Tempio di S. Sebastiano
Milano (MI)
Indirizzo: Via Torino 28 (Nel centro abitato, integrato con altri edifici) - Milano (MI)
Tipologia generale: architettura religiosa e rituale
Tipologia specifica: tempio
Configurazione strutturale: Il tempio è una struttura in muratura a pianta centrale di forma perfettamente cilindrica, con cappella maggiore e presbiterio sporgente dal perimetro
Epoca di costruzione: 1577 - post 1617
Autori: Tibaldi, Pellegrino, progetto; Meda, Giuseppe, rifacimento cappella maggiore; Barca, Pietro Antonio, costruzione tamburo; Mangone, Fabio, ampliamento
Descrizione
Milano (MI), Tempio di S. Sebastiano
Il civico tempio di San Sebastiano si trova lungo il corso dell'attuale via Torino in uno slargo detto nel Medioevo Corticella o Cancelleria. Sul luogo sorgeva la chiesa di S. Tranquillino in cui era conservato un altare dedicato al santo. Costruita a partire dal 1577 su progetto di Pellegrino Tibaldi, architetto di fiducia di Carlo Borromeo, fu condotta a termine da Fabio Mangone verso la metà del XVII secolo. I vincoli di spazio e di risorse suggerirono all'architetto l'idea di un edificio perfettamente cilindrico, dal forte legame simbolico con i martyria paleocristiani e, a Milano, con la chiesa di San Lorenzo. All'esterno, il prospetto è realizzato rispettando il primo progetto solo per quanto riguarda l'ordine inferiore composto da lesene doriche, tra le quali sono iscritti grandi archi in corrispondenza delle cappelle interne sormontate da un architrave con triglifi e metope decorate con gli attributi di san Sebastiano. La parte superiore dell'edificio, realizzata dopo la partenza di Pellegrino per la Spagna, con il tamburo e la cupola estradossata poggiata su contrafforti binati e il secondo ordine di lesene ioniche, fu aumentata di altezza rispetto all'idea originaria ma ridotta per quanto riguarda le dimensioni del diametro. A Fabio Mangone è da ricondurre l'ampliamento della cappella maggiore che sporge rispetto al corpo cilindrico in un volume quadrangolare autonomo coperto da una piccola cupola. All'interno, nelle cappelle radiali progettate in spessore di muro, con un'idea pellegriniana mutuata dall'illustre modello del Pantheon, furono collocati quattro altari. L'altare maggiore è opera settecentesca dell'architetto Giuseppe Merlo. La decorazione ad affresco della cupola (1833) è invece opera del pittore Agostino Comerio.
Milano, Tempio di S. Sebastiano
Ha status ambiguo, insieme civile e religioso, il Civico Tempio di S. Sebastiano, e fin dall'inizio della sua storia è conteso tra Chiesa e Stato di Milano: il 15 ottobre 1576, infatti, secondo la più recente lettura dei documenti (Scotti, 2002), il governatore di Milano, marchese di Ayamonte, chiese al vicario di provvisione Giovanni Battista Capra di promuovere un voto per chiedere la fine della peste che tormentava la città da molti mesi.
L'iniziativa è, come si vede, totalmente civica, ma Carlo Borromeo, secondo l'ipotesi della Scotti, fu svelto a inserirsi, invocando le recenti norme che regolavano i rapporti tra Chiesa e Stato milanese: il progetto di rinnovamento della chiesa doveva essere sottoposto all'approvazione delle autorità religiose, e anche la nomina del cappellano civico non poteva essere valida senza la ratifica vescovile.
Il progetto fu affidato alle cure di Pellegrino Tibaldi, architetto di fiducia di Carlo Borromeo, non sappiamo se per libera scelta delle autorità milanesi o per imposizione dell'arcivescovo. Pellegrino, nell'invenzione, dovette tener conto di alcuni condizionamenti: lo spazio assai ridotto di cui disponeva, soprattutto, e i fondi modesti stanziati dalla Fabbriceria, che gli suggerirono l'idea insolita di un edificio perfettamente cilindrico. Idea che aveva, per di più, il pregio di un denso richiamo simbolico ai martyria paleocristiani, e particolarmente alla basilica milanese di S. Lorenzo (Rovetta, 1986). Donavano, inoltre, nobiltà formale al nuovo tempio le colte citazioni dall'antico: il palese rimando alla struttura del Pantheon, edificio che Pellegrino amava molto e da cui deriva la soluzione delle cappelle radiali inserite nello spessore del muro (Della Torre - Schofield, 1994) e l'idea della cupola a lacunari, che non sarà realizzata.
Per l'esterno, Pellegrino sceglie un registro di voluta severità: scandiscono il piano, nel primo ordine, coppie di lesene di ordine dorico che racchiudono, in corrispondenza delle cappelle interne, otto grandi archi (Buratti Mazzotta, 1990); sopra l'architrave si svolge il fregio a triglifi e metope decorate con gli attributi di san Sebastiano (Antonini, 2002). Non sappiamo esattamente quale fosse l'idea di Pellegrino per la cupola.
Approvato il progetto, la posa della prima pietra avvenne il 6 settembre 1577. I lavori procedettero con discreta regolarità fino al 1586, anno della partenza di Pellegrino Tibaldi per la Spagna. L'esame dei documenti (Rovetta, 1990; Scotti, 2002) relativi al cantiere, in particolare i contratti e i verbali di stima dei lavori, testimonia che in quel momento il tempio di S. Sebastiano era compiuto fino al primo ordine ed era finita anche la cappella maggiore, che Pellegrino aveva voluto d'impianto quadrangolare e appena sporgente dal perimetro.
Partito Tibaldi, la direzione del cantiere passò a Giuseppe Meda, che modificò, ampliandola, la cappella maggiore e, qualche anno dopo, a Pietro Antonio Barca che, a partire dal 1599, diresse la costruzione del tamburo rientrante rispetto al primo ordine, non previsto dal progetto di Pellegrino, e della cupola estradossata, con contrafforti formati da robuste mensole rovesciate (Scotti, 2002). Forse agli stessi anni risale l'idea della chiusura delle finestre termali: il tamburo, infatti, aveva otto grandi aperture che rendevano inutili quelle sottostanti. La fabbrica sarà definitivamente compiuta nella prima metà del XVII secolo: sotto la guida di Fabio Mangone, verso il 1616-17 un nuovo presbiterio fu aggiunto alla cappella maggiore, alterando così la perfetta circolarità dell'impianto immaginato da Pellegrino Tibaldi; ed entro la metà del secolo, forse su progetto dello stesso Mangone, si costruì il secondo ordine ionico che copre, al modo degli antichi tiburi lombardi, l'estradosso della cupola. Venne così definitivamente alterato il volto del tempio che Tibaldi aveva ideato come Pantheon lombardo.
Notizie storiche
Milano (MI), Tempio di S. Sebastiano
Sorta per iniziativa del governatore di Milano, marchese di Ayamonte, come atto votivo per chiedere la fine della peste che tormentava la città ormai da molti mesi, la chiesa di San Sebastiano fu costruita a partire dal 1577 su progetto di Pellegrino Tibaldi, architetto di fiducia dell'arcivescovo Carlo Borromeo.
I lavori procedettero con discreta regolarità fino al 1586, anno della partenza di Pellegrino per la Spagna. L'esame dei documenti di cantiere rivela che in quel momento il tempio era compiuto fino al primo ordine ed era finita anche la cappella maggiore, appena sporgente dal perimetro. Partito Tibaldi, la direzione del cantiere passò a Giuseppe Meda, che modificò, ampliandola, la cappella maggiore e qualche anno dopo a Pietro Antonio Barca che, a partire dal 1599, diresse la costruzione del tamburo, non previsto dal progetto di Pellegrino e della cupola. La fabbrica sarà definitivamente compiuta nella prima metà del XVII secolo sotto la guida di Fabio Mangone il quale si occupò verso il 1616-17 dell'aggiunta di un nuovo presbiterio molto più profondo, alterando così la perfetta circolarità dell'impianto immaginato da Tibaldi. Entro la metà del secolo, forse su progetto dello stesso Mangone, si costruì anche il secondo ordine ionico che copre, al modo degli antichi tiburi lombardi, l'estradosso della cupola. Dal 186 il tempio fu retto da una "Conservatoria" municipale, dapprima con funzioni amministrative, successivamente di tutela artistica. Nel 1938 il Podestà Gallarati Scotti decise di valorizzare il tempio civico facendo abbattere le casupole che si erano addossate alla chiesa lungo Via Torino, e isolando il presbiterio.
Milano, Tempio di S. Sebastiano
Già sul luogo della chiesa di S. Tranquillino, dove c'era l'altare di S. Sebastiano, in uno slargo detto nel Medioevo Corticella o Cancelleria.
Nel 1319, Secondo la tradizione, i vicini avrebbero concesso alla famiglia Pusterla di eleggere il parroco della cappella di S. Sebastiano. Da qui avrebbe avuto origine la "Facchinata del Cavallazzo": un offerta che l'antica casata portava in processione fino alla cattedrale, nelle fogge di un cavallo pieno di cibo che veniva poi distribuito alla folla sulla piazza del Duomo.
Il Tempio civico che vi sorse sopra fu invece voluto dal governo e da Carlo Borromeo nel 1576, per ringraziare il santo milanese che aveva allonatanato la peste dalla città. Fu dificato da Pellegrino Tibaldi nel 1577.
Il presbiterio è aggiunto alla rotonda , forse dal Meda, nel 1587. Pietro Antonio Barca che, a partire dal 1599, diresse la costruzione innalzò il tamburo e la cupola estradossata.
Fu retto dal 1861, da una "Conservatoria" municipale, dapprima con funzioni amministrative, successivamente di tutela artistica, usando fino al dopoguerra, appositi fondi disposti dal Comune.
Nel 1938, il Podestà Gallarati Scotti decide che è giunto il momento di valorizzare il tempio civico di San Sebastiano: nel 1940 si eseguiva il tanto auspicato isolamento esterno del presbiterio, con l'abbattimento delle casupole che si erano addossate alla chiesa lungo Via Torino. A questo si faceva seguire un restauro e una sistemazione. Ma Il vicino edificio che veniva elevato nel periodo fascista sull'isolato tra Piazza S.M. Beltrade e Via Torino annullava il risultato dell'isolamento, oscurandone la vista anche dalla Piazza Duomo.
Alcuni locali della sagrestia sono usati oggi come sale di proiezioni cinematografiche.
Uso attuale: canonica: cinema; corpo principale: chiesa
Uso storico: intero bene: chiesa
Condizione giuridica: proprietà Ente pubblico territoriale
Accessibilità: orario: 08.00-12.00 15.00-18.30 dom 09.30-12.00 14.30-19.30
Per informazioni:
02 874263
Percorsi tematici:
Credits
Compilazione: Ribaudo, Robert (2009)
Aggiornamento: Marino, Nadia (2016)
Descrizione e notizie storiche: Monaco, Tiziana; Nava, Valentina; Ribaudo, Robert
Fotografie: BAMS photo Rodella/ Jaca Book; Marino, Nadia
Scheda completa SIRBeC (formato PDF)
Link risorsa: https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/LMD80-00039/
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