Compiano su Cristo morto

Botticelli, Sandro

Compiano su Cristo morto

Descrizione

Autore: Botticelli, Sandro (1445-1510)

Cronologia: post 1495 - ante 1500

Tipologia: pittura

Materia e tecnica: tavola/ pittura a tempera

Misure: 71 x 106

Descrizione: Tavola raffigurante il Compianto su Cristo morto. Sullo sfondo del sepolcro di Cristo aperto Maria, tiene sulle gambe il figlio morto e sviene per il dolore, sorretta da Giovanni evangelista che le tiene la testa e il braccio; le fanno eco le tre Marie: una regge il volto del Cristo e vi appoggia un sudario, una si copre il volto per il pianto e Maria Maddalena, infine, stringe affettuosamente al volto i suoi piedi. In alto Giuseppe d'Arimatea leva al cielo la corona di spine e i chiodi della crocifissione, avvolti in veli trasparenti.

Notizie storico-critiche: Non è noto quando questo capolavoro botticelliano entrò a fare parte della collezione di Gian Giacomo Poldi Pezzoli; è verosimile tuttavia, contrariamente a quanto fu scritto in passato (Mesnil, 1914, p. 207 nota 2; Russoli 1955, p. 130), che la sua acquisizione risalga agli ultimi anni di vita del nobile milanese giacché il dipinto, come osserva A. Mottola Molfino nel profilo storico che introduce questo volume, è menzionato nell'inventario giudiziale tra le opere "poste in terra" nelle Stanze a quadri. La storia della sua antica collocazione è invece meglio conosciuta ed è stata tracciata con notevole precisione da J. Mesnil (1914, p. 207 nota 2). Chiarendo che l'opera di analogo soggetto oggi alla Alte Pinakothek a Monaco (n. inv. 1075) proviene dalla chiesa fiorentina di San Paolino, lo studioso ha identificato la tavola milanese con la " Pietà con figure piccole, allato alla cappella de' Panciatichi, molto bella" descritta da G. Vasari (III [1568], 1906, p. 312) in Santa Maria Maggiore a Firenze.Essa era in realtà la pala di un piccolo altare funerario dedicato alla Pietà e addossato alla colonna del pulpito. Allorché, nel 1629, questo fu demolito, il dipinto venne rimosso e gli osservatori ne rimarcarono l'assenza (Bocchi-Cinelli, 1677, p. 213: in Santa Maria Maggiore "L'altre pitture... di Sandro Botticelli... più non si veggono").Il quadro nel frattempo era stato trasportato in sagrestia dove G. Richa (III, 1755, p. 278) ancora lo vide; da allora se ne perdono le tracce documentarie. J. Mesnil (1914, p. 211) scoprì inoltre che l'altare della Pietà, "allato alla cappella de' Panciatichi", era stato fondato nel 1441 da Antonio Cioni (secondo quanto attestava un'iscrizione posta ai piedi dell'altare, registrata nel 1657 dal Rosselli nel suo Sepultuario manoscritto conservato alla Biblioteca Nazionale a Firenze) e che da questi il patronato e i vincoli passarono per eredità al figlio Donato d'Antonio (1454 - dopo il 1495) che si suppone sia stato il committente della tavola (si veda anche Lightbown, II, 1978, pp. 92-93). J. Mesnil (1914, p. 211) obiettava tuttavia che secondo la Decima del 1498, basata sulle dichiarazioni dei redditi fatte tre anni prima (Firenze, Archivio di Stato, Catasto: Quartiere San Giovanni, Gonfalone Drago), nel 1495 questo Donato d'Antonio "non era ricco; aveva alienato successivamente nel 1485 e nel 1490 le terre che possedeva a Quinto: è poco probabile che abbia fatto la spesa non indifferente d'un quadro d'altare". Il dipinto dei Museo Poldi Pezzoli è una delle più drammatiche realizzazioni della tarda attività di Sandro Botticelli, sul cui nome concordano tutti gli elementi stilistici e qualitativi. L'intenso "pathos" religioso e la stessa ostentazione liturgica della corona di spine e dei chiodi della croce che Giovanni d'Arimatea (?) tiene nelle mani all'apice della scena rivelano l'influsso dei radicalismo ascetico predicato allo scadere dei secolo da fra Gerolamo Savonarola; estremamente elaborata, la composizione raggiunge culmini di straordinaria efficacia visiva nella concatenazione delle braccia e nel ruolo eccezionale che assume la disposizione delle mani nel ritmo dell'immagine. E' stato inoltre osservato che la posa inconsueta del Cristo privo di vita pare derivare, in controparte, da quella di Meleagro morto scolpita sull'omonimo sarcofago di Villa Doria Pamphilj a Roma (Olson, 1975, pp. 416-419). L'esecuzione risale agli anni estremi del secolo XV, ed è contemporanea a quella della Crocífissione mistica del Fogg Art Museum a Cambridge (n. inv. 1924.7) e posteriore di qualche tempo al Compianto sul Cristo morto della Pinacoteca di Monaco di Baviera, che sviluppa il medesimo tema in senso orizzontale. Una versione del quadro milanese, di dimensioni analoghe (112,5x74 cm) e con un'unica variante nel velo che copre il collo e le spalle della Maddalena, ma giudicata di "colore greve, disarmonico" (Mandel, 1967, p. 106, n. 135), è conservata al Musée d'Art Ancien a Bruxelles (n. inv. 7105). Essa proviene da una collezione napoletana e reca sul retro un timbro della dogana di Roma con la data 1863; fu acquistata a Firenze nel 1902 da N. Steinmeyer, venduta da Lampertz a Colonia (vendita Bourgeois, 27 ottobre 1904, lotto 10) e fece infine parte della raccolta di P. Bautier a Bruxelles che la legò al museo nel 1964 (Mesnil, 1914, p. 208; Lightbown, II, 1978, p. 93). L'esemplare del Museo Poldi Pezzoli ha conosciuto una vicenda critica piuttosto contrastata e ha registrato giudizi negativi che male si addicono alla sua alta qualità. Catalogato come opera autografa da G. Bertini (1881, p. 23), esso fu declassato a esso fu declassato a prodotto della bottega botticelliana e poi variamente riferito ad aiuti o seguaci operanti sulla traccia di un'invenzione perduta del maestro e poi variamente riferito ad aiuti o seguaci. L'autografia del dipinto, sostenuta con determinazione da H. Ulmann (1893, p. 145), trovò concordi numerosi altri critici.

Collezione: Collezioni d'arte del Museo Poldi Pezzoli

Collocazione

Milano (MI), Museo Poldi Pezzoli

Credits

Compilazione: Vertechy, Alessandra (2014)

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