Palazzo di Brera

Milano (MI)

Indirizzo: Via Brera, 28 (Nel centro abitato, distinguibile dal contesto) - Milano (MI)

Tipologia generale: architettura per la residenza, il terziario e i servizi

Tipologia specifica: palazzo

Configurazione strutturale: Complesso articolato su una serie di cortili, all'interno di un'area assai vasta che si affaccia sugli spazi dell'Orto botanico, dominati da una torre ospitante l'Osservatorio astronomico

Epoca di costruzione: post 1571 - ante 1785

Autori: Giovanni di Balduccio, costruzione facciata di S. Maria di Brera; Bassi, Martino, progettazione; Richini, Francesco Maria, costruzione; Quadrio, Gerolamo, costruzione; Richini, Gian Domenico, costruzione; Rossone, Pietro Giorgio, costruzione; Piermarini, Giuseppe, costruzione; Gilardoni, Pietro, rifacimento; Portaluppi, Piero, rifacimento: Pinacoteca; Albini, Franco, rifacimento; Gregotti, Vittorio, rifacimento; Citterio, Antonio, rifacimento

Descrizione

Milano (MI), Palazzo di Brera

Costruito nell'antica e incolta terra "brayda" (da cui il nome del quartiere di Brera), l'omonimo palazzo costituisce l'attuale sede di alcune tra le più importanti istituzioni milanesi: la Pinacoteca di Brera, l'Accademia di Belle Arti, la Biblioteca Nazionale Braidense, l'Orto Botanico, l'Osservatorio astronomico e l'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere.
Il palazzo è caratterizzato da un fronte su strada austero, in mattoni rosso cupo, scandito da robuste paraste e finestre in pietra grigia. Internamente è organizzato intorno ad un grande cortile rettangolare con due serie di logge ritmate da serliane (aperture ad arco affiancate da due colonne) e un doppio scalone monumentale che collega il piano terra, in cui sono collocate le aule dell'Accademia di Brera, e il primo piano, che ospita la Pinacoteca e la Biblioteca. Le rampe della scala sono arricchite da due monumenti dedicati a Cesare Beccaria e a Giuseppe Parini. Al centro del cortile è invece collocato il Monumento a Napoleone I, una scultura bronzea che raffigura Napoleone in veste di Marte pacificatore, fusa a Roma su un modello di Antonio Canova.
L'impianto dell'attuale edificio fu influenzato dal modello del preesistente antico convento degli Umiliati sul quale sorse la nuova costruzione, che annetté anche la chiesa di Santa Maria, oggi non più esistente. Molti adeguamenti strutturali hanno inoltre interessato l'organizzazione interna del palazzo, che ha dovuto rispondere alle nuove funzioni didattico-espositive. Malgrado questi interventi l'edificio conserva ancora la sua imponente e austera grandiosità, oggi articolata in differenti cortili, alti corridoi, atri e passaggi funzionali.

Chiesa di S. Maria di Brera (demolita)

Sopravvive oggi soltanto in parte, inglobato nelle strutture richiniane del palazzo di Brera. Tra il 1808 ed il 1809 un intervento dell'architetto Pietro Gilardoni divise infatti orizzontalmente il corpo di fabbrica della chiesa per ricavare, nella parte superiore, i saloni della neonata pinacoteca braidense. La ricca facciata marmorea è del tutto scomparsa e il suo ricordo è oggi affidato soltanto alla nota incisione settecentesca pubblicata da Giorgio Giulini.
Nel registro inferiore del corpo di fabbrica alcune delle strutture originarie della chiesa si riconoscono, seppure con una certa fatica, nelle aule dell'attuale Accademia di Belle Arti di Brera. La costruzione aveva pianta rettangolare priva di transetto terminante in tre vani absidali quadrati; l'interno era suddiviso in tre navate separate da eleganti pilastri cilindrici in serizzo, con basi modulate ad anelli e capitelli che rimandano, per il tipo di esecuzione ed il repertorio figurativo a decorazioni zoomorfe, alla scultura lombarda tardoduecentesca. Le navatelle laterali contavano undici campate ciascuna; sull'ultima campata orientale era innestata la torre campanaria. Mentre la copertura della navata principale è andata distrutta durante gli interventi ottocenteschi, le navate laterali sono in buona parte sopravvissute e presentano volte a crociera a profilo archiacuto, con costoloni a toro in laterizio che ricadono su peducci ovoidali in pietra chiara, come le chiavi di volta. Del perimetro esterno è oggi riconoscibile (da piazzetta Hayez) soltanto il fianco meridionale, in cotto, percorso da una cornice a beccatelli e ritmato da nove contrafforti rettangolari alternati a monofore a tutto sesto con ghiere decorate, ora murate. Tutti gli elementi strutturali e decorativi presentano notevoli affinità con la chiesa di San Pietro a Viboldone, anch'essa appartenente all'ordine.
La facciata, forse realizzata nel 1347 come rivela l'iscrizione posta in origine sull'architrave del portale, aveva profilo a capanna ed era ornata al centro da un grande portale in marmo chiaro a tutto sesto con profonde strombature, coronato da un'alta ghimberga con rosoncino cieco e da un'edicoletta finale. La suddivisione dello spazio interno era visualizzata attraverso la successione dei quattro sottili contrafforti. Insieme con l'amplissimo portale essi conferivano slancio verticale al complesso, bilanciato dall'andamento prevalentemente orizzontale della decorazione. La facciata era infatti interamente rivestita in lastre marmoree a bande orizzontali alternate bianche e grigie, di cui resta un unico frammento nell'estremo angolo sud-ovest del palazzo di Brera. Anche le aperture erano organizzate in tre ordini orizzontali: bifore nell'ordine inferiore e centrale, trifore in quello superiore. Il piano di superficie assumeva così il valore di "vibrante fondale pittorico" (Romanini) per il candido portale fiorito di statue, "ad un tempo opera architettonica e plastica", in linea con i valori decorativi dell'architettura di Giovanni di Balduccio. Era completato da alcune statue che ornavano la ghimberga di coronamento (un gruppo di frammenti è conservato oggi presso le Civiche Raccolte d'Arte del Castello Sforzesco, altri sono immorsati nella facciata della cascina S. Fedele nel parco di Monza).
Della ricca decorazione pittorica interna sono sopravvissuti alcuni brani trecenteschi, ancora visibili in quella che era la penultima campata settentrionale della chiesa (oggi aula di scenografia dell'Accademia): nel sottarco d'ingresso restano in particolare alcuni busti di Santi e Profeti inscritti in esagoni o riquadri polilobati che, per la gravità dei volti, l'ampiezza delle forme e la delicata modulazione cromatica e luminosa possono essere assegnati a Giusto de' Menabuoi e all'anonimo Maestro del 1349, entrambi attivi intorno al 1350 nell'abbazia di S. Pietro a Viboldone.

Oratorio di Mocchirolo

Già all'inizio del Novecento le infiltrazioni di umidità avevano seriamente danneggiato la struttura dell'edificio e gli affreschi che lo decoravano internamente. I lavori di risanamento condotti nel 1943 non bastarono ad assicurare la conservazione dei dipinti; i proprietari, Renato e Luigi Passardi, ne fecero allora dono allo Stato e nel 1949 Fernanda Wittgens, Soprintendente alle Gallerie di Milano, ottenne dal Consiglio Superiore per le Antichità e Belle Arti di Roma che gli affreschi fossero strappati e trasportati su tela per essere esposti, in un ambiente che riproduceva fedelmente per forme e dimensioni quello della cappellina di Mocchirolo, all'interno della Pinacoteca di Brera, appena riaperta dopo le devastazioni della guerra. L'intervento, che non mancò di suscitare intense polemiche in quanto contravveniva al principio della conservazione delle pitture murali in situ, fu condotto da Mauro Pelliccioli. Tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta del Novecento una nuova campagna di pulitura, ripristino dei sostegni e restauro degli affreschi è stata eseguita ad opera di Pinin Brambilla.
Lo strappo di Pelliccioli non riguardò la totalità degli affreschi presenti sulle pareti dell'oratorio: venne trasportata l'intera decorazione del presbiterio e una parte soltanto di quella della navata (frammenti di una fascia decorativa con motivi vegetali e due figure dell'arco trionfale, un Santo cavaliere e il Cristo benedicente). Nel 1987, durante i lavori di consolidamento del tetto dell'oratorio, sono stati scoperti, nella parte di parete nascosta dalla volta unghiata che cela la precedente copertura a capriate, alcuni frammenti molto degradati di un fregio a nastri intrecciati e foglie, arricchiti da riquadri stellati dai quali si affacciano busti di Profeti con cartigli, identici per composizione e stile a quelli che inquadrano le scene esposte a Brera.
Nella volta il Cristo in mandorla, frontale e iconico, è rappresentato tra i quattro simboli apocalittici degli Evangelisti; sulla parete di fondo del presbiterio incontriamo ancora una volta la Crocifissione, che pur basandosi sul medesimo modello compositivo di Lentate e Solaro risulta qui estremamente semplificata, senza il vistoso gruppo degli armati e dei cavalieri sulla destra. La parete di sinistra, tra i brani meglio conservati dell'intera decorazione, presenta da un lato la scena di Sant'Ambrogio che flagella gli eretici, con figure di intensa solidità plastica e vivace espressività, dall'altro le Nozze mistiche di santa Caterina, dove il trono-bancale della Vergine costituisce un forte elemento di definizione spaziale ma assume anche valore vistosamente decorativo per la fantasiosa profusione di ornamenti gotici. Un vertice di raffinatezza insieme formale e tecnica è raggiunto nella santa Caterina, figura di aristocratica eleganza e di bellezza quali profana, racchiusa entro una sinuosa linea di contorno. La parete destra dell'oratorio è interamente occupata dalla scena della Presentazione del modellino dell'oratorio alla Vergine da parte della famiglia Porro, episodio di intima devozione familiare e insieme solenne omaggio feudale, arricchito dalla freschezza quasi "ritrattistica" dei volti dei committenti e dei figli.
Dal punto di vista stilistico il ciclo di Mocchirolo è perfettamente omogeneo, a differenza di quelli degli altri oratori del contado milanese; i recenti restauri hanno inoltre messo in risalto una conduzione pittorica di notevole qualità: il colore è chiarissimo, morbidamente sfumato e la luce crea delicati effetti di chiaroscuro. L'artista all'opera è molto probabilmente Pecino de Nova, attivo in S. Maria Maggiore a Bergamo e probabilmente anche nel duomo di Monza. Un documento del 1378 rivela infatti la sua presenza a Mocchirolo, fornendo un prezioso termine cronologico per la costruzione dell'edificio e per la sua decorazione, in stretta consequenzialità con i cicli di Solaro e Lentate.

Notizie storiche

Milano (MI), Palazzo di Brera

La storia del Palazzo di Brera ebbe origine nel 1201, quando, su un terreno incolto, si insediò l'ordine religioso degli Umiliati, che qui costruirono il loro monastero affiancato dalla chiesa di Santa Maria, oggi non più esistente. Con l'abolizione della congregazione nel 1571 il convento e i terreni di pertinenza furono affidati ai Gesuiti, che li trasformarono in una scuola e in un Collegio. Il progetto fu studiato da Francesco Maria Richini che ben presto ne iniziò la trasformazione, dovendosi ben presto fermare a causa della peste di manzoniana memoria. Il cantiere venne poi affidato a numerosi valenti architetti del tempo, tra i quali suo figlio, Gerolamo Quadrio e Pietro Giorgio Rossone. Questi vi apportarono alcune modifiche, tra cui l'inserimento di una Specola, primitiva versione dell'Osservatorio astronomico. Con lo scioglimento della Compagnia del Gesù (1771) il collegio di Brera divenne di proprietà pubblica e Maria Teresa d'Austria incaricò Giuseppe Piermarini di ristrutturare e ampliare l'edificio per ospitare, una grande Biblioteca, l'Accademia di Belle Arti e la Società patriottica, divenuta successivamente l'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere.
Nel 1806, sotto la dominazione napoleonica, venne affidato a Giuseppe Bossi il compito di rinnovare gli ambienti interni per realizzare una Galleria di quadri, gessi e incisioni (Museo delle Antichità lombarde) da mettere a disposizione degli studenti. Egli diede anche un nuovo assetto alle aule per l'insegnamento, mentre Andrea Appiani fece affluire in Pinacoteca molte opere provenienti da chiese e conventi soppressi, che vennero esposte in quattro grandi sale (poi chiamate napoleoniche). Con la Restaurazione la crescita del museo ebbe un momento di stasi, anche se alcuni lavori e acquisizioni furono possibili grazie ad importanti lasciti e donazioni. Nel 1882 si ebbe la formale separazione tra Pinacoteca e Accademia mentre nel secolo successivo l'edificio fu oggetto di nuovi riordinamenti, tra i quali quello resosi necessario dal secondo conflitto mondiale.

Chiesa di S. Maria di Brera (demolita)

Rappresentava l'ultimo testimonianza del trecentesco cenobio degli Umiliati (casa e chiesa), che da qui partirono, per conquistare alla loro causa vasta parte di popolazione milanese, specie quella più facoltosa. La loro regola era così radicata da lasciare segni anche nella cultura non materiale. Pare infatti, che persino l'origine della canzone popolare milanese sia da ascrivere proprio ai frati di Brera, che, ai tempi della distruzione di Milano da parte del Barbarossa, misero in forma cantata il voto di dedicarsi ad una vita di penitenza e santità, se la città fosse riuscita a risorgere da tanta rovina. Fu scritta peraltro a commento degli affreschi dipinti nel chiostri del convento, che ricordavano la stessa promessa fatta dai cavalieri, così come ci testimonia Cesare Cantù, nel romanzo Margherita Pusterla. Così ci viene tramandato:
Come diruto Mediolano
De Barbarossa com la mano
Li militi se Botano a Maria
Ke laudata sia.

Questi erano li militi humiliati
Quali in epsa civitati
Solvono li boti sinceri
Dicete un'ave, o passeggeri.

S. Maria di Brera, da subito tra le più importanti del movimento per grandezza e precocità, in linea con il semplice schema e i canoni estetici degli umiliati risulta citata per la prima volta nella bolla del 1201 con cui papa Innocenzo III approvò la regola del movimento.
Nel 1346, Giovanni di Balduccio viene incaricato della ricostruzione della facciata: nel 1348, secondo un'iscrizione, deve aver completato il portale e nel 1349 i lavori, perché poi non ci sono più attestazioni di una sua presenza in città.
Nel 1485 compare qui la Madonna del tappeto di Vincenzo Foppa, ma non è dato sapere se eseguita per la sagrestia oppure già staccata in precedenza e collocata nella sagrestia (oggi alla Pinacoteca di Brera).
Nel periodo controriformistico, cacciati gli umiliati, la chiesa seguì il destino del Palazzo di Brera, assegnando il complesso ai Gesuiti fino alla fine del XVIII sec.
La chiesa viene sconsacrata nel 1806.
Nel 1809, per alloggiare le nuove istituzioni napoleoniche si dette seguito alla distruzione della chiesa per ricavare un ampliamento con due diversi piani: le quattro più belle sale della Pinacoteca, al piano superiore e la sede del nascente Museo Archeologico al piano terra.
L'apprezzata fronte marmorea andò dispersa, qualcosa finisce al Parco di Monza e qualcosa al Castello. In loco sono ancora osservabili alcune campate di fondo, parte del presbiterio, la base del campanile, lo spigolo destro della facciata.
Nello spazio antistante la chiesa divenuto Piazzetta Brera, fu posta la statua dedicata all'Hayez dal Barzaghi nel 1890, in onore della sua assidua militanza presso le istituzioni artistiche contenute nel palazzo.

Oratorio di Mocchirolo

L'oratorio di Mocchirolo, frazione isolata di Lentate sul Seveso, appartenne a Lanfranco Porro, membro di un diverso ramo della famiglia di Lentate, anch'egli legato alla corte viscontea: dapprima podestà di Tortona, fu poi referendario a Bergamo di Regina della Scala, moglie di Bernabò Visconti.

Uso attuale: corpo principale: museo; piano inferiore: scuola; piano superiore: biblioteca; torretta: osservatorio astronomico

Uso storico: intero bene: collegio

Condizione giuridica: proprietà Stato

Accessibilità: Informazioni sull'Accademia di Brera disponibili sul sito internet: www.accademiadibrebra.milano.it
Informazioni sull'Osservatorio Astronomico di Brera disponibili sul sito internet: www.brera.inaf.it
Informazioni su orari e costi d'ingresso della Pinacoteca di Brera disponibili sul sito internet: www.brera.beniculturali.it
Informazioni sul Museo Astronomico - Orto botanico di Brera disponibili sul sito internet: www.brera.unimi.it
Informazioni sulla Biblioteca Nazionale Braidense disponibili sul sito internet: www.braidense.it

Percorsi tematici:

Credits

Compilazione: Ribaudo, Robert (2009)

Aggiornamento: Uva, Cristina (2015); Zanzottera, Ferdinando (2015)

Descrizione e notizie storiche: Balzarini, Maria Grazia; Ribaudo, Robert; Uva, Cristina; Zanzottera, Ferdinando

Fotografie: Uva, Cristina

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