L'inverno a valle

Ghinzani Alberto

L'inverno a valle

Descrizione

Identificazione: paesaggio

Autore: Ghinzani Alberto (1939/), autore

Cronologia: 1977

Tipologia: pittura

Materia e tecnica: tempera/ china/ pastelli su carta

Misure: 46 cm x 66,5 cm

Descrizione: fitta trama di segni neri che delinea una struttura simile a quella di una montagna; così suggerisce il profilo che la chiude in alto, mentre verso il basso il diradarsi dei tratti lascia spazio al bianco della carta;

Notizie storico-critiche: L'opera risulta diversa solo per alcuni particolari rispetto a quella pubblicata con lo stesso titolo e la data del 1976 nel catalogo di una personale di Ghinzani tenutasi allo Studio Repetto di Alessandria (Alberto Ghinzani 1977, fig. 6).
Nell'opera pubblicata, oltre la linea dell'orizzonte compare una larga fascia di colore, a suggerire il cielo, che nella tempera della collezione Lajolo risulta molto ridotta; inoltre lo spazio dato alla parte bassa della composizione sembra più ampio nel senso della lunghezza.
Come ulteriore elemento distintivo, l'opera della collezione riporta accanto al titolo la dedica dell'artista ad Angela Candiani, compagna di Davide Lajolo.
Si fa presente che il catalogo della mostra di Alessandria è introdotto da uno scritto dell'autore piemontese e che, tra le varie opere, è pubblicata una tecnica mista del 1977 così indicata: "Erba (per D. Lajolo)" (Alberto Ghinzani 1977, fig. 13).
L'anno che vede l'inaugurazione della mostra allo Studio Repetto è dunque lo stesso in cui Ghinzani dedica due opere su carta una a Lajolo ed una ad Angela, con ogni probabilità donate dall'artista in ringraziamento del testo scritto dall'autore per il catalogo.
I contatti tra Ghinzani e Davide Lajolo risalgono già a tempo prima: nel 1976 Lajolo dedica allo scultore un articolo sul settimanale "Il Mondo" in cui racconta di aver conosciuto Ghinzani alla Fonderia milanese Maf, cooperativa di artigiani cui si rivolgono in quegli anni i migliori nomi della scultura italiana (Lajolo 1976).
Quanto alle opere su carta di Ghinzani, esse sono testimonianza di quella parte della sua produzione dedicata alla pittura.
L'artista vi affronta il tema del paesaggio, lo stesso su cui contemporaneamente lavora con i mezzi sculturei (per quanto in scultura esso risulti insolito).
I paesaggi raffigurati sono quelli della terra natale di Ghinzani, la Lomellina. Scolpiti oppure dipinti, essi sono il frutto della medesima ricerca formale e fanno ricorso ad un linguaggio che ha i suoi riferimenti nel naturalismo padano, in Ennio Morlotti e in Alfredo Chighine.
Non a caso riflessioni critiche fatte sulle sculture che rappresentano paesaggi si rivelano adatte ad illustrare anche i lavori pittorici.
Così accade quando Luigi Carluccio parla di "spazio compatto e tuttavia sfibrato in tanti elementi misteriosi" e aggiunge: "La figura del paesaggio diventa per Ghinzani la stessa cosa che la figura dell'uomo era per Giacometti, una riduzione, una spoliazione al limite delle necessità corporee della materia. Così egli evoca un paesaggio che è soltanto un fascio di muscoli lunghi, un fascio di nervi, un osso" (Carluccio 1975).
Lo stesso vale quando Flaminio Gualdoni sottolinea il segno "primario, sorgivo" dell'artista, in un gesto che "non imita la natura ma la rifonda" (Gualdoni 2002).

Collocazione

Milano (MI), Fondazione Davide Lajolo

Credits

Compilazione: Mattio, Fiorella (2007)

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