Convento di Sant'Orsola, clarisse osservanti (1404 - 1782)

Altre denominazioni:
Monastero di Sant'Orsola, clarisse

Sede: Milano porta Vercellina

Tipologia ente: ente ecclesiastico

Progetto: Archivio di Stato di Milano: Anagrafe degli archivi (guida on-line)

Il convento fu fondato per volontà della nobile milanese Caterina Caimi.
Figlia del milite Protaso e moglie dal 1369 di Prandeparte Pico della Mirandola, cavaliere a servizio dei Visconti (fu podestà di Milano nel 1390), Caterina visse alla Mirandola fino alla morte del marito (1394).
In quel contesto ebbe modo di avvicinarsi al francescanesimo: la famiglia Pico della Mirandola era devota ai frati minori e Prandeparte si fece seppellire nella chiesa di San Francesco alla Mirandola.
Tra '300 e '400 Caterina si recò a Lodi seguita da altre donne e qui contattò una comunità di terziari francescani iniziata da Oldo da Lodi.
Colpita dal tipo di vita condotta dal beato, contattò le monache di Santa Chiara Vecchia di Lodi da cui apprese la regola delle clarisse.
Arrivata a Milano Caterina offrì un finanziamento per ristrutturare la casa umiliata di Sant'Orsola, cui decise di donare i propri beni a patto che venisse introdotta la regola francescana.
Le quattro umiliate presenti chiesero al papa il passaggio al francescanesimo e lo ottennero nel 1406 (bolla del 5 gennaio) ed entro il 1413 la casa fu trasformata in monastero mantenendo la stessa intitolazione a Sant'Orsola.
Situato in porta Vercellina, ai confini delle parrocchie di San Lorenzino, Santa Maria al Cerchio e Santa Maria Pedone, il convento fu probabilmente il primo istituto francescano femminile osservante a Milano, nell'orbita dei minori osservanti di Sant'Angelo.
Da Sant'Orsola numerose clarisse furono inviate nel XV secolo in altre città per introdurre l'osservanza in conventi appena fondati o già esistenti ma da riformare:
la prima badessa del monastero del Corpo di Cristo di Mantova, fondato dalla duchessa Paola Malatesta Gonzaga (originaria di Pesaro), fu, nel 1420, Franceschina Giussano, monaca di Sant'Orsola; sempre dal convento milanese arrivarono tre suore nel monastero di Santa Chiara di Migliarino, esistente già da due secoli, ma riformato in senso osservante; nel 1439 suor Felice Meda, in Sant'Orsola dal 1400 (e badessa dal 1425 al 1435), ed altre sette clarisse introdussero l'osservanza nel neonato monastero del Corpo di Cristo di Pesaro.
Tra il 1406 e il 1474 le clarisse acquisirono nel circondario, grazie a permute e donazioni, sette case ed alcuni terreni appartenenti alla canonica di San Lorenzino, alla fondatrice Caterina Caimi, ai canonici di San Pietro all'Olmo, a Francesco Gallarate, che permisero l'ampliamento dell'edificio.
Nel corso del tempo le clarisse ottennero altri beni (case e fitti livellari come doti o lasciti) in città, concentrati principalmente in porta Ticinese e Vercellina e fuori Milano, in particolare nel pavese a Cozio Lomellina e Abbiategrasso e nel milanese a Inveruno, Carugate, Monza, Bollate, Busto Garolfo, ma anche nel lodigiano a Saresana, Rosate, Rivolta e a Sartirana (Como).
Il monastero sopravvisse grazie a doti, attività creditizie, possedimenti fondiari, elemosine ed ospitò anche più di 100 religiose contemporaneamente tra professe e converse.
Come le altre clarisse, anche quelle di Sant'Orsola provenivano da famiglie benestanti.
Tra esse emerge la figura mistica di Giulia Confalonieri Tornielli, nata a Novara nel 1478 ed entrata a 17 anni nel monastero di Sant'Orsola dove rimase per tutta la vita (morì nel 1540 o 1541).
Nel 1512 la religiosa cominciò a mettere per iscritto le "Rivelationi" che la santa bolognese Caterina Vigri le avrebbe svelato nel corso di numerose apparizioni.
Durante la sua attività pastorale a Bologna il cardinale Paleotti chiese alle clarisse di Sant'Orsola le "Rivelationi" perchè fossero da supporto al processo di canonizzazione di Caterina Vigri; una copia del manoscritto fu spedita a Bologna e si trova attualmente in Archivio arcivescovile (Archivio della beata Caterina, b. 10, Revelationi fatte dalla beata Caterina da Bologna alla beata suor Giulia monaca in Milano nel venerabile monasterio di Santa Orsola che hebbe principio nel MDXII).
Negli stessi anni erano presenti altre mistiche in monasteri legati a quello di Sant'Orsola, in particolare a Santa Marta e a Santa Margherita, dove vivevano Arcangela Panigarola e Caterina Brugora, mistiche autrici anch'esse di Rivelazioni molto simili a quelle della Tornielli.
In effetti i monasteri di Sant'Orsola e di Santa Marta erano contigui ed entrambi, insieme a quello di Santa Margherita, facevano parte della confraternita dell'Eterna sapienza che proprio la Panigarola dirigeva spiritualmente.
La vicinanza fu alla base di contrasti sorti tra i due monasteri dal 1443 per questioni di confini e di ampliamento dei propri edifici a spese dell'altro; nel 1788 fu proprio il monastero di Santa Marta ad acquistare parte del circondario del soppresso monastero di Sant'Orsola.
Anche con gli altri enti vicini si verificarono dei problemi: una controversia ventennale tra le clarisse e le monache di Santa Maria Assunta del Cappuccio terminò nel 1480 con una sentenza che sancì la costruzione di un muro divisorio tra i due monasteri.
Ancora nel XVII secolo si verificarono scontri causati dalle clarisse che edificarono edifici attigui al Cappuccio senza permesso.
La confinante chiesa parrocchiale di San Lorenzino accusò le francescane di celebrare funerali e seppellire estranei alla parrocchia nella chiesa monastica, percependo i proventi di tale attività; la causa terminò nel 1505 con la vittoria delle monache che, in virtù di disposizioni papali allargate anche ad altri ordini religiosi, ebbero il permesso di seppellire nella loro chiesa chi ne avesse fatto richiesta.
Secondo la settecentesca descrizione di Burocco, l'edificio monastico era spazioso, erano presenti tre chiostri, due parlatori, un'infermeria, settantadue celle,
stanze per le novizie e per le secolari ospitate in monastero per essere educate (educande), stanze per visitatori esterni.
Frequenti lavori edilizi, soprattutto nel XVII secolo, furono finanziati da benefattori.
Il Regio dispaccio 9 febbraio 1782 dispose la soppressione del convento di Sant'Orsola, insieme ad altri enti religiosi.
Al momento della soppressione ufficiale il 16 marzo 1782 erano presenti ventinove clarisse, diciannove velate e dieci converse: ventuno di queste tornarono "al secolo", otto confluirono in altri monasteri (San Vincenzo, Santo Spirito e Santa Maria Valle).
Tutti i beni furono venduti all'asta ed i proventi incamerati dal Fondo di religione; il fabbricato fu diviso in tre parti, destinate a forni pubblici, al monastero di Santa Marta e ad altri usi da destinarsi.
Nel 1783 quest'ultima parte fu adibita a Casa regia, luogo di ricovero per religiose provenienti da istituti soppressi.
La Casa regia di Sant'Orsola, amministrata da un governatore e una governatrice, fu attiva fino al primo decennio del XIX secolo, quando, in occasione dei lavori di ristrutturazione della contrada di Sant'Orsola, fu venduta ad un privato.

Bibliografia
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Compilatori
prima redazione: Santoro Carmela, archivista di Stato (2004)