Chiesa dei SS. Fermo e Rustico

Credaro (BG)

Indirizzo: Via L. Cadorna - Credaro (BG)

Tipologia generale: architettura religiosa e rituale

Tipologia specifica: chiesa

Configurazione strutturale: Da fonti storiche e da ritrovamenti di sepolture nei campi limitrofi alla chiesa effettuati negli anni Cinquanta del Novecento è possibile ipotizzare che l¿edificio fungesse da centro devozionale e cimiteriale della prima comunità di Credaro. Dal punto di vista architettonico l¿edificio, che ha subìto numerose fasi costruttive e modifiche nel corso del tempo, presenta attualmente un¿aula unica piuttosto irregolare e coperta con travi a vista. Nell¿area sacra si nota un¿abside poligonale voltata a spicchi. Ma al di sotto si possono vedere due absidi, scoperte nel 1996 e messe in rilievo da una copertura in vetro. La chiesa originaria aveva minori dimensioni ed era caratterizzata da un impianto sobrio e semplice; la luce penetrava attraverso piccole monofore. Numerosi affreschi decoravano le pareti. All¿esterno, è visibile in facciata l¿imponente torre campanaria, alta circa 16 metri, di base quadrata. Presenta nella porzione inferiore una porta tamponata, antico accesso alla chiesa.

Epoca di costruzione: sec. XI - sec. XII

Descrizione

L'aula unica di S. Fermo (12 x 6 m) è caratterizzata dalla torre campanaria sporgente al centro della facciata, alta 16 m e modulata da due ordini di feritoie e tre di bifore, con archi laterizi e bardelloni cigliati, su capitelli a gruccia (due forse altomedievali) e colonnine.
La torre passante in facciata è una soluzione meno rara di quanto sembri in edifici di questo tenore, in cui nulla autorizza comparazioni funzionali con le tour-porche di più importanti edifici, quali la rotonda di Brescia o S. Andrea a Iseo (Gallina c.s.). Se numerose sono le attestazioni nel Piemonte orientale (Chierici Furno 1975, Caldano 2008), non ne mancano in terra lombarda: S. Michele al Pozzo Bianco a Bergamo (torre celata dal prospetto neoromanico e decentrata per via dell'ampliamento rinascimentale dell'aula), S. Nazaro a Scaria di Lanzo Intelvi (Mirabella Roberti 1966), S. Paolo a Cantù, S. Pietro a Tizzano Val Parma (Canali 1968).
I perimetrali dell'aula sono costituiti da pietre semisbozzate e ciottoli in abbondante malta; in ognuno dei lati lunghi si aprono due monofore strombate con arco laterizio (quella sud-ovest occlusa dal barbacane) e un accesso orientale, a sud allargato a nord tamponato. La traccia di profilo a capanna in controfacciata, le riseghe di intonaco che corrono a cavallo delle monofore e i bassi spioventi dei cantonali absidali tracciano i limiti dell'aula preromanica, cui fu addossata la prima fase della torre, non senza un certo scartamento d'asse. A breve distanza seguì la sopraelevazione dell'aula, la cui linea di falda è indicata dalla scossalina del muro absidale con feritoia a croce, e della torre, di cui fu occlusa la feritoia più bassa. Al tardo XVI secolo risalgono l'ulteriore sopraelevazione, i contrafforti, l'arco mediano, le aperture ai lati della torre e i relativi portichetti, l'abside poligonale, che grazie a cristalli mostra le fondazioni di tre fasi precedenti scavate durante il mal documentato restauro 1995-96. Le prime due mostrano impianti ad absidi gemine, diffusi in età pre- e protoromanica in oratori plebani come S. Fermo, ma di arduo inquadramento funzionale (Dugaro 1994-95, Garofano 1999-2000, Piva 2001, Sennhauser 2003). In fase con l'aula primitiva sono le absidi protese nella navata (corda 150 cm) e fondate mezzo metro sotto la sua quota. Quelle più a est (corda 230 cm), demolite in favore di un unico emiciclo romanico di cui resta l'arco oltrepassato, sono in fase con la sopraelevazione romanica dell'aula. La quota pavimentale è la stessa e le estremità dei due emicicli coincidono con le spalle dell'arcone. L'apertura di quest'ultimo in rottura di due archi è suggerita da lievi scarti di raggio, dal rattoppo murario che ne segue il profilo lambendo il lacerto dipinto con un angelo (con turibolo, non annunciante) e il soprastante meandro (frammento anche sulla spalla opposta), che di norma delimita un registro pittorico (esteso alla navata, dato il risvolto sulla parete sud) e ora è tagliato dall'arco.

Notizie storiche

"Longi pur da Credaro forsi uno stadio v'è una chiesa campestre intitolata San Fermo, la di cui festa si celebra alli 9 agosto con gran concorso di popolo, anche straniero, solito honorar il santo con offerta di fromento in gran coppia [...]. In questo luogo per memoria antichissima si trovò un convento di monache benedettine". Così Donato Calvi (1661-71) ricorda la chiesa che sorge tra campi sulla via per Castel Trebecco, con un riferimento cenobitico senza riscontri, verosimilmente per confusione con il monastero femminile di S. Fermo in Campis a Plorzano (ora borgo S. Caterina di Bergamo), che conserva parte del chiostro romanico a due piani e frammenti dipinti tardoromanici nella chiesa.
L'analisi delle murature suggerisce la sequenza di tre fasi costruttive (Scirea c.s., con l'ausilio di A. Breda e D. Gallina): la prima, databile all'inizio del secolo xi stando alla morfologia del portale tamponato, giunge fin poco sopra la prima feritoia; la seconda, di poco posteriore o forse di cantiere, fino alla base del secondo ordine di bifore; la terza, già di xii secolo per l'ordinata apparecchiatura muraria e gli archi laterizi, con caratteristica chiave triangolare, fino in cima.
Le affinità dell'angelo con l'Annunciazione della parete nord di S. Giorgio a Credaro, riaffiorata nel 1973, suggeriscono la medesima bottega e la seconda metà del secolo XI. In S. Giorgio, già parrocchiale, un'indagine archeologica ha rinvenuto i perimetrali della chiesa altomedievale con abside quadrata (Saalkirche mit Rechtektchor). La ricostruzione romanica ne ricalca il perimetrale sud, ampliandosi sugli altri lati e caratterizzandosi per l'emiciclo disassato verso nord per far posto al campanile passante, non sporgente in pianta. L'avancorpo aggiunto nel 1452 (data incisa sul portale) sfondando la facciata (di cui si riconosce il cantonale nel fianco nord), le cappelle laterali e il retrocorpo agricolo mascherano l'impianto romanico risparmiando però uno scorcio dell'emiciclo, coronato da larghi archetti affini a quelli di S. Alessandro a Villongo.

Uso attuale: intero bene: chiesa

Uso storico: intero bene: abitazione; intero bene: chiesa

Condizione giuridica: proprietà Ente ecclesiastico

Credits

Compilazione: Bigoni, Federica (2007)

Aggiornamento: Ribaudo, Robert (2013)

Descrizione e notizie storiche: Scirea, Fabio

Fotografie: Ardiani, Poalo; BAMS photo Rodella/ Jaca Book

  Scheda completa SIRBeC (formato PDF)

NOTA BENE: qualsiasi richiesta di consultazione, informazioni, ricerche, studi (nonché documentazione fotografica in alta risoluzione) relativa ai beni culturali di interesse descritti in Lombardia Beni Culturali deve essere inoltrata direttamente ai soggetti pubblici o privati che li detengono e/o gestiscono (soggetto o istituto di conservazione).