Palazzo di Giustizia
Milano (MI)
Indirizzo: Corso di Porta Vittoria (Nel centro abitato, isolato) - Milano (MI)
Tipologia generale: architettura per la residenza, il terziario e i servizi
Tipologia specifica: palazzo
Configurazione strutturale: Edificio a pianta trapezoidale costituito da corpi che originano otto cortili principali, con struttura portante a pilastri in cemento armato su fondazioni a plinto e murature d'ambito e partizione interna in laterizio forato, con copertura parte a terrazza, parte a falda
Epoca di costruzione: 1929 - 1947
Autori: Piacentini, Marcello, progetto; Rapisardi, Ernesto, progetto; Melotti, Fausto, decorazione (bassorilievi in facciata); Vigni, Corrado, decorazione (bassorilievi in facciata); Selva, Attilio, decorazione (statua nel cortile d'onore); Romanelli, Romano, decorazione (bassorilievi della Corte d'Appello); Martini, Arturo, decorazione (bassorilievi della Corte d'Appello); Dazzi, Arturo, decorazione (bassorilievi della Corte d'Appello); Maraini, Antonio, decorazione (bassorilievo dell'Aula Magna); Carrà, Carlo, decorazione (affreschi, aule II e III Sez. Civile); Sironi, Mario, decorazione (mosaico, Corte d'Assise e d'Appello)
Descrizione
Milano (MI), Palazzo di Giustizia
Il palazzo di Giustizia di Milano, costruito tra il 1932 e il 1940 su progetto dell'architetto Marcello Piacentini, si trova lungo corso di Porta Vittoria e si sviluppa su un'area di circa 30.000 mq. La severa facciata in marmo, rispondente alle esigenze retoriche e rappresentative dell'architettura fascista, è preceduta da una grande scalinata che conduce al monumentale triplice ingresso sormontato dall'iscrizione IVSTITIA. L'edificio a pianta trapezoidale si articola in diversi corpi di fabbrica aperti su otto cortili di ampiezze differenti. A sud-ovest del complesso s'innalza una torre, alta 61 metri, originariamente destinata all'Archivio. Notevoli sono l'apparato decorativo e le opere d'arte conservate all'interno del palazzo, un vero e proprio museo ispirato al tema della Giustizia. Tra queste si ricordano: i bassorilievi di Fausto Melotti e Corrado Vigni sui portali d'ingresso in via Freguglia e San Barnaba; la grande statua in porfido rosso Giustizia realizzata da Attilio Selva al centro del cortile d'onore; i tre grandi bassorilievi Giustizia romana, Giustizia corporativa e Giustizia biblica nell'aula della corte d'Appello, rispettivamente di Romano Romanelli, Arturo Martini e Arturo Dazzi, tra i più significativi esponenti della scultura italiana della prima metà del Novecento. Tra le opere pittoriche si segnalano inoltre gli affreschi di Carlo Carrà nelle aule della Sezione Civile e il mosaico La Giustizia armata con la Legge realizzato da Mario Sironi nel 1936 per l'Aula della Corte d'Assise d'Appello.
Milano, Palazzo di Giustizia
Il complesso si trova lungo corso di Porta Vittoria, ad est dell'antica cerchia dei navigli, ed occupa un'area quadrilatera di circa 30.000 mq, un enorme volume che si eleva su una pianta a forma di trapezio, aperta da otto cortili di differente ampiezza.
Il palazzo è diviso in tre sezioni: la corte d'Appello, affacciata al corso, il Tribunale, con le fronti su via Manara e via Freguglia, la Pretura, con ingresso dalla via San Barnaba.
Al vertice sud-ovest si innalza una torre, alta 61 metri, originariamente destinata a custodire l'Archivio e a lungo luogo di deposito provvisorio dei materiali oggi conservati all'Archivio Civico. Oltre alle aule di Giustizia e gli uffici, nel palazzo trovano spazio anche una biblioteca, il bar, l'ufficio stampa ed altri servizi.
Elevato su quattro piani e due piani ammezzati, il monumentale edificio presenta facciate marmoree con un serrato ritmo di finestre e portali; quattro ingressi principali, destinati al pubblico, e alcuni ingressi minori, riservati agli impiegati e ai servizi, si aprono a perimetro. La distribuzione interna è garantita da sei scaloni e nove ascensori, cui si aggiungono numerose scale secondarie che completano le comunicazioni interne.
Preceduta da una monumentale gradinata, la facciata principale è aperta da un triplice portale di accesso al grande vestibolo di smistamento, alto venticinque metri. La fronte è sormontata da una epigrafe giustinianea, unico elemento decorativo sul coronamento.
La severa architettura, mirata a conferire al palazzo la monumentalità in grado di soddisfare le esigenze celebrative del regime, è arricchita da numerose opere artistiche che rappresentano il tema della Giustizia; sculture, pitture e mosaici caratterizzano gli ambienti. Bassorilievi di Fausto Melotti ornano i tre portali d'ingresso su via Freguglia e su via San Barnaba, dove risaltano ai lati bassorilievi di Corrado Vigni.
Al centro del cortile d'onore è collocata la più grande statua del complesso, la "Giustizia", opera in porfido rosso di Attilio Selva.
All'interno la solennità degli ambienti lascia ampio spazio alle opere artistiche in una sorta di grande museo. Particolarmente suggestiva è l'aula della Corte d'Appello civile dove, accanto al cromatismo dei marmi, delle pietre di rivestimento e delle vetrate, sono collocati tre grandi bassorilievi che formano un trittico imponente: la "Giustizia romana" di Romano Romanelli, al centro la "Giustizia corporativa" di Arturo Martini, e la "Giustizia biblica" di Arturo Dazzi.
Anche pittori insigni hanno lasciato testimonianze, con opere ispirate al tema della Giustizia; sugli altri, Carlo Carrà, cui si devono due affreschi disegnati nel 1933 e realizzati poi nel 1938, e Mario Sironi, autore di un mosaico realizzato nel 1936.
Notizie storiche
Milano (MI), Palazzo di Giustizia
L'esigenza di una nuova sede per il Palazzo di Giustizia, cominciò a manifestarsi già a partire dalla fine dell'Ottocento. Per ovviare all'inadeguatezza dell'edificio di piazza Beccaria furono avanzate diverse proposte, concretizzatesi solo alla fine degli anni '20 del Novecento. Stabilita l'area di interesse, tra gli attuali corso di Porta Vittoria, Via Freguglia, via San Barnaba e via Manara, fu indetto nel 1929 un concorso pubblico. Degli undici progetti presentati, tre furono ritenuti validi e premiati ma nessuno di essi aveva i requisiti per essere messo in opera. Si procedette quindi all'assegnazione diretta da parte del Podestà dell'incarico che fu affidato all'architetto Marcello Piacentini, in quegli anni in grado di vantare vasta eco e riconoscimenti. Il suo progetto fu ritenuto dal Capo dello Stato "grandioso e razionale ad un tempo, degno quindi della Giustizia e di Milano". I lavori iniziarono nel 1932 con la demolizione e lo sgombero delle strutture della caserma di Santa Prassede, trasferita a Baggio a metà degli anni '20, e si conclusero nel 1940. Per gli otto anni di cantiere Piacentini si avvalse della collaborazione dell'architetto Ernesto Rapisardi, il quale seguì i lavori nelle fasi di edificazione affidati ad un'impresa genovese. A completamento dell'ambizioso progetto, Piacentini coinvolse e coordinò i più grandi nomi dell'arte contemporanea, 52 artisti impegnati nella realizzazione di 140 opere ad ornamento di aule, vestiboli e cortili, parte di un complesso programma finalizzato alla celebrazione del tema della Giustizia.
Milano, Palazzo di Giustizia
Già alla fine dell'Ottocento la situazione del vecchio palazzo di Giustizia di piazza Beccaria risultava inadeguata alle esigenze, tanto che si pensò di trasferire le preture "nell'informe fabbricato verso le carceri". Per trent'anni si contrapposero soluzioni diverse senza che nessuna si concretizzasse, sino a quando, alla metà degli anni Venti, fu disposto il trasferimento a Baggio della vecchia caserma di S. Prassede, in corso di Porta Vittoria; una volta liberata dai vecchi edifici l'area avrebbe avuto i requisiti necessari per il nuovo palazzo. Intanto fu bandito un concorso per il progetto della nuova sede, che avrebbe dovuto essere ispirata ad un'idea "semplice e severa", rispondente allo scopo e degna della città di Milano.
Fra gli undici progetti presentati nessuno contemplava pienamente i requisiti per essere messo in opera; forse anche per difetto di chiarezza del bando, il primo premio non venne dunque assegnato e furono riconosciuti tre premi a pari merito.
Sull'esito del concorso fu impostato l'incarico del Podestà a Marcello Piacentini, in quegli anni in grado di vantare vasta eco e riconoscimenti, per la progettazione definitiva del palazzo, utilizzando per quanto possibile i progetti già presentati e premiati e, avvalendosi anche esclusivamente dell'assistenza dell'Ufficio Tecnico Municipale tanto nella redazione del progetto quanto nell'esecuzione delle opere.
Il progetto di Piacentini, che in qualità di legato del Ministero dell'Educazione Nazionale doveva pronunciarsi anche sul piano regolatore della città, fu poi presentato al Capo dello Stato, ottenendo immediato ed incondizionato consenso per esser stato giudicato "grandioso e razionale ad un tempo, degno quindi della Giustizia e di Milano".
I lavori furono iniziati nel 1932 e portati a termine nel 1940; negli otto anni trascorsi Piacentini si avvalse della collaborazione dell'architetto Ernesto Rapisardi che seguì il cantiere nelle fasi di edificazione, affidati a un'impresa genovese.
Il Comune di Milano, che aveva sostenuto le spese di costruzione e aveva seguito diligentemente l'innalzarsi dell'opera, sulla base degli accordi sanciti nel 1938 passò la proprietà del Palazzo di Giustizia all'Amministrazione Statale.
Uso attuale: intero bene: uffici
Uso storico: intero bene: uffici
Condizione giuridica: proprietà Ente pubblico territoriale
Riferimenti bibliografici
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Fonti e Documenti
Archivio Civico Milano, Servizi e lavori pubblici, atti n° 79/1951
Percorsi tematici:
- L'architettura e le sue fonti: il Novecento a Milano e in Lombardia
- Quattro passi per Milano. Memorie di una città che cambia
Credits
Compilazione: Garnerone, Daniele (2006)
Aggiornamento: Marino, Nadia (2016)
Descrizione e notizie storiche: Garnerone, Daniele; Nava, Valentina
Scheda completa SIRBeC (formato PDF)
Link risorsa: https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/3m080-00054/
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