla decorazione del Castello di Pandino.
All'interno di queste scatole prospettiche delicatamente colorate Giovannino dispiega la grazia naturalistica del suo straordinario repertorio di animali, noto soprattutto attraverso il celebre Taccuino di disegni della Biblioteca Civica di Bergamo, la cui datazione, che gli studiosi pongono verso la fine degli anni Ottanta del Trecento, coincide perfettamente con la supposta cronologia del ciclo di Campomorto: al proposito va ricordato che le fonti milanesi del periodo accennano alla presenza di animali esotici nello "zoo" del palazzo ducale. Colpisce in questo contesto decorativo, certamente legato dal punto di vista storico alla realtà geografica e naturalistica del barco visconteo di Pavia, la presenza di un tema iconograficamente rarissimo come quello della Madonna che cuce, seduta in terra accanto al Bambino. Siamo certamente di fronte ad una raffigurazione di valore simbolico, che contiene probabilmente un invito alla pratica di tutte le virtù al fine di combattere la vanagloria e la superbia, in relazione alla meditazione sulla vanità delle cose terrene.
(Testo di M.G.Balzarini in Lomabrdia Barocco, a cura di R. Cassanelli - Jaca Book, Milano 2002)

Notizie storiche

Restano sul territorio di Siziano, nel centro del paese, in fregio alla strada per Milano, scarsissimi resti di un insieme difensivo medievale di cui si hanno pochissime notizie, ma che doveva essere invece, a giudicare dalle parti sopravvissute, di notevole interesse. Esso si componeva in pratica di una vasta struttura quadrangolare, nota sul luogo come "castello", ma che era probabilmente un ricetto per la comunità, e di un più piccolo ma più solido edificio a pianta quadrata con cortile interno, che viene indicata sul posto come "Rocchetta", apparentandolo alle ben note costruzioni sforzesche dell'area novarese, ma che era molto verosimilmente il vero castello locale. Purtroppo, oltre alla carenza di fonti documentaria, c'è anche da fare i conti con una distruzione quasi totale delle tracce rimaste fino a un secolo fa.
In realtà, più che di un castello intero, le tracce attualmente riscontrabili sul terreno sono i resti di un rivellino che proteggeva l'ingresso di un monastero medioevale, che era stato (non sappiamo esattamente quando, ma probabilmente tra XIV e XV secolo) fortificato.
Gli avanzi del castello (o ricetto) trecentesco e della coeva "rocchetta" sono tanto labili da essere quasi presumibili più che individuabili. Del cosiddetto castello resta infatti solo una specie di cinta muraria molto rovinata, dalla planimetria a quadrangolo irregolare. La "rocchetta" invece consta di un gruppo di edifici con pianta a "C" dai quali si innalza ancora una torretta, a lato dell'ingresso, con cornice in cotto.
L'edificio ha una pianta rettangolare, con ponte levatoio che scavalcava il fossato. Seppure assai alterato, il rivellino presenta ancora un ampio passo carraio, con pareti internamente affrescate, sormontate da una finestra modanata in cotto. Tracce di un'analoga finestra archiacuta sono visibili sul fabbricato di sinistra. Di fianco al passo carraio si conservano le impronte di una pusterla. Sulla fronte dell'edificio rimangono ancora i resti del fossato.

Uso attuale: intero bene: abitazione

Uso storico: intero bene: difensivo

Condizione giuridica: proprietà privata

Accessibilità: Solo dall'esterno.
Per informazioni rivolgersi alla parrocchia di S. Maria Assunta:
tel: 0382 67141

Come arrivvare:
In auto da Milano uscire dalla Via Ripamonti per immettersi sulla Vigentina, uscire allo svincolo Binasco/Melegnano. Svoltare poi a sinistra sulla SP 205, poi di nuovo a sinistra sulla Via Campomorto.

Riferimenti bibliografici

Conti F./ Hybsch V./ Vincenti A., I castelli della Lombardia, Novara 1990, [vol. 1], pp. 170-170

Merlo M., Castelli, rocche, case-forti, torri della Provincia di Pavia, Pavia 1971

Credits

Compilatore: Mascione, Maria (1999)

Compilazione testi: Conti, Flavio

Responsabile scientifico testi: Conti, Flavio

Ultima modifica scheda: 14/10/2016

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