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Compreso in: Basilica di S. Carpoforo - complesso, Como (CO)

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Basilica di S. Carpoforo

Como (CO)

Basilica di S. Carpoforo

   

Indirizzo: Via San Carpoforo - Como (CO)

Tipologia generale: architettura religiosa e rituale

Tipologia specifica: chiesa

Epoca di costruzione: 1564 - 1570

Descrizione

Le strutture addossate rendono difficoltosa la lettura del profilo esterno del monumento, così come disorienta l'assenza del portale di facciata (incisa solo da tre monofore strombate, oggi tamponate), a ridosso di un terreno franoso (un documento del 1204 allude però a un "portico" della chiesa). L'accesso avviene pertanto dal portale del fianco meridionale.
L'abside presenta all'esterno esili semicolonne che sostengono il fregio ad archetti ciechi che la rilega superiormente, mentre all'interno è caratterizzata dall'alternanza dei corsi regolari bianchi e neri.
L'interno è a tre navate ripartite in cinque campate irregolari, che presentano qualche disequilibrio di proporzioni (in particolare la terza campata, più ampia e compresa tra due archi trasversi simili a quelli di S. Maria Maggiore di Lomello)(cfr. vol. i, pp. 69ss.). Si è supposto (Magni) che questa fosse la parte superstite di un originario doppio transetto, eco locale di un assetto di matrice ottoniana. Il presbiterio è rialzato sopra la cripta e vi si accede attraverso due imponenti scale in pietra. L'abside maggiore è semicircolare; quella di sinistra, oggi cappella dell'Assunta, è in spessore di muro, mentre su quella di destra insiste la canna del campanile.
Il corpo longitudinale è scandito da pilastri a sezione rettangolare, con arcate a profilo semplice. La cripta, ad oratorio e coperta a crociera, è ripartita in tre navate da colonne con capitelli decorati da foglie angolari. Nelle nicchie della parete di fondo si aprono tre sottili monofore. Il particolare, unitamente alle caratteristiche di pianta e alzato, la avvicina alle cripte di Lenno e della S. Eufemia dell'Isola Comacina, suggerendo una datazione entro l'xi secolo. L'alta torre campanaria, che richiama quelle di S. Abondio, è realizzata con conci squadrati e divisa in registri da fasce di archetti ciechi, nei quali le aperture, secondo uno schema consueto, si articolano da feritoia a trifora.
All'interno è conservato un cippo romano (rinvenuto nel corso dei restauri), riutilizzato in età romanica per scolpirvi una decorazione con scene di caccia. Vi sono raffigurati di profilo una lepre (o piuttosto un cervo?), inseguito da una cane con le fauci spalancate. Sul lato più corto è scolpito un uccello con il rostro appuntito e le ali solcate da piume. Collocazione e funzione originarie non sono note; il soggetto e le caratteristiche stilistiche del modellato lo avvicinano al fregio di Ospedaletto di Ossuccio, suggerendo una datazione alla fine dell'xi secolo.

Notizie storiche

La basilica, dedicata a Carpoforo, martirizzato insieme ad altri compagni nella persecuzione di Massimiano (303-304), e fondata secondo la tradizione dal vescovo Felice (che la scelse come propria sepoltura), venne edificata con funzioni cimiteriali nel suburbio, in posizione strategica lungo la via Camerlata, asse fondamentale di accesso alla città. I rinvenimenti archeologici (in particolare epigrafici) confermano che nella zona si estendeva, almeno dalla prima età imperiale, un'ampia necropoli (non distante sorgeva anche la basilica di S. Protasio, demolita nel 1883)(Prime pietre- 2001). La dedicazione rivela una strategia di esaltazione dei martiri militari originatasi probabilmente a Milano sull'esempio del vescovo Materno. La presenza della sepoltura vescovile indusse la storiografia locale nell'errore (protrattosi sino a tempi recenti: Magni 1960) che la chiesa avesse svolto originariamente funzioni di cattedrale (Como presenta invece eccezionalmente ben due gruppi cattedrali antichi entro le mura: l'attuale chiesa cattedrale e S. Fedele). Analogamente è da ritenersi una fantasia antiquaria che la chiesa sia sorta su un tempio dedicato a Mercurio. Pare comunque che sia stata restaurata in età longobarda dal re Liutprando, particolarmente attento a rinsaldare i legami con la tradizione cristiana. Nel 1040, durante l'episcopato di Litigerio, vi viene insediato un monastero benedettino femminile, motivo al quale è possibile far risalire la necessità della ricostruzione in forme romaniche dell'edificio (una recente analisi critica dei documenti che vi si riferiscono, li ha però ritenuti apocrifi)(Della Torre).
Nel xvi secolo subentrarono i monaci gerolamini e il monastero venne dato in commenda, mentre la chiesa svolse funzioni di parrocchia. Al nuovo ordine spetta un importante intervento dettato dalle disposizioni tridentine, affidato all'architetto Giovanni Antonio Piotti da Vacallo, che coprì con volte la navata maggiore e le laterali, isolando le due ultime campate, adibite a locali di servizio. Nel 1773 il monastero venne soppresso e i beni alienati, mentre la chiesa continuò ad assolvere le proprie funzioni. Un secolo dopo fu fatta oggetto di un ampio restauro, nel quale si rifece il pavimento delle navate e quello della cripta. A partire dal 1871 è don Vincenzo Barelli a dare nuova linfa al programma di ripristino che, tra sospensioni e riprese, verrà ultimato solo cinquant'anni dopo sotto la guida di L. Perrone e A. Giussani. Vennero demolite le volte cinquecentesche e il tetto fu coperto a capriate lignee; si ricostruì la volta a crociera del presbiterio e rimodellarono le finestre, stonacando le pareti; si rinforzò la muratura del campanile pericolante. Al termine degli interventi la chiesa perdette la dignità di parrocchiale, mentre gli edifici monastici passarono in proprietà di un ordine religioso che vi aprì una scuola.
Quanto è possibile leggere della muratura, consente di ipotizzare un primo nucleo costruttivo che giunge all'attacco del presbiterio, da collocare entro la prima metà dell'xi secolo, a cui fanno seguito il campanile, la cripta e l'abside (fine XI-inizio XII sec.).

Condizione giuridica: proprietà Ente pubblico non territoriale

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Credits

Compilatore: Catalano Michela (2005)

Compilazione testi: Rurali Elisabetta

Responsabile scientifico testi: Cassanelli Roberto; Piva Paolo

Ultima modifica scheda: 16/07/2014