Duomo Vecchio

Brescia (BS)

Indirizzo: Piazza Paolo VI (Nel centro abitato, distinguibile dal contesto) - Brescia (BS)

Tipologia generale: architettura religiosa e rituale

Tipologia specifica: chiesa

Configurazione strutturale: Grande esempio medioevale di riproposizione della pianta centrale sulla base di modelli antichi quali il Pantheon prima e la Cappella di Aquisgrana con le "basilichette" dopo. Se da alcuni la rotonda è stata concepita unicamente "come grande chiesa del tesoro", riguardo alle "ragioni funzionali" della Santa Maria, è plausibile che siano sempre state, a partire dall'età paleo-cristiana, quelle di chiesa minor o "iemale" (in fronte alla maior di S. Pietro) secondo un uso della liturgia feriale, cioè soprattutto delle ore liturgiche quotidiane di lode e intercessione

Epoca di costruzione: sec. XII - sec. XIX

Autori: Piantavigna, Giovanni Maria, progetto e direzione lavori; Arcioni, Luigi, progetto di restauro

Descrizione

Brescia (BS), Duomo Vecchio

Il Duomo Vecchio di Brescia è uno dei monumenti più significativi della città ed uno dei degli edifici di maggiore rilievo dell'architettura romanica lombarda. Architettonicamente si caratterizza infatti come uno dei più importanti esempi di edifici a pianta circolare, le cosiddette rotonde. Due corpi cilindrici concentrici sovrapposti costituiscono la struttura principale, definita da conci ben squadrati. La parte inferiore è anche quella di maggiore diametro: qui si aprono una serie di coppie di finestre arcuate e il portale principale. Nel tamburo superiore si aprono finestre del tutto simili a quelle sottostanti ed a quelle che si trovano poco sopra, con cornice a tripla strombatura, intervallate da una serie di lesene che reggono il sottogronda ad archetti pensili. Particolarmente suggestivo l'interno, con vano centrale costituito da otto pilastri che reggono archi ellittici sopra i quali si aprono le finestre arcuate e si imposta la cupola priva di decorazioni. L'ambulacro circolare è diviso in sedici campate coperte a crociera e a botte: nella parte orientale si aprono il presbiterio e le cappelle delle Sante Croci e del SS. Sacramento. La cripta è la parte più antica, con cinque navate, le tre centrali terminanti ad abside sono coperte a crociera, mentre le due laterali sono coperte a botte. Le colonne e i capitelli sono tutti di recupero. All'interno della cattedrale sono conservate importanti opere d'arte, come il prezioso sarcofago di Berardo Maggi in marmo rosso di Verona e un ciclo di tele del Moretto e del Romanino, oltre ad opere di Grazio Cossali, Antonio Gandino e Francesco Maffei.

Brescia, Rotonda di S. Maria

L'interno della rotonda si distribuisce su due livelli pavimentali: quello del nucleo centrale (diametro: m 19,60) e quello dell'ambulacro, più alto di metri 1,75. L'ambulacro, largo metri 5,50, rappresenta dunque una sorta di "matroneo", anche se in verità non è affatto articolato su due piani, come avviene di frequente nelle aule di culto centralizzate medievali, anche di dimensioni assai minori. Si accede al livello basso tramite un singolare corridoio voltato a botte lungo 27 metri, secante la zona occidentale della rotonda, che è dotato di due portali alle estremità e, verso il centro, di una volta a crociera e di un breve tratto che immette nel nucleo centrale. Il corridoio è ricavato nella zona di muratura compatta che costituiva il basamento della torre. Nucleo centrale e ambulacro sono divisi da sei pilastri trapezoidali (ampiamente rifatti nei restauri di fine Ottocento) e due blocchi murari (verso la torre), che reggono alte arcate (più alta quella verso il presbiterio). L'arcata ovest, sopra l'ingresso medievale e corrispondente all'ingresso attuale, è stata rifatta in età moderna, ma era già concepita come affaccio di loggia della torre. Gli accessi a tale "loggia" erano due scale simmetriche poste nell'ambulacro, che conducevano a due ammezzati (alla stessa quota della loggia), dai quali scale ulteriori portavano al secondo piano della torre. Al capo opposto, davanti al presbiterio, due gradinate laterali salgono dal piano basso al piano dell'ambulacro, mentre una scala centrale porta al presbiterio rialzato. Il nucleo centrale è coperto da una monumentale cupola rialzata, che è stata giudicata "la più grande cupola medievale conservatasi dopo quella del battistero di Firenze" (Autenrieth 1981). Le volte a crociera dell'ambulacro, alternate a spicchi triangolari a botte, denunciano inequivocabilmente il rimando alla Cappella palatina di Aquisgrana (piano alto), che in effetti provocò numerose "copie" fino al XII secolo. Che questo sia davvero il referente tipologico della rotonda (che pure non è una "copia letterale") è confermato dalla presenza della torre occidentale, e ora anche dalla restituzione del presbiterio, che evoca le due "basilichette" già esistenti di fianco alla Cappella di Aquisgrana. E lo dimostra anche il fatto che il "classico" titolo di S(ancta) Maria rotunda si trovi a definire la chiesa ancora nel 1456.
La cripta di San Filastrio, al di sotto, è una straordinaria lipsanoteca edificata della prima età romanica, caratterizzata da tre navate principali, divise da colonne con lussureggianti capitelli corinzi in parte di reimpiego, e da due vani estremi più corti che costituivano in origine la continuazione delle scale di discesa e risalita. Questi vani sono coperti con volta a botte, mentre le tre navate - concluse da tre absidi - hanno volte a crociera con nervature diagonali e sottarchi falcati tipicamente romanici. Le pareti della cripta sono caratterizzate dalla presenza di incassature ad arco di lieve profondità e dal riutilizzo decorativo di suspensurae romane.
Non vi è dubbio invece che la cripta sia posteriormente inserita nella (o aggiunta alla) basilica paleocristiana (prima fase) e successivamente rimaneggiata al momento della costruzione della rotonda romanica di Santa Maria (terza fase), come è evidenziato dai pilastri di sostruzione del presbiterio che si addossano alle pareti di fondo (originarie!) delle due navatelle estreme, e dallo spostamento delle scale d'accesso dall'allineamento con le navatelle estreme a quello con le navate intermedie (Panazza 1942).
I capitelli sono considerati da Panazza tutti di reimpiego e distinti in tre gruppi: del I-II (poi corretto in I e IV), del VVI e dell'VIII-IX secolo.

Notizie storiche

Brescia (BS), Duomo Vecchio

Il Duomo Vecchio è stato realizzato nel XII secolo sui resti di una basilica del VI secolo alla quale viene aggiunta, tra l'VIII e il IX secolo, la cripta dedicata a S. Filastrio. L'area presbiteriale è stata ampliata nel XIII secolo per volontà del vescovo Bernardo Maggi. Nel XV secolo vengono effettuati lavori più consistenti su progetto dell'architetto Bernardino da Martinengo, che nel 1490 amplia la cappella maggiore e nel 1495 quella delle Sante Croci. Notevole l'intervento di grandi artisti, come Gasparo da Cairano per le parti scultoree e Vincenzo Civerchio per le decorazioni a fresco. A partire dal 1512, poco dopo gli eventi drammatici del Sacco di Brescia, il comune decide di investire sulla decorazione della cattedrale di S. Maria Assunta per la rinascita della città. Floriano Ferramola e Alessandro Bonvicino, detto il Moretto, nel 1518 realizzano le ante dell'organo, poi sostituite con quelle di Romanino, in seguito al montaggio del grande organo Antegnati. Giovan Maria Piantavigna, nel 1571, inizierà la ristrutturazione secondo i dettami controriformistici con l'apertura dell'accesso sopraelevato, attualmente in uso, e la sistemazione della cappella delle Sante Croci e della cappella del SS. Sacramento. Nel XVIII secolo e per buona parte del XIX secolo non vi sono interventi di rilievo; solo alla fine dell'Ottocento imponenti lavori di restauro, realizzati dall'architetto bresciano Luigi Arcioni, interessano l'intero complesso, portando alla luce le antiche strutture medievali.

Brescia, Rotonda di S. Maria

Gli scavi condotti nel 1894 e nel XX secolo identificarono ai margini della rotonda di Santa Maria, presso l'attuale cattedrale di Brescia, una serie di vani di età romana, presumibilmente relativi a un edificio termale (I-III secolo d.C.), a ovest del quale scorreva un cardo viario. Entro questo complesso edilizio fu inserita fra IV e V secolo la cattedrale paleocristiana minore, "il cui presbiterio utilizza le murature romane e gli stessi ipocausti romani, sui quali vengono stesi nuovi tappeti musivi". Alcuni vani furono riutilizzati in collegamento alla chiesa. A nord della minor (in seguito Santa Maria) era situata in parallelo la cattedrale maior (in seguito San Pietro), davanti alla quale, in asse, fu costruito il battistero di San Giovanni.
Si trattava comunque di una "cattedrale doppia", formula prodotta dall'età costantiniana, che a quanto pare nel V secolo riguardava ormai la gran parte dei nuclei episcopali lombardi. Verosimilmente la chiesa maggiore era destinata alla liturgia eucaristica festiva, la minore agli uffici salmodici feriali di lode e intercessione. La chiesa minore, a vano unico, forse sfruttava ambienti romani. Si rinvennero brani di mosaici pavimentali paleocristiani a ridosso della facciata e in fondo alla navata.
Si è soliti credere che il primo "restauro" di rilievo delle chiese cattedrali avvenisse in età carolingia, poco prima che il vescovo Ramperto trasferisse (838) il corpo del protovescovo Filastrio alla cattedrale di Santa Maria (detta "iemale", secondo una pratica liturgica in uso nel Medioevo). Poiché il corpo del santo è tuttora contenuto nella cripta, detta "di San Filastrio", aggiunta alla chiesa paleocristiana di Santa Maria, la storiografia datò l'origine della cripta stessa fra VIII e IX secolo, pur non mancando di notare che l'attuale struttura "a oratorio" non è anteriore all'XI secolo.
Il lungo episcopato di Landolfo II (1002/3-1030) potrebbe costituire la fase più indicata per esservi inscritta l'edificazione della cripta di San Filastrio, che dovette plausibilmente comportare anche un coevo coro/santuario soprastante, aggiunto alla chiesa paleocristiana. Preso atto della collocazione del corpo santo in una chiesa suburbana, Landolfo decide di traslare il corpo stesso entro il gruppo cattedrale, in San Pietro, non prima di aver predisposto una sede adeguata: un nuovo tribunal (presbiterio rialzato, sanctuarium), elevato al di sopra di un vano sontuoso triabsidato destinato a ricevere il santo, che non può che essere una cripta. Risulterebbe naturale che il vescovo desiderasse compiere un'opera analoga anche nella seconda chiesa del gruppo episcopale, dove pure egli avrà celebrato all'altare della Vergine.
Poche decine d'anni dopo l'inserimento della cripta, si decise di ricostruire la stessa chiesa paleocristiana di Santa Maria in una forma monumentale e clamorosa, del tutto inconsueta per un gruppo episcopale: una rotonda a "doppio guscio" (nucleo centrale e ambulacro), in conci di medolo. La cripta fu conservata, ma le scale dovettero essere spostate più al centro e i vani alle estremità vennero "invasi" da due pilastri di sostruzione del nuovo presbiterio. L'ipotesi che Adelmanno (insediato sulla cattedra bresciana alla morte di Ekkihard nel 1057) sia stato il committente e l'iniziatore della rotonda bresciana, sull'esempio di Aquisgrana, anche se certo non poté concluderla nei suoi brevi anni di episcopato, appare ancora oggi plausibile.
Infatti, lo "stacco" alla base delle lesene del tamburo e lo stile delle finestre superiori indicano probabilmente un completamento più tardo (fine XI-inizi XII secolo?): fu forse la deliberata ed enfatica "citazione" romana del Pantheon di due riformatori filo-papali come Adelmanno e Arimanno (1087-1116) che poterono concepirla.
Il vescovo Berardo Maggi (1275-1308) farà edificare la grande volta a crociera costolonata del presbiterio, decorata da pitture murali di sensibile qualità, come quelle dell'ambulacro.

Uso attuale: intero bene: chiesa

Uso storico: intero bene: chiesa

Condizione giuridica: proprietà Ente religioso cattolico

Accessibilità: Orari da lunedì a domenica: 08.00 - 12.00/15.00 - 19.00

Credits

Compilazione: Morandini, Lucia (2007)

Aggiornamento: Ribaudo, Robert (2013); Morandini, Lucia (2014)

Descrizione e notizie storiche: Morandini, Lucia; Piva, Paolo

Fotografie: BAMS photo Rodella/ Jaca Book; Morandini, Lucia

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