Archivio del Comune di Bormio, Quaterni inquisitionum sorte invernale 1630-31 6 10 11 14 16 dicembre 1630 7 8 27 gennaio 1631

Persone
Appollonia Pradella di Semogo, detta del Folonaro
Procedimento giudiziario
Inchiesta su Appollonia Pradella di Semogo, detta del Folonaro, per stregoneria (6 dicembre 1630 - 27 gennaio 1631; ...)

Appollonia Pradella fu anch'essa incarcerata e processata dopo la delazione di chi in precedenza già era stato inquisito per stregoneria. Singolare la sua dichiarazione, dopo aver confessato di essere stata al barilotto: "Poi subito tornai a casa, e mi pareva d'esser sempre statta a casa", la quale fa supporre che la sua partecipazione al sabba sia avvenuta soltanto in sogno.

La sua morte fu sentenziata il 27 gennaio 1631.

Hic est processus formatus per magnificum concilium, interveniente admodum reverendo domino Simone Murchio, sacre theologie doctore, domino vicario foraneo illustrissimi et reverendissimi domini domini episcopi comensis, tanquam simplici assistente pro interesse heresis tantum et non alias, contra Appolloniam, filiam quondam Vitalis de Pradella, uxorem Christopheri Folonarii de Semogo, maleficam depositam a Iacobo quondam Petri Brunenghi et Malgherta quondam Ioannis de Pradella, Dominica Chieriga quondam Vasini del Tramerio et Dominica Chieriga, eius filia, ut in processibus contra eas maleficas confessas et convinctas formatis, notatis a domino Leoprando Sermundo et me Balthessare Zucola, cancellariis.

Die veneris 6 decembris.

In executionem ordinis magnifici concilii, fuit dicta Appollonia capta in eius domo a Praduzana (1) supra Semogum, et ducta in carcerem animo. Captioni interfuerunt reverendus dominus vicarius, dominus pretor, regentes et conciliarii, excepto domino Ioanne Francisco Alberto capitaneo, et ser Baldessar Foliano.

Die martis 10 mensis decembris 1630.

Coram magnifico concilio congregato in loco solito, educta e carceribus, constituta fuit Appollonia filia quondam Vitalis Pradelle de Semogo, uxor Christophori del Folonario.

Et interrogata se sa la causa della sua carceratione.

R. Sarrà per le cattive lingue, che mi vogliono cattiva.

Et dettogli che averta a dire la verità, perché molte persone l'hanno cognosciuta in quelli balli.

R. Se l'hanno detto, mentono per la gola. Io non son in tal errore.

Et monita ut velit veritatem fateri.

R. Io non posso dire altro, perché son innocente.

Et territa minis, respondet ut supra. Extunc fuit reposita ad locum suum, animo [prosequendi].

Die mercurii 11 mensis decembris.

Per magnificum concilium fuit ordinatum quod constituatur coram ea dicta Appollonia, et denuo interrogetur super principalibus. Et ubi nolit confiteri, tunc ducatur ad locum tormentorum, ibique suis vestibus espoliata, solitis induatur et lighetur ad torturam, et interogetur denuo. Et ubi nolit veritatem fateri, elevetur in torturam. Et cum esset ligata, fuit iterum interrogata et monita quod debeat veritatem fateri.

Que respondit: Non posso dire che io sia cattiva se non sono.

Extunc fuit ordinatum quod elevetur, et elevata interrogetur. Que sic elevata, cepit clamare: Hoimé, misericordia!

Et elapsa media hora, de ordine magnifici concilii fuit illi datus ictus funis, et ordinatum quod elevetur usque ad summum, ibi moratura usque ad supplementum hore. Et cum in tertio quadrante hore inciperet pati deliquium, de ordine concilii fuit ordinatum quod deponatur ab equleo.

Die sabathi 14 decembris.

Coram magnifico concilio fuit constituta Appollonia antescripta.

Et interrogata se vole ancora dire la verità.

R. Mi la ho detta, cioè che son innocente, né so cosa alcuna di quest'arte.

Et dettogli che averti, perché da più persone è statta deposta.

R. Hanno detto la bugia, et mi fanno torto.

Et cum dixisset se libenter velle audire Malghertam de Pradella, a qua fuit nominata, fuit ordinatum quod ad eam ducatur dicta Malgherta. Que eo ducta, fuit interrogata se ha cognosciuto detta Appollonia nella compagnia, et dove.

R. Signor, sì, la ho cognosciuta in Platòr una volta. Mi non so che fargli. Bisogna che dica la verità.

Et conversa ad Appolloniam, dixit illi: Vedete come mi hanno regolata mi? Confessate la verità, né vi lasciate tormentare.

Cui dicta Appollonia respondit: Ho! Questo non è la verità. Tu l'haverai detto per li martirii.

Et Malgherta replicavit: Mi non posso farvi altro.

Postea fuit reducta ad locum.

Successive, ad eam convincendam, fuit coram ea constitutus Iacobus filius quondam Petri de Brunengo.

Et interrogatus se la cognosce.

R. Signor, sì. La è Appollonia del Folonaro, et la ho cognosciuta al ballo su in Platòr, che faceva come le altre col diavolo.

Cui dicta Appollonia respondit ut ante, dicens: Mi fate torto!

Postea fuit constituta Dominica la Chieriga senior.

Et interrogata.

R. Sì, la ho cognosciuta in Platòr, alle Motte et a Prada. Et quando andava mi al ballo, la veneva ancora lei.

Cui respondit ut ante.

Postmodum fuit constituta Dominica Chieriga iunior.

Et interrogata.

R. La ho cognosciuta su in Platòr al ballo.

Eique respondit: Mi fate torto, che non è vero!

Et postquam stetit in tortura per quadrantem, passa est deliquium. Propter quod fuit deposita, et statim atque fuit super scamno, loquuta est, dicens: Come mi fanno torto! Son innocente.

Et interrogata che vogli dire la verità.

R. Non posso dire altro.

Extunc fuit ordinatum quod iterum elevetur in tortura. Et postquam fuit elevata, cepit denuo pati deliquium, et sic fuit iterum deposita et ducta ad locum suum, animo [prosequendi usque ad expeditionem cause].

Die lune 16 decembris 1630.

Coram magnifico concilio constituta fuit dicta Appollonia, educta e carceribus.

Et interrogata se ancora vol dire la verità.

R. Mi non posso dir altro, perché non son in questo errore.

Quo stante, per partitum concilii fuit ordinatum quod supponatur tormento vigilie. Et sic fuit posita super equum hora 15.

Et cum stetisset in tormento per integram diem, circa primam horam noctis ad interrogationem admodum reverendi domini vicarii foranei et excellentis phisici Imeldi, delegatorum.

R. Io non so altro, solo che essendo io una volta per commissione di mio marito Christoforo andata a casa di Maria di Giacomino, dove sta Iacomin del Sos, acciò mi desse pagamento, per haverli detto mio marito arato li campi, sii poi butero (2) o formaggio, quella Maria cominciò a lusingarmi e, nella casa di fuoco, (3) mi diede penno et quagliada, (4) poi fece una croce in terra e mi disse che dovessi o zapparla o sentarmi sopra. Io risposi che sarrebbe peccato. Lei mi disse: No, no, fallo pure! Andaremo poi di qua e di là a spasso. Così feci come lei mi disse, ma non mi ricordo se zappassi, o pur mi sentassi sopra. Poi mi disse che non dovessi tanto chiamar Dio, né la Vergine Maria, né Santi perché ancor altri potevan aiutare. Non si crede (5) tutto in Dio. Vi è ancor il demonio quale aiuta. (6) Nega Dio et chiama il demonio! Così negai Dio et chiamai il demonio in quel ponto per mio patrone, né altro seguì per quella volta. Ma doppo alcuni giorni quella Maria venne a trovarmi su a Foscagno, e mi dimandò se voleva andare a spasso con lei, che vi andavano delle altre. Io risposi di sì, et in circa la mezza notte mi venne a trovare e mi condusse in Platòr, havendomi dato un bastone, il quale montai a cavallo, e in un tratto mi trovai fuori in Platòr. Sentiva rumore, ma non conosceva nissun altri che la maestra. Mi si presentò un huomo, il quale mi fece carezze, mi buttò in terra et hebbe compagnia con mi. Poi subito tornai a casa e mi pareva d'esser sempre statta a casa. (7)

I. dove sia andata altrove al ballo.

R. Io non son mai andata in altro luoco che in quella tegnuda de Platòr e Prada.

I. quante volte sia andata al ballo.

R. Io vi sarrò andata ogni quindici giorni, quando mi venevan a chiamare.

I. chi la chiamasse.

R. Quella Maria, sin che visse. Doppo venivan l'altre, e facevan un rumore, (8) et per il più la Chieriga vecchia, e mi davan il baston.

I. se tutte le volte che andava al ballo havesse compagnia col demonio.

R. Signor, no.

I. se ha magnato a quei balli.

R. Signor, no.

Esortata a denonciare li compagni.

R. Mi non ho conosciuto altri che li nominati, perché si mascheravano.

I. de maleficii.

R. Mi non ho fatto male a creature né animali, ma ho fatto seccare qualche frosche, qualche dase, o crepare qualche sassin, (9) essendo che il demonio mi tentava ogni giorno e mi compariva come un huomo non veduto altre volte.

Die martis 7 mensis januarii 1631.

Coram magnifico concilio ante lucem congregato, constituta dicta Appollonia, fuit interrogata se vole nominare li complici et compagni da lei cognosciuti.

R. Mi non so altro che quello che ho detto.

Extunc fuit ordinatum quod supponatur tormento vigilie ad effectum habendi veritatem. Et supposita dicto tormento, statim cepit clamare quod removeatur, asserens se velle veritatem dicere, conquerens che ha una gran bugna (10) in una delle anche. Et sic remota, manavit copia sanguinis ex dicto ulcere.

Et interrogata prope ignem.

R. Io ho cognosciuto in Platòr et a Prada et in Verva al ballo, dove andavo ancora io, le seguenti persone: la detta Maria di Gioanin, Giacom di Franceschina, Catherina del Baron, le Chierighe madre et figliola, Martholina di Scalotta, Marta di Urbanin, la quale veneva per tutto. Ancora ho cognosciuto Giacom di Poz. Ancora ho cognosciuto Abondio del Sartor. Ancora ho cognosciuto uno in Livigno, detto il Pon, huomo vecchio che ha barba quasi bianca. Ancora ho cognosciuto la moglie di Vidalin di Nicolò di Vidale di Livigno.

I. in che modo habbi cognosciuto li detti di Livigno.

R. Venne una volta detta donna a chiamarmi a Foscagno, et con lei era detto Pon, chiamato Giacomo, et di compagnia tutti andassimo a Prada. Ho cognosciuto ancora una donna di Livigno chiamata la Trappola, quale era vecchia assai, et è un pezzo che non la ho vista. Ancora soleva venire al ballo una figliola di Francesco di Agostin di Livigno, quale è sorella della moglie di Gioannin di Angelin, et è moglie di Francesco fratello della moglie di Bernardo di Valazza di Pedenosso, la quale ho cognosciuto più volte, perché veneva dove andava ancora mi. Ho cognosciuto ancora uno di Livigno, il quale si nominava il Ros di Maté, (11) et è un pezzo che non lo ho visto al ballo, né so se sia vivo o morto. Ho visto ancora al ballo in dette parti una donna di Livigno chiamata la Gatta. Ho cognosciuto ancora in detti luochi al ballo Balsarino di Pradella mio fratello, et Domeniga mia sorella, moglie di Andrea di Casteler. Giacomina di Pradella, mia ameda, quale era maritata in Oga, Malgherta di Pradella, mia germana, moglie di Christoforo del Ponti. Ancora ho cognosciuto Giacomina Malenca, moglie di Antonio, detto il Sant di Premai. Ancora ho visto al ballo Mighina, moglie del quondam Antonio del Cottolo et Giacomina del Valar, sorella della detta Mighina.

I. come faceva l'onguento.

R. Mi non ne ho mai fatto minga. Me lo dava la Chieriga vecchia in un bussolotto.

I. dove sia.

R. È in casina sotto una platta, appresso il cendré.

I. che maleficii habbi fatto.

R. Non ho fatto male alcuno a creature, ma ben a qualche bestiame, pecore, agnelli, capre o bozzi. (12)

Et cum sepius interrogata non posset aliud haberi, fuit ducta denuo ad locum suum animo.

Die mercurii 8 mensis januarii.

Coram magnifico concilio fuit denuo constituta dicta Appollonia.

Et interrogata se si è riccordata di agiungere altro al suo constituto, et se quanto ha detto è vero.

R. Signor, quanto ho detto è vero. Né altro so.

Ex tunc fuit ordinatum quod pro veritate habenda et pro confirmatione, ducatur in locum tormentorum et lighetur ad funem, ac elevetur, et sic elevata interrogetur. Quod factum est. Nam elevata, fuit interrogata super singulis per eam confessis, et precipue super nominibus eorum quos nominavit complices.

Que respondit: Ogni cosa è vera, et quelli che ho nominato li ho cognosciuti, eccetto la Trappola et il Rosso, quale credo fosse suo figliolo, li quali non ho cognosciuti in effetto, sebene eran mormorati gagliardamente.

Et monita ut velit animadvertere di non far torto ad alcuno.

R. Io non fo torto ad alcuno delli sudetti perché li ho cognosciuti.

Qua ratificatione stante, fuit deposita et ducta ad locum suum animo.

Die lune 27 januarii 1631.

Per magnificum concilium fuit facta sententia contra dictam Appolloniam, nempe quod decapitetur per manum carnificis et corpus eius cremetur in loco solito, lectis publice sententia et processibus, et bona eius sint confiscata et applicata Communitati. (a)

(a) Nell'incartamento dell'istruttoria si ritrascrivono, con qualche leggera variante, gli interrogatori del 16 dicembre 1630 e seguenti. Le righe iniziali sono riassunte in italiano come segue: Polonia del Foloner, essendo stata un giorno intiero sopra il tormento del cavaletto, essortata a dir la verità, già che era convinta da tanti complici, che non gli era possibil salvarsi senza confessar il vero, et che doveva dir liberamente per non con[fe]ssar che lei habbi fatto molto male, ha deposto.

(1) Pedruciàna adiacenza di Isolaccia, negli Statuti boschivi Pedruzana (Longa 313; Bracchi, BSSV 51,70). Sembra preferibile partire dal personale Pĕtrus, attraverso un corrispondente del vezzeggiativo Petruccio, benché lo Schorta per formazioni simili preferisca prendere le mosse da pĕtra "pietra" (RN 2,239-40).

(2) Borm. butér "burro", S. Maria Maddalena butéir , furv. bedùl e bur (Longa 43), dal gr.-lat. būtyrum "burro", in origine "cagliata di latte bovino" (REW e REWS 1429; LEI 8,467; DVT 145).

(3) Borm. ant. bàita de föch "cucina", alla lettera "casa, locale del fuoco", mor. bàit(a) de föch "parte civile dell'abitazione" in opposizione a taulà "fienile, parte rustica"; anno 1343: unius domus de ygne et curtis (pergam., BSSV 41,69); 1417: [cum] domibus duabus ab igne (pergam., BSSV 42,80); 1452: domo una ab igne murata existente aput suprascriptam stupam cum suis banchis et scanziis in ipsa domo et cum suo hostio ad ipsam domum (pergam., Bracchi, BSSV 50,77-8); 1462: cum domo una ab igne solata assidum cum scharana una cum hostio ligni et chatenazio ferri; curte una ante eas canipam et domum ab igne cum lobio supra (pergam., BSSV 46,81); 1496: cum teya una ab igne et canipello uno a lacte subtus (pergam., Bracchi, BSSV 49,71-2). Per quagliàda "cagliata" si deve risalire al lat. cŏagŭlāta "rappresa, cagliata" (REW 2005). Cf. SB138, nota 78.

(4) Borm. pén e quagliàda "latticello e cagliata", piatt. anche pént "il latte proveniente dalla burrificazione, siero di burrre, acqua di latte", che serve per fare il florìt o fiorìt "ciò che, senza agra, si ottiene dal siero del latte, colla bollitura", e questo la poìna "ricotta" (Longa 67 e 194), lat. pĭngue (lac) "latte grasso, non scremato" (REW 6513; HR 2,574 e 589-90; Bracchi, Clav. 22,209-10).

(5) Il senso è: "che non si deve credere soltanto in Dio".

(6) La stessa affermazione fu fatta da Caterina Petrogna nel processo iniziato nel luglio 1610 e da Domenica Mottisella, come riferito dalla figlia Giacomina nell'interrogatorio del 21 novembre 1630.

(7) Questa affermazione dovrebbe costituire un'attenuante sufficiente da sola a scagionare l'imputata. Nell'exemplum litterarum in causa maleficiorum ab episcopo del 1633, fatto pervenire al Tribunale di Bormio in seguito alla risposta dei processi (di Domenica Pradella e di suo fratello Baldassarre) inviati a Roma al Santo Ufficio, si dichiara espressamente che, per le deposizioni dei testimoni, molto meno si possa… venire ad atto rigoroso, atteso che più frequentemente si tiene che le malefiche si trovino nelli asserti balli con il demonio per allusione, più tosto che corporalmente, per il che le confessioni delle malefiche non concludano contra li nominati da loro.

(8) Probabilmente come segnale dell'appuntamento.

(9) Borm. sascìn "affioramento di rocce su terreno prativo", termine ricorrente nella toponomastica.

(10) Borm. bugna "rigonfiamento, tumore, ascesso" (Longa 42), gall. *būnia "rigonfiamento, tumefazione", in origine "tronco d'albero" (REW 1396; LEI 8,155-6 e 161; VSI 2.2,1146-6; DVT 128).

(11) Matteo, patronimico.

(12) Borm. bócia "capra di un anno", ant. bòz "capro, becco", borm. bocìn, valli bucìn "capretto", femm. bocìn, bucìna (Longa 34), anno 1564: volio andar su mi a tor un bozo; andete suso et il bozo era disperduto; 1573: retornatemi il mio buzo, che se ho magnato, son buono da pagare; 1587: haveva portato un bozat mort lui; 1606: in stalla, presente una capra et duoi bozini; 1619: vi erano di bozzi fastidiosi; 1626: gli donò al detto Bernardo una boccina; 1681: tre capre et due bozzini; 1691: ha fatto tre bozini… fece bozino circa a meza quadragesima… se [la capra] fosse andata a boz… quando li bozini vanno a tetare; 1698: sentito mio marito a chiamare: Bucina, bucina… lascio scapare una buzina o capra… chiamava quanto poteva: Buzina, buzina… diceva: Buza, boza; 1710: essendo anno sono stati dispersi sette o otto bozzi… doppo si sentiva detti bozzi nel bosco de Cornoglia, che s'eran fat salvadic(h)… persi alcuni capretti o bocci… disseva qualche cosa di bozzin. E diceva: Questi bozzin, quasti bozzin (QInq); come soprannome, anno 1495: dedit staria duo domege [= d'orzo] Tonio Laurenti del Bozo de Oga, amore Dei (QDat); 1494: a Bartolomeo, fillio Vazini Moti Bozy (QRec); 1565: Francischus filius dictus Bozus di Cipina; 1624: dandoli del bozz, perché ha una per moglie ch'è de quei di Bozz sor nome (QInq).