Santuario di S. Nicone
Besozzo (VA)
Indirizzo: Via Beato NIcone (Fuori dal centro abitato) - Besozzo (VA)
Tipologia generale: architettura religiosa e rituale
Tipologia specifica: chiesa
Configurazione strutturale: Edificio in muratura a pianta longitudinale a navata unica, coperta da volta affrescata, con cappelle laterali
Autori: Baroffio, Carlo Antonio; Baroffio, Giuseppe, decorazione ad affresco
Descrizione
Il santuario dedicato a S.Nicone sorge sul colle di Besozzo, luogo sacro almeno dall’epoca medievale, sul quale si concentrano gli edifici di culto besozzesi. Una breve salita, con pavimentazione in acciottolato e le edicole della Via Crucis sul lato, dal sagrato della chiesa prepositurale dei SS. Alessandro e Tiburzio conduce al Santuario dove si venerano le spoglie dell’eremita qui vissuto e sepolto.
L’edificio in muratura intonacata è orientato ed impostato su schema longitudinale.
Si presenta a navata unica, coperta da volta a botte con lunette, scandita da lesene. L’ingresso avviene dal lato sud, tramite un portale incorniciato da decorazione ad affresco. Sullo stesso lato si imposta il campanile in muratura intonacata, con cella sovrastata da lanternino ottagonale.
L’interno della chiesa è affrescato su volte e pareti.
L’altare maggiore in marmi policromi è sovrastato dalla teca che conserva le spoglie di Nicone.
Ai lati della navata si aprono due cappelle: a sinistra la cappella della Beata Vergine del Monte Carmelo, voluta dalla nobile famiglia Besozzi, a destra la cappella di S. Antonio, con lapidi dedicate alla famiglia Borroni, che coprirono alcune iscrizioni del XVII sec. All’interno, ciclo di affreschi, raffiguranti episodi della vita e della gloria di Nicone, opera dei fratelli Carlo Antonio e Giuseppe Baroffio di Varese (1729). i quali realizzarono anche l’affresco ‘trompe-l’oeil’ attorno al portale laterale, e le originarie scene, perdute, della Via Crucis nelle edicole lungo il percorso di accesso (1736).
L' opera dei Baroffio è riferibile alle quadrature, si ipotizza l’intervento del pittore varesino Pietro Antonio Magatti o di suoi aiuti in alcune figure all’interno della chiesa (Pacciarotti, 1996). Altri affreschi e ridipinture risalgono alla metà del XIX sec., ad opera del pittore besozzese Angelo (?) Stocchetti, cui si deve anche una ridipintura delle scene settecentesche nelle edicole della Via Crucis, successivamente ricoperte da bassorilievi in cemento (1910).
Notizie storiche
L’esistenza di una cappella con il titolo di S. Nicone a Besozzo è attestata almeno dal XIII sec., dal “Liber Notitiae Sanctorum Mediolani” di G. Da Bussero, che riporta anche brevi note sulla vita del titolare.
La cappella fu costruita per custodire le spoglie di Nicone, vissuto forse nel XII sec., molto venerato in zona, le cui origini si perdono nella leggenda. La tradizione locale lo ricorda come un eremita che si ritirò a vivere tra i boschi del colle, dove poi sarà costruita la chiesa, in costante preghiera ed intercessione per gli uomini, in particolare contro le epidemie del bestiame ed a protezione dei combattenti, con l’unica compagnia di un cane che gli procurava il pane per nutrirsi. Si trattava forse di un monaco proveniente dal monastero che sorgeva a Cardana di Besozzo nel XII sec.. Nicone fu sepolto nel luogo stesso in cui morì (probabilmente nel 1180) dagli abitanti, che vi costruirono una cappella, dando inizio alla devozione locale, ancora oggi sentita, pur in mancanza di una beatificazione ufficiale.
Nel XVI sec. l’edificio sacro aveva le dimensioni di una piccola chiesa ed un unico altare dove si celebravano due messe ogni settimana, grazie alla dotazione di modesti beni per legati testamentari.
La venerazione per Nicone ricevette nuovi impulsi dopo il 1567, grazie all’arcivescovo Carlo Borromeo in visita pastorale a Besozzo, che dispose una ricognizione canonica della salma, ed istituì nel 1574 (anno della traslazione della sede plebana da Brebbia a Besozzo) la onfraternita di S. Nicone, composta nel 1589 da 16 scolari, con sede nell'edificio. I confratelli oltre agli obblighi spirituali dovevano provvedere alla manutenzione ed all'ornamento del santuario.
Ampliamenti e modifiche sono documentate nel XVII sec., tra cui la costruzione di un'abitazione per il custode a sinistra del piccolo sagrato, la edificazione della cappella della Beata Vergine del Monte Carmelo, autorizzata da bolla pontificia del 1643, ad opera di Alessandro Castelbesozzi e della sua nobile famiglia, che vi instituì un giuspatronato nel 1691.
Nel XVIII sec., grazie a numerosi lasciti testamentari, firmati da diversi esponenti delle famiglie Besozzi, Castelbesozzo, Borroni, Odescalchi, il luogo sacro poté essere arricchito di decorazioni: nel 1729 la confraternita di S. Nicone commissionò ai pittori fratelli Baroffio di Varese il ciclo di affreschi e dispose la costruzione della Via Crucis, in 14 edicole poste lungo il percorso di collegamento tra la chiesa prepositurale ed il santuario.
Uso attuale: intero bene: chiesa
Condizione giuridica: proprietà Ente religioso cattolico
Accessibilità: Aperture occasionali. La chiesa è visitabile su richiesta, ed è raggiungibile con un breve percorso in salita, pavimentato in acciottolato, lungo il quale si trovano le edicole della Via Crucis.
Riferimenti bibliografici
Pacciarotti G., S. Alessandro di Besozzo. Storia e vicende artistiche, Appunti sulle opere d'arte nella parrocchiale di Besozzo e sugli affreschi nell'oratorio di S.Nicone, Gavirate 1996, pp.115-140
Besozzi L., S. Alessandro di Besozzo. Storia e vicende artistiche, L' oratorio di S.Nicone, Gavirate 1996, pp.65-84
Credits
Compilazione: Fedeli, Anna Paola (2018)
Descrizione e notizie storiche: Fedeli, Anna Paola
Fotografie: Cestarollo, Sara; Fedeli, Anna Paola
Scheda completa SIRBeC (formato PDF)
Link risorsa: https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/SWCL1-00030/
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