Duomo di Cremona

Cremona (CR)

Indirizzo: Piazza del Comune (Nel centro abitato, distinguibile dal contesto) - Cremona (CR)

Tipologia generale: architettura religiosa e rituale

Tipologia specifica: chiesa

Configurazione strutturale: Edificio con pianta a croce latina scandita in tre navate da pilastri alternati a fascio e rotondi reggenti archi a sesto acuto nella navata maggiore, a tutto sesto nelle laterali, e termina nelle tre absidi romaniche. Sopra le navate laterali corrono i matronei, illuminati da gallerie a bifore e polifore che proseguono anche lungo i bracci del transetto. Sotto il presbiterio si apre la cripta a tre navate con volte a vela sorrette da colonnine binate.

Epoca di costruzione: sec. XII - sec. XVI

Autori: Porrata, Giacomo, costruzione rosone centrale; da Bissono, Giambono, decorazione con leoni stilofori; di Pietro, Giovanni da Rho, decorazione con statue in attico sotto il timpano; Moffiolo, Alberto da Carrara, sopraelevazione facciata; Nani, Sebastiano, aperture porte laterali e volute laterali timpano; Dattaro, Francesco, rifacimento testate navate laterali e battistero

Descrizione

Gli Autenrieth avevano mostrato come fin dall'origine il nuovo duomo fosse stato progettato con pianta a croce, con due vistosi bracci di transetto a tre navate, concepiti a loro volta "quasi" come due chiese indipendenti, dotate di matronei ma con le navate mediane a capriate fino al XIV secolo. I bracci - costruiti in più tempi - erano rispettivamente correlati alle domus esterne (canonica e palazzo episcopale), ma non derivano solo da tale esigenza funzionale: hanno anche un modello (Pisa) e una ragione simbolica (la croce). Il transetto fu completato con la strana e spettacolare soluzione delle due campate-ponte (quelle delle navate centrali dei bracci del transetto che intersecano i matronei del corpo longitudinale). Gli Autenrieth hanno ben concluso che la clamorosa soluzione finale dei bracci a tre navate ma "dissimulati" (rispetto alla navata maggiore del duomo) non può non essere in rapporto al grande modello della cattedrale pisana. Quest'ultima non di meno è alla base della cattedrale di Piacenza, che del modello condivide anche le absidi delle testate dei bracci. Solo con Pisa si possono spiegare le due campate-ponte dei matronei di Cremona, affacciate mediante polifore da un lato sulle navate centrali dei bracci del transetto, dall'altro sulla navata centrale del corpo longitudinale.
Le absidi delle testate del transetto di Pisa vengono qui sostituite da portali: ben tre erano quelli romanici della testata sud (i due minori ancora leggibili, seppur occlusi), verso la domus vescovile, e uno nella testata nord, verso la canonica.
Un altro portale, ancora esistente, conduceva dall'esterno della cappella maggiore entro la cripta, mentre si può sospettare che uno simmetrico (non più leggibile) fosse a uso del vescovo e contenesse forse la lunetta con l'Ascensione oggi al Museo del Castello di Milano. Il suo autore (il "maestro della lunetta") fu certo responsabile della maestranza - di alto livello - che eseguì i capitelli figurati interni, nella zona orientale, fra il 1130 e il 1145 circa.
Il ritmo dei pilastri della navata liturgica alterna strutture cilindriche a strutture articolate, i bracci del transetto hanno invece quattro sostegni cilindrici ciascuno: fin qui la variatio può essere spiegata in rapporto alla diversificazione "segnica" degli spazi liturgici (tipica dell'architettura romanica). La zona orientale (probabilmente la prima costruita) è invece quella di più difficile definizione, a causa dei restauri antichi, ancora da valutare compiutamente. La bifora è la forma più utilizzata per le gallerie delle chiese normanne.
La sintesi operata a Cremona permetterebbe di ribadire la volontà di aemulatio di recenti e rinomati modelli, ma nell'intenzione di un superamento. Su questa base non è forse avventato supporre che a Cremona la variatio delle polifore, che appaiono dislocate con "apparente" casualità nel contesto delle bifore (almeno nel corpo longitudinale), contrassegnasse le campate del matroneo cui si intendeva assegnare particolari funzioni liturgiche.
A Cremona i diaframmi arcuati scandivano tutte le campate e costituivano probabilmente le uniche strutture portanti della copertura.
La navata centrale possiede ancora al completo gli archi trasversali per ogni campata, contraffortati da quelli dei matronei (in seguito "corretti" ad arco acuto). Gli Autenrieth hanno datato le attuali volte incupolate a costoloni torici delle navate laterali al XII secolo, anche per le tracce di pittura medievale su di esse. Una datazione assai più recente sembra esclusa dalla loro "necessità" statica in relazione alle alte pareti della navata centrale. Esse sorreggevano il "sistema nascosto" dei matronei, i cui archi diaframma rinfiancavano quelli della navata centrale "collegandoli" ai muri perimetrali dell'edificio.
La facciata della chiesa conserva nella versione del XII secolo la sola zona inferiore. Oggi è l'incremento superiore cinquecentesco a coronare la facciata "cresciuta" nel Medioevo.

Notizie storiche

La cattedrale di Cremona sorge fin dalle origini nello stesso luogo, entro le mura della città romana. Nel 1901 fu scavata, nel cortiletto del Torrazzo, un'ampia porzione di mosaico pavimentale (databile a fine IV-inizi V secolo per motivi stratigrafici), che fu giustamente considerata pertinente alla principale chiesa episcopale paleocristiana. I documenti altomedievali alludono infatti alla presenza di due chiese: Santa Maria e Santo Stefano. Della seconda chiesa è forse documento una porzione di abside visibile al di sotto della sagrestia delle Messe, in connessione alla quale è stato trovato un frammento di pavimentazione in cocciopesto. Fra le due chiese si interponeva un battistero a doppio guscio (due ottagoni concentrici), che era pavimentato con piastrelle in opus sectile. Anche questa struttura è databile fra IV e V secolo. Cremona possedeva dunque nella tarda antichità una "cattedrale doppia" parallela, nell'ambito della quale la chiesa maggiore doveva servire per il culto eucaristico, la minore per gli uffici salmodici feriali di lode e intercessione. La chiesa maggiore sorgeva in un'insula della città romana, mentre la chiesa minore e forse il palazzo episcopale erano ubicati in un'insula contigua. Sulla struttura delle chiese non sappiamo però ancora nulla. È probabile che in età ottoniana fosse inserita in Santo Stefano una cripta, destinata ad accogliere le reliquie di sant'Imerio (giunte verso il 962-972), probabilmente ad opera del vescovo Odelrico (973-1004).
In conseguenza di ciò la chiesa dovette essere ridedicata a sant'Imerio (citazione del 1041), che ancor oggi è uno dei patroni.
Il tentativo di aggiungere alle due chiese paleocristiane una terza chiesa (principale) avvenne nel 1107, come documenta l'iscrizione lapidea conservata nella sagrestia dei canonici, che attesta l'inizio della costruzione della MAIOR ECCLESIA CREMONENSIS QUAE MEDIA VIDETUR (cioè, che si doveva costruire fra le altre due, come intuì Porter). L'epigrafe, retta dalle due figure scolpite di Enoch ed Elia, è un manufatto all'evidenza attribuibile a uno scultore wiligelmico operante a Modena quasi contestualmente. "Wiligelmiche" sono anche le due storie del Genesi (Peccato dei Progenitori e Cacciata) oggi murate sotto il portico del duomo, frammenti di tralcio abitato conservati sotto il portico, nel Battistero e nel Museo del Castello di Milano, l'architrave riscolpita e reimpiegata nel portale nord del transetto. Queste sculture vennero eseguite mentre cresceva la costruzione del 1107, che dieci anni dopo - non finita - cadde sotto i colpi del terremoto del 1117. Una porzione di mosaico pavimentale - in parte in situ e in parte riposizionata - nella cripta seicentesca del duomo documenta che la chiesa era stata progettata ancora alla quota pavimentale paleocristiana, mentre il duomo attuale (post 1129) fu edificato sopra i terreni di riporto del terremoto, ben metri 2,50 circa più in alto.
Il terremoto fece crollare anche la chiesa di Santo Stefano/Sant'Imerio, e anche in questo caso si pensò di sostituirla con una nuova chiesa di San Gregorio, abbandonata già nel 1159.
Già nel 1124 si agitava l'intenzione di procedere col cantiere del duomo nuovo, che fu l'opera del vescovo Oberto da Dovara (1117-1167) e che configurò finalmente il modello della cattedrale unica.
Nel 1141 è documentata la consacrazione di due cappelle, Santo Stefano e forse San Giovanni Battista; nel 1159 è citato il coro: la chiesa era a questa data terminata almeno a est. Nel 1167 si inizia il nuovo battistero, il che fa pensare a una sostanziale conclusione della cattedrale, della quale non erano terminati i bracci del transetto.
Le date certe che conosciamo successivamente grazie a iscrizioni sono il 1274 (rosone di facciata eseguito da Iacopo Porrata da Como); 1288 (facciata del braccio nord del transetto); 1342 (facciata del braccio sud del transetto); 1383-1413 (volte della navata centrale).
Gli interventi prodotti dopo furono solo post XVI sec.

Uso attuale: intero bene: chiesa

Uso storico: intero bene: chiesa

Condizione giuridica: proprietà Ente religioso cattolico

Credits

Compilatore: Marino, Nadia (2007)

Compilazione testi: Piva, Paolo

Responsabile scientifico testi: Cassanelli Roberto; Piva Paolo

Fotografie: BAMS photo Rodella/ Jaca Book; Marino, Nadia

Ultima modifica scheda: 27/01/2017

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